
Ho sentito ripetere innumerevoli volte in questi giorni che l’operazione del governo sulla scuola non è una riforma, sono solo tagli. Mi sembra invece che, nascosta dai tagli, una riforma ci sia. La riforma non è necessariamente migliorativa, o almeno non è detto lo sia per tutti. Riforma vuol dire dare una nuova forma a qualcosa. E una nuova forma di una nuova scuola dietro ai decreti Tremonti-Gelmini la si può intravedere, ed è ben coerente con la ideologia dell’attuale centro destra.
Riguarda solo la scuola elementare, perché per l’università la scelta è stata il rinvio e per le medie inferiori e superiori non hanno neanche iniziato. Sono i segmenti che avrebbero più bisogno di un intervento. All’università il 3+2 non funziona proprio e ci sono tutte le altre storture (vere, in generale) ripetute sino alla nausea in questi giorni. Le medie inferiori sono un inutile doppione che esiste solo come residuo dell’antica riforma del primo centro sinistra (una vera riforma) che portava l’obbligo dai 10 ai 14 anni. Nelle superiori funzionano ancora i licei (con gli inevitabili limiti) ma sta crollando progressivamente tutto il settore delle tecniche e delle professionali, “progettato” in un’Italia da industria pesante ormai scomparsa. Infatti i licei scoppiano per numero di iscritti e le tecniche progressivamente chiudono classi.
Ma perché fare le cose secondo logica? Meglio farle secondo ideologia. E la ideologia che punta a smantellare il modello di scuola elementare italiano mi sembra abbastanza chiara, e ben orientata all’elettorato del centro destra. Vediamo alcuni punti qualificanti.
Ritorno al passato. Quante volte ho sentito ripetere in questi giorni in vari interventi di ascoltatori alla radio “io avevo un maestro unico e sono cresciuto benissimo”? E’ chiaro l’obiettivo di immagine: il governo di centro destra di oggi che appare come un sano e saggio governo di una volta, quando c’erano a governare le “persone serie, che non raccontan storie” e come tale acquista prestigio tra i suoi anziani (o aspiranti anziani) elettori. Un po’ come la confezione dei biscotti del Mulino Bianco.
Cancellazione del ’68. Questi sessantottini che ci hanno stufato, questo Don Milani che non si regge più. Cancellare quella stagione (che peraltro aveva non poche ombre, lo sappiamo) aumenta l’importanza “epocale” (una delle parole preferite di Berlusconi) di questo governo e dei risultati che si prefigge di raggiungere.
Le mamme facciano le mamme. Perché una donna cattolica e italiana deve affannarsi a lavorare? Perché non può dedicarsi alla famiglia e ai figli? Qui c’è l’ideologia cattolica tradizionale, anti anglosassone in quanto anti luterana. La stessa ideologia che spiega la enorme carenza di asili nido che zavorra da sempre il nostro paese (e che adesso fa comodo anche per tenere desta la ostilità contro gli immigrati). Una mamma che non prende il figlio a scuola deve essere penalizzata in qualche modo, con un tempo pieno = doposcuola, non per tutti, per i soli figli sfortunati di mamme carrieriste o vittime del consumismo.
Il lavaggio del cervello. Un momento, si vuol punire il consumismo? Motore ultimo della TV commerciale e quindi sorgente di potere per questo governo? Ma no, qui l’appello ideologico al cuore della destra italiana è il lavaggio del cervello. Chiaro che anche le mamme di destra lavorano e soprattutto, non hanno nessuna intenzione di passare tutti i pomeriggi a fare le baby sitter ai loro figli. Quello che non vogliono è una scuola sostitutiva, che diventa preponderante nella educazione dei bambini, che occupa buona parte della giornata non in giochi, televisione, sport, ma in attività formative, che formano però il bambino non ai loro valori, ma ad altri, come il rispetto per i diversi, la integrazione, l’attenzione al sociale e all’ambiente, tutto il buonismo della scuola elementare italiana di sinistra che, francamente, “non si sopporta proprio più!”. Non vogliono più che la scuola faccia questo lavaggio del cervello ai loro figli. Alla loro educazione vogliono pensarci loro, o almeno, i loro televisori.
Una scuola modello Milano 2. Un altro leit-motiv è che i tagli hanno lo scopo di liberare risorse da dare alle scuole private. Anche di questo non sono convinto. Penso che qui c’entri la scuola modello Milano 2. Il modello di vita della destra italiana, che vorrebbe, ovviamente, il villone con piscina, ma come alternativa più che ragionevole accetta il comprensorio, il recinto autosufficiente dentro al quale ha tutto quello che serve per una vita moderna, un box per le macchine, una casa con tutti i comfort, porta blindata, video citofono, un televisore in ogni stanza, un centro commerciale e un centro sportivo con piscina nel comprensorio, la vigilanza che fa entrare solo i residenti e gli ospiti, e le badanti e le colf. C’è proprio tutto quello che serve. Tranne la scuola. Una scuola costa un sacco di soldi, e una scuola privata effettivamente funzionante e superiore a quelle pubbliche costerebbe anche più di un sacco di soldi. Perché avrebbe bisogno degli insegnanti migliori e bisognerebbe pagarli di più e trattarli meglio di quelli delle scuole private. Non pagarli di meno, come ora. Perché è del tutto vero che nel settore dell’istruzione, soprattutto in quella primaria e secondaria, il costo prevalente è quello del personale.
Come si risolve il problema? La scuola privata di eccellenza è quindi alla portata solo di quelli dei villoni, che mandano magari i bimbi alla scuola steineriana , e alla classe media tocca per forza la scuola pubblica. Tutti pensano quindi che la strategia sia recuperare con tagli risorse dalla scuola pubblica per passarli alle private, in primis a quelle cattoliche. Non credo però che la cosa sia così semplice. E neanche che ci sia una strategia ben precisa, ma procedono un po’ a tentativi, vedendo come sono accolte le varie mosse.
La scuola privata cattolica finanziata dallo stato è certo gradita alla Chiesa, ma non è la scuola modello Milano 2. I valori cattolici interessano ben poco al popolo consumista , interessano solo i riti e la relativa simbologia. Soprattutto la scuola cattolica non è esclusiva, nel suo recinto sono racchiusi i bimbi o i ragazzi di famiglie cattoliche, ma non della stessa classe sociale. Il modello a tendere quindi è un altro: la scuola pubblica ma con scolari omogenei, tutti di Milano 2. La scuola differenziante, che mette nelle classi differenziali, o ancor meglio nelle scuole differenziali, tutti gli altri, i figli degli extra-comunitari, ma anche quelli che vivono fuori dai recinti delle varie Milano 2, reali o virtuali che siano.
Per arrivare a questo obiettivo il primo passo è smantellare la scuola buonista, la scuola della integrazione, la scuola creata dalla sinistra laica e cristiana conciliare dagli anni ’70 in poi, partendo dal suo migliore e più efficiente risultato: la scuola elementare.
In sintesi: l’obiettivo non sono i tagli (e poi perché Tremonti dovrebbe essere così ossessionato dai conti dello stato, cos’è, è diventato una specie di Padoa-Schioppa n.2? ci credo solo quando lo vedo). L’obiettivo, ancora sfocato e in corso di precisazione, ma che si riesce a vedere in controluce, è un nuovo modello di scuola, base per un nuovo modello di società, organico alla ideologia della destra italiana e delle sue classi sociali di riferimento.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Dire che “io ho avuto il maestro unico e sono cresciuto benissimo, quindi il maestro unico è pari e/o meglio dei tre maestri” utilizza la stessa logica dell’affermazione “io sono stato in Egitto e ho bevuto l’acqua del rubinetto e non mi è venuta la cacarella, quindi tutti i viaggiatori che vanno in Egitto possono bere l’acqua del rubinetto senza problemi”. Essendo una logica fallace, dimostra implicitamente che qualche problema di istruzione ci dev’essere stato, visto che normalmente a scuola s’impara la differenza tra ragionamenti logicamente corretti e non.
grazie! finalmente su iMille leggo un post sulla scuola che mi sento di condividere… e grazie anche per quello che nel tuo blog hai scritto su scuolabus, edilizia, divise e soprattutto uffici e computer per noi insegnanti. sono anni che lo dico (tra parentesi, i “cassetti” per noi insegnanti, che noi affettuosamente chiamiamo “loculi” sono forse 40×20, non di più).
se avessero abolito le province, anziché l’ICI, forse ora ci sarebbero i soldi per fare alcuni interventi non “epocali” ma utili (ricordate “la finestra rotta”). e se si volesse migliorare la scuola davvero si dovrebbe intervenire sui programmi, sulle competenze di noi docenti, sul trattamento economico di chi nella scuola lavora, sulla nostra carriera… ma questo evidentemente non è il loro obiettivo. probabilmente hai ragione tu: è davvero una riforma, tesa a cambiare la scuola in modo organico alla loro ideologia. i tagli sono un sottoprodotto casuale che non disturba, ma non il fine.
mna se è così quello che stanno facendo mette ancora più paura.
bacio
Off Topic : Pippo Civati mi disse una cosa assai vera. Sarà difficile abolire le provincie, al di là degli annunci da campagna elettorale oramai hanno troppe competenze.
@giacomo: di una logica devastante, chapeau!
@lucia: come vedi questo è il blog di un movimento “poroso” che quindi è aperto a contributi diversi. Uniti dal credere che il confronto libero e senza censure delle idee sia il principio primo della sinistra democratica e repubblicana. Qualcuno ti piacerà, qualcuno meno, in entrambi i casi non è “la linea”. La linea non esiste, non siamo la pravda ma cerchiamo di essere un luogo partecipativo.
x riccardo da parigi: lungi da me tappare la bocca a qualcuno o impedire la libera circolazione delle idee più disparate…
se qui e là mi sono risentita è perché spesso di scuola si pontifica senza saperne molto e si finisce per dire cose sbagliate e insensate. che in bocca a “loro” mi fanno un effetto, in bocca a voi (o comunque a chi scrive qui) tutto un altro.
bacio
Sono un maestro di scuola elementare di Aosta. Mi sembra una buona analisi che condivido in gran parte. A proposito del maestro di una volta, peccato che nessuno intervisti chi ha avuto pessimi insegnanti unici, magari per 5 anni…. o insegnanti che privilegiavano solo alcune materie perché non erano preparati in altre… Si tratta sicuramente di una semplificazione del messaggio e il paragono con quello pubblicitario del Mulino Bianco è calzante. Ricordo anni fa, al tempo della discesa in campo di Berlusconi, un corso di aggiornamento su video e comunicazione, in cui il docente ci fece notare la somiglianza tra gli spot pubblicitari della Barilla e quelli elettorali di Forza Italia. Maestro unico, grembiule, voti sono tutti “specchietti per allodole” …. o per allocchi; la realtà è più complessa.
Consiglio a tutti la visita al sito http://www.scuolaoggi.org/ e in particolare, rispetto, all’idea che gli insegnanti assorbono quasi tutte le risorse della scuola http://www.scuolaoggi.org/index.php?action=detail&id=3938
Caro Alberto,
leggo solo oggi il tuo intervento sulla scuola del 14 novembre, e molte cose che dici mi trovano del tutto d’accordo.
Trovo però un po’ sbrigativo affermare che la scuola media è solo un inutile doppione. Che cosa suggeriresti? Di tagliarla tout court? Altra cosa sarebbe dire, come aveva fatto Berlinguer, che nella prospettiva di una scuola dell’obbligo che comprenda anche il biennio delle superiori, la scuola media potrebbe essere ridotta a due anni (insegnanti delle medie, non insultatemi!) e inserita in maniera più funzionale nel primo ciclo (di cui, del resto, fa parte anche ora: vedi Indicazioni nazionali Fioroni e Istituti comprensivi). In questo modo però l’obbligo verrebbe quasi certamente riportato a 15 anni, e questa non mi pare una buona idea.
Forse davvero meglio, se vogliamo che il ciclo completo degli studi pre-universitari si concluda a 18 anni, come in molti altri paesi d’Europa, tagliare un anno della scuola secondaria superiore (adesso non insultatemi voi, insegnanti delle superiori!), ma in un’ottica di rafforzamento del curricolo dei due bienni, e non di tagli, come sostanzialmente sta facendo la Gelmini (che non taglierà solo per tagliare, come tu giustamente dici), ma comunque “taglia”, e tanto, e indiscriminatamente.