Ma l’onda vuole davvero le riforme?

di Matteo Rizzolli

9dc41.jpgIeri l’onda è scesa in piazza a Roma per dire no al decreto su scuola ed università. Sul blog de IMille c’è chi ha aderito entusiasta e chi invece si è tenuto in disparte (1 e 2) con il mal di pancia. Io tra questi ultimi. I motivi? Ne condivido uno con Francesco e con l’ormai famoso ricercatore de La Stampa. In sostanza si riduce a questo: combattere il decreto Gelmini significa difendere lo status quo. Cioè significa difendere questa università, con i suoi (tanti) soldi spesi male e con le sue baronie familistiche. Significa combattere dalla stessa parte di chi in questi anni ha permesso all’università di decadere.


Più o meno sono tutti d’accordo su come sistemare le baronie: introducendo finalmente il merito come criterio di selezione e promozione ed assegnazione dei fondi di ricerca che metta fuori gioco i baroni ed incentivi i capaci. A parole vogliamo tutti una università diversa. Mi si dice che la battaglia dell’onda non è conservatrice, ma ha una sua proposta sull’università. Io ancora non l’ho letta ma immagino possa ragionevolmente seguire queste linee. Il punto è che non mi basta. Credo che se delle riforme vanno fatte nell’università esse debbano toccare anche gli studenti ed i loro interessi. L’università deve promuovere il merito anche tra gli studenti. E’ su questo punto che vorrei misurare davvero lo spirito riformatore dell’onda.

Lasciatemi mettere dei piccoli ma necessari paletti prima di rivolgere all’onda le mie domande: la repubblica italiana garantisce il diritto allo studio, ma questo non implica il diritto ad ottenere una laurea. Far studiare un universitario costa. Costa tanto. In media 16.027 $PPP per studente per anno*. Questa è la spesa per istruzione terziaria più alta d’Europa (esclusa Svizzera e Svezia) ed è poco sotto quella degli USA. Questi costi sono sostenuti dalla tassazione generale visto che le tasse universitarie sono irrisorie. Cioè sono operai e classi non agiate (che in media mandano meno i loro figli all’università) che sussidiano l’istruzione semi gratuita dei figli delle classi benestanti (che in media frequentano molto di più l’università).

Ora le mie domande all’onda:

-In un ottica di contenimento degli sprechi, è disposta l’onda ad accettare la chiusura di diverse sedi periferiche delle università che non hanno alcun senso? Quando domani, chiudiamo -ad esempio- la facoltà di economia di Terracina davvero gli studenti di Terracina (che poi dovranno prendere la macchina fino a Cassino) non faranno le barricate per mantenere la loro università sotto casa in nome di un diritto al (non)studio?

-Premiare il merito significa anche punire il demerito. Che cosa dirà l’onda quando qualche sede universitaria, magari anche solo qualche dipartimento o corso di laurea dovrà chiudere perché i fondi mancano a causa del particolare demerito dell’istituzione? Faranno festa oppure le barricate per difendere il diritto al (non)studio?

-Che cosa dice l’onda riguardo all’innalzamento delle tasse universitarie (accompagnato da un aumento di borse di studio che mantenga accessibile l’università ai bisognosi)? E’ questo secondo l’onda un “furto di futuro”, una “minaccia al diritto allo studio” oppure piuttosto una misura di equità e giustizia sociale? Notare che cosi facendo i figli dei ricchi che all’università già ci andrebbero in massa, almeno pagherebbero di tasca loro invece di essere sovvenzionati. I figli dei poveri, che comunque ci vanno di meno, continuerebbero ad andarci con le borse di studio. In compenso i loro genitori pagherebbero meno tasse.

-Che cosa pensa l’onda di altre misure che almeno discoraggiano alcuni comportamenti da free riders (dal momento che le tasse universitarie sono irrisorie e che il titolo, alla fine è uguale per tutti) quali l’aumento delle tasse per i fuori corso, l’impossibilità di fare infiniti appelli per ogni singolo esame l’abolizione del valore legale del titolo di studio?
In definitiva vorrei sapere se l’onda è abbastanza matura da capire che i profondi cambiamenti di cui necessita la nostra università vanno a lambire anche certi modi di “fare lo studente” in Italia oppure se i discorsi sul merito riguardano sempre gli altri e mai se stessi.

Intendiamoci: lo stato corrente dell’università è dovuto totalmente alle colpe della classe politica ed accademica ed una riforma seria deve cominciare proprio dal rimediare le storture da queste prodotte. Ma i nuovi studenti sono pronti per vivere davvero un’università diversa da questa?
*Perotti R. L’Università Truccata. Einaudi 2008.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

28 Commenti

  1. Francesco Papini

    Intervengo a titolo puramente personale e non certo in qualità di rappresentante dell’Onda, a cui non partecipo essendo all’estero al momento, ma di cui condivido (ma non in toto) le preoccupazioni.
    Io sono un dottorando in Ingegneria Elettrica a Pisa, quindi avendo oramai ottenuto la laurea ha poco peso il fatto che io mi trovi d’accordo con l’aumento della contribuzione universitaria per le classi agiate, accompagnato però (si badi bene) da seri controlli fiscali: già ora non è infrequente trovare figli/e di farmacisti, notai, avvocati e professionisti o industriali vari che ottengono borse universitarie in base al basso (!?) reddito familiare.

    Sono dottorando, dicevo, e quindi mi concentro sui punti che mi riguardano più da vicino, cioè nell’ottica di una possibile (ma alquanto improbabile) carriera accademica. Sì, io sono favorevolissimo alla chiusura dei tanti atenei o succursali inutili, ché non ha senso avere una sede universitaria in ogni città e paese. E una riduzione anche del numero dei corsi di laurea sarebbe auspicabile, a cominciare da quei tanti corsi “fantasiosi” nati negli ultimi anni (ma qui forse è la mia forma mentis ingegneristica a essere un po’ razzista).

    Sono d’accordo in generale con una politica un po’ più orientata al rigore e, pur provenendo da uno degli atenei che sfondano il tetto del 90% del FFO, trovo ragionevole che chi spende troppo per pagare il proprio personale non possa assumerne altro, anche se questo può andare a mio svantaggio al momento.

    Proprio perché la penso così, avrei preferito che dopo la parziale marcia indietro del governo (in particolare sul turnover non più al 20 ma al 50% per le università ben amministrate) l’Onda, o quanto meno la componente dei precari della ricerca, si fosse mostrata un po’ più aperta verso il governo, perchè continuare con la sola richiesta di ritiro della legge significa davvero difendere (o mostrare di difendere) lo status quo.

  2. quoto anche le virgole.

    Sottoscrivo in pieno il discorso che occorre effettuare una analisi dell’insieme degli studenti e premiare i meritevoli, dove per meritevoli non intendo quelli con la media del 29 in su, ma semplicemente quelli che vivono l’università come un impegno. Nel senso: chi va a lezione, segue, studia e prova a dare gli esami deve essere sicuramente incoraggiato e premiato rispetto a quelli che non seguono, non vanno all’università, e magari provano un paio di appelli l’anno.

    L’innalzamento delle tasse è cruciale, ma occorre anche una revisione del metodo per il quale si decide quanto uno debba pagare. Gli indicatori attuali mostrano tutti i loro limiti proprio nelle situazioni che sono state descritte (figli di ricchissimi che de facto evadono la tassa universitaria con escamotages varie).

    Inoltre, a mio avviso, è fondamentale una separazione tra didattica e ricerca, per mille motivi:
    - un professore che ha una buona e attiva linea di ricerca è sempre più disinteressato alla didattica, che delega spesso a dottorandi e ricercatori, frammentando e degradando le lezioni.
    - da una certa età in poi spesso i professori non fanno nè l’una nè l’altra, ma si occupano di gestire le linee generali dei propri laboratori. Questo è un compito nobilissimo e complicato, indispensabile in qualsiasi lab, ma che si discosta molto dal concetto di ‘professore’ (inteso come uno che insegna agli studenti) e di ricercatore (inteso come uno che si barcamena tra articoli, macchinari ed esperimenti).
    - Infine a mio avviso è fondamentale l’ingresso di capitali privati nella ricerca. L’oligarchica associazione a delinquere che chiamiamo stato elemosina oboli per progetti che richiedono ingenti finanziamenti (sia per i macchinari, sia per le persone). Inoltre detti finanziamenti non possono essere elargiti ‘una tantum’ o anno dopo anno, bensì progettati in sessioni a lungo termine, per diverse ragioni: sia perchè un ricercatore non impara in pochi mesi le problematiche ed i ‘tricks’ del problema, sia perchè i tempi di pubblicazione (se vogliamo, di ‘produzione’) di un lab sono dilatati. Per un progetto di ricerca serio e produttivo occorrono spesso alcuni anni.

    Due possibilità: o lo stato aumenta i soldi da destinare alla ricerca, o si cercano soldi da altre parti.
    Poichè la prima ipotesi al momento mi pare irrealizzabile, a mio avviso per ottenere risultati di qualità occorre andare a cercare denaro altrove.

  3. Una domanda all’autore: Padova, la mia città natale, è da sempre città universitaria. Alcune facoltà attirano studenti da tutta Italia e il problema degli alloggi per la “popolazione scolastica non residente” si fa sentire: decine di migliaia di studenti vivono a Padova, ma pagano le tasse nella loro città d’origine.
    Ipotizzando di variare il modello universitario in modo da concentrare gli studenti in pochi grandi poli d’istruzione d’eccellenza, siamo sicuri che i sudetti poli sarebbero in grado di reggere il colpo? Mi riferisco sia alla disponibilità di spazi all’interno dell’università (se tutti gli studenti frequentassero, non ci sarebbe spazio per fare lezione), sia agli spazi e ai servizi fuori dall’università.
    E cosa accadrebbe a quelle città che ormai “vivono” in gran parte grazie alla presenza universitaria?

  4. quoto anche le virgole.

    Sottoscrivo in pieno il discorso che occorre effettuare una analisi dell’insieme degli studenti e premiare i meritevoli, dove per meritevoli non intendo quelli con la media del 29 in su, ma semplicemente quelli che vivono l’università come un impegno. Nel senso: chi va a lezione, segue, studia e prova a dare gli esami deve essere sicuramente incoraggiato e premiato rispetto a quelli che non seguono, non vanno all’università, e magari provano un paio di appelli l’anno.

    L’innalzamento delle tasse è cruciale, ma occorre anche una revisione del metodo per il quale si decide quanto uno debba pagare. Gli indicatori attuali mostrano tutti i loro limiti proprio nelle situazioni che sono state descritte (figli di ricchissimi che de facto evadono la tassa universitaria con escamotages varie).

    Inoltre, a mio avviso, è fondamentale una separazione tra didattica e ricerca, per mille motivi:
    - un professore che ha una buona e attiva linea di ricerca è sempre più disinteressato alla didattica, che delega spesso a dottorandi e ricercatori, frammentando e degradando le lezioni.
    - da una certa età in poi spesso i professori non fanno nè l’una nè l’altra, ma si occupano di gestire le linee generali dei propri laboratori. Questo è un compito nobilissimo e complicato, indispensabile in qualsiasi lab, ma che si discosta molto dal concetto di ‘professore’ (inteso come uno che insegna agli studenti) e di ricercatore (inteso come uno che si barcamena tra articoli, macchinari ed esperimenti).
    - Infine a mio avviso è fondamentale l’ingresso di capitali privati nella ricerca. L’oligarchica associazione a delinquere che chiamiamo stato elemosina oboli per progetti che richiedono ingenti finanziamenti (sia per i macchinari, sia per le persone). Inoltre detti finanziamenti non possono essere elargiti ‘una tantum’ o anno dopo anno, bensì progettati in sessioni a lungo termine, per diverse ragioni: sia perchè un ricercatore non impara in pochi mesi le problematiche ed i ‘tricks’ del problema, sia perchè i tempi di pubblicazione (se vogliamo, di ‘produzione’) di un lab sono dilatati. Per un progetto di ricerca serio e produttivo occorrono spesso alcuni anni.

    Due possibilità: o lo stato aumenta i soldi da destinare alla ricerca, o si cercano soldi da altre parti.
    Poichè la prima ipotesi al momento mi pare irrealizzabile, a mio avviso per ottenere risultati di qualità occorre andare a cercare denaro altrove.

  5. quoto anche le virgole.

    Sottoscrivo in pieno il discorso che occorre effettuare una analisi dell’insieme degli studenti e premiare i meritevoli, dove per meritevoli non intendo quelli con la media del 29 in su, ma semplicemente quelli che vivono l’università come un impegno. Nel senso: chi va a lezione, segue, studia e prova a dare gli esami deve essere sicuramente incoraggiato e premiato rispetto a quelli che non seguono, non vanno all’università, e magari provano un paio di appelli l’anno.

    L’innalzamento delle tasse è cruciale, ma occorre anche una revisione del metodo per il quale si decide quanto uno debba pagare. Gli indicatori attuali mostrano tutti i loro limiti proprio nelle situazioni che sono state descritte (figli di ricchissimi che de facto evadono la tassa universitaria con escamotages varie).

    Inoltre, a mio avviso, è fondamentale una separazione tra didattica e ricerca, per mille motivi:
    - un professore che ha una buona e attiva linea di ricerca è sempre più disinteressato alla didattica, che delega spesso a dottorandi e ricercatori, frammentando e degradando le lezioni.
    - da una certa età in poi spesso i professori non fanno nè l’una nè l’altra, ma si occupano di gestire le linee generali dei propri laboratori. Questo è un compito nobilissimo e complicato, indispensabile in qualsiasi lab, ma che si discosta molto dal concetto di ‘professore’ (inteso come uno che insegna agli studenti) e di ricercatore (inteso come uno che si barcamena tra articoli, macchinari ed esperimenti).
    - Infine a mio avviso è fondamentale l’ingresso di capitali privati nella ricerca. L’oligarchica associazione a delinquere che chiamiamo stato elemosina oboli per progetti che richiedono ingenti finanziamenti (sia per i macchinari, sia per le persone). Inoltre detti finanziamenti non possono essere elargiti ‘una tantum’ o anno dopo anno, bensì progettati in sessioni a lungo termine, per diverse ragioni: sia perchè un ricercatore non impara in pochi mesi le problematiche ed i ‘tricks’ del problema, sia perchè i tempi di pubblicazione (se vogliamo, di ‘produzione’) di un lab sono dilatati. Per un progetto di ricerca serio e produttivo occorrono spesso alcuni anni.

    Due possibilità: o lo stato aumenta i soldi da destinare alla ricerca, o si cercano soldi da altre parti.
    Poichè la prima ipotesi al momento mi pare irrealizzabile, a mio avviso per ottenere risultati di qualità occorre andare a cercare denaro altrove.

  6. Non sarebbe meglio affidare la gestione delle universita’ alle citta’ anziche’ allo Stato?

  7. Non sarebbe meglio affidare la gestione delle universita’ alle citta’ anziche’ allo Stato?

  8. Non sarebbe meglio affidare la gestione delle universita’ alle citta’ anziche’ allo Stato?

  9. “combattere il decreto Gelmini significa difendere lo status quo”, ma che vuol dire?? non è vero, da giorni si sta studiando ad una auto riforma dell’università! Andare contro questa riforma non vuol dire che va tutto bene cosi com’è!

  10. “combattere il decreto Gelmini significa difendere lo status quo”, ma che vuol dire?? non è vero, da giorni si sta studiando ad una auto riforma dell’università! Andare contro questa riforma non vuol dire che va tutto bene cosi com’è!

  11. Sono un pensionato e il mondo della scuola e della università mi è lontano e, inoltre, non conosco i contenuti della riforma Gelmini, tuttavia l’articolo di Matteo Rizzoli mi ha fatto riflettere e c’è una cosa che vorrei chiedergli: le domande che fa all’Onda si basano sui contenuti della riforma? Cioè nella riforma sono previste la sopressione di sedi periferiche? L’aumento delle tasse universitarie e maggiori tutele per i meno abbienti? E così via. Faccio questa domanda perchè è evidente che se i provvedimenti non contengono gli aspetti citati dall’autore le domande all’Onda risulterebbero solo strumentali. Si chiede, cioè, all’Onda di avere una responsibilità che compete invece a chi governa.

  12. Stefano Bakara

    Il mio punto di vista è abbastanza simile a quello di Enzo Lodesani. E viene fin troppo facile la domanda all’autore del post. Dove e come la riforma Gelmini sarebbe anche solo un passo avanti nella lotta alle baronie, agli sprechi e alla difesa dello status quo?
    La “riforma” originariamente pensata era solo un decreto di tagli. Indiscriminati per giunta. Solo dopo “l’onda” di proteste e il successivo calo di consensi, il governo ha cominciato a correggere il tiro e a parlare di lotta agli sprechi e meritocrazia.
    Belle parole, ma per il momento solo parole.
    Si vuole fare una riforma su scuole e università? Si studi per bene il mondo scolastico e universitario, e dopo aver ben chiaro il quadro della situazione si può sapere dove e come operare.

    Invece questo governo intende procedere, e procederà, con il metodo autoritario che sta portando avanti anche Brunetta che per stanare qualche fannullone ha deciso di sopprimere elementari diritti del lavoro a tutti i dipendenti pubblici. Il motto è “colpirne 1.000 per educarne 10″.
    Poi tra qualche mese, con i dati *veri*, scopriremo quanta fuffa c’era nei risultati miracolistici strombazzati in queste settimane da Brunetta. Ma questa è un altra storia…

  13. Grazie dei commenti. provo a rispondere in ordine sparso.

    @ Enzo. Parto dall’ultima domanda di Enzo. No, il decreto gelmini non contine nulla di quello di cui sopra, anche se le ultime modifiche apportate nel decreto del 6 novembre stabiliscono che parte dei fondi si comincino a redistribuire in base ad alcuni criteri meritocratici. Se questa roba diventa legge, e se la percentuale di fondi da allocare meritocraticamente aumenta, allora certo che cominceranno a verificarsi fenomeni quali la probabile chiusura di sedi periferiche o scarsamente produttive. Ma è di la da venire.

    Questo però non mi muove di un millimetro su quanto ho scritto. Il punto del mio pezzo non era discutere quanto sbagliato fosse il decreto. questo lo si è fatto altrove. il punto per me era spiegare perche sono a disagio nel manifestare contro questo taglio. Sono a disagio perchè come hanno gia scritto altri, inquesta battaglia contro il decreto finirei alleato dei baroni. Ma sono a disagio -e questo era il punto che volevo sottolineare- anche perche sarei alleato degli studenti che -questa è la mia tesi- in fondo non vogliono davvero che qualcosa cambi in questa università. Le mie domande dovrebbero servire a caire se davvero gli studenti vorrebbero una università diversa e veramente meritocratica. SE non la vogliono, combattano da soli la Gelmini (non che il mio apporta faccia alcuna differenza ovviamente), che francamente io preferisco una università senza soldi ad una con tanti soldi ma spesi male (almeno il contribuente risparmia).

    @ Valerio. Aspetto con ansia questa proposta. Oggi ne ho letto delle anticipazioni online ma per carità di patria taccio, almeno finche non esce un documento ufficiale. Spero davvero che la proposta finale non sia quello che ho letto. Se lo sarà conferma le mie peggiori aspettative sull’onda e mi riprometto di tornarne a parlare.

    @ Aldo. Città o Stato? Credo che le università si dovrebbero gestirsi da sole. Idealmente, se rispondessero a degli incentivi corretti, dovrebbero autonomamente essere in grado di aprire una ulteriore sede periferica solo se questa è produttiva ed efficiente.

    @ Giacomo. Poni dei problemi importanti. su come le università interagiscono con il territorio. Però facciamo attenzione. L’università serve a due cose: educare a livello avanzato e fare ricerca. Tutto il resto sono degli effetti di spillover secondari. Non è che non dobbiamo curarcene, ma semplicemente dobbiamo lenire i disagi causati da eventuali cambianti. In altre parole Se il problema è che a padova (dove c’è una buona università) ci sono tanti studenti che non pagano ivi le tasse (ma consumano in loco) la soluzione non puo essere costruire università a casa loro cosi non si muovono. Ed allo stesso tempo se dobbiamo chiudere una sede perchè è inefficiente, dobbiao lenire i dasgi causati da questa chiusura, ma non evitare la chiusura per salvare la pizza al taglio di fronte all’università.

    @Vittorio e Francesco, sono d’accordo con quanto dite.

  14. Grazie dei commenti. provo a rispondere in ordine sparso.

    @ Enzo. Parto dall’ultima domanda di Enzo. No, il decreto gelmini non contine nulla di quello di cui sopra, anche se le ultime modifiche apportate nel decreto del 6 novembre stabiliscono che parte dei fondi si comincino a redistribuire in base ad alcuni criteri meritocratici. Se questa roba diventa legge, e se la percentuale di fondi da allocare meritocraticamente aumenta, allora certo che cominceranno a verificarsi fenomeni quali la probabile chiusura di sedi periferiche o scarsamente produttive. Ma è di la da venire.

    Questo però non mi muove di un millimetro su quanto ho scritto. Il punto del mio pezzo non era discutere quanto sbagliato fosse il decreto. questo lo si è fatto altrove. il punto per me era spiegare perche sono a disagio nel manifestare contro questo taglio. Sono a disagio perchè come hanno gia scritto altri, inquesta battaglia contro il decreto finirei alleato dei baroni. Ma sono a disagio -e questo era il punto che volevo sottolineare- anche perche sarei alleato degli studenti che -questa è la mia tesi- in fondo non vogliono davvero che qualcosa cambi in questa università. Le mie domande dovrebbero servire a caire se davvero gli studenti vorrebbero una università diversa e veramente meritocratica. SE non la vogliono, combattano da soli la Gelmini (non che il mio apporta faccia alcuna differenza ovviamente), che francamente io preferisco una università senza soldi ad una con tanti soldi ma spesi male (almeno il contribuente risparmia).

    @ Valerio. Aspetto con ansia questa proposta. Oggi ne ho letto delle anticipazioni online ma per carità di patria taccio, almeno finche non esce un documento ufficiale. Spero davvero che la proposta finale non sia quello che ho letto. Se lo sarà conferma le mie peggiori aspettative sull’onda e mi riprometto di tornarne a parlare.

    @ Aldo. Città o Stato? Credo che le università si dovrebbero gestirsi da sole. Idealmente, se rispondessero a degli incentivi corretti, dovrebbero autonomamente essere in grado di aprire una ulteriore sede periferica solo se questa è produttiva ed efficiente.

    @ Giacomo. Poni dei problemi importanti. su come le università interagiscono con il territorio. Però facciamo attenzione. L’università serve a due cose: educare a livello avanzato e fare ricerca. Tutto il resto sono degli effetti di spillover secondari. Non è che non dobbiamo curarcene, ma semplicemente dobbiamo lenire i disagi causati da eventuali cambianti. In altre parole Se il problema è che a padova (dove c’è una buona università) ci sono tanti studenti che non pagano ivi le tasse (ma consumano in loco) la soluzione non puo essere costruire università a casa loro cosi non si muovono. Ed allo stesso tempo se dobbiamo chiudere una sede perchè è inefficiente, dobbiao lenire i dasgi causati da questa chiusura, ma non evitare la chiusura per salvare la pizza al taglio di fronte all’università.

    @Vittorio e Francesco, sono d’accordo con quanto dite.

  15. Andrea Ballabeni

    Bravo Matteo

    I tuoi dubbi sono anche i miei

    Andrea

  16. lucia de faveri

    “combattere il decreto Gelmini significa difendere lo status quo”…
    questa mi sembra un’altra applicazione di una logica fallace, o meglio, un’applicazione fallace della logica.
    se tale implicazione fosse vera, sarebbe vera anche la sua contronominale, ossia: se non difendo lo status quo allora non combatto la riforma Gelmini. vi sembra vera? spero proprio di no. e se questa è falsa, è falsa anche l’affermazione di partenza, logicamente equivalente.
    temo che stiate dimenticando (o forse siete passati indenni attraverso qualche lezione di matematica, a scuola… ma tranquilli, siete in buona compagnia) che tra il decreto Gelmini (pardon, Tremonti) e lo status quo ci sono enne situazioni diverse. come dire che se non mi piace il numero uno allora mi piace lo zero, o che se combatto le centrali nucleari allora voglio quelle a carbone, o che se non voglio abitare in Italia allora voglio abitare negli USA…
    ma mi facciano il piacere!
    bacio

    P.S. potreste in qualche modo spiegare agli utenti di questo blog che i commenti non sempre compaiono immediatamente (anzi, a volte si aspetta un bel po’)?

  17. Cara Lucia, grazie per la rinfrescata di logica, che però non mi sembra metta in luce alcun fallo nel mio ragionamento. COme ho detto forse più chiaramente in un commento di replica prima del tuo, se mi si costringe dentro una logica binaria, allora preferisco il successo della Gelmini (e quindi una università con meno soldi) piuttosto che il successo dell’onda (un’università con piu soldi, ma sprecati). Se invece, come dici tu, raginiamo in un contiuum di n situazioni tra la Gelmini e lo Status quo, allora temo che il sottoscritto ed altri con me (diciamo almeno i 2-3 che si sono detti d’accordo con me nei commenti) non si trovano sulla stessa “lunghezza d’onda” dell’onda e quindi non sono facili alleati nel combattere la Gelmini. Tutto qua.

  18. Cara Lucia, grazie per la rinfrescata di logica, che però non mi sembra metta in luce alcun fallo nel mio ragionamento. COme ho detto forse più chiaramente in un commento di replica prima del tuo, se mi si costringe dentro una logica binaria, allora preferisco il successo della Gelmini (e quindi una università con meno soldi) piuttosto che il successo dell’onda (un’università con piu soldi, ma sprecati). Se invece, come dici tu, raginiamo in un contiuum di n situazioni tra la Gelmini e lo Status quo, allora temo che il sottoscritto ed altri con me (diciamo almeno i 2-3 che si sono detti d’accordo con me nei commenti) non si trovano sulla stessa “lunghezza d’onda” dell’onda e quindi non sono facili alleati nel combattere la Gelmini. Tutto qua.

  19. Mattia

    Tutto bene! Tutto giusto!
    Sto con voi, W LA GELMINI, basta con questi studenti(molti, moltissimi) che manifestano perchè fannulloni (secondo il nuovo dogma brunettiano fannulloni uguale sinistra)!

    Sono sicuro che di questo passo i mille diventeranno 100.000, anzi no, 1.000.000, anzi no 100.000.000!!!

    Sempre di più, convinti della vostre supreme capacità intellettuali, mentre gli altri, quelli (molti, moltissimi) annegheranno nel loro conservatorismo!

    Bravi, questo è il riformismo che serve a cambiare il mondo.

    Proposta: perchè i mille non aderiscono ai circoli del buongoverno di Marcello Dell’Utri. Tutto sommato non mi sembrano così distanti le posizioni espresse in questo articolo con quanto dice Dell’Utri!

    Dai, avventuratevi dove non sono riusciti altri! Aprite un bel dialogo con i giovani dei circoli del buongoverno, compatti ad ergere una diga alta, molto alta, contro quest’onda!

    Personalmente ho partecipato alle manifestazioni di questi giorni, e ho pianto di gioia! Estrema gioia! Ed ho provato anche un grandisssimo senso di colpa, perchè, anch’io come l’autore di questo post, a volte (inconsciamente) mi sono sentito “superiore” a queste derive un pò “rivoluzionarie”, perchè noi siamo riformisti, ed il riformista “doc” è un “presuntuosetto” che pensa di saperla sempre più lunga degli altri.
    E invece no! Non è solo un problema di merito della protesta, su cui è giusto discutere,ma dire che questa splendida protesta rischia di fungere da difesa dello status quo mi sembra davvero un grande fesseria.

  20. Ringrazio Matteo Rizzoli per le sue risposte e sulla base di queste provo a fare delle considerazioni.
    Non me ne voglia Matteo ma le sue risposte mi confermano nell’impressione non positiva che ho avuto leggendo il suo intervento e cioè che sul banco degli imputati c’è l’Onda e non il governo. Nulla di male se l’Onda fosse direttamente responsabile della gestione dell’Università e della scuole. Il governo sbandiera per riforma ciò che riforma non è. Che i tagli siano uno strumento riformatore non lo credo proprio: a sofrirne saranno comunque la qualità e gli studenti. Questo perchè non si mettono in discussione i veri nodi che ingessano l’università. Non conosco il movimento se non per ciò che scrivono i giornali non mi sembra, però, che questo movimento sia una stanca ripetizione dei “movimenti studenteschi” che periodicamente hanno movimentato l’autunno. Mi sembra che ci sia una miscela ad alto potenziale esplosivo. Nel senso che questi giovani esprimono consapevolezza di vivere dentro ad una università sfasciata e preoccupazione per il mondo che li dovrà accogliere. Furto di futuro è stato uno slogan che ho sentito spesso, ebbene se è vera questa preoccupazione dei giovani (secondo me lo è) credo che la politica non possa ignorarla. Occorre che dalla politica vengano risposte chiare, impegni precisi. Questo vale anche per il PD ma i distinguo, le richieste di chiarezza come quelle di Matteo Rizzoli non fanno altro che allontanare la risposta al grido sul furto di futuro. Se così è non c’è che da sperare che l’Onda travolga questa stanca ed inetta politica.

  21. Ringrazio Matteo Rizzoli per le sue risposte e sulla base di queste provo a fare delle considerazioni.
    Non me ne voglia Matteo ma le sue risposte mi confermano nell’impressione non positiva che ho avuto leggendo il suo intervento e cioè che sul banco degli imputati c’è l’Onda e non il governo. Nulla di male se l’Onda fosse direttamente responsabile della gestione dell’Università e della scuole. Il governo sbandiera per riforma ciò che riforma non è. Che i tagli siano uno strumento riformatore non lo credo proprio: a sofrirne saranno comunque la qualità e gli studenti. Questo perchè non si mettono in discussione i veri nodi che ingessano l’università. Non conosco il movimento se non per ciò che scrivono i giornali non mi sembra, però, che questo movimento sia una stanca ripetizione dei “movimenti studenteschi” che periodicamente hanno movimentato l’autunno. Mi sembra che ci sia una miscela ad alto potenziale esplosivo. Nel senso che questi giovani esprimono consapevolezza di vivere dentro ad una università sfasciata e preoccupazione per il mondo che li dovrà accogliere. Furto di futuro è stato uno slogan che ho sentito spesso, ebbene se è vera questa preoccupazione dei giovani (secondo me lo è) credo che la politica non possa ignorarla. Occorre che dalla politica vengano risposte chiare, impegni precisi. Questo vale anche per il PD ma i distinguo, le richieste di chiarezza come quelle di Matteo Rizzoli non fanno altro che allontanare la risposta al grido sul furto di futuro. Se così è non c’è che da sperare che l’Onda travolga questa stanca ed inetta politica.

  22. @ Mattia innazitutto preciso che quella dell’articolo è la mia posizione e non quella de iMille chemi hanno ospitato questo blog. Come puoi vedere dai link che ho messo nel pezzo, alll’interno de iMille ci sono posizioni diverse sul tema. E questo era la mia. Anzi ringrazio tutti per lo spazio concessomi. Arrivo ora ai tuoi commenti.

    Non mi sembra di aver detto solo che la protesta difende lo status quo. ho detto altro. Perchè, visto che tu alle manifestazioni ci sei andato (io -lo confesso- no) non puoi magari darci un’idea su cosa pensa l’onda dei punti che ho messo nell’articolo e che per me rappresentano il nodo dirimente per sapere se l’onda vuole oppure no una università diversa da questa? I punti te li ricordo in sintesi: a) chiusura sedi periferiche e sedi non produttive b) innalzamento tasse universitarie c) misure per scoraggiare l’uso inproduttivo dell’università dai fuoricorso
    Vorrei davvero che mi rispondessi. non lo faccio per spirito di polemica. voglio solo capire. io mi sono fatto un idea di cosa pensa l’onda di questi temi leggendo il documento programmatico che si trova sul sito ateneiinrivolta.org ma spero di essere smentito da uno come te che l’onda la vissuta di dentro.

    @ Enzo. Certo che il mio pezzo è parziale. Nel senso che si occupa di uno spicchio del problema. Però della visione generale (stato dell’università in italia) di quella parziale (responsabilità della classe accademica e politica) e di quella politica ((dannosità del progetto gelmini) se ne sono occupati altri. Io mi volevo soffermare su un punto da tutti -mi sembra- sottaciuto: E’ il movimento dei ragazzi che chiedono per ora lo stop a questa nonriforma all’altezza di una vera riforma dell’università?

    Certo dire che non lo è rovina un po’ l’idea romantica ed idealizzata degli studenti. Forse a ragione MAttia a dire che sono un cinico con la puzza sotto al naso. A mia parziale discolpa vorrei dire che sono un 30enne (ancora giovane quindi?) sono dottorato, sono stato all’estero e sono rientrato in questa italia ed in questa università, ho pubblicazioni discrete e sono attualmente un cosiddetto precario della ricerca. Questo solo per dire che se qualcuno trova severi i miei giudizi deve comunque considerare che sono rivolti a miei coetanei e miei compagni di (s)ventura.

  23. @ Mattia innazitutto preciso che quella dell’articolo è la mia posizione e non quella de iMille chemi hanno ospitato questo blog. Come puoi vedere dai link che ho messo nel pezzo, alll’interno de iMille ci sono posizioni diverse sul tema. E questo era la mia. Anzi ringrazio tutti per lo spazio concessomi. Arrivo ora ai tuoi commenti.

    Non mi sembra di aver detto solo che la protesta difende lo status quo. ho detto altro. Perchè, visto che tu alle manifestazioni ci sei andato (io -lo confesso- no) non puoi magari darci un’idea su cosa pensa l’onda dei punti che ho messo nell’articolo e che per me rappresentano il nodo dirimente per sapere se l’onda vuole oppure no una università diversa da questa? I punti te li ricordo in sintesi: a) chiusura sedi periferiche e sedi non produttive b) innalzamento tasse universitarie c) misure per scoraggiare l’uso inproduttivo dell’università dai fuoricorso
    Vorrei davvero che mi rispondessi. non lo faccio per spirito di polemica. voglio solo capire. io mi sono fatto un idea di cosa pensa l’onda di questi temi leggendo il documento programmatico che si trova sul sito ateneiinrivolta.org ma spero di essere smentito da uno come te che l’onda la vissuta di dentro.

    @ Enzo. Certo che il mio pezzo è parziale. Nel senso che si occupa di uno spicchio del problema. Però della visione generale (stato dell’università in italia) di quella parziale (responsabilità della classe accademica e politica) e di quella politica ((dannosità del progetto gelmini) se ne sono occupati altri. Io mi volevo soffermare su un punto da tutti -mi sembra- sottaciuto: E’ il movimento dei ragazzi che chiedono per ora lo stop a questa nonriforma all’altezza di una vera riforma dell’università?

    Certo dire che non lo è rovina un po’ l’idea romantica ed idealizzata degli studenti. Forse a ragione MAttia a dire che sono un cinico con la puzza sotto al naso. A mia parziale discolpa vorrei dire che sono un 30enne (ancora giovane quindi?) sono dottorato, sono stato all’estero e sono rientrato in questa italia ed in questa università, ho pubblicazioni discrete e sono attualmente un cosiddetto precario della ricerca. Questo solo per dire che se qualcuno trova severi i miei giudizi deve comunque considerare che sono rivolti a miei coetanei e miei compagni di (s)ventura.

  24. perdonate i gravissimi typos. Ho scritto in fretta da un telefonino.

  25. perdonate i gravissimi typos. Ho scritto in fretta da un telefonino. peraltro no ncpaisco perche ogni volta i miei post escano doppi. Mah….

  26. perdonate i gravissimi typos. Ho scritto in fretta da un telefonino. peraltro no ncpaisco perche ogni volta i miei post escano doppi. Mah….

  27. perdonate i gravissimi typos. Ho scritto in fretta da un telefonino. peraltro non capisco perche ogni volta i miei post escano doppi. Mah….

  28. Federicot

    sono un docente a contratto della sapienza, perfettamente d’accordo con l’autore del post e che si sente a disagio nel vedere frati e gli studenti a protestare insieme… qualcuno sta organizzando qualcosa per sostenere pubblicamente le posizioni espresse?

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