di Marco Simoni (da l’Unità)
Qualche settimana fa abbiamo donato 200 dollari alla campagna di Obama. Assieme alla email di ringraziamento per mia moglie – solo gli americani sono autorizzati a contribuire legalmente – è arrivata la richiesta di dare una mano, facendo telefonate in Ohio. L’ultima volta che una campagna elettorale impose un nuovo stile e un nuovo standard non solo alle future presidenziali, ma alle campagne di tutto il mondo occidentale, era il 1980 e il candidato era Ronald Reagan.
Seguirono 25 anni di dominio incontrastato della ideologia neo-liberista che, sulle ali di Reagan e Margaret Thatcher, impose moduli di pensiero, ancor prima che strutture di potere economico. Le vittorie elettorali della sinistra, in questo ultimo quarto di secolo, hanno potuto fare ben poco: mitigare le diseguaglianze, lo hanno fatto Clinton, Blair, e con molta meno efficacia Jospin e Schroeder; difendere i diritti di alcune categorie di lavoratori, senza riuscire a definire realmente quale fosse il ruolo del lavoro, nella sua dimensione moderna e dinamica, nelle loro politiche e nella loro narrativa, come è accaduto in Italia e in tutta l’Europa continentale. Nessun leader Europeo della storia recente ha definito una economia di successo quella “che onori la dignità del lavoro.” Lo ha fatto Obama nel suo discorso di accettazione della candidatura. Nel mondo plasmato dalla leadership di centrodestra, cominciato con Reagan che guardava la telecamera di tre quarti seducendo il pubblico Americano, la sinistra aveva uno spazio solo di rimessa. Anche per questa ragione l’elezione di Obama alla presidenza USA può davvero rappresentare un momento di svolta. Stavolta non è stata la destra a mescolare le carte e a stabilire un nuovo standard, ma la sinistra. Non si tratta solo di vincere annunciando con orgoglio le politiche che da sempre hanno definito la sinistra democratica: accesso alla casa, accesso alle cure mediche, educazione di eccellenza e di massa. Si tratta anche di far apparire queste parole moderne, attuali, opportune, anche grazie all’uso professionale ed accorto dei nuovi media, e la capacità tutta tecnica di mobilitare con strumenti nuovi un esercito di militanti. Quando poi Lauren ha alzato la cornetta e, rispettando le istruzioni, ha salutato, “Buongiorno, vi chiamo a nome della campagna per Barak Obama, posso disturbarla?”, ha trovato 6 elettori su 7 già convinti a votare per lui. Vai a sapere, forse è stato un caso, o forse l’email con i numeri di telefono serviva solo per farci sentire coinvolti. O a convincere quell’indeciso.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




