«
»

Esteri, Home

Lezioni di europeismo dalla crisi dei geyser

06.10.08 | 21 Comments

salvagente_4.jpgdi Raoul Minetti

La prossima volta che si svolgerà un referendum per l’adesione di un paese alla zona euro o per la ratifica di un trattato europeo o che qualche politico dirà che “l’euro ha rovinato le famiglie Italiane ed europee” proponetegli questo articolo del Guardian sul dramma che sta vivendo la bellissima, civilissima e fino a ieri prospera Islanda.

L’Islanda è sull’orlo del tracollo finanziario e, almeno a leggere gli angosciati resoconti dei giornali britannici, ci sono lunghe file di depositanti spaventati fuori delle banche islandesi. Cosa ancora più drammatica, sembrerebbe ci siano persino file fuori dei supermercati di Reykjavík per comprare olio di oliva.


Nel frattempo alcune agenzie internazionali riportano che le banche centrali dei paesi nordici – Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca – starebbero predisponendo un maxi-piano di salvataggio (presumibilmente un maxi-prestito) per soccorrerre la “sorella Islanda”. Il soccorso sarebbe frutto di istinti di solidarietà ma anche di forti preoccupazioni paneuropee: le grandi banche eslandesi finanziano società in mezza Europa e ben 150000 cittadini britannici hanno dei depositi presso una banca islandese. Un tracollo del sistema bancario islandese avrebbe delle conseguenze imprevedibili in tutta Europa.

La fortissima ascesa dei tassi di interessi sui mercati finanziari internazionali unita al drammatico deprezzamento della corona islandese stanno avviluppando le maggiori banche islandesi in una drammatica spirale di ascesa dei costi e dei valori del loro debito rispetto ai valori delle loro attività. Sto semplificando di molto ma, con chiare differenze dovute alle specificità dei singoli paesi e delle singole crisi, il dramma islandese ha molti punti in comune con le “crisi gemelle valutarie-bancarie” che hanno colpito negli ultimi due decenni paesi del centro e sudamerica (quali il Messico e l’Argentina) o anche i paesi del sudest asiatico durante la crisi della fine anni ‘90. Questi paesi furono messi in ginocchio dal verificarsi congiunto di un massiccio deprezzamento delle loro valute che aumentò esponenzialmente il valore delle passività dei loro sistemi creditizi (espresse in dollari) rispetto alle attività (espresse in valuta locale). Per i più interessati agli aspetti scientifici, consiglio anche la lettura di questo eccellente e notissimo articolo scientifico di Carmen Reinhart e Graciela Kaminski sulle “twin crises” (le crisi gemelle valutarie-bancarie).

Immagino che in questo momento il governatore della Banca Centrale d’Islanda stia pensando con amarezza quanto migliore sarebbe la situazione se l’Islanda fosse “protetta” dal forte euro piuttosto che avere una valuta che si sta deprezzando a rotta di collo. Ovviamente, l’Islanda non fa neanche parte dell’Unione Europea e qui non stiamo affatto criticando la sua storica e del tutto legittima neutralità. Ci mancherebbe altro. Ci stiamo piuttosto chiedendo cosa sarebbe successo ad altri paesi europei relativamente piccoli se oltre alle pressioni cui sono attualmente sottoposti sui mercati finanziari non avessero avuto l’euro e avessero anche dovuto sopportare gli effetti di un massiccio deprezzamento delle loro valute.
Sperando che l’Europa si muova di concerto per aiutare la civilissima Islanda, tenetevi una copia del Guardian. E la prossima volta che qualcuno attacca l’euro e l’Europa pagategli (in euro) una lezione di islandese.

21 commenti

Che ne pensi?

Scrivi qui il tuo commento, o fai un trackback dal tuo blog. Clicca qui per il feed dei commenti.

:

:

Powered by WP Hashcash


«
»