Ivan Scalfarotto intervista Irene Tinagli.
Irene, che è successo?
Niente. E’ quello il problema.
Va bene. Ripartiamo dall’inizio. Come sei entrata
nel PD?
E’ nato tutto dal
lavoro di Florida e da Paola Concia che mi ha contattata. Ero titubante ma
l’idea era interessante: un partito moderno che tentava di affrancarsi da quelle
forze che avevano ostacolato il cambiamento sembrava un progetto da
appoggiare.
E cos’è che non è andato?
Prendiamo la questione Gelmini. Invece di incalzare il
ministro con posizioni coraggiose e innovative ci siamo rifugiati nella retorica
del precariato e arroccati sui tagli, che sono solo una parte del problema.
Nemmeno un tentativo di risolvere le piaghe del sistema italiano, e anzi ci
siamo schierati con quei rettori che hanno ostacolato ogni riforma nel
passato.
In questi giorni, poi, non abbiamo dato
una grande immagine all’opinione pubblica…
Sulla vicenda Villari ci sono stati tre problemi: in
primo luogo non è stato un bello spettacolo vedere un partito che investe il suo
tempo a giocare la peggiore vecchia politica. Poi, nessuno si è assunto la responsabilita
delle scelte che hanno portato certe persone a sedere in parlamento. E alla
fine è arrivata
la soluzione, ma questo è un classico dell’Italia intera, che è rappresentata da un validissimo signore
di 85 anni.
Ma tu, Irene, che PD
vorresti?
Mi piacerebbe
aprire il giornale la mattina e non trovarci polemiche tra veltroniani e
dalemiani. Non sarebbe male se Veltroni e D’Alema si dimettessero tutti e due:
mi pare che abbiano fatto più danni al partito della grandine. Vorrei proposte veramente
innovative, vorrei vedere il partito incalzare il governo in maniera compatta e
convincente. L’obiettivo non è portare 1 milione di persone in piazza,
ma conquistare la fiducia della maggioranza degli italiani.
E cosi te ne torni all’estero a tempo
pieno. Ma dimmi, Irene, com’è fatta l’Italia dove vorresti tornare?
Mi piacerebbe un paese dove nessuno dicesse: “Ma come,
non trovi lavoro? Aspetta che tiro su il telefono”. Un paese dove i giovani che
incontro non fossero tutti cosi sfiduciati e depressi.
E per avere un partito e un paese come
quelli che descrivi quale sarebbe la prima cosa da
fare?
Ci vorrebbe un
ricambio. Drastico.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Irene e’ una persona veramente in gamba. Intelligente, creativa, entusiasta. E molto naturale, senza sovrastrutture. Quando ci siamo incontrati a Pittsburgh, dopo mezz’ora che stavamo cenando avevo l’impressione che ci conoscessimo gia’ da tanto tempo. Irene ha fatto la scelta giusta. Spero che continui a lavorare con iMille e ne iMille nel prossimo futuro.
Irene e’ una persona veramente in gamba. Intelligente, creativa, entusiasta. E molto naturale, senza sovrastrutture. Quando ci siamo incontrati a Pittsburgh, dopo mezz’ora che stavamo cenando avevo l’impressione che ci conoscessimo gia’ da tanto tempo. Irene ha fatto la scelta giusta. Spero che continui a lavorare con iMille e ne iMille nel prossimo futuro.
Che Irene Tinagli sia una persona in gamba, creativa e intelligente ( e onesta aggiungo io) non ci piove. Provi pero´a spiegarmi Irene quello che a me sembra un paradosso ma che forse e´ solo una difficilissima equazione di cui lei credeva di aver intuito la soluzione: come si puo´ lavorare per un partito moderno che tenta di affrancarsi dalle forze che ne ostacolano il cambiamento, sedendo pero´accanto a queste stesse forze, legittimandole in qualche modo con il proprio contributo di autorevolezza, accettandone la presenza e la “chiamata”, compromettendosi; salvo poi criticarle (giustamente) quando ci scopriamo emarginati, isolati se non strumentalizzati.
Quando mai una rivoluzione contro il sovrano e´stata fatta con il consenso e la compiacenza del sovrano stesso?
Saluti
Come spesso succede, Luca de Biase dice cose molto condivisibili sulla faccenda. Qui: http://blog.debiase.com/2008/11/23.html#a2150
La parabola di Irene è storia triste che accade da almeno qunidici anni, la parte “progerssista” del paese si perde così le eccellenze migliori in una metafora/specchio perfetta di quello che accade in tutti i settori della società. Ma la cosa paradossale e tragicomica è che dal 2000 in poi l’ex PDS/DS ora PD non ha fatto altro che predicare ricambio (poco) e riformismo (molto) senza spostare però una virgola del cosidetto “ordine costituito” nel partito e nelle politiche proposte (salvo qualche sprazzo- peraltro osteggiato- di Bresani). Tutta la mia comprensione e solidarietà ad Irene.
Scelta erronea, a mio avviso. Irene, tutta affaccendata ad aspettare la chiamato di Veltroni, ha mai bussato alla porta dei mille per dare maggior visibilita’ o forza alle sue proposte?
Se si’, perche’ non e’ stata “cooptata” dai mille?
Grottesca infine la risposta finale: Ci vorrebbe un ricambio. Drastico. Mi si faccia capire: posso solo immaginare le battaglie che Veltroni deve aver affrontato (e vinto) per aver Irene Tinagli direttamente in direzione nazionale. Un elemento nuovo, discontinuo, fresco. E lei che fa? Siccome nessuno bussa alla sua porta si dimette, proprio mentre Veltroni e’ sotto attacco, dicendo pure che ci vuole il cambiamento.
Un messaggio a Veltroni, parafrasando Francesco Costa: se candidi una che non ha idea di cosa sia la politica e’ il minimo che ti puo’ capitare. Anzi, e’ il minimo che ti meriti.
Io ho già scoperto come contribuire a quel ricambio: non votando PD e facendo propaganda anti-piddina presso chiunque conosca. D’altra parte, per fortuna Binetti, Latorre, De Carlo, Del Turco, Crisafulli ci forniscono ottimi elementi per dire che tra PD e PDL l’unica differenza di rilievo è proprio la L.
Il PD deve morire. Dopo, si potrà ricominciare a parlare di come portare avanti questo paese. Non importa destra o sinistra, importa chi fa le cose per il paese e non per sé: e sicuramente, il PD non è questo.