di Estella Marino
Visto che qui nel PD di Roma e del Lazio c’è un gran movimento tra statuti, segretari da eleggere, primarie si o no, malumori della base, scollamenti della testa, assemblee costituenti e organismi destituiti, proviamo a raccontare qualcosa – anche se sono la prima a non entusiasmarsi per tutto questo.
Premetto che io, che mi sento ancora “affacciata al balcone” a guardare i meccanismi interni di questo partito pur facendone parte, non è che abbia compreso molto ma comunque mi sembra che il partito a Roma e nel Lazio, come un po’ ovunque, abbia una qualche difficoltà a mettersi in moto (e a scrollarsi di dosso vecchie logiche, prassi persistenti e personaggi perenni), l’Assemblea (oceanica) costituente del Lazio ha licenziato una bozza di statuto regionale sulla quale fino al 30 si possono presentare emendamenti. Domenica la stessa assemblea si riunisce ma pare che lo statuto non si possa ancora votare (visto che c’è tempo fino al 30 per gli emendamenti), e forse si vota il segretario regionale (ma non dovevamo fare le primarie in questa fase transitoria anche per le cariche interne?). E quello romano? Mi sono persa qualcosa?
Dai territori (almeno da un nutrito gruppo di circoli di Roma) cresce il malumore che però ad oggi assomiglia più ad un borbottio e non è riuscito a concretizzarsi in azioni forti e di peso: stiamo parlando di 30-40 circoli che sui 115 di Roma, considerando quelli che praticamente non aprono mai, non sono pochi.
Il Circolo di DonnaOlimpia lunedì ha organizzato un’iniziativa dal titolo “dopo il 25 ottobre per un partito popolare e radicato” ( mentre scrivevo il post c’ho avuto un lapsus ed è uscito “popolato e radicale”… lapsus freudiano?). Sono intervenuti: Paolo Masini (consigliere comunale di Roma nonché organizzatore della manifestazione del 25 ottobre per il Lazio e ovviamente iscritto al circolo), Achille Passoni (senatore e iscritto al circolo) e Giuseppe Fioroni. Certo il caso Villari ha distolto per un po’ l’attenzione dal tema finché il senatore Passoni ha detto: “per me è fuori!”, e dalla sala (il circolo era pieno) giustamente qualcuno si è chiesto “fuori in che senso? di testa? dal partito?”, eh sì perché con questi chiari di luna fa così strano sentir prendere delle posizioni così nette e rigorose che quasi non ci si crede…. (ah, intendeva fuori dal partito…).
Tutti gli interventi dalla sala hanno sottolineato lo scollamento della classe dirigente dal paese reale (non dalla base, badate bene), Passoni e Fioroni hanno fatto degli interventi positivi ma, per me condivisibili solo a tratti, usando tutti i predicati possibili tranne “ascoltare”, proprio quello che la base sta chiedendo.
Fioroni in chiusura ha fatto una panoramica di varie questioni ( e certo fa impressione fare due conti e scoprire che i tagli alla scuola corrispondono a 220.000 unità in meno tra docenti e personale vario, che i tagli non sono “una tantum” ma strutturali e che all’università gli stessi riducono i fondi ad un terzo) anche sollecitato dai molti interventi dalla sala, però nel mentre mi sono domandata… ma il tema non era il radicamento territoriale? Non riesco mai a capire perché, ma succede sempre che, anche partendo con le migliori intenzioni alla fine si divaga.
Comunque ho ancora una volta la sensazione – ma potrei sbagliarmi – che gli schemi interpretativi e le categorie concettuali usate per interpretare e comprendere i fenomeni siano vecchie, e che il paese non sia lì dove lo si rappresenta, non più; il lavoro non è il lavoro di 30 anni fa, la scuola non è la scuola di 20 anni fa.
Eppoi si è tornati sul locale: è stato presentato il neo-eletto coordinatore di un circolo limitrofo – che, non facendo il politico di mestiere, alle 20 doveva scappare via perché non aveva considerato i “tempi della politica” (abbiamo iniziato quasi alle 19 e finito oltre le 21, per molti di noi questi tempi non collimano con i tempi della vita reale e anche su questo ci sarebbe da dire…), si è sollecitato il tentativo di mettere in rete i circoli del municipio, un breve momento è stato dedicato alle – ormai prossime – primarie della formazione giovanile del PD (si è “giovane” dai 14 ai 29 anni, Ivan nello statuto aveva provato a far mettere il limite a 25 ma ha incontrato una enorme resistenza proprio tra i “giovani”), si sono ricordate le prossime iniziative che il circolo sta attivando, ecc…
Infine insieme a tutto questo c’è sempre qualcuno che fa le tessere, che apre e chiude il circolo, che dedica tempo all’organizzazione degli incontri, alla costituzione di gruppi, a parlare con le persone, a spiegare le cose più ostiche, a mettere per iscritto quello che si è detto, a far circolare le informazioni, a promuovere iniziative, a mettere in rete persone, idee, passione: tutto questo si fa sul territorio (e necessita di molto di tempo) ma a volte è quasi un lavoro invisibile, e pensare che spesso è quello che tiene in piedi il tutto!
E comunque domenica all’Assemblea regionale vedremo che aria tira.
PS: il partito è uno strumento: quando il tempo dedicato a discutere del partito supera il tempo dedicato a discutere dei problemi reali è il caso di tirare il freno a mano.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Cara Estella,
penso che non ci sia trippa per gatti.
il partito va male, malissimo. L’obiettivo di essere nuovi, di essere diversi è andato completamente bucato.
L’obiettivo centrato in pieno è stato quello di ammutolire la propria base (sempre considerata con sufficienza o con fastidio, tralaltro).
IO sono sempre più convinta che bisogna aprire una fronda radicale (altro che lapsus) dentro a questo partito. Se bisogna morire così, meglio morire combattendo. Se bisogna essere azzittati da una classe dirigente che continua, come sempre, solo a proporre sè stessa, e continua, come sempre, solo a trovare modalità per non rispettare quanto promesso o quanto dovuto (lo statuto,la partecipazione, la democrazia.. )
insomma sono un fallimento e sono un fallimento loro. Io per la prima volta non mi sento coinvolta in questa roba, per la prima volta probabilmente non voterò il partito democratico alle prossime elezioni euiropee se il partito democratico continuerà ad agire con le solite vecchie logiche. Altro che yes We Can, qui noi non possiamo nulla. E se non possiamo avere una fronda di dissenso palese e organizzata e se c’è spazio solo per Veltroni, D’alema e i loro pasdaran e gli altri non conteranno mai nulla alla fine è giusto che loro non contino il mio voto. Sto seguendo con interesse alle iniziative di Roberto Giachetti in proposito.
maddalena.
Cara Estella,
penso che non ci sia trippa per gatti.
il partito va male, malissimo. L’obiettivo di essere nuovi, di essere diversi è andato completamente bucato.
L’obiettivo centrato in pieno è stato quello di ammutolire la propria base (sempre considerata con sufficienza o con fastidio, tralaltro).
IO sono sempre più convinta che bisogna aprire una fronda radicale (altro che lapsus) dentro a questo partito. Se bisogna morire così, meglio morire combattendo. Se bisogna essere azzittati da una classe dirigente che continua, come sempre, solo a proporre sè stessa, e continua, come sempre, solo a trovare modalità per non rispettare quanto promesso o quanto dovuto (lo statuto,la partecipazione, la democrazia.. )
insomma sono un fallimento e sono un fallimento loro. Io per la prima volta non mi sento coinvolta in questa roba, per la prima volta probabilmente non voterò il partito democratico alle prossime elezioni euiropee se il partito democratico continuerà ad agire con le solite vecchie logiche. Altro che yes We Can, qui noi non possiamo nulla. E se non possiamo avere una fronda di dissenso palese e organizzata e se c’è spazio solo per Veltroni, D’alema e i loro pasdaran e gli altri non conteranno mai nulla alla fine è giusto che loro non contino il mio voto. Sto seguendo con interesse alle iniziative di Roberto Giachetti in proposito.
maddalena.
Si, lo sto seguendo anche io Giacchetti. Quello che fa lo sciopero della fame per avere le primarie per eleggere il segretario del PD di Roma. E anche io, come Maddalena, ammutolisco.
Non e’ una faccenda di senso dela misura, delle proporzioni, di atteggiamenti personali. Il fatto e’ che questo partito e’ ormai diventato un caravanserraglio, ostaggio delle meschine ambizioni personali di coloro che vedono solo passare un treno da prendere al volo, invaso dal qualunquismo degli orfani di grillo,saturo di demagogia e di personaggini mediocri e rumorosi alla ricerca del loro quarto d’ora. Una specie di varieta’ della domenica pomeriggio, senza i gol.
Non ci credo piu’ nemmeno io, anche se per motivi opposti a quelli di Maddalena. Anche io auspico una “fronda radicale” e, nel pieno rispetto dei grandi valori della sinistra italiana, anche una bella scissione regeneratrice. Ma non ci sara’: di questi nani e ballerini non ti liberi piu’ nemmeno col verderame.
I commenti di Gianni e Maddalena qui sopra ben evidenziano l’attuale contrasto che lacera il PD.
Al lingotto Veltroni delineo’ chiaramente la sua idea di PD. Apertura alla societa’ civile, primarie, partito liquido, radicamento sul territorio. Una nuova stagione. Un anno e’ passato, ed e’ lampante che le idee di Veltroni non hanno goduto dei favori o dell’appoggio del partito. Primarie evitate il piu’ possibile, apertura alla societa’ civile priva di strutture o canali specializzati e abbandonata alla buona volonta’ dei singoli, tessere e struttura rigida.
In questo scenario prolifera l’esperazione di molti nuovi aderenti al Pd affascinati dal progetto di Veltroni, che criticano costruttivamente il PD come su questo blog o si abbandonano a boutade teatrali quali dimissioni o scioperi della fame.
Non e’ un problema di incomprensioni, ma un problema di strategia e incompatibilita’ della finalita’ della forma partito.
Illudersi che un faccia a faccia ad un congresso risolva le cose e’ illusorio. Ci sara’ al massimo qualche mese di tregua, e alle prime difficolta’ ognuna delle parti in causa cerchera’ di tirare la coperta dalla sua parte. Va dato atto a Veltroni di aver scoperchiato un vaso di Pandora, e aver evidenziato come buona parte degli oltre 3 milioni di votanti alle primarie sono favorevoli alla sua concezione di partito riformista moderno. Anche io sto maturando l’idea di Gianni. Credo che la scissione sia un bene per tutti.
E’ vero, il contrasto e’ nei termini che dice Antonio. ma non credo che si sia generato a seguito di una reazione inerziale dei dirigenti del partito.
Innazitutto dal Lingotto ad oggi si sono perse delle elezioni nazionali. E tutte (molte) analisi concordano nel dire che le si e’ perse a causa del mancato controllo del territorio, per disfunzioni diverse e quasi opposte sia al nord che a al sud.
E’ paradossale: un partito da un milione di iscritti potenziali, ossia il partito piu’ grande di Europa in termini di militanza volontaria, che si fa schermare sul territorio da un ex-partito di plastica e da una forza di ispirazione regionale.
Partito luquido e controllo del territorio sono due termini incompatibili. Per questa ragione mi sembra che la rappresentazione dello scontro in corso come un conflitto di vanita’ tra Veltroni e d’ Alema sia una banalizzazione inutilizzabile per capire di cosa davvero si discute.
Si discute, infatti, ancora come dice Antonio, del ruolo del partito nella societa’ italiana. Vogliamo il partito liquido? Bene, si sappia che questo significa allentare (annullare) il presidio territoriale (in tutti i luoghi della politica: non solo i circoli, ma anche le associazoni, i sindacati, le cooperative, l’ Universita’, eccetera). Si trasforma il partito in una struttura elettorale, che non fabbrica piu’ idee e contenuti, ma raccoglie semplicemente quelle fabbricate altrove e le fa camminare sulle gambe di candidati selezionati con le primarie, dopo che costoro si sono guadagnati la loro rappresentativita’ e il loro consenso altrove. Una Forza Italia democratica, insomma.
Personalmente, trovo l’ idea affascinante. Ma non sono certo che fuori dalla astrazione sia l’ idea giusta per la sinistra di adesso. E non, ripeto, a causa della guerriglia dalemiani-veltroniani o altre barzalette da barbiere del genere, ma proprio per la sua dubbia percorribilita’ politica sul tessuto della societa italiana.
Gianni raccoglie perfettamente il testimone. Al contrario di Gianni e delle statistiche da lui citate, io sono convinto che il centrosinistra abbia perso le elezioni proprio per l’eccessivo radicamento col territorio, che si e’ trasformato nel tempo in incapacita’ di abbandonare schemi e organigrammi di partito costruiti col sudore di anni di politica locale.
Il partito liquido di Veltroni voleva proporsi come meccanismo per scardinare tale schema, puntando sulla forza d’urto dell’entusiasmo di centinaia di migliaia di nuovi iscritti raccolti con e dopo le primarie. Purtroppo Veltroni ha fatto male i suoi conti – oltre alle sue candidature, Rutelli in testa – e la forza propulsiva dei “nuovi” si e’ esaurita senza diventare dominante.
Ora nel PD convivono due anime: il “radicamento sul territorio” e il “partito liquido”, con tutte le caratteristiche ben descritte da Gianni. Tuttavia, al contrario di lui, io sono del parere che l’idea stessa di “partito liquido” farebbe un gran bene al nostro paese, da sempre malato di morbosita’ politica. Certo, non sono sicuro che con un partito liquido si possano vincere le elezioni, ma del resto l’innovazione non e’ certezza.
Quello di cui mi sto convincendo, e’ che queste due anime ben difficilmente riusciranno mai a venire a patti. Meglio e’ per tutti che si vada ad una bella scissione. Del resto, Veltroni ha raccolto oltre 3 milioni di voti alle primarie, con cui fondare ben altro che non l’ennesimo micropartitino di sinistra.