Maria Stella Gelmini è uno straordinario animale politico, supportato da condizioni generali che sostengono la sua strategia. Non gode di particolare popolarità e non spicca tra i ministri nonostante sia spesso sugli schermi TV. Tuttavia la sua azione si beneficia dei quella vasta apertura di credito che una larghissima fetta dell’opinione pubblica ha fatto a tutto il governo Berlusconi IV.
L’azione e le mosse del ministro dell’Istruzione e dell’Università non vanno sottovalutate descrivendola come una sorta di passacarte di Tremonti: anche se lo fosse, MSG interpreta il ruolo con estrema abilità e con coraggio tiene botta con la sua aria educata e saccente alla proteste e agli insulti.
Ma veniamo al punto chiave. Perché sostengo che MSG non è un interlocutore politico qualunque, uno dei tanti ministri che vanno e vengono cercando di lasciare traccia senza riuscirci?
Perché penso che abbia capito uno dei rumori di fondo della pancia della società. Come l’ha capito Berlusconi.
Gli italiani sono incazzati perché non gli piace il mondo in cui vivono, lavorano e costruiscono il loro futuro e quello dei loro figli.
L’unica cosa che agli italiani piace è la loro piccola famiglia, rinchiusa nel recinto delle mura domestiche. Tanto da essere da almeno 10 anni costantemente iper-reattivi e sensibili ad ogni crimine che si consuma nelle case di famiglie apparentemente perbene. Tendenza che viene sfruttata dalla TV per trarne trasmissioni seriali di enorme successo.
Il resto del paese non piace a quasi nessuno.
Non amano il loro lavoro perché raramente gli italiani fanno quello che gli piace (siamo tutti più o meno entrati per segnalazione/raccomandazione accettando un lavoro pur di averne uno) e perché è pagato poco.
Non amano le tasse perché vedono falcidiate le buste paga per avere cosa in cambio?
Non gli piace lo stato perché un esercito di statali non fa nulla, prova ne è la fila alla posta, la criminalità diffusa sul territorio, i processi interminabili, le scuole fatiscenti.
Non gli piace il futuro perché tra precarietà e crisi, tra allarme sicurezza e immigrati, non sanno più immaginarselo il futuro. Neppure quello dei figli per i quali c’è, costante, una vivissima preoccupazione.
Prodi, che ne dicano i suoi detrattori, ha provato ad affrontare questo disagio affrontandolo con il suo stile di professore e padre.
Agli italiani ha detto: “C’è una crisi, c’è chi tra noi chi sta peggio, dobbiamo impostare due strategie parallele: una per impostare un cambiamento di fondo che ci porti tutti a stare meglio nell’arco di un decennio e una seconda azione per sostenere attraverso la solidarietà tra le classi sociali quelle più deboli come togliere l’ICI sulla prima casa al 40% dei contribuenti più poveri”
Questa strategia è fallita.
Perché gli italiani sono incazzati ma, escludendo alcune fette minoritarie di destra e di sinistra, si tratta di un sentimento di disagio pre-politico del tutto indifferente ad una risposta politica “old-style”.
La risposta di Berlusconi è migliore perché è nelle corde della gente incazzata.
Silvio gli dice: “C’è crisi, c’è chi tra noi sta peggio, dobbiamo fare dei cambiamenti. Conosco le cose che non vanno (tasse, rifiuti, alitalia, scuola, sanità) quindi agirò velocemente con azioni mirate senza troppa perdita di tempo in inutile teatrino politico.”
Da questa impostazione discendono tutti i successi mediatici e sostanziali del governo.
Le tasse sono alte per cui è stata tolta l’ICI sulla prima casa a tutti (quindi anche al 60% che sta meglio ed era stato escluso da Prodi).
I rifiuti sono per strada per cui vanno impacchettati ad ogni costo e immagazzinati nelle discariche in deroga ai vincoli ambientali.
Alitalia sta fallendo quindi bisogna convincere degli investitori privati a metterci nuovi soldi accollando allo stato tutte le passività della vecchia gestione.
La scuola non funziona, ci sono bulli dappertutto, i professori non sono motivati, i nostri figli non imparano nulla. Quindi riformiamo duramente questo moloc che non funziona.
La strategia generale è semplice: (1) analisi del problema ridotta all’osso; (2) proposta di riforme semplici e non troppo mediate che vengono tradotte in immediati atti esecutivi attraverso i decreti.
Nessun confronto con le categorie e il parlamento.
Perché le categorie e il parlamento apparentemente provocano solo lungaggini e perdita di efficacia delle scelte del governo.
Quante volte in passato buone idee si sono impantanate per il veto dei sindacati o degli imprenditori, o per la melina dei deputati che costringe il governo a strazianti iter legislativi.
L’opinione pubblica su questo tasto è ipersensibile perché i due anni del governo Prodi sono stati una sorta di degenerazione assemblearista con ogni voto al senato trasformato in una battaglia campale. Ma anche due anni in cui la strategia dell’ascolto delle categorie ha prodotto pochissime decisioni perché la ricerca della condivisione e i veti incrociati hanno paralizzato la già blanda azione riformatrice del governo.
Tornando alla Gelmini e alle sue mosse bisogna quindi tenere bene d’occhio il contesto in cui si muove.
Quando MSG dice: “La scuola è un luogo di indisciplina e disordine” ha torto?
Quando aggiunge: “I ragazzi trovano professori demotivati e quindi imparano pochissimo” ha torto?
Quando rimarca che: “Le scuole sono fatiscenti” ha torto?
Quando sostiene che: “Ci sono troppi professori nelle scuole” ha torto?
Quando conclude che: “I docenti lavorano poco e guadagnano poco, vengono selezionati con procedure opache e hanno carriere non basate sul merito” ha torto?
La gente ascolta queste semplici affermazioni e capisce che MSG sa cosa non va nella scuola. La gente quindi è disposta a dare credito a MSG perché parla la loro lingua fatta di problemi piccoli e di risposte immediate.
Solo che la scuola non ha problemi piccoli giacché riguardano un’organizzazione che coinvolge ogni anno alcuni milioni di cittadini maggiorenni e minorenni. I problemi sono enormi ma la riduzione di complessità rende il consenso più facile da raccogliere.
Le sue risposte sono adeguate alle piccole domande che pone.
C’è indisciplina e quindi ripristiniamo il voto in condotta.
C’è disordine e quindi ripristiniamo il grembiule.
Ci sono troppi professori e quindi riduciamo i maestri a uno per classe e smettiamo di assumere oltre il necessario i raccomandati.
Gli insegnanti sono impreparati e quindi aboliamo la scuola di avviamento all’insegnamento perché non serve.
Con i risparmi ottenuti potremo ristrutturale le scuole e dare più servizi agli studenti.
È un programma politico seducente perché semplice e chiaro. Apparentemente risponde alle domande che vengono poste.
Però ci sono dei però.
Il voto di condotta è uno spauracchio ma serve a poco se i presidi non sono disposti a dare punizioni vere attraverso le sospensioni coatte e le bocciature per indisciplina. Inoltre uno studente bullo deve essere recuperato perché se lo espelliamo dalla comunità a 11-12 anni, o quando è adolescente, è probabile che creiamo un delinquente.
Il disordine non si combatte con il grembiule ma stabilendo norme di decoro generale nell’abbigliamento e di educazione nell’interlocuzione insegnati-studenti, oltre che di rispetto verso l’istituto scolastico (non si scrive sui muri, non si allagano i bagni, non si danneggiano le strutture, etc.). E’ un problema non solo disciplinare ma educativo e in buona parte attiene a codici di condotta veicolati attraverso gli insegnamenti familiari.
Da queste osservazioni deriva la necessità di discutere il limiti soggettivi da imporre alla libertà di espressione di un minorenne. Difatti il principio sacrosanto della responsabilità individuale deve trovare una giusta mediazione con la condizione di minorità ovvero di responsabilità parziale del minorenne.
Da cui ne discende una domanda nient’affatto banale: “La famiglia è o non è responsabile di fronte alla collettività delle azioni di un suo membro minorenne?”
Di altra natura invece è il secondo fronte affrontato dalla Gelmini: “Ci sono troppi professori tra l’altro impreparati e quindi dobbiamo prevedere una razionalizzazione numerica e una revisione dei percorsi di ingresso.”
Le scelte operate sono però affrettate e non comprese dell’enormità del problema.
L’abolizione delle scuole di specializzazione per la formazione degli insegnanti, SSIS, da questo punto di vista mi sembra una regressione. Il principio stabilito negli anni novanta e poi confermato dalla Moratti, e non violato da Mussi, che il contingentamento del numero di aspiranti insegnanti veniva definito dal numero di posti disponibili ogni anno per l’accesso alla scuola di abilitazione, pur avendo un gusto vagamente sovietico, è un principio razionale. Peraltro diffuso in molti paesi occidentali.
E’ utile provare a ragionare come migliorare il funzionamento delle SSiS magari riducendo i costi e accorpando le sedi ma ritornare indietro al principio del concorso di abilitazione nazionale è oggettivamente una regressione.
Tra l’altro si torna indietro da una conquista di civiltà educativa come la prassi per cui si può diventare professori solo se si ha una competenza di base approfondita (certificata dalla laurea) a cui si aggiunge una competenza specifica (acquisita nelle SSIS) riguardante l’insegnamento.
Se il ministro voleva affrontare il problema della razionalizzazione della spesa per gli insegnanti, partire dall’abolizione della scuola di formazione è un errore.
Aspetti riguardanti il lavoro degli prof. sui quali avrebbe avuto maggior margine per una razionalizzazione della spesa che portasse anche ad un aumento della produttività ce ne sono a bizzeffe. A partire da carico orario lavorativo settimanale, che onestamente è un insulto a tutti gli altri lavoratori italiani. I professori non guadagnano grandi cifre ma sicuramente la loro paga oraria è elevata se confrontata con chi di ore lavorate ne fa 36-40 a settimana esclusi gli straordinari contro le loro 18. Anche considerando il carico extradidattico i docenti italiani lavorano poco.
Infine l’altro aspetto del sistema scolastico nazionale che deve essere oggetto di miglioramento è l’organizzazione dell’offerta didattica. MSG fa bene quando individua la necessità di razionalizzare le sedi, accorpando le succursali o i plessi con pochi studenti e prevedendo servizi aggiuntivi di scuolabus per i bambini/adolescenti che abitano i paesi senza scuola. Tra l’altro accorpare fino ad un limite ragionevole consente economie di scala per i servizi amministrativi e logistici (meno personale ATA e presidi) oltre che per gli appalti esterni per i materiali didattici. Su questo fronte è un errore combattere il ministro come se stesse violando principi costituzionali. Sarebbe utile per discutere con lei del merito dei tagli.
Mi sembra che MSG rappresenti una sfida politica di proporzioni vastissime per il mondo della scuola italiana. Perché costringe tutti gli attori coinvolti a vedere dove sta il marcio anche a casa propria.
Ho l’impressione però che decidere di trattare 1 milione di dipendenti pubblici alla stregua di fannulloni imboscati non aiuta a trovare soluzioni ragionevoli.
Soluzioni ragionevoli non significa necessariamente condivise dalle categorie.
Penso che percorsi di ascolto definiti attraverso tavoli tecnici può aiutare a comprendere e dominare la complessità dei problemi.
MSG può star certa che l’opinione pubblica sa bene che non c’è bisogno che un tavolo tecnico duri mesi.
Perché per dirsi quello che va o non va basta un pomeriggio.
PS Discutere delle scuole ponte per immigrati (il razzismo si chiama razzismo) o del fatto che un maestro unico aumenterà il tempo pieno (lo facciamo lavorare 60 ore a settimana senza pausa pranzo?) è un insulto all’intelligenza della gente e di idiozie non mi piace parlare.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Interessante articolo. In pratica, in Italia si starebbe vivendo un’accentuata crisi della democrazia gia’ denunciata da altri paesi, dove la ricerca del consenso schiaccia la politica sul marketing. In Italia il problema e’ accentuato al punto da rendere Berlusconi e MSG dei giganti anche in tempi di crisi. Per l’oramai nullo riconoscimento del professionismo nostrano, il marketing la fa da padrone e le svendite berlusconiane funzionano assai meglio delle mille disamine professorali dell’opposizione.
Quindi sorge il dilemma posto nel finale dall’autore del post: “Penso che percorsi di ascolto definiti attraverso tavoli tecnici può aiutare a comprendere e dominare la complessità dei problemi”. E’ questa una strategia con cui ora si puo’ raccogliere consenso e vincere le elezioni in tempi odierni? Ecco, io non lo so mica.
Sono stanca di sentir dire che i professori lavorano solo 18 ore a settimana, cosa che viene sempre sostenuta da chi il lavoro della scuola non lo conosce. LE LEZIONI, SE FATTE SERIAMENTE, VANNO PREPARATE, il che significa che ogni pomeriggio, a casa, dove nessuno vede, gli insegnanti responsabili (e sono la maggior parte) lavorano ore che nessuno riconosce, studiando, producendo materiali, correggendo compiti. Vorrei proprio sapere quale professionista laureato lavora 36- 40 ore a settimana (come si dice nell’articolo) prendendo una paga da operaio: la mia busta paga è di 1.300,00 al mese, cioè uguale a quella di un amico di mia figlia, che ha diciannove anni, fa il metalmeccanico e non ha frequentato neppure le scuole superiori.
Io invece sono stufa di sentir dire che i professori lavorano a casa.
Ho 2 figli, uno alle superiori e una alle scuole medie e non ho la percezione che i professori, oltre alle 18 ore settimanali a scuola ne trascorrano altrettante a casa per studiare, correggere compiti, produrre materiale.
La scuola come è adesso è pensata per venire incontro alle esigenze di chi ci lavora (ossia degli insegnanti), non a quelle di chi la frequenta (ossia alunni e genitori).
Mi sembrerebbe più serio se i professori, come tutti gli altri , lavorassero 36/40 ore settimanali ciosì suddivise :
- 18 ore settimanali per lezioni in aula
- 18 ore settimanali a scuola per : correzione compiti, produzione materiale, corsi di recupero per gli studenti (quelli che oggi vengono fatti sono quasi delle farse), ricevimento dei genitori (altro tasto dolente !).
Si prosegue con lo smantellamento della scuola pubblica.
Proseguendo sulla strada di zecchino, moratti, mussi e Berlinguer.
Ecco perchè tra gli studenti pochissimi dicono di avere simpatia per il Pd.
meditate gente meditate…
Ecco perchè in questo blog di politica vi accorgete degli studenti e dei movimenti solo oggi…
Un po’ in ritardo come al solito.
@Paolo: è piuttosto deprimente mischiare tutto, e dire che la riforma Berlinguer era la stessa cosa di quel che stanno facendo oggi. Dal tuo ragionamento, semplicemente, consegue che la scuola andava bene esattamente come era prima. Visti i risultati, è un po’ difficile sostenerlo…
Io credo invece che l’eccesso di resistenza al cambiamento dei professori, anche per corporativismo, si sta purtroppo ritorcendo contro tutti noi. Perché invece di un cambiamento ben progettato e condiviso, ci ritroviamo oggi con un vero massacro. Cui, certamente, bisogna trovare il modo di resistere.
@Lorenzo: esatto. Bisognerebbe fare in modo che i professori potessero lavorare a scuola, ma per farlo non bastano certo le ridicole “aule professori” di oggi…
Sono abbastanza d’accordo sia con Lorella sia con Paola: le ore di lezione di ciascuno di noi (io all’università, ma è un discorso simile) non possono aumentare, ma possono aumentare le ore di presenza in istituto.
A questo punto, però, gli istituti dovranno essere rimodernati e resi vivibili.
Nella mia Facoltà per esempio non abbiamo l’acqua potabile, e l’estate va spesso in tilt l’aria condizionata perché l’intera università ha 0 pannelli solari e sovraccarichiamo la linea elettrica. In queste condizioni, ti pare possibile passarvi l’intera giornata?
Io non so a quale scuola si riferisca Paola, perchè nelle scuole dove ho lavorato e lavoro io TUTTI gli insegnanti lavorano a casa il pomeriggio, e quelli di educazione fisica, che non hanno compiti da correggere, fanno attività sportive gratuite (per le famiglie) con i ragazzi nella palestra della scuola. Dire “non ho la percezione che i professori lavorino a casa” è come dire che quando si va da un medico o da un avvocato non si ha la percezione che come professionista questi si aggiorni quando non sta in studio con i propri pazienti. I contatti con le famiglie in tutte le scuole della mia città sono almeno settimanali, con almeno due udienze generali durante l’anno.
Ultima piccola nota: molti insegnanti chiedono da tempo di poter “timbrare il cartellino” facendo a scuola quello che sono costretti a fare a casa, ma lo Stato non ce l’ha mai concesso, perchè in questo modo dovrebbe ammette che c’è davvero del lavoro oltre le fatidiche 18 ore.
Una correzione all’intervento di Paolo: non ci accorgiamo solo oggi degli studenti, se vai indietro troverai vari articoli che io ho postato sui problemi della scuola.
quando a scrivere della scuola sono quelli che lavorano all’università si finisce sempre per sentire tante stupidaggini. stupidaggini che, se mi permettete, leggo frequentemente in questo blog. speravo di trovare (da elettrice del PD) delle persone preparate e con idee chiare, ma francamente siete deludenti. di scuola parlate poco e male.
in questo articolo trovo giusta l’analisi sulle strategie del nano, ma quasi tutto il resto è veramente penoso, a parte il discorso sulle SSIS (a proposito, finalmente uno di voi che scrive correttamente SSIS, era ora!) che erano comunque da riformare, anche se non da chiudere.
siamo ancora agli insegnanti che lavorano solo 18 ore alla settimana… ma non vi vergognate? venite a farle, quelle 18 ore, più una di ricevimento dei genitori, più le correzioni dei compiti, lo studio a casa, i consigli di classe, i tempi morti, le riunioni collegiali. veniteci, una volta e poi ne riparliamo. certo, sarebbe ora di finirla, perché c’è chi ci marcia. personalmente vorrei poterci stare 36/40 ore, a scuola, poter fare lì tutto il mio lavoro, in un ufficio mio, nel quale poter ricevere i genitori, gli alunni, con il mio computer e i miei libri… ma allora vorrei il doppio dello stipendio che ho ora. vorrei lo stipendio di un associato universitario, che NON lavora più di me, perché è vero che sta in università 36/40 ore, ma molte di quelle ore le passa a cazzeggiare.
certo, sarebbe bello, e vi assicuro che è il sogno di molti dei miei colleghi. anche perché taglieremmo le gambe ai tanti che insegnano come secondo lavoro, che sono la nostra vergogna. chi ha il coraggio di proporlo? non la Gelmini, figuriamoci, farebbe venire un collasso a Tremonti e a Brunetta. ma nemmeno voi ce l’avete, questo coraggio. è molto più comodo dire che gli insegnanti sono globalmente dei fannulloni. e così facendo siete corresponsabili del fallimento della scuola, che è cominciato proprio quando l’insegnante è diventato una figura che non merita rispetto per il lavoro che fa.
la Gelmini “straordinario animale politico” che rappresenta una sfida politica di proporzioni vastissime?…ma non vi rendete conto che è solo un animale, e per niente straordinario? un’opportunista che ha preso l’abilitazione dove si faceva meno fatica e ora viene a parlare di merito? e che rappresenta solo le volontà di Tremonti e Brunetta? ma che si vergogni e si dimetta! o voi la trovate un interlocutore degno?
ma fatemi il piacere!
insegno matematica da più di 20 anni , al momento in un istituto professionale. devo barcamenarmi ogni santo giorno tra problemi di ogni genere che voi umani non potete immaginare… mi aspettavo dal PD maggiore discernimento, maggiore competenza. e anche maggiore solidarietà.
bacio
P.S. “Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate
l’ignoranza” Derek Bok (Presidente emerito
dell’Università di Harvard)
Un applauso a Lucia, dal colpevole dell’errore sul nome delle SSIS (che non lavora all’università, comunque). Sono totalmente d’accordo con quanto scrivi. Tra l’altro, è proprio una proposta concreta e andare a “vedere” la storia degli insegnanti “fannulloni” con la proposta di dare strutture adeguate per “internalizzare” il lavoro nascosto.
Polemiche a parte su certi contenuti specifici e discutibili del post, quella di Brutti mi sembra una analisi profonda e condivisibile di come si vada coniugando il paradigma berlusconiano ai nostri giorni. La Gelmini sara’ anche una bestia, Lucia, ma certamente e’ una bestia che dimostra di conoscere assai bene il linguaggio del suo domatore. Era probabilmente questo il baricentro dell’ intervento piu’ che le fotografie, piu’ o meno sfuocate, della attuale situazione scolastica. Lo ha compreso certamente Antonio, che infatti ha parlato di strategia e non di scuola. Io, come Antonio, esprimo delle perplessita’ sulla storia dei “tavoli tecnici”, perche’ e’ anche in queste “leggende” e in queste utopie che si misura la ingenuita’ del Partito Democratico ma, a differenza di Antonio, non mi preoccupo della raccolta del consenso. Non ci sono strategie senza idee, le idee non vanno concordate a tavolino con la corporazione di turno ma vanno formulate da coloro che nella propria assoluta competenza, si muovano nella tradizione “ideologica” del partito e della vita democratica del partito facciano pienamente parte.
Vuoi fare la riforma della scuola? Non mandi i baroni e i notabili ignoranti di partito a discutere e patteggiare con le organizzazioni di categoria ma ti rivolgi alla tua componente scuola (rinnovata e selezionata), a quei professori e a quegli operatori qualificati che gia’ oggi vivono nel PD la loro testimonianza politica. Li deleghi e li rendi autonomi, gli affidi il compito di elaborare il progetto e di diffonderne la proposta nel loro ambiente di lavoro, li supporti, li aiuti, li finanzi e in loro ti riconosci pienamente.
Cosa fai tu, parlamentare, nel frattempo?
Opposizione, opposizione, opposizione, perche’ le elezioni non sono domani mattina, non e’ necessario il tuo voto per approvare una legge e quello che invece ti viene richiesto e’ vigilare, denunciare le porcate ed impedirle se e’ possibile. Costituzionalmente, ad un partito di opposizione nella Italia del 2008, non viene richiesto di elaborare alternative ma solo di mantenere nell’alveo della democrazia l’azione del governo che, con la deriva parlamentare alla quale assistiamo, ha gia’ preso delle brutte pieghe.
Il pezzo era ovviamente più sulla strategia che sui contenuti dei problemi della scuola dei quali pur non facendone parte ho una qualche opinione formata non sul folclore ma sull’analisi dei dati statistici. Comunque visto che gli americani sostengono che ci sono 3 tipi di bugie, le piccole, le grandi e le statistiche, probabilmente sulla questione dlle 18 ore mi devo ricredere. O meglio vorrei fare un distinguo. L’assenza di vincoli orari più forti è un’incentivo all’abuso. Lo dico perchè lo vedo ogni giorno dove lavoro (università) luogo nel quale io e tutti i precari passiamo 50 ore a settimana in alboratorio, i ricercatori 40 ore, gli associati 30 e gli ordinari 20. Gli tipendi invece sono nel rapporto 1/1.1/2/3….curioso no meno lavori più guadagni…
Insomma quello che voglio dire che so perfettamente che ci sono moltissimi insegnanti preparati che di ore tra didattica frontale e preparazione a casa ne fanno be più di 30 ma resta il fatto che ci sono anche svariati prof che di ore ne fanno poco meno di 25 per lo stesso stipendio.
Sfido qualunque professore di suola secondaria a non avere almeno un collega nella propria scuola che non lavora a casa.
insomma smentisci quello che hai detto… beh, pare che sia di moda…
)
non sono abituata a parlare di cose che non so. quello che ho detto sugli associati (e quel che dici sul rapporto lavoro/stipendio di ricercatori, associati e ordinari)lo so per esperienza diretta, non perché mi baso su dati statistici.
il tuo pezzo è sulla strategia, dici? mah… tutto sommato sembra che tu ammiri la strategia della Mary Star e che ti associ a dare addosso ai professori. io la penso diversamente. questo governo e i suoi metodi mi fanno ribrezzo.
la scuola ha milioni di problemi, ma non si possono risolvere a suon di tagli e decreti. può farmi incazzare che il governo di mr B. lo faccia, ma sentire VOI che ne parlate così (con così scarsa competenza, ripeto) mi toglie ogni speranza.
dire no ai decreti temonti-brunetta-gelmini non serve e non basta. serve una proposta meditata, seria, da presentare in parlamento per contrastare la loro che è una sconcezza. ne avete una? perché non parlate con le associazioni degli insegnanti (quella di cui faccio parte, ad esempio: http://www.animatinrete.it/), potremmo darvi dei buoni consigli. non siamo tutti fannulloni aggrappati ai nostri privilegi (ammesso che ne abbiamo). noi saremmo i primi a volere che le cose cambino.
bacio
Confesso che trovo veramente incredibile sostenere che solo chi ha esperienza diretta delle cose può parlarne. Come dire che appena 3000 anni di storia dell’uomo possono essere tralasciate. Bisogna sapere quello di cui si parla, questo è sempre vero, ma la conoscenza può essere acquisita anche attraverso i mezzi di comunicazione, libri inclusi.
Non ho mai insegnato a scuola ma siccome sono uno scienziato so studiare e siccome sono curioso, sulla base di una bella montagnetta di dati, intepretazioni, testi e analisi, mi sono fatto un’opinione.
Ovviamente la mia opinione può essere del tutto sballata ma è leggittima esattamente quanto quella di un insegnante appassionato che è immerso fino al collo nella battaglia contro l’orrida MSG.
La scuola come l’università non funziona. Questo non è essere d’accordo con MSG ma ammettere la realtà. Sono molto felice che ci sono associazioni degli insegnanti che cercano di proporre un cambiamento ma è importante riconoscere i nemici e distinguerli dagli amici.
Lucia guarda che siamo dalla stessa parte: entrambi vogliamo che il nostro lavoro migliori e che l’istituzione in cui operiamo funzioni meglio.
PS Guarda nei tuoi post non mi hai mica spiegato perchè sbaglio. Mi hai solo dato addosso dicendo che sono un incompetente.
dici bene: è importante riconoscere i nemici e distinguerli dagli amici, ma se i miei amici e i miei nemici parlano lo stesso linguaggio, come faccio a distinguere gli uni dagli altri? mi ostino a pensare che il PD sia tra i miei amici, ma quando poi tu scrivi che “I professori non guadagnano grandi cifre ma sicuramente la loro paga oraria è elevata se confrontata con chi di ore lavorate ne fa 36-40 a settimana esclusi gli straordinari contro le loro 18. Anche considerando il carico extradidattico i docenti italiani lavorano poco” allora mi domando se sia veramente così. questa affermazione è uno degli errori del tuo post. lo è a maggior ragione perché afferma cose non dissimili da quelle che dice Brunetta (che fra parentesi è professore universitario ma da mesi non va a lavorare… e poi viene a dare dei fannulloni a noi). mi spiego: l’errore non è tanto nell’affermare una cosa falsa (e non dirmi che per qualcuno dei miei colleghi è vera. logicamente è comunque falsa) ma nel fatto che a dirla sia uno di quelli che dovrei considerare mie amici.
altro errore, fondamentale, è attribuire alla Gelmini il merito di aver scovato il marcio e di avervi posto dei rimedi, discutibili, ma meglio di niente. MSG sta solo facendo quello che Tremonti le ha detto di fare. non sta attuando una riforma della scuola, sta solo tagliando. e per fortuna, perché se si mettesse di buzzo buono per portare avanti i suoi piani (http://legxv.camera.it/_dati/lavori/stampati/pdf/15pdl0040980.pdf) sarebbe anche peggio.
non abbiamo bisogno di MSG per sapere che le cose vanno male, nella scuola e nell’università. sappiamo cosa non funziona e cosa si dovrebbe fare per cambiare. non abbiamo bisogno di tavoli tecnici e nemmeno (come dice giustamente Leo) di baroni e i notabili di partito che discutano e patteggino con le organizzazioni di categoria (i sindacati hanno fatto molti dei danni che oggi lamentiamo). abbiamo bisogno di politici che ci ascoltino. e che ci difendano.
scriveva Michele Serra tempo fa (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/08/29/scuola-tornano-voti.html): “Gli insegnanti si sentono soprattutto sgridati, accusati di essere impreparati, sciatti, assenteisti e magari meridionali. E il loro essere malpagati, secondo lo spirito dei tempi appare più come una colpa che come un torto subito. Avrebbero bisogno dell´esatto contrario: di un ministro che batta i pugni sul tavolo e pretenda risorse, quattrini e rispetto in pari misura. Un ministro che sia il primo dei docenti e non la loro controparte. Come può pretendere rispetto e stima dagli studenti una scuola che non ha più il rispetto e la stima dei politici che la reggono?”
è chiaro che non abbiamo questo rispetto da parte del governo. dal tuo articolo si deduce che invece voi ci rispettate, secondo te? e allora, ho o non ho ragione di sentirmi delusa?
può essere che tu abbia studiato libri e statistiche e la tua opinione è certamente legittima come tutte le altre (compresa la mia), ma manca della esperienza diretta delle cose, ovviamente. e se permetti, parlare male delle guerre puniche o dire che gli insegnanti rubano lo stipendio, senza avere esperienza diretta su nessuna delle due cose, è leggermente diverso…
da una opposizione di cui sento di far parte e che spero ci liberi al più presto da quest’orrido governo mi aspetto parole diverse, sentimenti diversi, azioni diverse.
bacio
Sacrosante le legnanze di Lucia. Peccato che, volendo essere puntigliosi, l’esperienza fin qui acquisita cozza con affermazioni quali noi saremmo i primi a volere che le cose cambino. Veruni tentativi di cambiare l’ordinamento scolastico si sono infatti sonoramente infranti contro le levate di scudi di Co.Bas e soci. I professori compatti a testuggine a lamentarsi sulle riforme meritocratiche della scuola con il grido “come si puo’ giudicare l’insegnamento? Come si puo’ stabilire se un professore e’ buono o no?”. Gia’, se nella loro esperienza ci fornissero indicazioni o risposte gliene saremmo grati.
Partendo dagli ultimi due post (Lucia + Antonio) penso che si possa cercare di trovare qualcosa di utile di cui discutere perchè mi sembra che, anche se facciamo fatica a capirci, ci sia la voglia di entrare nel merito. Provo a lanciare dei sassi.
1) Impegno orario, la nota più dolente. L’obiettivo deve essere quello di avere insegnati motivati che lavorino bene e tanto, che guadagnino il giusto, per rendere autenticamente volontario il volontariato, e non sotitutivo di attività istituzionali.
Da cui penso che sarebbe necessario premiare chi lavora molto/bene e penalizzare chi lavora poco/male. Queste belle parole significano valutare gli insegnanti: sia quantitativamente che qualitativamente. Il risultato deve potersi tradurre in effetti sull’ammontare della paga oraria e sulla mobilità tra scuole (se bravo un insegnante va dove vuole, senza tempi biblici, quando si libera una posizione). Quantitativamente significa poter certificare il carico di didattica frontale, didattica accessoria (preparazione delle lezioni, gite culturali e scientifiche, impegni didattici extraorari) e di lavoro “istituzionale” (ricevimento studenti, consigli dei docenti, etc.). Qualitativamente significa giudicare gli effetti dell’insegnamento attingendo per esempio all’esperienza dell’INVALSI ovvero somministrando questionari di valutazione agli studenti. Anche la formazione continua dovrebbe essere denuta in debito contopurchè sia certificata e aggiuntiva all’incarico di base. Il merito delle procedure e i dettagli tecnici debbono essere discussi ma un sistema del genere penso che possa costituire un utile pungolo per il miglioramento della classe docente.
2) Sistema delle scuole. L’obiettivo dovrebbe essere quello di minimizzare gli sprechi e massimizzare la qualità e la varietà delle offerte formative per gli studenti.
Quindi, stabilire che si possono attivare solo plessi scolastici con almeno un numero minimo di classi e di studenti per classe mi sembra potrebbe contribuire ad una riduzione dei costi unitari per studente. Tale riduzione non andrebbe messa a bilancio come minor spesa ma dovrebbe essere reinvestita per il miglioramento di (a) infrastrutture scolastiche e sportive pubbliche, (b) incentivi agli insegnanti per programmi didattici aggiuntivi, (c) programmi di scambio con l’estero, o tra regioni, degli studenti con borse di studio a copertura totale dei costi.
3) Sistema del turnover. L’obiettivo deve essere avere docenti preparati e minimizzare al massimo il precariato.
Perciò, ripristinare le SSIS seppur profondamente riformate è a mio parere prioritario, stabilendo altresì che il turnover sia stabilito sulla base delle esigenze delle scuole su base “algebrica” (X studenti + Y classi = Z docenti). Tale sistema andrebbe integrato su base provinciale o addirittura regionale in modo da poter programmare in modo abbastanza affidabile la gestione delle risorse umane. Delle serie, prevedo che nel prossimo triennio si liberino W cattedre per cui la SSIS regionale bandisce W/3 posti per l’accesso ogni anno. I dettagli vanno approfonditi ma questa può essere una base per evitare la formazione di un precariato strutturale.
Dopo essersi fatti delle idee “macroscopiche” è necessario entrare nel “microscopico” perchè una buona politica scolastica è fatta di moltissime piccole soluzioni positive. E’ illusorio pensare che ci sia una legge che se applicata ci porterebbe direttamente in paradiso. Penso che le molte best-practices realizzate sul campo da meritevoli insegnanti possano essere foriere di tanti ottimi suggerimenti.
Saluti
mi sembra un’ottima idea discuterne un po’, Sergio. non aspetto altro che trovare qualcuno che ci ascolti. e poi tirare sassi (negli stagni) mi è sempre piaciuto…
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dammi solo un po’ di tempo per buttar giù qualcosa di organico. questa è una settimana di consigli di classe e siccome noi lavoriamo notoriamente poco, oggi ho dovuto perdere tutto il pomeriggio del mio giorno libero e mercoledì si replica
solo un paio di sassolini veloci:
- dell’edilizia scolastica si occupano gli enti locali, quindi non so se i soldi risparmiati di qua possano andare di là (a proposito, ma B. non doveva abolire le province? sai che bel risparmio?)
- le valutazioni da fare sono grossolanamente di due tipi: una riguarda noi insegnanti singolarmente, un’altra le singole scuole. la distinzione è importante. non ubriachiamoci con i tests: chi li usa a piene mani (USA e UK, per fare un esempio) sta facendo una retromarcia pesante. e niente voucher da dare alle famiglie, please. anche questa è un’idea anglosassone che ha scatenato solo guai.
- gli “incentivi per programmi didattici aggiuntivi” rischiano di distogliere dalla didattica vera e propria e di generare rivoli di soldi che si disperdono in una serie di baggianate (vedi i progetti fantasiosi che nascono nelle scuole di ogni ordine e grado). facciamo che un insegnante si deve occupare di insegnare?
- Antonio, ti prego di credere che vorremmo essere valutati. chi dice di no ha la coda di paglia. ci sale la mosca al naso se ci dicono che dobbiamo essere valutati dai Dirigenti Scolastici oppure in base ai progetti che mettiamo in atto (vedi sopra).
- sulle SSIS siamo grosso modo d’accordo. ma la tua equazione algebrica non è così semplice. se le W cattedre comprendono solo quelle nell’organico di diritto, nel triennio non serviranno solo W docenti, ma forse anche 2W, dipende dall’organico di fatto…
bacio
Lucia, apprezzo le chiare righe sopra. Non ho capito pero’ da chi dovrebbero essere valutati i docenti, secondo i docenti stessi. Capisco bene io che la valutazione da parte dei Dirigenti Scolastici o in base ai progetti attuati non e’ una opzione considerata? allora da chi, e come?
gli insegnanti devono essere valutati da altri insegnanti (esperti, appositamente formati e provenienti dallo stesso tipo di scuola), nelle loro competenze disciplinari (e sottolineo disciplinari) e didattiche.
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non esiste che ci valutino i DS (nepotismo e leccac…aggine abbonderebbero) e non esiste nemmeno che ci valutino i genitori o gli alunni (che non hanno le competenze necessarie). certo, questi ultimi possono esprimere dei giudizi, che possono far parte di una serie di indicatori, che magari entrano nella valutazione di sistema… ma non possono giudicare le mie competenze professionali. così come non deve entrare nella valutazione della mia professionalità come insegnante il fatto che io mi inventi progetti (che a volte sono anche belli e interessanti, ma a volte no) o che faccia la funzione obiettivo o che abbia altri incarichi che non c’azzeccano con la didattica.
come? qui ci sono varie opzioni… ti dico come la penso io e come la pensano molti miei colleghi (ai sindacati non ho chiesto but I couldn’t care less).
posto che si entra per concorso (costituzionalmente) dopo un percorso che dovrebbe comprendere la laurea magistrale e una scuola di perfezionamento (new SSIS?) dove si approfondiscano i contenuti della disciplina e dove si studi didattica, una prima valutazione dovrebbe avvenire dopo uno o due anni, per la conferma in ruolo. poi con scadenza regolare (triennale? quinquennale?). se passi, bene, se no stai un anno sotto la supervisione di un tutor, rifai un percorso di approfondimento o di aggiornamento e alla fine vieni rivalutato. se non passi di nuovo vai in biblioteca.
chi mi valuta deve accertarsi che io:
- conosca i contenuti della disciplina che insegno nella sua interezza (non devo sapere solo quello che insegno, ma molto di più, sapendolo collocare nellla corretta prospettiva storica, filosofica, ecc.)
- conosca almeno a grandi linee la legislazione scolastica italiana e magari qualcosina di quella europea.
- conosca e sappia mettere in atto le corrette startegie didattiche.
- conosca e sappia utilizzare le tecnologie informatiche.
tutto questo perché io possa insegnare.
poi si deve pensare anche a progressioni di carriera e ad aggiornamento continuo obbligatorio(in orario di lavoro e senza oneri per me)… e ovviamente all’impegno orario certificato. vogliamo i tornelli anche noi!
bacio
ottime proposte, Lucia. Mi congratulo con te. Ora vediamo se qualcuno dei mille e’ in ascolto, magari le tue proposte possono costituire la base di un buon tavolo di lavoro nel PD.
Lucia ottime idee, le technicalities ovviamente possono comprendere dettagli diversi ma lo spirito e la direzione sono proprio quelli giusti (almeno per me)…..guarda questo dibattito è veramente utile….lo segnalo al coordinamento de imille perchè un buon sasso deve essere ben scagliato….magari provo a riscrivere qualcosa da postare quando questo articolo sarà fuoriscena! ovviamente sarò nuovamente provocatorio perchè solo discutendo escono fuori belle cose….
ciao
Lucia, sei un mito!! Sottoscrivo tutto quello che sostieni e se ti candidi, hai già il mio voto! Scherzi a parte, le tue proposte devono diventare vere proposte di legge!!
lorella, tu insegni, vero? a riprova del fatto che gli insegnanti sono d’accordo con quello che penso… anzi, per dire la verità, con quello che pensiamo noi di ANIMAT. queste idee non sono tutte mie (rivendico solo il copyright per l’idea delle 36/40 ore a scuola… e su questo si dovrà tornare) ma frutto di discussioni e di elaborazioni di proposte varie. giusto per non prendermi meriti che non ho.
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bacio