La Dittatura della Maggioranza : un’aberrazione della Democrazia.

di Gabriele Boccaccini

parlamentoa.jpgLa democrazia – lo sappiamo tutti – è il sistema politico più equo perchè le decisioni vengono prese a maggioranza. Ma si può deliberare a maggioranza su questioni che riguardano i diritti civili o su questioni morali controverse? Si può demandare al voto maggioritario la decisione di costruire una moschea, o di “staccare la spina” come nel caso di Eluana? Ciò equivale di fatto a consentire ad una maggioranza di imporre la propria visione morale limitando i diritti di minoranze dissidenti. E quando la maggioranza diviene cieca e insensibile ai diritti delle minoranze, la magistratura resta l’unica frontiera di difesa. Da qui l’insofferenza sempre più diffusa nei confronti dei giudici che difendendo la minoranza sono accusati di “sostituirsi” al volere popolare.


La Chiesa cattolica in Italia ha tutto il diritto di manifestare le proprie convinzioni morali e di richiedere rispetto e supporto da parte dello Stato per chi intenda praticarle. E sarebbe pretestuoso voler dare lezioni alla Chiesa su quali dovrebbero essere i suoi principi morali. Ma lo Stato laico (e il potere giudiziario in prima fila) ha il dovere di salvaguardare i diritti di chi abbia altre convinzioni morali, anche quando esse non siano condivise dalla maggioranza dei cittadini, così come ha il dovere di salvaguardare la libertà di religione di tutti.

Si dirà che questo “relativismo morale” apre la porta a giustificare ogni comportamento anche il più aberrante, ma questa preoccupazione non ha ragione di sussistere, giacchè principio invalicabile dello Stato laico è che la libertà trovi come limite il rispetto della libertà e dei diritti degli altri. Agitare lo spettro di un’anarchia in cui tutti i comportamenti diventino legittimi, è solo un modo un po’ ipocrita per imporre la propria volontà maggioritaria. In uno Stato laico possono e devono convivere religioni e opinioni morali diverse.

Il caso di Eluana è certo un caso limite e molto delicato, nel quale c’è un disaccordo tra sistemi morali e religioni diverse (neppure tutte le Chiese cristiane concordano che si tratti di omicidio). In questi casi allo Stato non può essere chiesto di prendere parte quanto di esprimere una legislazione che lasci a sistemi morali diversi la possibilità di convivere. Sarebbe certo eutanasia dare al medico o ai parenti o al prete la facoltà di decidere in mancanza di una chiara volontà espressa dal diretto interessato. E sarebbe un omicidio sopprimere d’ufficio un individuo che abbia espresso la volontà di essere mantenuto in vita. Ma sarebbe altrettanto prevaricatorio dare al medico o ai parenti o al prete la facoltà di esercitare un accanimento teraupetico che il diretto interessato abbia rifiutato come inumano e lesivo della propria dignità. La soluzione del testamento biologico è l’unica capace di offrire una via d’uscita equilibrata e rispettosa dei diritti di tutti.

Senza una certa dose di “relativismo morale” non c’è tollerenza ma solo la dittatura della maggioranza, e lo Stato laico si trasforma in Stato confessionale. E’ questo il modello di democrazia che piace tanto ai fondamentalisti islamici che si lamentano che la loro maggioranza non sia ascoltata e invocano l’avvento della “democrazia” onde poi imporre la loro “dittatura” non appena abbiano il 51%. Ma l’impressione è che il modello fondamentalista piaccia moltissimo a molti insospettabili: dalla Chiesa Cattolica (laddove essa sia maggioranza onde diventare il paladino dei diritti delle minoranze laddove essa sia in minoranza), ai fondamentalisti americani (che si servono della maggioranza per limitare il più possibile i diritti degli omossesuali e imporre il proprio punto di vista, come ad es. l’insegnamento del creazionismo laddove i genitori della scuola lo richiedano a maggioranza), alla Lega (che propone che il riconoscimento dei diritti degli immigrati, anche legali, sia regolamentato dal beneplacito di un referendum) a Berlusconi (che vorrebbe che l’opposizione andasse in vacanza fino a nuove elezioni)…

Di fronte a questa pericolosa deriva della democrazia, occorre ricordare con forza che il sistema democratica è imperniato sul principio di decisione della maggioranza ma non si identifica con il volere (che può essere anche prevaricatorio) della maggioranza. Ogni forma di discriminazione basata sull’appartenenza etnica, sull’orientamento sessuale, sulla religione non hanno spazio all’interno di un sistema democratico anche nel caso che la maggioranza si dimostri ostile nei confronti di una minoranza, e in questi casi è obbligo della magistratura di “opporsi” al volere popolare. Non c’è democrazia laddove una minoranza si sostituisca alla maggioranza ma non c’è democrazia neppure laddove i diritti delle minoranze non siano pienamente ricosciuti e salvaguardati dalla maggioranza (e talora nonostante e contro l’opinione della maggioranza stessa).

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. Caro Gabriele, sottoscrivo ogni riga. Soprattutto quando sottolinei i molti integralismi presenti nel nostro paese. Non dimenticare anche quello che alligna dentro il PD, in forma più o meno palese: da quello, al limite dello sconcertante, della Binetti, a quello strisciante di chi si rifiuta di prendere posizione nei confronti della libertà di coscienza. Bisognerebbe ogni tanto ricordare il vero significato della parola “laicità”, non utilizzarla per giustificare qualsiasi cosa, anche il suo contrario.

  2. Caro Gabriele, sottoscrivo ogni parola.
    Soprattutto quando ricordi i molti integralismi presenti nel nostro paese. Vorrei ricordare a fianco di quelli che citi tu, anche quello che alligna dentro il PD, in varie forme: da quello, al limite dello sconcertante, della Binetti, a quello di chi rifiuta di prendere un’aperta posizione a favore della libertà di coscienza.
    E’ necessario, ogni tanto, ricordare il significato della parola “laicità”, che viene troppo spesso utilizzata per nascondere il suo contrario.

  3. massimo.b

    repetita NON iuvant?

    comunqu, scrivevo nel febbraio 2003, e mi pare in tema:

    DEMAGOGICRAZIA

    Fateci caso, nelle cosiddette società “moderne” è praticamente impossibile prendere posizione in una discussione se non si è in grado di agganciare il proprio pensiero alla percentuale di un qualche sondaggio di opinione. Di più. E’ addirittura impensabile poter esporre una propria idea senza l’accortezza di esordire dicendo: “la gente pensa che”, “i cittadini non sono stupidi e capiscono che”, “i giovani sono d’accordo che”, e così via…

    In breve, si svela in questo modo l’essenza della “demagogicrazia”. Questo neologismo, malgrado l’apparenza, non è abbastanza brutto. Lo dovrebbe essere ancora di più se dovesse esprimere appieno quello che io credo essere la manifestazione più concreta e palpabile di una profonda incrinatura nei sistemi democratici.

    Cerco di essere più chiaro.

    1. Per contare nella società nella quale viviamo, occorre tener conto degli esigenze degli altri. Sembra corretto.

    2. Se si riesce ad esprimere quelle che sono le principali necessità della comunità, si svolge un servizio utile. Sembra ragionevole.

    3. Quindi: analizzando la società, se ne traggono le principali pulsioni e le si rappresentano nel miglior modo possibile. Le idee sono così il frutto della sintesi di quello che al momento la società reclama come giusto e necessario.

    Questo apparentemente innocuo modo di ragionare ha però un nome ed un cognome: demagogia e ricerca del consenso. Oggi invece ha un suo rispettabile e preminente posto nella “demagogicrazia” imperante nella quale viviamo. Ma esiste differenza tra democrazia e demagogia? Si, ed è tanto semplice capirlo quanto colpevolmente trascurato.

    In una società democratica le idee non dovrebbero plasmarsi sul consenso che hanno già in seno alla società civile, ma dovrebbe accadere l’esatto contrario: l’idea si dovrebbe formare sull’ipotesi autonoma ed indipendente di una prospettiva futura migliore, che appunto ancora non c’è e per questo la si ricerca. Il consenso dovrebbe eventualmente formarsi solo dopo, a seconda di come tale idea viene recepita: utile o superflua, opportuna o fuori luogo, giusta o discriminatoria, e così via. Il dibattito attorno a questo tipo di idee è la vera ed unica sostanza della libera democrazia.

    Credo che la “demagogicrazia” stia purtroppo prevalendo sulla democrazia. Siamo e rimaniamo il paese che privilegia chi semplicemente meglio interpreta l’immediato e prevalente “comune sentire della gente”; siamo il paese che preferisce continuare a credere che la terra sia piatta piuttosto che destabilizzare certezze ataviche; siamo un gregge che continua a brucare erba anche quando è chiaro che non è più verde. Che importa!

    saluti
    massimo.b

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