Non è vero che se Israele non ammazzasse 200 persone a Gaza i palestinesi accetterebbero lo Stato altrui; non è vero che queste azioni rendano Hamas più forte, non è vero che l’odio arabo è nato per la violenza israeliana. Non è vero che se si incontrassero le parole e non gli eserciti, la pace sarebbe più vicina.
Tutte queste cose sono le cose che penserebbero persone normali in un conflitto normale, ma qui è tutto incomprensibile, impossibile da prevedere. Tutte queste, sono cose che vorrei tanto pensare.
Ma tante volte è stato addirittura il contrario: spesso sono state le dimostrazioni di forza a portare la pace. Spesso sono stati i peggiori uomini, ex-terroristi come Begin, a fare passi da gigante; e da entrambe le parti. L’Egitto non avrebbe mai riconosciuto Israele senza la disfatta – e le devastazioni e i morti e i profughi – del ’67. Israele non avrebbe mai accettato di rinunciare alla conquista del Sinai, quantomeno a Sharm el-Sheik, se non fosse stata per la dimostrazione – nel ’73 – che gli arabi non sarebbero stati disorganizzati per sempre. Quando Israele si ritirò da Gaza, sulle macerie delle sinagoghe ci furono canti, balli, Allah Akbar: non era la prima mano tesa dopo tanti anni, era la prova della debolezza israeliana, il primo passo verso la salvifica distruzione dell’intruso.
Oggi, dopo questo eccidio, la pace è più lontana di ieri? L’odio per Israele è maggiore di ieri? Beato chi lo pensa.
In Palestina c’è un odio per Israele e per gli ebrei che non so descrivere, che si respira quotidianamente: che non è ingigantito dalle crudeltà dell’esercito – come potrebbe essere peggiore di com’è? Tassisti, i tassisti più cordiali al mondo, si congratulano con un mio amico tedesco perché “Hitler era tedesco!”. Pregiudizî peggiori, che mi vergogno a riferire alle persone che tengono a me – in Italia – per non sentirmi dire «ma che ci sei andato a fare?». Non conosco un palestinese – o forse soltanto uno – che mi abbia detto che accetterebbe l’esistenza di uno stato chiamato Israele.
E la cosa è tanto più assurda perché in tutti gli altri campi ho incontrato un’umanità quasi sacrale, persone che mi vogliono – davvero – bene, nonostante non condividano nulla di quello che penso, credo, non credo, mangio, mi vesto, vado in bici.
Il trionfo dell’umanità che io amo, e professo. Which I worship.
***
Ma, mi dico da solo, questo che c’entra?
Sento sempre soltanto quelle argomentazioni, nella voce dei benintenzionati: ma non si può pensare che l’unica ragione per non abbandonarsi alla ferocia sia una considerazione strategica, che sul tavolo delle decisioni conti soltanto la tattica di bandiera.
C’è una bella differenza fra uno stato-etico che decide sulla giustizia di ogni azione, e uno stato che decida di non abdicare all’etica, nell’applicare le decisioni della maggioranza.
Quello che i malvolenterosi chiamano idealismo, le persone di volontà buona lo chiamano politica.
La democrazia non si può arrendere a essere soltanto il trionfo della maggioranza, di un’opinione pubblica indifferente e egoista, come oggi quella israeliana, che avrebbe richiesto azioni persino più incisive. Il concetto filosofico di democrazia, da almeno vent’anni, comprende un’attenzione all’altro, ai diritti umani, allo straniero, per il diverso: se lo andiamo – giustamente – ripetendo per l’Iran, per l’Iraq, vale anche per Israele.
Bisogna riconoscere che non abbiamo una risposta alla domanda “cos’altro può fare, Israele?”. E avere la forza di dire che Israele non deve fare niente. Non deve fare quello che ha fatto ieri, e visto che nessuno ha un’alternativa credibile, moltissime volte, non deve fare nulla. Che a un lancio di razzi non ci deve essere risposta: non perché questo inasprirebbe il conflitto, ma tanto di più perché è sbagliato.
Israele è molto più potente, e questo non è un dato indifferente: ha l’onere e la responsabilità del potere. Perciò deve cominciare ad assomigliare a quell’oasi di libertà e di giustizia che millanta di essere. Deve considerare i morti altrui come propri, valutare l’uccisione di un estremista mussulmano come verrebbe valutata quella di un estremista ebreo (è vero, questi ultimi sono molti meno: embè?). Quello di oggi dovrebbe essere un giorno di lutto per la morte di 200 connazionali.
Ed è questa malafede, quella che hanno reiterato tutti i governi israeliani, l’enorme scarto che passa fra l’essere così, e l’essere “i buoni”.
***
E so che ho scontentato tutti.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Israele è un oasi di libertà è giustizia, puo non piacerti ma è cosi. Io ci ho visto russi,etiopi,marocchini, yemeniti e indiani (ebrei e non solo) vivere in pace l’uno in fianco all’altro senza razzismo.
Ho visto i drusi perseguitati per secoli dai mussulmani viverein pace nei loro villaggi sul Golan.
Se vai ad Haifa troverai il santuario dei Bahai una religione emersa dall’islam perseguitata e trucidata in tutto il medioriente tranne in Israele. Ho visto il gay pride di Gerusalemme, hai mai sentito parlare del gay pride di Damasco ?
Hai già dimenticato Olmert che si dimette perché inquisito ?
Lo sai che in Israele vivono migliaia di beduini mussulmani che prestano servizio nell’esercito e combattono per Israele (come i Drusi del resto)? Che quegli stessi beduini in Egitto sono trattati come bestie dal governo egiziano ? Che i cittadini israeliani (soprattutto i beduini del Negev)ospitano i rifugiati del Darfur che scappano in Israele dopo essere sfuggiti alle sbirraglie arabe di un paio di nazioni ?
Hai mai sentito parlare dei risultati incredibili ottenuti da Israele nell’energia alternativa, la lotta alla desertificazione, nel riciclaggio dell’acqua ?
Cos’altro ci hanno mai dato gli arabi se non odio violenza e terrorismo ?
Io quando penso ai palestinesi penso sempre ad un passo del romeo e giulietta : avete costretto a impugnare le armi vecchie mani arrugginite nella pace, per fermare voi….che siete arrugginiti nell odio
israele é una democrazia, chiaro.
a me piace la riflessione di giovanni.
quando c’é un problema, c’é sempre un po’ di colpa dai due lati: mi riferisco anche ai problemi di coppia. chiaro alcune responsablità possono pesare piu’ sull’uno che sull’altro. ma se vedi bene ognuno commette i suoi errori.
é possibile l’equidistanza? ossia riconoscere queste cosa che ci sono torti e ragioni dalle due parti?
ah, se solo fosse possibile…
Sì, il tempio Bahai è molto bello. No. No. Sì, pochissimi. Sì. Sì, anche se molte altre volte il governo il tiene fuori dal confine. Sì. Te lo devo proprio dire?
Ora, Carlo, che hai appurato che so cosa c’è di democratico in Israele, vuoi che ti spieghi cosa c’è di non democratico? Come le strade dei quartieri arabi mai rimesse a nuovo dal governo, le vie di gerusalemme est che non possono ricevere posta perché il governo non gli ha messo i numeri, l’ufficio del lavoro di Gerusalemme ovest che è aperto per molte più ore di quelo di Gerusalemme est, i soprusi ai Check Point, la connivenza dell’esercito con quei pazzi scatenati dei coloni di Hebron.
Oppure vogliamo evitare i soliti copia-incolla da opposte fazioni. A me, al contrario di ciò che pensi, fa molto piacere quando Israele è un’oasi di democrazia: ma a te farebbe piacere se lo fosse di più?
Anche a me piace molto la riflessione, pacata ed articolata, di Giovanni.
Mi trovo molto in sintonia con la prima parte.
Ho diversi dubbi invece sull’ultima parte. Idealmente la penso come Giovanni ma a volte sono portato a pensare che Israele non abbia molte alternative. Mi piace quando Giovanni dice: “Quello che i malvolenterosi chiamano idealismo, le persone di volontà buona lo chiamano politica” anche se non penso che quando una persona parla di idealismo sia necessariamente un malvolenteroso.
Viviamo in buona parte in un mondo di stati-nazioni e in tutti i paesi del mondo le vite umane dei propri connazionali valgono molto di piu’ delle vite umane degli altri.
Ovviamente questo non mi piace ma dobbiamo pur capire che e’ cosi’ in tutto il mondo.
Esempi di questo ne abbiamo tutti i giorni. Il tanto osannato Obama, solo per fare un esempio, molte volte ha parlato pubblicamente dei danni della guerra in Irak citando i 4mila morti americani ma dimenticandosi completamente di citare le centinaia di migliaia di morti iracheni (anche se solo una piccola parte di questi dovuta a fuoco diretto americano).
Allo stesso modo non bisogna meravigliarsi (e so che Giovanni non si sta meravigliando) quando Israele causa piu’ morti di quelli che ha subito. Il mondo funziona cosi’. Sono d’accordissimo che bisognerebbe cambiare questo modo di pensare e cercare di arrivare a considerare la vita umana sempre uguale, indipendentemente dal fatto che sia la vita di un connazionale o no. Ma bisogna pur fare i conti con lo stato attuale delle cose e col fatto che a volte le guerre sono necessarie per eliminare quelle che vengono (a torto o a ragione) considerate delle ingiustizie o delle minacce per la propria “patria”.
Nel caso specifico in questione biognerebbe a mio avviso considerare l’intera situazione geopolitica mediorientale e la fragilita’ del piccolissimo stato di Israele sottoposto di continuo a pesantissime minacce (tra cui quella di cancellazione completa) da nord, est e sud. Non penso che Israele e i sette milioni israeliani siano contenti per i 400 morti (di cui almeno 100 civili) causati fino ad ora da questa escalation. Sappiamo tutti che le guerre fanno sempre schifo. Ma a volte le guerre sono necessarie e purtroppo anche le perdite civili collaterali.
Mi trovo in sintonia su molti punti di questa analisi di Glucksmann:
http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_03/glucksmann_2e201fe2-d979-11dd-8735-00144f02aabc.shtml
Comunque bravo Giovanni, ottima riflessione
Andrea
Non voglio fare polemiche pero: I palestinesi di Gerusalemme est non pagano tasse, non gli viene mai in mente, pretendere che abbiano servizi di prima classe coi soldi dei contribuenti israeliani mi sembra oggettivamente eccessivo.
Il sessanta per cento di quell’incubo folle che è Gerusalemme est è abusivo, come fai a dare un numero civico ad una casa abusiva ? Questo lo fanno solo gli Italiani.
Passiamo a cose più serie: i controlli ai check point.
Due anni fa Hamas ha spedito ad un check point una finta donna incinta kamikaze, invece di un bambino il rigonfio sotto il vestito era una carica esplosiva. Ha simulato un malore e si è fatta esplodere uccidendo un soldato israeliano di 19 anni che voleva soccorrerla.
Ora immagina di essere un ragazzino di 19 anni addetto ad un check point…. cosa fai se una donna, un handicappato in sedia a rotelle o un vecchio stanno male ? O fingono di stare male ? Hamas ai check point ha mandato di tutto ragazzini minorati mentali, donne, vecchi di ottant’anni con ogni tipo di arma… E lo vedi tu stesso cosa succede se gli israeliani abbandonano i controlli, i kassam cominciano a partire….
Io penso che i coloni da hebron dovrebbero essere evacuati. Israele ha dimostrato di poterlo e volerlo fare….
E’ ai palestinesi che tocca dimostrare di volere la pace
Falso che i palestinesi di Geru est non paghino le tasse, ti riferisci ai “gerusalemiti”, che sono un’altra entità. Le case non sono abusive, mi sa che non hai presente di quali quartieri sto parlando: Sheikh Jarrah, alcune parti di French Hill, etc.
Se non riconosci che ci sia una discriminazione – per quanto enormemente minore di quanto raccontato dalla controparte – ai danni dei cittadini arabi di Gerusalemme, puoi solo essere in malafede.
Quanto ai check point io non parlavo dei controlli, anche qui bisognerebbe vedere con entrambi gli occhi, e tu mi sembri possederne uno soltanto.
Israele ha dimostrato di NON volere evacuare i coloni di Hebron, tutto ciò che hanno fatto è stato evacuare una casa (e bada bene, non sottovaluto il significato simbolico del gesto), ma almeno da 6 anni dimostrano tutto il contrario. Permettendo i lanci di sassi ai danni dei bambini arabi, permettendo il lancio di spazzatura in testa ai palestinesi, etc.
Io vorrei che Israele non facesse cose deliberatamente ingiuste, della sicurezza ne possiamo parlare. Azioni, non-azioni, che viste in un contesto diverso attirerebbero lo sdegno di chiunque.
Andrea: trovo l’articolo di Gluscksmann molto disonesto, perché usa delle scorrettezze linguistiche per aggirare la questione.
Carlo io parlavo di equidistanza. Giovanni di vedere con due occhi.
Qui siamo lontani anni luce. Un solo occhio (l’altro ce lo bendiamo ben bene), una sola prospettiva. Solo colpa dell’altro.
“Sei tu! Sei tu il colpevole! Solo tu! Solo tu! Hai iniziato tu! Sei tu che devi muoverti!”
No Carlo, se si ragiona cosi’ non se ne verrà mai a capo. Mai. Nelle coppie in situazione difficile come in medio oriente.
ciao Giovanni
quali scorrettezze linguistiche Glucksmann usa a tuo avviso? Te lo chiedo perche’ mi interessa il tuo punto di vista
ciao
A.
Io pensavo allo sgombero delle colonie della Striscia di Gaza o a quelle del Sinai trent’anni fa. Se Israele vuole puo tenere sotto controllo i coloni.Il problema è che i palestinesi non offrono la Pace da scambiare con la terra. C’è un bel libro sulla nascita degli insediamenti tra parentesi scritto da un collaboratore di Rabin s’intitola “The accidental empire” l’autore è Gershom Gorenberg.
Io so di essere filoIsraeliano e non sono per nulla equidistante o equivicino per citare D’alema.
So anche che Israele ha sempre trattato ogni volta che uno stato arabo ha offerto la pace, so che negli anni 70 le “colombe” del partito laburista (Allon, Shapiro, Aban) volevano concedere una forma di autogoverno ai Territori che nelle loro intenzioni doveva portare alla nascita di uno stato palestinese indipendente ma fu la monarchia Giordana a bloccare il progetto (La West Bank faceva parte del regno di Giordania e i giordani volevano che gli Israeliani la restituissero non che diventasse indipendente, ma allo stesso tempo non erano disposti ad iniziare dei negoziati di pace per riottenerla).
So che Hamas è usata dagli iraniani come una marionetta per interessi che non hanno niente a che fare con quelli del popolo palestinese.
Non mi fa piacere sapere Gaza sotto le bombe, ma ho un’amica in Israele che in questo momento vive in cantina con il suo bambino per paura dei Kassam.
Se gli svizzeri cominciassero a lanciare razzi contro Varese cosa fareste ? Cosa vorreste che facesse il governo ? Io ero in un ostello di pacifisti internazionali un giorno in cui Hamas promise di “aprire i cancelli dell’inferno”. Quei volontari internazionali erano terrorizzati, ma si rassicuravano l’un l’altro dicendosi: ” c’è il muro, ci sono i controlli….” erano andati a protestare contro il muro ma tutto ad un tratto si sentivano protetti da esso…. Io me ne uscii disgustato dalla sala…
Intanto ringrazio l’autore del post e chi è intervenuto con i suoi commenti, perché più dati si hanno più si è in grado di valutare quello che sta accadendo.
Piuttosto mi chiedevo se questi qua (Hamas ed Israele) siano completamente fuori o che. Voglio dire che si ha quasi l’impressione di un gioco tra le parti: Hamas non poteva non sapere che a forza di lanciare missili, Israele avrebbe reagito. D’altra parte lo Stato ebraico non poteva non sapere che reagendo avrebbe dato luogo a proteste da parte degli altri Paesi. Non si è ben capito se hanno fatto male i calcoli i primi (dov’è la tanto auspicata solidarietà “panaraba”?), o se hanno capito benissimo i secondi che le reazioni internazionali saranno solo di facciata.
In ogni caso mi pare che alla fine a rimetterci sono solo e sempre i civili, da una parte e dall’altra.
Andrea, risponde a obiezioni degli estremisti e non delle persone per bene. E facendo così, mettendo in bocca a chi non è d’accordo, scempiaggini è facile dargli torto.
Sulla sproporzione come parola disonesta ha ragione, ne ho scritto anche io qui: http://www.distantisaluti.com/pensieri-raccolti-considerazioni-sulla-guerra-a-gaza/
Carlo, io non riesco a parlare con te: ti parlo, ti parliamo, di un punto preciso e tu evadi dicendo che la Giordania è stata cattiva cattiva. Se il tuo obiettivo non è quello di mostrare di sapere la storia – e so che non lo è, ma la sappiamo anche noi – questo non c’entra nulla. Tu mi devi spiegare per quale ragione l’ufficio del lavoro di Gerusalemme Ovest (dove pochissimi hanno bisogno di lavoro) fa un orario più lungo di quello di Gerusalemme Est (dove c’è tanto bisogno di lavoro) e la gente, invalidi, anziani, mamme con bambini, fa la fila dalle 7 di mattina per entrare alle 10.
Mi devi spiegare qual è una ragione se non vessare gli arabi, e non puoi tirare in ballo il terrorismo o paragoni. Siamo d’accordo sia che Hamas sia terrorista, sia che i kamikaze siano peggio di questo, ma dimmi: è una cosa schifosa, o no?
Io parlo di quello che so, di quel che non so taccio. Scusami ma mi fa un po’ strano che il dibattito si sposti da terrorismo vs colonie all’orario di apertura di un ufficio di collocamento. Cioè converrai che il dibattito si fa surreale…. Bombe su Gaza, Qassam su Ashdod io e te che parliamo se l’ufficio di collocamento di Gerusalemme ha degli orari equi (a parte che scusa giusto per amor di polemica, immagino tu non abbia un’enorme esperienza come lavoratore dal tuo curriculum: nessuno ha mai trovato un lavoro grazie ad un ufficio di collocamento statale, di questo puoi starne certo, potrebberlo tenerlo aperto anche di notte sarebbe uguale, fidati)
Io non voglio dire che la Giordania è stata cattiva… dal punto di vista della monarchia Giordana avrà anche avuto senso… quello che voglio dire è che Israele non è un covo di falchi assassini, è una nazione democratica che ha cercato di trovare una soluzione condivisa al problema dei territori e che spesso e volentieri le élites arabe hanno sprecato le occasioni di pace che Israele offriva. Se Gerusalemme Est fosse parte dello stato di Palestina sarebbero liberi di avere anche la settimana lavorativa di 60 ore in quel dannato ufficio di collocamento.
Carlo, scusa ma dovresti iniziare col leggere queste cose:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5444&ID_sezione=&sezione=
PS.: Ti assicuro che seppur non sia la panacea contro tutti i mali, si’ che si puo’ trovare lavoro attraverso un ufficcio di collocamento. Ed io non vivo nel mondo delle favole.
Conosco yehoshua e mi piace molto sono d’accordo con quello che dice… il problema è che non offre nessuna soluzione…
Cosa si puo fare per far cessare i quassam trattare non serve, combattere non serve … cosa allora ?
Non so, non so…..
Forse mentre si mostranno i muscoli bisognerebbe portare avanti all’mobra ed in parallelo i negoziati con Fatah. Bisognerebbe liberare Marwan Barghouti. Fargli dichiarare l’indipendenza al piu’ presto con tanto di esercito, statuto speciale per Gerusalemme per tutti e due. Allargare i kilometri per la pesca a Gaza con tanto di pattugliamento navale internazionale. Poi saranno loro a doversela vedere da soli con il loro Stato.
Purtroppo l’uomo é una brutta bestia, chi in quel giorno firmerà l’atto di indipendenza palestinese, ossia una cosa storica, verrà additato di tradimento e condannato a morte dai massimalisti (palestinesi). Attenzione questo non per un qualche tipo di caratteristica araba o plaestinese, la stessa cosa é successa altrove,in Irlanda, od in un altra scala nei Paesi Baschi, ecc. Michaels Collins fu assassinato dai suoi, i militanti indipendentisti baschi che non difendono la soluzione armata vengono minacciati a morte .
Ma non fare nulla e continuare a gareggiare a chi fa vedere piu’ il muscolo, non porta da nessuna parte. Certo anche Hamas o chi per lui dovrà fare le sue concessioni: concessioni che poi venderanno alle masse come grandi successi (ma questa cosa di vendere una sconfitta per un successo, bellezza, si chiama politica)
Il fatto è che se si smantellano gli insediamenti (cosa che mi auguro ben’inteso)e si confida uno stato palestinese a Fatah (ma come ? Cosi in maniera antidemocratica ? La maggioranza dei Palestinesi è per Hamas, cosa facciamo creiamo una dittatura che faccia la pace con Israele ?)
Hamas prenderebbe il controllo in due mesi e i qassam partirebbero da Jenin e Tulkarem.
Fatah vuole la pace ma non puo ottenerla, hamas puo ottenerla ma non la vuole…
Il problema è tutto qui…
Al di là che non è un ufficio di collocamento ma più una cosa come la CGIL, e se non fosse efficace, non ci sarebbe la fila su Saladin dalla mattina presto. Ma io sono d’accordo con quello che hai scritto: il dibattito si è spostato su questo perché tu non rispondi. Perché, per pregiudizio, non dici: quello che fanno gli israeliani a Gerusalemme Est è pessimo.
Ma sant’iddio ma capisci che io non ne so nulla di tutto cio ? Che mi devo fidare di te ? Se tu hai elementi che ti portano a dire cio fai bene a mostrarli e ad argomentare, io sono sicuro che è come dici non metto in dubbio la tua buona fede…. ma arrivati ad una certa età si arriva al punto di essere come quel personaggio del Gargantua et Pantagruel di Rabelais che andava in giro con le figlie neonate in una specie di zaino una davanti ed una di dietro sulle spalle e quando Panurgo gli chiese se le due bambine fossero vergini rispose: quella davanti ce l’ho sempre sotto gli occhi e credo di si, ma non ci metterei la mano sul fuoco di quella dietro non ne so nulla….
Io quindi prendo per buono quello che dici e la prossima volta che vado a Gerusalemme m’informo, cosi a scatola chiusa non compro.
Ma poi ti pare che dobbiamo beccarci su sta roba ? Magari il problema fosse quello….
Poi tra parentesi se ho capito bene è un ufficio sindacale che fa attività del genere “stato sociale”. Ma Israele non aveva abbandonato il “modello di Gand” (è un tipo di stato sociale in cui il sindacato fa cose come dare i sussidi di disoccupazione”?
“La caparbietà, l’idiozia, l’integralismo, l’ipocrisia, l’odio, la disperazione e l’utopia sono prerogativa di entrambi i fronti.” (AVRAHAM B. YEHOSHUA )
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200901articoli/39845girata.asp
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090106/pagina/08/pezzo/238754/
Carlo,
quello di conoscere la propria storia e di comprendere “l’enorme ingiustizia sulla quale e’ stato fondato un diritto sacrosanto” (David Ben Gurion) e’ un compito gia’ estremamente difficile per gli Israeliani stessi e non sorprende quindi che lo sia anche per te e per noi. Un intero gruppo di revisionisti storici israeliani si sta affaticando da anni, nelle universita’, a demolire in maniera documentale sia il mito della “deportazione forzata dei palestinesi” che quello della perfetta e buona democrazia israeliana, arrivando persino a ridiscutere le luci e le ombre che alcuni personaggi indiscutibili (leggi Y. Rabin) hanno proiettato sul passato recente del conflitto.
Quello che ci insegnano gli ultimi 30 del conflitto MO(superati gli accordi di pace con l’ Egitto) e’ che una serie numerosa e quasi infinita di piccole decisioni temporanee e limitate (lo spostamento di un insediamento, l’innalzamento di un muro, l’apertura di un valico, il dispiegamento di truppe ONU) hanno portato piu’ frutto, stabilita’ e sicurezza di quanto invece non hanno saputo fare le grandi, totali, risolutive ma irraggiungibili decisioni. La democrazia israeliana, invidiabile da noi occidentali per i meccanismi di garanzia costituzionale che ha saputo costruire in pochissimi anni, sara’ compiuta solo quando imparera’ che oggi, terminate le guerre convenzionali con gli stati arabi, la intransigenza di se stessa e’ una minaccia alla sua sopravvivenza pari a quella terroristica e che sono la flessibilita’ e la adattabilita’ delle proprie “coerenze”, le armi potenti e devastanti con il quale disarticolare il cancro di Hamas dai territori.
Per fare questo pero’ occorre che tutti i leader Israeliani leggano e comprendano bene la frase di Ben Gurion rinunciando al mito che quelle stesse parole hanno contribuito a far nascere e scoprendone il realismo.
Ho sempre difeso il diritto di Israele di salvaguardare la incolumita’ dei propri cittadini nel proprio territorio ma questa volta la sua reazione e’ stata esagerata. E la cosa mi dispiace molto.
Andrea
il sofisma del cratere
ecco:
http://umanesimo.tumblr.com/post/69371825/sofisma-del-cratere
Pd in piazza a favore della guerra?
Piero Sansonetti
Manifestare a favore di una guerra, e di un esercito aggressore, è un atto sicuramente legale, in Italia, è politicamente legittimo, ma altrettanto sicuramente è «anticostituzionale». Nel senso che contraddice uno dei principi essenziali – quello pacifista – della nostra costituzione, concordato dalle grandi correnti ideali, e politiche, che costruirono la repubblica. E’ un principio sancito dall’articolo 11, il quale stabilisce che l’Italia ripudia la guerra e tanto più la guerra di agressione.
La decisione di convocare una manifestazione di piazza a favore della guerra, e dunque con queste caratteristiche (legittima ma anticostituzionale) è stata presa da una associaizone che si chiama «Associazione Parlamentare di amicizia Italia-Israele». E’ una associazione «bipartisan», come si dice in gergo politico, cioè costituita da esponenti e parlamentari di tutti i gruppi politici, della destra e della sinistra. La manifestazione in questione è convocata per mercoledì prossimo a Roma, ore 18.30 in Piazza Montecitorio. Dice la convocazione, testualmente: «E’ giunto il momento di manifestare pubblicamente il nostro sostegno alla democrazia israeliana impegnata in una dolorosa e difficile operazione di guerra contro il terrorismo di Hamas». A questa manifestazione ha aderito il Pd (con la dissociazione, se dio vuole, di alcuni suoi esponenti prestigiosi, a cominciare dall’ex ministro degli esteri Massimo D’Alema). Sul palco, davanti al Parlamento, ci saranno Andrea Ronchi, di Allenza Nazionale, e Piero Fassino del partito democratico (ex segretario dei Ds).
L’idea che l’ex segretario di quello che è stato il più grande partito della sinistra italiana vada a manifestare a favore della guerra, delle stragi di palestinesi, dell’attacco all’Onu e alla Croce Rossa, dell’uccisione di centinaia di bambini, dell’assedio, della presa per fame ( e potrei continuare, continuare, continuare…) mi agghiaccia. Il Pd – partito molto parco di partecipazione alle piazze – per una volta decide di rompere la sua riservatezza, si schiera, scende in strada: e lo fa dalla parte dell’esercito invasore. Non era mai successo, in Italia. Non era mai successo che la sinistra si schierasse a favore di una invasione. O forse era successo una volta sola, nel 1956, quando il Pci appoggiò i carri sovietici che entravano in Ungheria (ma da allora non commise mai più lo stesso errore: mai più).
Questo giornale ha un enorme rispetto e una grande simpatia per il popolo israeliano, una consistente minoranza del quale – si dice il 30 per cento – si è pronunciato nettamente contro la guerra a Gaza. E ha simpatia, sicuramente, per le comunità ebraiche italiane (e per quelle francesi, quelle spagnole e tutte le altre) che spesso subiscono la discriminazione, l’odio e la violenza antisemita. E infatti non avremmo avuto niente in contrario se la manifestazione del 14 gennaio fosse stata organizzata contro l’antisemitismo – odioso e atroce male che si annida e si nasconde spesso nei luoghi più insospettabili della nostra società – fosse stata organizzata per condannare, ad esempio, gli odiosi attentati avvenuti in Francia, o le idee cretine e insopportabili di chi invita a boicottare i negozi “ebrei” (magari a marchiarli con una stella di David come facevano i nazisti…). Avremmo aderito a una manifestazione così. Ma questa non è una manifestazione contro l’antisemitismo, è una manifestazione a favore della guerra e a favore di un governo che si sta rendendo colpevole di crimini internazionali chiari e atroci, è una manifestazione insensata.
C’è ancora qualche ora per ripensarci. Mi appello a Veltroni e a tutti gli altri. Lasciate stare. Venite invece domenica mattina a piazza Venezia, insieme a noi, e poi domenica prossima ad Assisi, con la Tavola per la pace, a manifestare contro la guerra, contro la strage a Gaza, per i diritti dei palestinesi e contro l’antisemitismo.
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