L’onda è il miglior alleato dei baroni. Ne è consapevole?

di Matteo Rizzolli

Il barone rampante.JPG
L’università italiana è un sistema ingessato. Lo è sicuramente la parte che lambisce molta della classe accademica. Lo hanno detto tutti, persino gli accademici stessi. Non mi sembra ci sia bisogno di aggiungere altro. Io temo che lo sia anche la parte che coinvolge la classe studentesca. Almeno quella parte che si riconosce nel movimento dell’onda. Almeno quella che se la sente di sottoscrivere questi tre documenti che ieri sono stati pubblicati sul sito ateneinrivolta.org e che dovrebbero rappresentare la piattaforma dell’onda.

Ecco, se quella contenuta nella piattaforma è l’università che vuole l’onda, non si capisce quale sia la differenza rispetto all’università che vogliono conservare i baroni. Esiste un incastro perfetto, quasi una complementarietà tra le due idee di università con l’unica differenza che i baroni vorrebbero magari tirare un pochino di soldi più dalla loro (magari per qualche bel concorsetto da ordinario, o qualche privilegio baronale in più) mentre gli studenti ne vogliono di più per sé (tutto gratis a cominciare dall’iscrizione per finire con cinema, teatri, libri e trasporti).

Insomma è un problema distributivo, su come dividersi le spoglie di questa università. Ma sulla sostanza dell’università che vogliono vi è quasi totale convergenza. E’ una tesi forte la mia? Prendo e commento quattro punti delle proposte dell’onda (in neretto) per sostenere la mia tesi. Ce ne sono di più ovviamente, ma il post si allungherebbe a dismisura.

1) Abolizione del sistema del 3+2 così come del sistema del credito. [WORKSHOP DIDATTICA]

Francamente non mi è chiaro l’obiettivo ma ho ben chiaro quale sarebbe il risultato. Tornerebbe impossibile fare confronti internazionali con gli altri paesi europei, scambiare studenti in entrata ed uscita e rendere facilmente riconoscibili i titoli di studio con le gravi conseguenze per la mobilità lavorativa. Ah, naturalmente sarebbe più difficile anche confrontare la qualità di didattica e ricerca. A chi credete che farebbe piacere?

4) Critica della meritocrazia e sua applicazione in Italia. Non devono esistere poli di eccellenza contrapposti al resto delle universitá, a maggior ragione se autoproclamati come nel caso dell’AQUIS. In secondo luogo si è svolta una critica ai parametri di valutazione schiacciati sulla produttivitá, e nello stesso tempo si sono proposte nuove forme che privilegiassero la valutazione dal basso e la qualitá. [WORKSHOP DIDATTICA]

Evito del facile sarcasmo. La frase si commenta da sola. Però mettiamo un altro punto fermo: l’onda rifugge il merito come criterio di selezione e distribuzione delle risorse nell’università. E chi pensate che festeggi di più sentendo queste parole?

2) L’autonomia della ricerca e la qualita’ dell’universita’ pubblica non possono essere disgiunte dalla realizzazione di un nuovo concetto di valutazione. Tale concetto, piu’ complesso della combinazione di indici presuntamente quantitativi, non deve essere legato al contenimento del bilancio, alla produzione di brevetti o al semplice numero delle pubblicazioni. Pensiamo che la valutazione debba essere intesa anche come rendicontazione sociale delle attività degli atenei e del sistema nel suo complesso, che non possa prescindere dai contesti territoriali in cui le università sono inserite. Contemporaneamente, ribadiamo che anche docenti, ricercatori e dottorandi dovrebbero essere coinvolti nei processi di valutazione. Gli esiti della valutazione della didattica e della ricerca dovrebbero condizionare la distribuzione di parte dei finanziamenti per gli atenei sia nella distribuzione dei finanziamenti ai singoli. [WORKSHOP RICERCA].

In sostanza, va bene che si faccia la valutazione, ma lasciamo stare i criteri quantitativi che utilizzano in tutto il mondo e che sono trasparenti ed oggettivi come l’impact factor o i brevetti e prendiamo piuttosto dei criteri fumosi dietro i quali possiamo giustificare tutto ed il suo contrario e distribuiamo i fondi in base a questi criteri. Si passi da un finanziamento a pioggia (a-meritocratico) ad uno fumosamente dirottabile (anti-meritocratico). Chi credete che festeggerà?

5) Abolizione dei blocchi all’accesso e lungo il percorso di formazione superiore. I blocchi devono essere eliminati sia come sistema di esclusione dal diritto allo studio, sia come filtri progressivi di stratificazione sociale. [WORKSHOP DIDATTICA].

Via i blocchi. Via la selezione all’entrata. E pazienza se cosi facendo si degrada la qualità dell’insegnamento di quelle facoltà che non possono tollerare troppi studenti per le loro strutture. E pazienza se qualche ateneo vorrebbe puntare sulla qualità in modo da attirare gli studenti migliori. Ma l’università senza merito chi esclude davvero? Non i ricchi, che possono benissimo pagarsi l’università privata, quella estera, oppure trovare degli agi e scorciatoie nell’università mediocre e sovraffollata di oggi.

La realtà dell’università italiana è che già oggi è frequentata in maniera preponderante dai figli delle classi agiate. Che vi entrano senza blocchi ed a costi irrisori, gravando ovviamente sulla tassazione generale. La realtà è che oggi le tasse delle classi meno abbienti sovvenzionano gli studi dei figli dei ricchi. Ed allora che cosa provoca la “stratificazione sociale”? Un’università che funziona come tassa regressiva sui poveri ed a favore dei ricchi oppure una università che fa entrare i bravi ed i bisognosi con le borse di studio e fa pagare pienamente il costo dei propri studi a tutti gli altri? E non si creda che i baroni si dannino l’anima per i numeri chiusi: un’università mediocre, di massa e senza merito è il miglior luogo dove piazzare il proprio clan senza troppe complicazioni.

Cara onda, forse come dice falso idilio, sei solo inconsapevolmente ed innocentemente prigioniera di vecchie impostazioni. Non me ne volere quindi se ti faccio notare che quello che tu forse credi idealmente come il luogo della tua università ideale somiglia troppo da vicino all’incubo nel quale siamo già oggi imprigionati.

Concludo con tre disclaimers, dal momento che il titolo è volutamente provocatorio e scatenerà polemiche:

- ho chiesto a iMille di ospitare questo mio pensiero. So che non riflette quello di molti de iMille quindi l’invito è di mandare alla redazione articoli a sostegno all’onda, se qualcuno se la sente;
- onde evitare di essere accusato di distanza dai problemi dell’onda metto subito in chiaro di essere uno dei tanti post-doc (quelli che adesso un po’ teatralmente chiamano precari della ricerca). Sono uno dei tanti ripeto. Ma non mi si accusi di essere estraneo, lontano o superiore ai problemi discussi dall’onda;
- infine, penso come tutti che il decreto Gelmini non risolva un bel nulla dei problemi dell’università. Al più, fa risparmiare al contribuente un po’ di soldi che – bisogna dirlo – verrebbero comunque in buona parte sprecati.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

Tags:

22 Commenti

  1. Antonio

    ottimo articolo. Complimenti all’autore.

  2. dunque ciao matteo, sono tommaso, quello che hai definito ” entusiasta aderente ” all’Onda Anomala sul tuo scorso post.

    in realtà non è proprio cosi, aderisco in mancanza di meglio, e il post a cui tu hai risposto cercava solamente di descrivere dall’interno un movimento che era stato fino a quel momento colorato, ricco di gente e ” operativo “.

    ammetto che confidavo nell’assemblea degli atenei ed ero curioso di vedere cosa avrebbero tirato fuori i workshop tematici.

    aggiungo che i documenti che avete letto non sono stati minimamente emendati, ma provengono direttamente dal lavoro pregresso della rete dei collettivi. per il resto, sono in buona parte irrealistici come hai sottolineato ( anche se ci sono alcuni, rari spunti su cui si potrebbe lavorare ).

    tutto questo mi fa solamente capire meglio quello che già sapevo ( e che ho scritto e dico da tempo ). la presenza costante dei collettivi negli atenei permette di creare e guidare spazi di mobilitazione e di visibilità; è un peccato poi che i contenuti non siano all’altezza.

  3. raoul

    Matteo, lascia perdere. E’ una lotta contro i mulini a vento.

  4. Tom hai ragione è un peccato. Come ha detto oggi Perotti nella sua videointervista a Severgnini sul corriere però è un tremendo peccato. Perchè gli studenti hanno perso una grande occasione per spingere davvero una riforma dell’università che era prima e soprattutto nei loro interessi. E questa cosa mi fa incazzare.

    Raul, ma se lasciamo perdere, noi sparuti Mille, che ci stiamo a fare ;-)

  5. Mi sembra corretto analizzare a fondo quelli che sono i “contenuti” delle proposte degli studenti, e criticarle se mostrano lacune o – addirittura – connivenze (secondo me “inconscie”) con i Baroni.
    Tutto questo non toglie l’obbligo, da parte soprattutto della sinistra, del PD e – nel nostro piccolo – da parte de iMille, di interrogarci sul valore “politico” di quella che, negli ultimi anni, è l’unica protesta spontanea e ribellione vera nei confronti di Berlusconi e C.
    Spero di sbagliarmi, ma ho il timore che corriamo il rischio di peccare di un po’ di snobismo, con tutte le conseguenze che ne possono derivare.

  6. raoul

    niente :-)

  7. Mi sembra corretto analizzare a fondo quelli che sono i “contenuti” delle proposte degli studenti, e criticarle se mostrano lacune o – addirittura – connivenze (secondo me “inconscie”) con i Baroni.
    Tutto questo non toglie l’obbligo, da parte soprattutto della sinistra, del PD e – nel nostro piccolo – da parte de iMille, di interrogarci sul valore “politico” di quella che, negli ultimi anni, è l’unica protesta spontanea e ribellione vera nei confronti di Berlusconi e C.
    Spero di sbagliarmi, ma ho il timore che corriamo il rischio di peccare di un po’ di snobismo, con tutte le conseguenze che ne possono derivare.

  8. raoul

    Scusa Carlo ma li hai letti i documenti? Secondo me no

  9. Raoul:
    e tu l’hai letto il mio commento? :-)
    Raoul, intendo che – in ogni caso, in ogni caso – prima di liquidare il movimento degli studenti, cercherei di capire quanto di quella insoddisfazione potrebbe essere interpretata e valorizzata.
    I documenti credo non li abbiano letti per primi molti studenti che eppure stanno manifestando, a riprova che molto delle proteste – secondo me – ha un significato “politico”.
    Per questo ripeto: se la protesta è “anche” politica forse dovremmo analizzare anche quella componente. Tutto qui.
    I documenti comuqneu li ho letti e ho commentato anche (ironicamente) il post che sul tema ha fatto oggi Marco Simoni.
    Un abbraccio

  10. Antonio

    Concordo vivamente con Carlo Traina. Gli studenti sono in piazza ad esprimere il loro disagio. Parlano di universita’ ma non solo. Parlano di futuro scippato.

    Le proposte sono lacunose, come evidenzia l’articolo, ma non certo per dolo o stupidita’. Stiamo parlando di ragazzi di 20anni, ed e’ meglio che avanzino proposte lacunose che non tirino le molotov.

    Certo, leggere commenti come quelli di Raoul (Minetti? Quello che lascia perdere e sta in america?) fa ben capire i commenti di fighetteria e snobismo dei mille.

  11. Raul, è che Carlo è un animo nobile. Anche io ve lo garantisco, mi sono messo con atteggiamento ben disposto a leggere i documenti. Perchè certo, l’onda è un movimento di giovani. Perchè è un movimento che si muove per delle cose buone. E quindi come facciamo a non essere ben predisposti visto che per giunta almeno nominalmente vogliamo fare la stessa battaglia per un’università migliore?

    Però santoddio, dall’altra parte mi viene da dire che questi ragazzi sono miei coetanei o poco meno. Sono tutti maggiorenni. Votano. Sono istruiti (se all’università ci vanno…). Non credo che si possa giustificare quella piattaforma politica come un esperimento ludico da ragazzi inesperti e per giunta traditi dai loro ideali romantici. Loro su quella piattaforma vogliono dare battaglia. Si prendono sul serio. Ed allora li prendo sul serio anche io, anche perchè spero che che alla fine, con una bella secchiata d’acqua fresca in faccia, arriveranno ad accorgersi di avere messo per iscritto non solo delle scemenze, ma una colpevole sottoscrizione del modello baronale di università.

    E se poi passiamo per snob? beh ormai credo che questa croce, da queste parti, ce la dobbiamo per forza portare…

  12. molti degli studenti in piazza, o anche di quelli che occupano ( sapete, c’è una concentricità. studenti in piazza > studenti che occupano > studenti che dibattono > studenti che scrivono i documenti ) dicevo molti degli studenti non l’ha letti, i documenti. alcuni di quelli che li hanno letti si sono resi perfettamente conto che la bozza di quei documenti è qualcosa che viene da molto più indietro della mobilitazione. ripeto, è il frutto del lavoro costante della rete dei collettivi. che in questo modo si auto-premia, non essendoci altre idee da mettere a capo del movimento ( e io aggiungo : giusto, credo che il lavoro vada premiato, e loro sono gli unici che lavorano, indipendentemente dai contenuti che portano avanti ).

    la domanda è ( e credo che la risposta sia si ) : ci sarebbe piaciuta una tale mobilitazione con contenuti diversi, piu difendibili e sostenibili?
    Se la risposta è si allora le colpe ce le dobbiamo prendere, è il nostro snobismo ( ” noi queste cose non le facciamo ” ) che regala spazi a persone che lavorando tutti i giorni nelle università hanno grande volontà e buon diritto di tenerseli.

    ripeto lo schema : i tagli non piacciono a nessuno, il movimento parte, i collettivi lo guidano e ci mettono i contenuti loro.

    se il problema è sui contenuti la ragione, ripeto, ripeto, viene da lontano.

  13. estella

    Apprezzo l’intenzione di prendere seriamente (e criticare seriamente) le proposte dell’onda, perché è un modo non paternalistico di relazionarsi coi movimenti giovanili e di attribuirgli significato ed anche responsabilità (di quello che dicono); quoto però carlo sull’importanza del significato politico di ciò che sta avvenendo.
    Inoltre,premesso che raoul è un maledetto fighetto snob ;o), non è che le cose che sono “democratiche” a parole lo siano veramente nei fatti… in teoria quella italiana è una università aperta a tutti, in pratica c’è una selezione non esplicita per censo, perché usando male le risorse non è possibile supportare i più meritevole (e meno dotati di mezzi magari..). Però Raoul, tagliare i fondi come fa questa riforma non aiuta certo a riformare in senso positivo l’università… al massimo aiuta l’agonia…
    A me sembra che con tutti i limiti il movimento stia facendo la sua parte o almeno una parte (e a volte, purtroppo, in parte progressista a parole ma molto conservatrice nella sostanza), poi il più grande partito di opposizione dovrebbe elaborare una propria contro proposta per l’università… voi l’avete vista?

    saluti

    Estella

    PS: giusto però per guardare i dati, forse non ha senso eliminare il 3+2, però più del 90% degli iscritti ad ingegneria proseguono dopo la laurea di primo livello e si iscrivono alla laurea specialistica… forse bisogna prendere atto che c’è qualcosa che non va nel sistema? (saremo pure confrontabili con i paesi europei.. ma forse il sistema economico italiano non se n’è accorto…)

  14. brava estella, lo volevo dire io il tuo PS

  15. estella

    Apprezzo l’intenzione di prendere seriamente (e criticare seriamente) le proposte dell’onda, perché è un modo non paternalistico di relazionarsi coi movimenti giovanili e di attribuirgli significato ed anche responsabilità (di quello che dicono); quoto però carlo sull’importanza del significato politico di ciò che sta avvenendo.
    Inoltre,premesso che raoul è un maledetto fighetto snob ;o), non è che le cose che sono “democratiche” a parole lo siano veramente nei fatti… in teoria quella italiana è una università aperta a tutti, in pratica c’è una selezione non esplicita per censo, perché usando male le risorse non è possibile supportare i più meritevole (e meno dotati di mezzi magari..). Però Raoul, tagliare i fondi come fa questa riforma non aiuta certo a riformare in senso positivo l’università… al massimo aiuta l’agonia…
    A me sembra che con tutti i limiti il movimento stia facendo la sua parte o almeno una parte (e a volte, purtroppo, in parte progressista a parole ma molto conservatrice nella sostanza), poi il più grande partito di opposizione dovrebbe elaborare una propria contro proposta per l’università… voi l’avete vista?

    saluti

    Estella

    PS: giusto però per guardare i dati, forse non ha senso eliminare il 3+2, però più del 90% degli iscritti ad ingegneria proseguono dopo la laurea di primo livello e si iscrivono alla laurea specialistica… forse bisogna prendere atto che c’è qualcosa che non va nel sistema? (saremo pure confrontabili con i paesi europei.. ma forse il sistema economico italiano non se n’è accorto…)

  16. enrico

    Invece supponenza e pressapochismo di chi sono alleati?

    Forse sarebbe meglio analizzare con un po’ di attenzione anche altre affermazioni, completamente assurde, di fonti ben piu’ autorevoli: per esempio l’idea che legare il blocco del turn over al superamento del 90% del FFO sia finalmente una passo verso l’obiettivo di premiare il merito nell’attribuzione dei fondi (sto ancora ridendo…).
    Cito dallo studio di Paolo Rossi dell’univerista’ di Pisa, che essendo un fisico, come me, ama studiare i problemi seriamente…

    “la dinamica della spesa per personale docente dei singoli Atenei (calcolata dal 1998 fino al 2018 mediante proiezioni basate sul personale attualmente in servizio) è rappresentabile mediante una CURVA UNIVERSALE a forma di parabola, dalla quale nessun Ateneo con un budget superiore ai 5 Milioni di euro annui si discosta significativamente, e gli andamenti effettivi differiscono soltanto per la dimensione degli Atenei e per la collocazione temporale del massimo della spesa; tale data a sua volta pare essere in relazione inversa alla dimensione, per cui gli Atenei più grandi (che sono anche i più vecchi) tendono a raggiungere prima il massimo (e con esso spesso la crisi finanziaria), ma anche a iniziare prima una parabola di spesa discendente, mentre gli Atenei più piccoli (e più giovani), pur collocati sull’identico percorso, appaiono oggi meno palesemente toccati dall’emergenza, ma sono comunque destinati a spese crescenti;
    [...]

    Sembra quindi assai pericoloso, ai fini del raggiungimento di obiettivi strategici di efficienza e di efficacia gestionale, associare meccanismi premiali e/o punitivi alla maggiore o minor distanza di un Ateneo da un obiettivo generico di riferimento (come ad esempio il 90% del F.F.O.) senza tener conto della collocazione OGGETTIVA dell’Ateneo stesso lungo la curva universale di spesa.

    Solo il confronto tra la situazione finanziaria effettiva di un Ateneo e quella prevista teoricamente sulla base delle sue dimensioni e della sua storia pregressa potrebbe eventualmente permettere di misurare l’impatto (prevedibilmente limitato) degli interventi messi volontariamente in atto da chi lo ha amministrato e di giudicarne il segno (positivo o negativo).”

    per il resto del documento rimando a:
    http://www.df.unipi.it/~rossi/Parabola_talenti.html

  17. enrico

    Invece supponenza e pressapochismo di chi sono alleati?

    Forse sarebbe meglio analizzare con un po’ di attenzione anche altre affermazioni, completamente assurde, di fonti ben piu’ autorevoli: per esempio l’idea che legare il blocco del turn over al superamento del 90% del FFO sia finalmente una passo verso l’obiettivo di premiare il merito nell’attribuzione dei fondi (sto ancora ridendo…).
    Cito dallo studio di Paolo Rossi dell’univerista’ di Pisa, che essendo un fisico, come me, ama studiare i problemi seriamente…

    “la dinamica della spesa per personale docente dei singoli Atenei (calcolata dal 1998 fino al 2018 mediante proiezioni basate sul personale attualmente in servizio) è rappresentabile mediante una CURVA UNIVERSALE a forma di parabola, dalla quale nessun Ateneo con un budget superiore ai 5 Milioni di euro annui si discosta significativamente, e gli andamenti effettivi differiscono soltanto per la dimensione degli Atenei e per la collocazione temporale del massimo della spesa; tale data a sua volta pare essere in relazione inversa alla dimensione, per cui gli Atenei più grandi (che sono anche i più vecchi) tendono a raggiungere prima il massimo (e con esso spesso la crisi finanziaria), ma anche a iniziare prima una parabola di spesa discendente, mentre gli Atenei più piccoli (e più giovani), pur collocati sull’identico percorso, appaiono oggi meno palesemente toccati dall’emergenza, ma sono comunque destinati a spese crescenti;
    [...]

    Sembra quindi assai pericoloso, ai fini del raggiungimento di obiettivi strategici di efficienza e di efficacia gestionale, associare meccanismi premiali e/o punitivi alla maggiore o minor distanza di un Ateneo da un obiettivo generico di riferimento (come ad esempio il 90% del F.F.O.) senza tener conto della collocazione OGGETTIVA dell’Ateneo stesso lungo la curva universale di spesa.

    Solo il confronto tra la situazione finanziaria effettiva di un Ateneo e quella prevista teoricamente sulla base delle sue dimensioni e della sua storia pregressa potrebbe eventualmente permettere di misurare l’impatto (prevedibilmente limitato) degli interventi messi volontariamente in atto da chi lo ha amministrato e di giudicarne il segno (positivo o negativo).”

    per il resto del documento rimando a:
    http://www.df.unipi.it/~rossi/Parabola_talenti.html

  18. Gabriele boccaccini

    Pienamente d’accordo, purtroppo. Quand’e’ che si capira’ che l’unica riforma veramente democratica dell’Universita’ e’ la piena applicazione della meritocrazia (per docenti e studenti)?! Si parla dell’Universita’ come se fosse la scuola dell’obbligo. E cosi’ si mantengono privilegi e baronie. L’unico risultato di tutti questi veti incrociati, sara’ la preservazione dello status quo con ulteriori (inevitabili) tagli alla ricerca e un’ancora piu’ ingiusta distribuzione delle risorse ai soliti potentati e un’ulteriore abbassamento del livello qualitativo degli studi.

  19. mi pare che qui comunque si perda di vista il punto. va bene, la riforma proposta dall’onda non piace. in compenso è l’unica su piazza, ma tanto il problema è e resta il DDL gelmini ( sul quale riusciamo ad essere tutti contrari, o no? )

  20. Tommaso. si hai ragione. tutti contrari al Gelmini. Tutti invocanti una posizione chiara del nostro partito che riempia il vuoto pneumatico che separa l’onda dalla gelmini.

    Come lo facciamo arrivare ai piani alti? possiamo chiedere magari a Simoni o Civati o Costa, insomma gli abitue dell’unità, che scrivano una lettera al ns nome al partito chiedendo una posizione chiara e forte sull’università (magari proponendola noi stessi) che sia al tempo stesso una chiara alternativa al Gelmini ed una vera proposta che incontri il consenso anche degli studenti che ora stanno con l’onda solo per mancanza di alternative?

  21. mi sembra un’ottima idea.

  22. Perché dev’essere il “network delle università in rivolta” ad avere necessariamente l’egemonia e il “punto di vista ufficiale” riguardo alle opinioni sull’università?

    Le proposte intelligenti non mancano: questo che segnalo è un riassunto delle discussioni che si sono svolte soltanto all’interno dell’ateneo di Verona. Eppure mi sembrano proposte in larga parte sensate e non rivolte al riproporre i soliti vecchi stereotipi in una salsa nuova.

    http://protesta-univr.blogspot.com/2008/11/proposta-di-riforma-delluniversita.html

    Non esiste solo l’Onda, non esistono solo i collettivi. Gli studenti sono tanti e quelli che sono andati a Roma venerdì scorso in buona parte non erano neanche mai andati nel sito delle “università in rivolta”. Occorre rendersene conto se non si vogliono fare dei discorsi demagogici, buoni soltanto a tirare acqua al proprio mulino e – questi sì – a favore dello Status Quo.

Lascia un commento

Subscribe without commenting