La prossima volta che si svolgerà un referendum per l’adesione di un paese alla zona euro o per la ratifica di un trattato europeo o che qualche politico dirà che “l’euro ha rovinato le famiglie Italiane ed europee” proponetegli questo articolo del Guardian sul dramma che sta vivendo la bellissima, civilissima e fino a ieri prospera Islanda.
L’Islanda è sull’orlo del tracollo finanziario e, almeno a leggere gli angosciati resoconti dei giornali britannici, ci sono lunghe file di depositanti spaventati fuori delle banche islandesi. Cosa ancora più drammatica, sembrerebbe ci siano persino file fuori dei supermercati di Reykjavík per comprare olio di oliva.
Nel frattempo alcune agenzie internazionali riportano che le banche centrali dei paesi nordici – Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca – starebbero predisponendo un maxi-piano di salvataggio (presumibilmente un maxi-prestito) per soccorrerre la “sorella Islanda”. Il soccorso sarebbe frutto di istinti di solidarietà ma anche di forti preoccupazioni paneuropee: le grandi banche eslandesi finanziano società in mezza Europa e ben 150000 cittadini britannici hanno dei depositi presso una banca islandese. Un tracollo del sistema bancario islandese avrebbe delle conseguenze imprevedibili in tutta Europa.
La fortissima ascesa dei tassi di interessi sui mercati finanziari internazionali unita al drammatico deprezzamento della corona islandese stanno avviluppando le maggiori banche islandesi in una drammatica spirale di ascesa dei costi e dei valori del loro debito rispetto ai valori delle loro attività. Sto semplificando di molto ma, con chiare differenze dovute alle specificità dei singoli paesi e delle singole crisi, il dramma islandese ha molti punti in comune con le “crisi gemelle valutarie-bancarie” che hanno colpito negli ultimi due decenni paesi del centro e sudamerica (quali il Messico e l’Argentina) o anche i paesi del sudest asiatico durante la crisi della fine anni ’90. Questi paesi furono messi in ginocchio dal verificarsi congiunto di un massiccio deprezzamento delle loro valute che aumentò esponenzialmente il valore delle passività dei loro sistemi creditizi (espresse in dollari) rispetto alle attività (espresse in valuta locale). Per i più interessati agli aspetti scientifici, consiglio anche la lettura di questo eccellente e notissimo articolo scientifico di Carmen Reinhart e Graciela Kaminski sulle “twin crises” (le crisi gemelle valutarie-bancarie).
Immagino che in questo momento il governatore della Banca Centrale d’Islanda stia pensando con amarezza quanto migliore sarebbe la situazione se l’Islanda fosse “protetta” dal forte euro piuttosto che avere una valuta che si sta deprezzando a rotta di collo. Ovviamente, l’Islanda non fa neanche parte dell’Unione Europea e qui non stiamo affatto criticando la sua storica e del tutto legittima neutralità. Ci mancherebbe altro. Ci stiamo piuttosto chiedendo cosa sarebbe successo ad altri paesi europei relativamente piccoli se oltre alle pressioni cui sono attualmente sottoposti sui mercati finanziari non avessero avuto l’euro e avessero anche dovuto sopportare gli effetti di un massiccio deprezzamento delle loro valute.
Sperando che l’Europa si muova di concerto per aiutare la civilissima Islanda, tenetevi una copia del Guardian. E la prossima volta che qualcuno attacca l’euro e l’Europa pagategli (in euro) una lezione di islandese.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti






Il contagio della crisi finanziaria sta interessando anche paesi dell’area euro come il Belgio e la Germania.
La crisi in atto non e’ una crisi valutaria, Raoul, ma creditizia.
http://www.guardian.co.uk/business/2008/oct/06/europeanbanks.europe
Aldo, non credo tu abbia letto il post. La crisi bancaria Islandese e’ aggravata dal deprezzamento della sua valuta. Ovvio che la crisi finanziaria internazionale non e’ dovuta alle valute ma nel caso dell’ Islanda e’ resa ancora piu’ pesante dal deprezzamento della Corona islandese.
Raoul, anche se il mio commento e’ stato un po’ sintetico, ho letto attentamente il tuo post.
Il problema valutario dell’Islanda e’ anche la sua piu’ grande opportunita’. Infatti grazie alla svalutazione della sua valuta, l’Islanda sara’ presto in grado di tornare a crescere e ad esportare.
L’Argentina e’ riuscita ad uscire velocemente dalla crisi in cui era precipitata nel 2001 sganciandosi dal dollaro. Anzi, l’Argentina in quella sue crisi vi si era cacciata proprio perche’ uno stupdio ministro, Domingo Cavallo, aveva avuto la stupida idea di agganciare il peso Argentino al dollaro e aveva indebitato il suo paese prendendo a prestito a tassi molto bassi. Il gioco del Signor Cavallo non ha retto, ma lo sganciamento del peso dal dollaro americano ha permesso all’Argentina un recupero veloce.
Se l’Islanda riuscira’ ad imitare l’Argentina, cosa difficile vista la stupidita’ del primo ministro islandese Geir Haarde, riuscira’ a superare velocemente la crisi in cui si trova. Gli amici Islandesi forse dovranno pagare di piu’ per il delizioso olio d’Oliva Spagnolo e saranno costretti a tornare ai loro tradizionali bolliti e al loro tradizinale olio di pesce (prodotto della cucina locale di cui l’Islanda abbonda).
Io credo che agganciarsi ad un sistema valutario internazionale porta piu’ problemi che soluzioni.
Il 6 Ottobre 2010 ti propongo di confrontare la situazione economica di Belgio (salvato oggi dalla UE-Francia e senza valuta locale) alla situazione dell’Islanda fra due anni, salvata dai “vichinghi” e con una valuta locale. Vediamo chi stara’ meglio. Con o senza olio d’oliva spagnolo.
Che soddisfazione essere completamente d’accordo con Raoul dopo i nostri recenti “battibecchi”!
Non sono riuscito a comprendere il paragone con l’Argentina. L’Argentina si è ripresa dalla crisi (fai riferimento al pil credo), ma ciò significa che bisogna toccare il fondo per “tornare a crescere”?
Credo che non tutti quelli che hanno pagato il “conto” della crisi in Argentina adesso stanno meglio e sono sicuro che per la stragrande maggioranza della popolazione argentina fosse stato meglio non avere nessuna crisi.
Questo doveva andare sull’Unità!
Minetti sull’unita’. Che ne pensi pero’ del rifiuto dell’UE ad un fondo europeo di sostegno per le banche?
Penso che un fondo Europeo sarebbe molto opportuno. Come ottimamente scrive oggi Bill Emmott sul Corriere
http://www.corriere.it/economia/08_ottobre_07/Il_costo_dell_Europa_disunita_1ce9b7fe-942f-11dd-a0d8-00144f02aabc.shtml
Mi spingo oltre: Veltroni dovrebbe pubblicamente appoggiare l’ iniziativa di Berlusconi. Non lo sta facendo ed e’ un rammarico.
Raoul, potresti scrivere un post sui vantaggi di un fondo comune europeo? Finora ho letto solo generici appelli a “l’unione fa la forza, guardate gli USA”. Tanto belli ma poco altro.
Ciao Danilo, rispondo brevemente al tuo invervento. E’ ovvio che sarebbe stato meglio non avere la crisi in Argentina, ma le crisi fanno parte della vita economica come la morte e la malattia fanno parte della vita.
Le politiche dell’Argentina negli anni ’90 di agganciare la loro valuta al dollaro hanno avuto tanto senso come avrebbe senso mandare nella delegazione olimpica un signore di 95 anni.
Se posso permettermi di dare un suggerimento al prossimo articolo da scrivere sull’Unita’, suggerirei di scrivere che se l’Italia dovesse fare come la Germania, l’Irlanda e la Grecia e garantire i depositi bancari, scatenerebbe una tale speculazione che potrebbe spingerla fuori dall’euro. Un rischio, forse basso e certamente non augurabile in queste condizioni, ma che varrebbe la pena di esaminare e di comprendere piu’ a fondo.
Bellissimo post. Che oltretutto riflette come stanno le cose.
Io son d’accordo con Raoul. Senza ma.
Aldo perche’ fare scommesse di questo tipo, non capisco. Per un senso masochistico europeo/italiano? Per cullarsi nell’idea che noi stiamo sempre peggio e gli altri stanno sempre meglio?
Comunque sono disposto a scommeterre con Aldo un corso d’islandese (come premio o come castigo?)
PS.: Gianni se passi da queste parti ricordati del post!
Filippo, con tutto il rispetto per gli islandesi, io vedo il corso di islandese piu’ come un castigo che come un premio. Se sei d’accordo, chi perde segue il corso
Bersani sembra aver compreso la gravita’ della situazione Italiana, ma le sue ricette sono deboli, perche’ Germania e Spagna non vogliono allentare i criteri di Maastricht:
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79731
Sempre sull’Islandia
http://bruxelles.blogs.liberation.fr/coulisses/2008/10/crise-financi-3.html
sono d’accordo con raul, la grande crisi finanziaria anche se di origine creditizia è accentuata ulteriormente per i paesi europei che non sono nell’eurozona o comunque nel’ermII e che quindi vedono la loro moneta svalutarsi come la corona islandese che proprio in conseguenza alla crisi si è svalutata del 30% sull’euro, con gravi conseguenze per le loro importazioni.
sono d’accordo con raul, la grande crisi finanziaria anche se di origine creditizia è accentuata ulteriormente per i paesi europei che non sono nell’eurozona o comunque nel’ermII e che quindi vedono la loro moneta svalutarsi come la corona islandese che proprio in conseguenza alla crisi si è svalutata del 30% sull’euro, con gravi conseguenze per le loro importazioni.
sono d’accordo con raul, la grande crisi finanziaria anche se di origine creditizia è accentuata ulteriormente per i paesi europei che non sono nell’eurozona o comunque nel’ermII e che quindi vedono la loro moneta svalutarsi come la corona islandese che proprio in conseguenza alla crisi si è svalutata del 30% sull’euro, con gravi conseguenze per le loro importazioni.
sono d’accordo con raul, la grande crisi finanziaria anche se di origine creditizia è accentuata ulteriormente per i paesi europei che non sono nell’eurozona o comunque nel’ermII e che quindi vedono la loro moneta svalutarsi come la corona islandese che proprio in conseguenza alla crisi si è svalutata del 30% sull’euro, con gravi conseguenze per le loro importazioni.
… scusatemi se sono stato ripetitivo ma volevo postare una volta sola!!
Bel post, Raoul.