Un giorno alle corse

sofri2005.jpgdi Luca Sofri
(intervento alla Direzione Nazionale del Pd)

Visto che sta circolando anche qualche imbarazzante inesattezza,
incollo qui l’appuntone che mi ero scritto – integrandolo con qualcosa
tirata fuori all’ultimo momento – per la Direzione Nazionale del PD di
stamattina. Poi ho parlato a braccio, e quindi alcune cose sono
saltate, ma i concetti ci sono: scritti senza rileggere, non badate
alla forma.

Allora, vi chiedo scusa se approfitto del fatto di essere qui per dire
un po’ di cose anche poco piacevoli da sentire. Farei volentieri a
meno, e mi sarebbe piaciuto che in questi mesi di vita del partito
democratico e in queste settimane di suo letargo le avesse dette
qualcun altro. Ringrazio Giovanni Bachelet che mi ha preceduto e ha
seminato qualche traccia di preoccupazione e insoddisfazione per cosa
sta accadendo del PD, facilitandomi un po’ le cose. Mi ha risparmiato -
solo un poco – l’imbarazzo e il fastidio che ho io stesso per la figura
di quello che arriva qui per la prima volta e pretende di spiegare cosa
succede fuori. Ma si dà dannatamente il caso che molti qui diano
l’impressione di non saperlo, cosa succede fuori: o di fregarsene. E
quindi con riluttanza – con molta riluttanza – faccio quella parte lì.

Della relazione di Dario Franceschini condivido
tutto quel che riguarda i modi di fare opposizione. Con un paio di
piccole eccezioni – che gli segnalo per suggerirgli una più efficace
impostazione dialettica della questione -: vedo una contraddizione tra
il sostenere che su cinque anni dobbiamo avere il passo della maratona
e partire piano, e il segnalare la difficoltà di recuperare consensi in
tempo per le troppo imminenti elezioni europee. Quanto alla metafora
della maratona, è più bella, ma secondo me più incongrua agli anni a
venire di quella della formula Uno: si parte subito forte, e si deve
andare più forte che si può fino all’ultimo giro.

E non mi pare vero che tutte le maggioranze appena
insediate nella recente storia europea abbiano riscosso i primi cali di
consenso solo dopo molti anni: non nel caso di Sarkozy, per esempio, e
non in quello dell’ultima vittoria elettorale di Blair.

Ma ripeto, sulle modalità dell’opposizione in questi mesi sono del tutto d’accordo.

Sono meno d’accordo con Franceschini sull’analisi dello stato del Partito Democratico. E spiego perché.  Come
sappiamo, malgrado un’iniziativa politica rivoluzionaria, moderna, e
creativa come quella presa da Walter Veltroni durante la campagna
elettorale, abbiamo perso le elezioni. Eppure quel risultato è stato un
successo, proprio per questo: era impossibile vincerle, quelle
elezioni, e il Partito Democratico, dato il contesto e le condizioni
non poteva andare meglio di così: nessun leader e nessuna linea
politica avrebbero potuto farlo andare meglio di così. Sfido chiunque a
sostenere esempi contrari.

Inciso: che qualcuno faccia infantilmente l’offeso
di fronte alla tesi che l’immagine del passato governo Prodi abbia
limitato e di molto, le possibilità di vittoria alle elezioni, tesi
condivisa là fuori dal primo studente di liceo all’ultimo politologo,
la dice lunga sulle fesserie su cui perdiamo tempo.

Il secondo concetto, per me assai più grave e
incomprensibile, è che dopo quella sconfitta, e quel successo -
insisto: un successo – il PD è crollato. È dopo che è crollato. Sono
passati sei mesi in cui non c’era altro da fare che farsi venire delle
idee per farlo crescere, che lavorare per guadagnare fiducia e
credibilità senza l’assillo del rischio elettorale, senza la
complicazione del dover governare bene, senza il bisogno di
un’opposizione agguerrita e instancabile: la maggioranza fa quello che
le pare e in questi sei mesi, salvo rarissime eccezioni, potevamo fare
un sacco di belle cose.

Invece.

Il PD oggi è molto in difficoltà: chiedete in
giro. Peggio: ha un’immagine di partito allo sbando: cito mi pare lo
stesso Walter Veltroni quando disse dell’agonizzante governo Prodi, “si
avverte una sensazione di sfarinamento”. E guardate, so distinguere le
fesserie dei giornali da quello che pensa la gente: ma so anche che le
fesserie dei giornali orientano molto di quello che pensa la gente, e
so che le fesserie dei giornali non possono diventare un alibi. Se
chiedete in giro alle persone normali cosa pensano stia facendo il PD,
vi risponderanno che Veltroni e D’Alema si fanno la guerra. E non posso
credere davvero che uomini intelligenti reputino che la soluzione a
questo tipo di comunicazione sia semplicemente rispondere “no, non è
vero”.

Certo, c’è la crisi della sinistra europea, c’è la
difficoltà delle sfide della modernità, eccetera eccetera. Ma siamo
tutti stufi di alibi per le sconfitte: bisogna saper distinguere tra
spiegazioni e giustificazioni. Non gliene frega niente a nessuno di
sapere le ragioni per cui non riusciamo, che sono sempre le stesse. Se
non riesci, ti sposti, e fai fare a qualcun altro. Avviso di un’altra
cosa, perché in giro le vanità personali e i nervi scoperti prevalgono
su tutto. Non mi interessa sapere di chi sono le colpe: è irrilevante.
Distinguo tra colpe e responsabilità ufficiali, e mi interessano le
seconde. E soprattutto mi interessa capire quali cause generano quali
effetti, in modo da rimuovere le cause. Se dico che il governo Prodi si
è fatto molto malvolere, non mi interessa se la colpa sia di Prodi o di
quattro ministri, o dell’ufficio pubbliche relazioni. Ma mi interessa
cambiare registro rispetto a uno che non funziona: mi interessa non
convocare più – in tempi di casta, di distanza dai cittadini, eccetera
- non convocare più una riunione alla Reggia di Caserta. Per dirne una.

E se l’Italia in generale, la sinistra in
particolare, e il maggior partito della sinistra italiana nel
dettaglio, sono nelle condizioni più disastrosamente scoraggianti
dell’ultimo mezzo secolo, mi interessa che non si affronti questa
situazione con gli uomini e i metodi che hanno portato fino a qui. Non
riesco a capire come le persone che hanno avuto incarichi di altissima
responsabilità nei partiti da cui viene questo, e nei governi che hanno
preceduto e favorito questo – tra cui alcune persone per cui ho una
grande ammirazione e riconoscenza – vivano senza nessuna logica
consequenzialità la loro storica corresponsabilità nel fallimento.

Invece sono qui a discutere come affrontare il
secondo decennio del Duemila le stesse persone che non hanno saputo
affrontare il primo e che erano qui nel millennio precedente, e nessuna
di queste fasi si fa ricordare come un momento splendente nella storia
di questo paese.

Chiudo la parte critica, che spero non abbia
bisogno di altri esempi, che altrimenti potrei tenervi qui a ore e non
sarebbe bello per nessuno. Ma la chiudo parlando di e a Walter
Veltroni, di cui ho infinita stima e la cui leadership sostengo
fermamente (e trovo pazzesco che sia data cittadinanza a contestazioni
che non rappresentano nessuno. Nessuno. Veltroni è diventato leader del
PD per fare il leader del PD, non per vincere le elezioni pochi mesi
dopo. Sfido chiunque contesti l’attuale segreteria a dire a nome di chi
parla. Dei voti ottenuti con un sistema elettorale senza preferenze?
Gli unici qui dentro che parlano a nome di qualcuno sono coloro che
hanno preso voti alle primarie dell’anno scorso).

Bene, non pretendo di spiegare a persone molto più
esperte e competenti di me quali contenuti dare al presente e al futuro
del Partito Democratico. Non sto parlando di contenuti, come vedete, e
non sarei all’altezza di discussioni molto approfondite ed elaborate
che avvengono dentro questo partito. E dichiaro che quando una cosa mi
pare particolarmente assurda e incomprensibile, tendo a pensare sempre
che mi sfugga qualcosa, prima di dire “è assurdo!”. Dove non vedo
spiegazione, la chiedo, prima di volermene creare una che mi piaccia.
Sull’anacronistica pigrizia e inadeguatezza della classe dirigente
italiana – non parlo di quella di destra, che è al di là delle
possibilità di analisi – per esempio ho chiesto molto in giro, e solo
in assenza di altre giustificazioni o valide obiezioni ho dovuto
convincermi che si spiega solo con pigrizie, vanità, mediocrità,
egoismi e presunzioni umane. Normale, le abbiamo tutti, anch’io e
parecchie: e infatti ho evitato di fare un lavoro che dovesse mettermi
al servizio degli altri, come la politica. Per fare politica,
soprattutto di questi tempi, ci vuole la capacità di mettere se stessi
e le proprie ambizioni non in secondo, ma in quinto piano: o la
capacità di soddisfarle, le proprie ambizioni, fingendo di non averne.
E temo che se ce ne andiamo da qui, tutti noi che non soddisfiamo
questo requisito, restano davvero in pochi.

Ma io non mi so spiegare Walter Veltroni, e quindi
immagino che qualcosa mi sfugga. Cosa mi sfugge? Tutto il paese fa
battute – divertite o scorate – sullo stordimento da KO che avrebbe
colpito il nostro segretario, o quel che è. Tutti si chiedono dove sia
finito il Veltroni della campagna elettorale: tutti notano la totale
differenza di passo, ovvero l’assenza. Dico solo che ho trovato
incredibile che sull’unica iniziativa politica e di comunicazione forte
presa da Walter in questi mesi – l’intervento sulla questione Alitalia
- invece che leggere e sentire almeno sulla stampa non vicina al
centrodestra “Veltroni interviene sulla questione Alitalia”, se non
“Veltroni risolve la questione Alitalia”, ho letto e sentito solo
“Veltroni: sono intervenuto io”. Con conseguente prevedibile derisione
e demolizione del concetto da parte del centrodestra. Ma che modo è? Ma
c’è l’abbiamo un responsabile della comunicazione, un gruppo di persone
che lavorino su queste cose, che sono le cose con cui poi si vincono i
cuori e le elezioni?

Tutto il paese – persino l’ultimo avventore di bar
- constata l’inesistenza di un gruppo dirigente compatto, di una
squadra intorno al leader, di un’identità di partito. E stendo un velo
pietoso su come stiamo affrontando la questione Rai, e su quali
candidati stiamo investendo quella che pare essere la maggiore
battaglia politica del momento: per non parlare dell’insistenza sul
candidato alla presidenza della commissione di viglianza Rai, che non
ha una sola ragione sensata al mondo, se non quelle della peggior
politica traffichina e perdente.

Tutto il paese si chiede: Warte, che stai affa’?
Dove sei? Che ne è del famoso partito moderno, leggero, al passo con il
futuro? Che ne è di quella che Goffredo Bettini stamattina sul Foglio
ha chiamato “la speranza che abbiamo impiantato”? Io sono d’accordo con
Piero Fassino quando sottolinea l’importanza della questione della
leadership: ma non credo, diversamente da lui, che dobbiamo
“discuterne” della questione della leadership. È una questione che ci
ha superato, quella della necessità di leader efficaci e comunicativi,
e dobbiamo solo farci i conti. E abbiamo avuto al fortuna di trovare un
leader come Veltroni che in campagna elettorale ha mostrato assieme
grande capacità di raccogliere consenso e popolarità e grande visione e
capacità politica e concreta. Ma dov’è finito quel Veltroni lì? Chi se
ne sta occupando, di questo partito?

Warte, cosa mi sfugge? Cosa ci sfugge? Perché ti
avviso, siamo in parecchi. E siamo il famoso paese reale, non una cosa
che si snobba con un’alzata di spalle e la legittima convinzione di
essere quelli che sanno fare le cose, altro che chiacchiere. Le
chiacchiere stanno affondando questo partito.

Vi dico cosa farei io. Passerei tutto il tempo a
inventarmi delle cose: a farmi venire delle idee. A mostrare al paese,
per i prossimi tre anni, che stiamo facendo delle cose e delle buone
cose. L’intervento su Alitalia poteva essere uno. Era fare. Tutte le
dichiarazioni su Berlusconi Di Pietro o la Rai, invece sono dire. Sono
inutili, roba vecchia, perdite di tempo. La politica non si può più
fare così, se si vuole davvero fare, la politica: se non si vuole
tenere una rendita personale in attesa di inutili promozioni o lontane
pensioni. La politica oggi si fa in modo rivoluzionario, o si perde, e
si perde prima di tutto con se stessi. Le persone che sono qui oggi -
salvo i pochi che hanno meritatamente legato il proprio nome alla
creazione del Partito Democratico – non saranno ricordati per niente di
buono. Non è una cosa bella, perché ci sono un sacco di brave e capaci
di persone: ma è la verità. Siamo brave e capaci di persone inesistenti
nella storia, che non hanno saputo mettere delle pezze sui disastri di
questo paese. Nel migliore dei casi, un ministero ininfluente quella
volta là, una legge già abolita quell’altra volta.

Siete la leadership? Siete il modello? Siete
quelli che devono guidare il cambiamento? E allora andate via da Roma,
per un anno. Trovatevi un’altra città, un altro pezzo di Italia da
conoscere e aiutare, e andate là. A Cosenza, a Treviso, a Sassari. Sì,
lo so, state già pensando “i bambini, la famiglia, figuriamoci”. Ma che
impegno è quello in queste condizioni non è capace di grandi sacrifici?
Io vi capisco: non ne sarei capace, non mi sentirei disposto a tanto. E
infatti faccio altro.

Cameron ieri ha detto “per risolvere i guai
straordinari della finanza di queste settimane, non abbiamo bisogno del
solito, abbiamo bisogno di cambiare”.

Continuo. Date metà del vostro stipendio da
parlamentare a un progetto concreto – sì, lo so, che già lo date al
partito: ma non lo sa nessuno, e soprattutto non gliene frega niente a
nessuno. Guardate che la questione Casta è momentaneamente accantonata
perché ci sono state le elezioni e una momentanea distrazione. Ma
tornerà presto – non parlo del grillismo, ma delle legittime e fondate
proteste sulla condizione intollerabile della nostra classe politica. E
quando tornerà, noi non saremo attrezzati per venirne assolti.
Prendiamo quei soldi e creiamo una scuola, borse di studio, aiutiamo le
amministrazioni locali del PD. Facciamoci delle buone cose e diciamolo.
Pubblichiamo – sul serio – non in un angoletto del nostro sito, il
bilancio del partito, trasparentemente. Creiamo un gruppo che si occupi
efficacemente – dico efficacemente e professionalmente – della
comunicazione del partito, e una struttura che raccolga idee e proposte
e richieste. Questa mi sembrava di non potervela suggerire, ma qualcuno
prima di me vi ha già saggiamente accennato: aboliamo, attenzione che
non scherzo, aboliamo i ministri ombra. È stata una delle trovate
comunicative più controproducenti avute finora, e lo è ogni giorno. Ci
ridono dietro, ma pure gli elettori del PD. Ricambiamo totalmente se
non la dirigenza del partito – non arrivo a chiedere tanta banale
ovvietà – ma almeno tutte le figure destinate alla comunicazione
pubblica: che da Vespa e Floris ci vada Matteo Colaninno, ci vada
Cuperlo, ci vada Alessia Mosca, ci vada Zingaretti, ci vadano i
dirigenti di domani, che altrimenti non lo saranno mai, senza nessuna
visibilità e autorevolezza pubblica. Vogliono D’Alema e Rutelli?
D’Alema e Rutelli dicano no, grazie: e mandino Letta e Cuperlo. E
impegnamoci con ogni mezzo e in modo esibito ogni giorno per cambiare
questa legge elettorale: oltre che sacrosanta, sarebbe la battaglia più
condivisa da tutto il paese, oggi. Altrimenti ci ritroveremo quattro
mesi prima delle prossime elezioni a litigare sulla legge elettorale e
a non poter spiegare come mai non ci abbiamo lavorato prima. Guardate,
sono il primo nemico di quel che la demagogia ha fatto al nostro tempo:
ma un conto è la demagogia, un conto sono le cose buone e giuste che
sono anche apprezzate dalla gente. Un minimo di saggia e motivata
demagogia, la sappiamo usare ancora o no?

Siete capaci di farle, queste cose? Siamo capaci?
Perché se non siamo capaci, non siamo capaci di fare politica, di fare
il bene di questo partito, della sinistra italiana e di questo paese. E
ne facciamo il male, ogni ora che passa: nessuno si senta assolto.

Vi chiedo di nuovo scusa: ma vi prometto che non verrò a ripetere queste cose una seconda volta.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

11 Commenti

  1. antonio g.

    Un bellissimo intervento,fuori dagli schemi.
    Niente intellettualismi,tanto cuore e concretezza.
    Condivido totalmente le critiche sulla mancanza di una strategia di comunicazione e di professionisti dedicati.

    Non condivido affatto invece l’assoluzione di fatto del Veltroni post elezioni.

    E’ lui che avrebbe dovuto dare e stimolare idee,sviluppare processi interni ed esterni innovativi per alimentare la “creazione” di politica nuova.

    Lui avrebbe dovuto chiedere ai dirigenti di “trasferirsi” sul territorio e tra la gente,come tu hai suggerito.E ancora buttare in campo i nuovi volti di una prossima rivincita.

    Non ha fatto niente di questo.E’ rimasto al passato e magari si è fatto convincere che bisognava adottare il passo da maratoneta.

    Si è rivelato perciò,a mio giudizio,del tutto inadeguato alla nuova durissima sfida del cambiamento necessario a fare prossimamente del PD un challanger credibile.

    Ciao,saluti

  2. Marta

    Mi sono avvicinata alla politica anche grazie alle parole (ma soprattutto alle idee) di Veltroni, mi sono avvicinata alla politica perchè per la prima volta un leader mi infondeva fiducia. Ho visto tanti, con lo sguardo pieno di entusiasmo, rimboccarsi le maniche in nome di un ideale di politica migliore,condividendo una scelta coraggiosa; Ed è stata proprio la scelta coraggiosa ad essere premiata. decidere per la strada in salita. obiettivo primo: il bene del Paese, non il mero accumulare voti. E ora? Ora c’è tutto lo sconforto che Sofri dipinge così bene: Questo disorientamento che spegne l’entusiasmo. Perchè in tv ci sono sempre le stesse facce e le stesse giustificazioni sterili.
    Non sono esonerata dal provare le medesime emozioni ma poi leggo di interventi come questi e l’entusiasmo mi torna, perchè so che il partito non è solo quattro personaggi mediatici che passa il Tg all’ora di cena, non sono solo i soliti volti che vedo da quando sono nata, questo partito è anche (e soprattutto) gente che ci crede, che si incazza quando serve, che si rimbocca le maniche e lotta per una politica onesta, diversa, nuova.
    Io ho la fortuna di conoscere questo pezzo di politica, e questo pezzo di politica mi dà l’entusiasmo di fare, di credere ma quanti altri hanno la stessa mia fortuna? spero che i “grandi” ascoltino le sue parole.per il bene di tutti.

  3. marco

    Il Sofri non mi fa simpatia ma qui ha ragione da vendere!

  4. Condivido la sostanza politica dell’intervento e mi preoccupa che veltroni (almeno a giudicare da quanto detto in tv e dalla sintesi delle sue conclusioni disponibile sul sito del pd) la abbia (la sostanza politica) di fatto ignorata.

    Non condivido invece quel continuo (a parte le ultime tre righe, ma in modo retorico) chiamarsi fuori con l’uso del “voi voi voi…” per tutto l’intervento. Chi fa parte di una direzione nazionale di un partito, magari non sarà “tutto il pd” ma è parte del suo gruppo dirigente ed è corresponsabile delle sue scelte (o non scelte). Se invece si pensa di non poter incidere da quel luogo, ci si dimette.

    Quanto alla difesa d’ufficio di uolter, anche a me è sembrata un po’ esagerata, ma da chi è in direzione in “quota riservata al segretario” (*) credo sia giusto almeno pretendere riconoscenza e fedeltà, che ce ne sono fin troppi che si fanno mettere in un posto “a nome di…” e poi, sentita la brutta aria, gli voltano le spalle.

    (*) sia chiaro ai più distratti che non è un riferimento polemico, ma la realtà: in direzione sono stati riservati 20 posti a persone direttamente scelte da uolter e solo ratificate (non elette) dall’assemblea

  5. giuseppe

    GRAZIE (a nome di tanti)

  6. Gabriele Boccaccini

    D’accordissimo. Bell’intervento. Il problema da un po’ di tempo a questa parte e’ che siamo bravi solo a lamentarci. Ci siamo stracciati le vesti contro la schedatura dei poveri bambini rom. [Ma per quale progetto di integrazione?] Ora faremo le barricate contro il maestro unico. [Ma per quale progetto di scuola?] Qual e’ la nostra visione dell’integrazione e della scuola? La difesa dello status quo? Il sistema che abbiamo non garantisce ne’ l’integrazione ne’ la meritocrazia, e queste cose non avverranno per magia una volta che avremo combattuto la nostra brava battaglia contro la destra. Quando e’ che troveremo qualcosa di COSTRUTTIVO e di CONDIVISO per
    cui lottare tutti insieme per cambiare l’Italia, e non solo qualcosa a cui opporsi?! Sono ancora in attesa di sapere quali siano le iniziative riformiste del Partito Democratico sui temi in questione, iniziative che i suoi militanti e amministratori all’unisoro proporranno all’opinione pubblica e al parlamento e cominceranno laddove possibile a realizzare sul territorio a
    livello di base. Per ora siamo solo bravi a lamentarci, semplicemente perche’ non sappiamo cosa altro fare e non abbiamo alcuno progetto condiviso da costruire. E intanto Berlusconi vola nei sondaggi: non sara’ per caso
    anche colpa nostra?

  7. Gabriele Boccaccini

    D’accordissimo. Bell’intervento. Il problema da un po’ di tempo a questa parte e’ che siamo bravi solo a lamentarci. Ci siamo stracciati le vesti contro la schedatura dei poveri bambini rom. [Ma per quale progetto di integrazione?] Ora faremo le barricate contro il maestro unico. [Ma per quale progetto di scuola?] Qual e’ la nostra visione dell’integrazione e della scuola? La difesa dello status quo? Il sistema che abbiamo non garantisce ne’ l’integrazione ne’ la meritocrazia, e queste cose non avverranno per magia una volta che avremo combattuto la nostra brava battaglia contro la destra. Quando e’ che troveremo qualcosa di COSTRUTTIVO e di CONDIVISO per
    cui lottare tutti insieme per cambiare l’Italia, e non solo qualcosa a cui opporsi?! Sono ancora in attesa di sapere quali siano le iniziative riformiste del Partito Democratico sui temi in questione, iniziative che i suoi militanti e amministratori all’unisoro proporranno all’opinione pubblica e al parlamento e cominceranno laddove possibile a realizzare sul territorio a
    livello di base. Per ora siamo solo bravi a lamentarci, semplicemente perche’ non sappiamo cosa altro fare e non abbiamo alcuno progetto condiviso da costruire. E intanto Berlusconi vola nei sondaggi: non sara’ per caso
    anche colpa nostra?

  8. svihnuhfvud

    bell’intervento, chissà solo perchè quei reiterati riferimenti a chi si debba occupare professionalmente della comunicazione del PD

  9. Leo perutz

    Bene, bravo, intervento condivisibile in gran parte (non del tutto) ma per dare definitiva concretezza morale e dignita´politica a quello che ha detto, Sofri dovrebbe comprendere che al dramma che ha messo in scena non manca che l´ultimo atto: la sua uscita irrevocabile dalla Direzione.
    Se rimane e´ solo un quaquaraqua´!

  10. letto in ritardo ma sante parole, immagino del tutto inascoltate.

  11. letto in ritardo ma sante parole, immagino del tutto inascoltate.

Lascia un commento

Subscribe without commenting