Speculazioni e debolezze

squalo-shark.jpgdi Marco Simoni, portavoce dei Mille
(su l’Unità, 10 ottobre 2008)

L’ampiezza dei rimbalzi dei titoli di piazza affari mostra chiaramente il mix di irrazionalità e spinta speculativa che caratterizza i movimenti di borsa di questi giorni. Fenomeni che, quanto più dureranno, tanto peggior effetto avranno sulle economie reali: produzione, occupazione, reddito. Alcuni titoli di imprese non bancarie hanno perduto oltre il dieci percento in un giorno, per riguadagnarlo il giorno dopo.


Vendite eccessive, immotivate, seguite da altrettanto precipitosi acquisti, di aziende sostanzialmente sane. Intendiamoci, la situazione economica italiana è tra le peggiori d’Europa, ma non da oggi nè da ieri. Le prospettive di crescita sono minime, ma per ragioni che non hanno nulla a che vedere con questa crisi, che tuttavia peggiorerà la situazione. Gli scorsi giorni sono stati contrassegnati da misure dagli aggettivi superlativi: uniche, mai viste, straordinarie, massicce. Dopo l’intervento-tampone del governo americano, dalla dimensione di due volte il PIL belga, ad uno ad uno i governi europei stanno autonomamente garantendo i depositi nelle banche private dal rischio di insolvenza, ossia di bancarotta. Il governo inglese è addirittura intervenuto direttamente nel capitale delle sue principali banche, colpite negli scorsi giorni da ribassi straordinari. Le banche centrali di mezzo mondo, a cui bisogna riconoscere una capacità di azione coordinata molto maggiore dei governi, hanno poi tagliato nettamente i tassi di sconto, per favorire ancora di più la liquidità del sistema. Evidentemente l’inflazione a questo punto fa molto meno paura della recessione che sembra avvicinarsi a passi da gigante perché, nonostante tutte queste misure dagli aggettivi superlativi, i mercati hanno continuato ad agitarsi convulsamente, specialmente in Europa, con ribassi vertiginosi, e rimbalzi che lasciano comunque di molto ridotto il valore delle azioni. La sfiducia degli operatori sulla stabilità delle banche ha contagiato ormai anche gli altri settori. Infatti, un’eventuale crisi del sistema bancario, tale da rendere molto difficile l’accesso al credito, metterebbe le aziende (e chi vi lavora) nella impossibilità di operare normalmente. A questo stadio della crisi, tuttavia, è impossibile sapere quali aziende avranno maggiori difficoltà ed incorporare questa aspettativa nel prezzo delle azioni. Pertanto, le mosse degli operatori si basano su voci casuali, o messe in giro ad arte, si basano su ondate di panico, o sulla speculazione di chi, avendo accumulato liquidità nelle scorse settimane, aspetta che il mercato continui a scendere per comprare aziende ottime a basso prezzo. L’instabilità durerà fintanto che i mercati non avranno riacquistato fiducia nel sistema bancario, quando i prestiti interbancari riprenderanno, e le banche centrali e i governi potranno smettere di iniettare liquidità straordinaria nel sistema. I fatti di questi giorni dimostrano che i proclami alla calma e alla sicurezza che i governi europei ripetono ossessivamente, con in testa il nostro Presidente del Consiglio che ha la malaugurata abitudine di annunciare grandi soluzioni prima che siano concordate, stanno contribuendo alla destabilizzazione dei mercati, anziché risolverla. Si tratta di un fenomeno già visto negli anni novanta, durante le crisi finanziarie in Corea del Sud, Argentina, Sud Est asiatico. Manovre pubbliche straordinarie, inviti alla prudenza e alla calma, non accompagnate da soluzioni di riforma chiare, da misure che aggrediscano i nodi del problema, accrescono l’allarme degli operatori di mercato e acuiscono la loro incertezza, così che dopo un breve recupero, i ribassi riprendono. Certamente la capacità d’intervento delle nostre istituzioni finanziare pubbliche è notevole e dunque lo scenario ancora non cosi drammatico. Tuttavia, l’assenza di leadership politica e d’indirizzo complessivo è il dato chiave che sta aggravando la crisi di questi giorni. Se negli Stati Uniti, questa assenza è transitoria e destinata a colmarsi il giorno delle elezioni presidenziali, in Europa l’assenza di leadership è una responsabilità grave e precisa della generazione di leader europei attualmente in carica. Nel 1992 si firmava il trattato di Maastricht, che gettava le basi per la moneta unica e per il completamento del mercato unico. Negli ultimi sedici anni i passi avanti per far corrispondere all’unione economica ormai strettissima una parallela capacità di governance politica sono stati scarsissimi. Oggi è chiaro quale prezzo stanno pagando i popoli europei alla scarsa lungimiranza dei loro leader che, sul piano della visone e del coraggio, sono rimasti molto indietro ai loro predecessori. Paradossalmente, proprio l’Inghilterra, che tanti ostacoli ha storicamente frapposto ad una maggiore integrazione tra i paesi europei, sta ora pagandone il prezzo maggiore.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

4 Commenti

  1. Antonio

    Ottimo articolo. Finalmente, bravo Simoni.

  2. Gli speculatori in questi giorni stanno vendendo quello che hanno perche’ sono il liquidazione. Anche i negozi di abbigliamento effettuano forti sconti prima di chiudere. Se la crisi delle banche si protrarra’, solo le imprese ed i paesi con poco debito resteranno in piedi. Le imprese Italiane e soprattutto la nazione Italiana purtroppo hanno debiti molto alti. Il problema del debito pubbblico e’ stato avvertito gia’ nei primi anni ’90. In quasi vent’anni non si e’ fatto niente per ridurlo. Se la crisi si protrarra’ le conseguenze le pagheremo presto e nessun paese Europeo potra’ aiutarci.

  3. Se questa crisi servisse a svegliare le molte nazioni europee – UK in testa – che pensano di potersela cavare con un “ognun per sè, e Dio per tutti”, in questo mondo diventato molto più grande, sarebbe un buon risultato.

    Purtroppo, superare la spocchia che deriva da secoli di successi richiede molto tempo – e molte sberle.

  4. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    bello l’articolo. Bravo Marco. Pero’ lo trovo un po’ povero dal punto di vista delle soluzioni operative.

    A tal proposito suggerisco la lettera di questo post da NfA
    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1080
    con annessa proposta di apertura dei libri bancari. Roba che a uno come Berlusconi gli deve far prendere un colpo apoplettico solo a sentirla nominare.

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