Non costa niente

di Francesco Costa

femme.jpgFacciamo un punto della situazione. Da almeno tre mesi il segretario del Pd è un morto che cammina, un pesce fuori dall’acqua che si dimena e si sbatte in movimenti senza senso in attesa di esalare il suo ultimo respiro. Ha perso le elezioni, è in picchiata nei sondaggi, guida un partito allo sbando in cui è all’ordine del giorno il fatto che si voti contro la linea del segretario, perde alcune tra le persone migliori che aveva coinvolto e ha un fronte interno che non perde occasione per mettergli i bastoni tra le ruote: per quanto possa essere scollato dalla realtà, Walter Veltroni si sarà pur reso conto che di questo passo alle europee sarà tanto prendere il 25%.


Ora, mi sono chiesto e mi chiedevo fino a stamani: ma qual è la strategia di Veltroni? Si è arreso o ha in mente qualcosa, per invertire la tendenza? Veltroni ha un piano? Se sì, qual è? A meno che non creda di poter incassare la batosta alle europee e dimettersi silenziosamente, così da sparire per un po’ e potersi preparare all’ennesimo ritorno, Veltroni dovrebbe aver capito che è al capolinea e, come chiunque arriva al capolinea, non ha niente da perdere. Faccia qualcosa, allora. Sfidi i suoi oppositori interni a viso aperto, li sfidi su cose concrete e lo faccia pubblicamente: non con manovrine imbarazzanti come quella che ha portato la scorsa settimana il pur bravo Morassut a dirigere il Pd del Lazio. Incalzi il governo, lo sfidi a fare meglio e di più, invece che chiedergli di non fare niente. Piuttosto che continuare con le manfrine, Veltroni dovrebbe sparare una proposta folle sulle candidature alle europee, dovrebbe rimescolare le carte, dovrebbe inventarsi qualcosa, dovrebbe scartare di lato e costringere gli altri a stargli dietro. Dovrebbe essere lui a spremersi le meningi e farsi venire in mente qualcosa di diverso dall’unico modo in cui la sinistra italiana sa fare opposizione, cioè regime-referendum-manifestazione. Dovrebbe essere lui, non noi.

Ora, leggendo i giornali di oggi ho scoperto che la strategia di Veltroni sarebbe «un nuovo Lingotto». Sorvoliamo sul linguaggio ombelicale e da iniziati – a meno che non siate a Torino, chiedete a dieci persone lì fuori cosa pensano del fatto che Veltroni voglia «un nuovo Lingotto per il Pd», e vi diranno che i politici stanno sempre a pensare ai soldi – però è già qualcosa. Per Lingotto si intende il discorso del Lingotto, che era effettivamente un bel discorso pieno di cose innovative e contemporanee nonché il programma sulla base del quale Veltroni venne eletto a leader del Pd. Il problema è che una volta perse le elezioni politiche il buon Walter si rimangiò tutto, e il Veltroni del Lingotto e il Veltroni capo dell’opposizione si prenderebbero a pugni. Il discorso del Lingotto diceva che una riforma della scuola e dell’università era possibile solo a patto che partisse dal principio della meritocrazia, e poi siamo finiti in piazza coi collettivi universitari, i marxisti e i baroni. Il discorso del Lingotto diceva che questo paese aveva bisogno di una riforma del sistema giudiziario che fosse moderna e coraggiosa, e oggi la posizione del Pd è schiacciata su quella dell’Associazione Nazionale Magistrati. Il discorso del Lingotto diceva che dovevamo dire basta alla politica del no sempre e comunque, e poi siamo andati a braccetto con la Cgil e abbiamo convocato una manifestazione con quattro mesi d’anticipo, così, tanto per. Il discorso del Lingotto diceva che la lottizzazione in Rai doveva finire, e poi siamo finiti a candidare alla Commissione di Vigilanza qualcuno che aveva il solo merito di essere iscritto a un determinato partito, e a cui toccava quella determinata poltrona sulla base del partito a cui era iscritto. Il discorso del Lingotto diceva che le alleanze si costruiscono sui programmi, e oggi – senza che ci sia stata alcuna convergenza sui programmi, mi sembra – mezzo partito flirta con l’Udc e l’altro mezzo con Vendola e Sinistra Democratica. Potremmo continuare. Fare il partito nuovo per finire così non serve a niente: bastavano già i Ds, e sappiamo qual era il loro potenziale elettorale. Dato che abbiamo ritenuto opportuno fare un partito nuovo, forse sarebbe ora di cominciare a fargli fare qualcosa di nuovo.

Alla fine, quindi, qui saluteremmo con sollievo l’abbandono da parte del Pd della strategia suicida del “buttarsi a sinistra” pur di avere l’illusione di limitare i danni (che poi è un buttarsi a destra, come avevamo scritto qui). Soddisfazione, poi, se questo «nuovo Lingotto» fosse effettivamente una linea politica moderna, coraggiosa, efficace. Se poi non si trattasse dell’ennesima giravolta di Veltroni, saremmo addirittura contenti. Almeno per qualche giorno facciamo finta di crederci, su.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

8 Commenti

  1. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Francesco, concordo con la tua analisi dello stato attuale di abulia del PD e di Veltroni. Dalla frase finale pero’ mi pare di supporre che non credi poi molto nello sparigliamento violento per le candidature alle europee. Sbaglio?

  2. Ma diamine, qualcuno gliele spieghi queste cose! Ma soprattutto quello che ci sarebbe da capire.. dove vogliono andare a parare chi cerca lo scontro?

  3. Ma diamine, qualcuno gliele spieghi queste cose! Ma soprattutto quello che ci sarebbe da capire.. dove vogliono andare a parare chi cerca lo scontro?

  4. Mario

    Francesco, nel tuo ottimo intervento hai dimenticato la cosa più grave di tutte.
    Il Paese (come peraltro il resto del mondo) è letteralmente paralizzato da un crisi economica e finanziaria senza precedenti, che sta maciullando ricchezza, posti di lavoro, certezze di ogni tipo e quant’altro con una velocità impressionante ed il PD cosa fa?
    In un servizio del GR di stamattina si parlava delle discussioni e degli equilibrismi sull’appartenenza o meno al PSE. Sui giornali dei giorni scorsi, invece, è ricomparsa (se ne sentiva proprio la mancanza …) la diatriba fra dalemiani e veltroniani. Non ho parole sufficientemente adatte per descrivere il senso di frustrazione (ma forse è proprio schifo) che mi prende.
    Quando va di lusso, qualcuno si alza a strillare che il governo deve fare qualcosa per sostenere i salari, salvo dimenticarsi di indicare in concreto “cosa” si dovrebbe fare, con quali risorse ecc. ecc.
    L’orchestrina che continuava a suonare sul Titanic era più adatta alla situazione del PD in questa fase.
    Il gioco si è fatto duro e il PD, come al solito, è sparito dalla scena.
    Nessuna strategia, nessuna proposta, lo zero assoluto.
    E intanto la valanga denunciata anche da Epifani è lì che si ingrossa sempre più e a gennaio, alla ripresa delle attività dopo il lunghissimo ponte-anestetico natalizio, arriverà.
    E quando arriverà, si salvi chi può ….

  5. Non conoscendolo sono andato a leggere qui nel sito il profilo di Francesco Costa dove, fra l’altro, c’è scritto: “…nel Settembre 2007 collabora alla campagna elettorale di Walter Veltroni a segretario del Partito Democratico.”. Leggendo questo lungo post viene da domandarsi: ma non ti eri accorto nel settembre 2007 che il PD che stava nascendo e il candidato Veltroni non avrebbero mai produrre un vero “nuovo partito”? Non voglio fare qui l’elenco dei tantissimi sintomi negativi che fin dall’accettazione della candidutara da parte di Veltroni hanno accompagnato la nascita del PD, voglio solo ricordare che anche il discorso del Lingotto per certi versi aprezzabile conteneva reticenze rispetto ad aspetti fondamentali quali per esempio la laicità. La storia poi di Veltroni avrebbe dovuto insegnare che il nostro uomo affianca a sicure doti una carenza di fondo: l’essere permeato di una cultura politica che gli impedisce di lottare, di sparigliare le carte, di avvalersi del proprio esercito (il popolo delle primarie e i cittadini elettori) per realizzare il giusto rinnovamento. Vogliamo ricordare il Veltroni del congresso di Torino? Che dopo il congresso accortosi di essere circondato preferì sparire dalla circolazione lasciando la gestione del partito nelle mani di Folena? Nulla di personale con Francesco Costa ma ora che si è accorto che Veltroni non riesce a rispondere alla esigenza della costruzione di un nuovo partito, sarebbe il caso che invece di scrivere post che ci raccontano ciò che tutti vediamo ci dicesse se ha intenzione di fare qualcosa. Ci dicesse per esempio se ritiene che imille possano aprire una battaglia politica dentro il PD. Una battaglia per “uccidere veramente il padre” e per mandare a casa questo gruppo dirigente.

    Che il paese abbia bisogno di un partito riformista è fuori di dubbio, il dubbio riguarda la capacità di queste nuove generazioni di appropriarsi del proprio futuro: fino a quando si continuerà a scrivere bei post e a non produzze conflitto politico ci terremo i Veltroni, i D’Alema , i Rutelli e tutti gli altri.

  6. Cioè, fammi capire: voi piddini siete quelli che chiamate
    “giustizialismo” l’onestà. E preferite del Turco a Di Pietro, come hai scritto nell’articolo che hai sventatamente linkato e che per fortuna mi sono letto, prima di commettere l’errore di darti ragione.
    Ormai tutte le altre cose apparentemente ragionevoli che hai scritto nel post mi appaiono nel loro valore concreto: fumo negli occhi per persone distratte o poco informate.
    Voi piddini siete una fogna. Col cavolo che vi voto: fogna per fogna meglio il Berlusca, votando per lui almeno un pacco di pasta lo si rimedia.

  7. Antonio

    In questo articolo vedo tre parti:
    - nella prima, F.Costa esorta Veltroni a fare qualcosa, qualsiasi cosa basta che sia eclatante, prima di essere trombato.
    - nella seconda, F.Costa ben descrive tutti gli errori e i cambi di direzione erronei di Veltroni.
    - nella terza, F.Costa chiude con sarcasmo disilluso sulle possibilita’ che Veltroni si muova con successo.

    Francamente, non si capisce se questo articolo sia un requiem o l’incitazione di un veltroniano.

  8. giuseppe

    scusate, qualcuno mu spiegherebbe una cosa?
    Veltroni è “sceso in campo” per diventare il capo dell’opposizione o il capo del governo?

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