Tu vuò fa l’americano

di Francesco Carnesecchi
foto Chicago Tribune

obama_young.jpgNon so se a cominciare con questa storia dell’Obama Italiano sia stato Ivan Scalfarotto, quando ha scritto “usciamo e senza esitazione andiamo a cercarci un Obama”, certo è che era un dibattito scontato, come accade sempre ad ogni cambiamento politico rilevante che si verifica all’estero, in Italia comincia la corsa a guadarci in casa, corsa che si rivela più un guardarsi nell’ombelico, per poi magari riderci sopra, come è stato nel caso del Blair italiano, dello Zapatero italiano del Sarkozy italiano e via a seguire.

Ha davvero senso cercare l’Obama italiano, o almeno il politico che tra 10 anni potrebbe assumere la leadership del nostro paese?

Se noi guardiamo oggi alla generazione di politici nati negli anni settanta, quelli insomma che hanno meno di quarant’anni, perché in Italia con meno di trent’anni si è ancora bambini, il quadro è desolante. Nel governo italiano i ministri under 40 sono quattro: Mara Carfagna, Giorgia Meloni, Angelino Alfano e Maria Stella Gelmini. Gli ultimi due con incarichi di particolare rilievo: rispettivamente il dicastero della Giustizia e dell’Istruzione, Università e Ricerca. Eppure il basso profilo dei due rispetto all’incarico dato li fa sembrare delle pedine sulla scacchiera, messi lì in virtù della giovane età, scelti tra il mazzo di dirigenti politici locali con la certezza che avrebbero eseguito alla lettera decisioni formulate altrove.

Nessun Obama, quindi nel governo Berlusconi, ma se guardiamo nel PD la situazione non è certo confortante. Nel governo ombra, ammesso che il governo ombra serva a qualcosa a parte mettersi in luce, oltre a Marco Colaninno il solo ministro under 40 è Pina Picierno, l’invisibile. Se andiamo un po’ indietro, quando nella primavera del 2007 fu creato il comitato promotore per il PD, ribattezzato “Comitato 14 Ottobre” organo che doveva costruire il nuovo partito, l’età media dei 45 membri era 58 anni e sotto i quarant’anni non c’era nessuno. Dov’è il problema?

Il sistema di reclutamento della classe dirigente non solo si rivela incapace di scegliere le figure più interessanti anzi blocca le spinte più innovative in nome di un radicato istinto di conservazione.

Ed è stancante sentirsi ripetere che la questione generazionale non esiste, che esistono giovani che sono vecchi dentro e viceversa. La generazione nata negli anni ’70 e ’80 è cresciuta in un mondo completamente diverso rispetto a quella precedente. Non si tratta soltanto di essere più laureati rispetto alla generazione precedente, ma di aver partecipato a programmi di studio all’estero in qualche caso fin dal liceo. Non si tratta semplicemente di conoscere qualche parola di inglese, ma di parlarlo e di far parte di una comunità internazionale di amicizie e di affetti che vent’anni fa era impensabile. Non si tratta di essere capaci di usare il computer, ma di considerare la rete un parte della propria vita, uno strumento indispensabile di comunicazione. Noi siamo quelli che scrive Luca Sofri “hanno frequentato dei computer prima di diventare adulti”, e la prima volta che siamo andati a votare nella scheda elettorale il PCI e la DC non c’erano.

Ma il problema non è semplicemente di selezione della classe politica. Quello che sfugge completamente al dibattito odierno è che l’Italia è davvero diventato un paese impossibile. Come scrive Pippo Civati in risposta ad una commuovente lettera di un amico ricercatore “in Italia niente è possibile”.

Barack Obama prima di costruire la sua carriera politica ha frequentato ed ha insegnato nelle migliori università del mondo. Queste istituzioni in Italia semplicemente non esistono, neanche lontanamente. E se fino ad oggi sono stati i migliori laureati, ed i migliori dottori di ricerca ad andarsene, è solo perché l’Università italiana ha ancora casi di insegnamento di eccellenza.

Tagli indiscriminati e nessuna progettazione nel sistema dell’istruzione faranno sì che ad andarsene saranno i migliori diplomati alla ricerca di un’università che garantisca tempi di laurea precisi, alloggi a costi contenuti, opportunità di inserimento in un mercato globale. E chi pensa che i diciottenni saranno troppo mammoni per andarsene di casa così giovani si sbaglia, perché i nostri fratelli minori sono più svegli di noi.

Allora invece di cercare un Obama all’amatriciana come scrive giustamente Marco Simoni, uno che guarda caso se ne è andato, dovremmo cominciare a pensare a fare in modo che l’Italia diventi un paese possibile, un paese capace di dare opportunità e di garantire la mobilità sociale, oppure per dirla con le parole di sessant’anni fa, l’Italia dovrebbe finalmente:

“rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Tonando ad Obama, nel 2007 sono nati nel nostro paese 58 mila bambini da genitori stranieri, forse sarà uno di questi, dopo aver frequentato le scuole con le classi differenziali ed essersi sentito chiamare abbronzatissimo per metà della propria vita a diventare il prossimo Obama. Noi ce lo auguriamo.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. Antonio

    Post “markettone”, ma con chiusura sublime. Faccio notare a F.Carnesecchi che Obama s’e’ imposto a suon di primarie, con un strategia elettorale che rimarra’ caso di studio per decenni. Il PD in Italia rappresenta oggi il partito piu’ scalabile che ci sia: primarie aperte a tutti. Trovatemi un altro partito italiano che lo consenta. Consiglio a chi ha problemi a raccogliere poche migliaia di firme per la candidatura: lasci perdere.

    Trovo ammirevole la chiusura: l’Italia dovrebbe finalmente: “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

    Ecco, se i neo-attivisti di partito e i wanna-be dirigenti pensassero di piu’ all’Italia e meno alle primarie, al caminetto o altre questioni ombelicali, il paese e il PD ne trarrebbero sicuro giovamento. Che poi e’ anche il fine ultimo della politica.

  2. Davide

    Contromarchetta: un mio post sullo stesso tema è sul blog del circolo Obama: http://pdobama.wordpress.com/2008/11/10/ne-restera-soltanto-zero/

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