Wind of change

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di Francesco Costa

Noi lo vediamo, il vecchio John, correre, dimenarsi e saltare da uno
stato all’altro dell’unione, il tutto senza fermarsi un attimo,
smentendo – dobbiamo ammetterlo – chi dubitava della tenuta del suo
fisico. Ha scorza, John. Per i membri del suo staff, per i capi del suo
partito, per l’establishment repubblicano, questo è solo un giro di
giostra, e il prossimo arriva tra appena due anni; per lui questa è la
partita della vita. Il punto è che quando le cose si mettono male – e
qui le cose si sono messe così male perché è arrivata la più
grave crisi economica da ottanta anni a questa parte, quando si dice la
sfortuna – dicevamo, quando le cose si mettono male, riprendere il filo
e invertire la rotta è complicatissimo (la Roma ne sa qualcosa, ma questo è un altro discorso).

John ci crede e fosse per lui, forse, qualche chance l’avrebbe
ancora – qui gliene daremmo una su cento, che se ci pensate è
tantissimo. Tutto quello che è attorno a lui, però, nella sua campagna
e nel suo partito, si sta sgretolando, inesorabilmente, ed è come una
valanga: una volta partita, non si può fare nulla per arrestarla.


Nei giorni scorsi gliene sono capitate di tutti i colori. C’è la storia, di cui abbiamo scritto,
della sua supporter aggredita da una banda di fan di Obama che la
picchia e le incide una B sulla guancia – e poi si è scoperto che si
era inventata tutto, e si era addirittura sfregiata da sola. C’è la
parte nera della sua famiglia – sì, John McCain ha dei parenti neri -
che ha detto che voterà Barack Obama. C’è la storia del suo incontro cordiale
col dittatore Augusto Pinochet, che ok, erano altri tempi, ma dopo mesi
ad accusare Obama di voler incontrare un dittatore senza pre-condizioni
suona male, molto male. C’è suo fratello, professionista della gaffe,
che si è messo a insultare gli operatori del 911. C’è la storia dei supercostosi vestiti di Sarah Palin e c’è, soprattutto, il tradimento di Sarah Palin.
La governatrice dell’Alaska, fiutata l’aria della sconfitta, non ha
nessuna intenzione di lasciarsi travolgere dalla valanga e lascia il
povero John sempre più solo: litiga con lo staff di McCain e va addirittura a fare comizi in Iowa, dove i sondaggi danno Obama in vantaggio di dodici punti. Però voi sapete bene che stato è l’Iowa, e perché conta molto nella geografia politica americana: è lo stato dove prendono inizio le primarie.
Viene da solidarizzare con McCain, visto che Sarah Palin come politico
di rilevanza federale se l’è inventata lui; poi però pensiamo che un
po’ se l’è meritato, e se imbarchi una come Sarah Palin, è il minimo
che ti possa capitare (il massimo speriamo di non doverlo mai scoprire).

C’è, in generale, lo sgretolamento completo del fronte dei suoi
alleati e dei suoi supporter, che fanno a gara a salire sul carro del
vincitore, finché si è in tempo. Ricordate l’esercito di superdelegati
che mollava la Clinton per passare a Obama, pochi giorni prima della
fine delle primarie? A John McCain sta succedendo la stessa cosa e
Colin Powell e Scott McClennan non sono che la punta dell’iceberg:
decine di deputati, senatori e governatori repubblicani stanno dando il
loro sostegno a Obama. Senza contare i quotidiani:
si è ormai perso il conto del numero di quotidiani storicamente
conservatori che si sono schierati per Barack Obama. Tutte cose che di
per sé vogliono dire poco, dirà qualcuno; c’è l’America profonda,
diranno altri. Tutto vero: per questo serve prudenza nel connettere
cause ed effetti, e qui ci limitiamo semplicemente a registrare una
serie di fatti e una certa atmosfera. Sembra di essere in presenza di
una valanga, simile alle proporzioni della vittoria che i sondaggi
sembrano assegnare a Obama, con un distacco enorme a soli nove giorni
dalla chiusura delle urne. Degli elettori, beh, parleremo poi, ma
l’aria che tira è questa. Aria di cambiamento.

P.S.: La foto dell’ultimo link è scattata in Texas. Per dire.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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4 Commenti

  1. Leo perutz

    Tu dici France´?
    Noi, che de cose ´mericane se ne intendemo meno, nun c´avemo l´idioma e nun c´avemo manco l´Aiova ma che s´aricordamo abbastanza bene le ultime batoste prese dai cugini democratici ar 90-esimo minuto, sai che famo? Famo come i scettici allo stadio quanno se batte er carcio de rigore, se giramo dall´altra parte, aspettamo zitti, mogi e impauriti, le orecchie tappate pe´nun senti´ i commenti inutili porta-sfiga der vicino e cominciamo poi a zompa´ solo se lo fanno quelli dalla parte nostra, senza avecce capito gnente de quello che e´successo. A noi chi ha segnato, France´, ce piace da sapello solo tra ´na decina de giorni, dopo er fischio conclusivo, prima ce tocca da pensa´ che succederebbe se finisse assai diversamente.

  2. bel pezzo, ma il mio modo di sentire in questo momento è esattamente quello di Leo

  3. Luigi

    Concordo con Corrado e con Leo: aspettiamo il 4 novembre.
    Mi pare che Obama la pensa come noi, senza voler nulla togliere a Francesco cui va dato atto di aver scritto un bel post.

  4. Marco

    C’e’ cambiamento e pure forte in vista e senza dubbio se dovesse vincere McCain sarebbe un bel problema perche’ non mi sembra proprio adeguato a gestirlo questo cambiamento.
    Speriamo tutti per Obama, ma occhio alle sorprese dell’ultima ora… vai Barack, almeno tu facci sognare!

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