Il ponte infinito

Oggi inauguriamo la rubrica Cronache dal territorio, racconti di quel che succede dentro e intorno al PD vicino a casa vostra, delle cose che fa e di quelle che non fa. I corrispondenti sono dei Mille ma non solo: pure voi potete contribuire anche solo con un post scrivendo a italia@imille.org.

di Marta D’Agostino Tortorella, Venezia

Finalmente, dopo 12 anni di attesa, Venezia ha il suo quarto ponte sul Canal Grande, progettato dall’architetto catalano Santiago Calatrava, l’architetto dei ponti. Inaugurato alla chetichella la notte dell’11 settembre per evitare annunciate, chiassose, manifestazioni del centro-destra che grida allo spreco del danaro pubblico, il ponte è una straordinaria opera d’arte che conferisce alla città storica un’aura di modernità, proiettandola nel futuro. I costi del manufatto sono lievitati da 7,3 milioni di euro fino a 11,3 milioni, attirandosi le ire non solo dell’opposizione (An denuncia un balzo dai 4,7 milioni della gara d’appalto a “quasi venti milioni”), ma anche di tanta gente comune, per la quale del ponte non si sentiva il
bisogno.


In realtà il nuovo ponte rivitalizza un’area depressa della città, creando uno scenario suggestivo alle porte di Venezia e valorizzando l’area di Piazzale Roma e della stazione di Santa Lucia.

Nelle settimane che sono seguite all’apertura, “Il Gazzettino”, giornale locale mai tenero con l’amministrazione comunale di centro sinistra, ha rilanciato la campagna contro il ponte a causa di qualche passante inciampato sui gradini. Forse il ponte della Costituzione (così è stato battezzato, ma c’è da scommettere che rimarrà per tutti “il ponte di Calatrava”, come è stato chiamato in questi lunghi anni) è così bello che ci si distrae ammirati per guardare il panorama e si rischia di inciampare sulle pedate doppie. Si tratta di una arcata di colore rosso antico svettante e sospesa elegantemente sulle acque, in quanto il ponte ha i parapetti di vetro, come di vetro sono la gran parte dei gradini (il vetro si mescola alla trachite e alla pietra d’Istria in omaggio alla tradizione veneziana).

Sul fronte delle polemiche si sono fatti sentire anche i commercianti del tratto della riva dirimpettaia che va dai Giardini Papadopoli al ponte degli Scalzi: essi sostengono di avere perso molti clienti a causa del ponte della Costituzione che è sempre animato di gente che sembra già preferire questa comoda via per raggiungere la Stazione e/o Piazzale Roma. Comunque sia, il ponte ai veneziani piace, anche a quelli che che gridano allo scandalo: Santiago Calatarava ha fatto centro e Venezia ha un’ulterore opera d’arte da esibire. Merito di una amministrazione del centro sinistra, che comunque ha in cantiere altri interventi sulla città che fanno discutere. Ma di questi in un’altra occasione.

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iMille.org – Direttore Raoul Minetti

19 Commenti

  1. Gli antichi Veneziani costruivano prima i ponti in legno.
    Poi se funzionavano, li ricostruivano in pietra. Forse sarebbe stato piu’ economico seguire l’esempio degli antichi.

  2. Gli antichi Veneziani costruivano prima i ponti in legno.
    Poi se funzionavano, li ricostruivano in pietra. Forse sarebbe stato piu’ economico seguire l’esempio degli antichi.

  3. giancarlo

    @Aldo de Rossi: non sono d’accordo, ai tempi nostri, se avessero costruito prima il ponte in legno di quello definitivo, sarebbe costato il doppio, altro che risparmio ;)

  4. Luigi f.

    Non so se con un ponte di legno avrebbero potuto prevedere quanto poi accaduto alle “spalle” che devono reggere il ponte e che hanno determinato tanti ritardi e supplementi di spesa.
    Comunque alla fine abbiamo appunto un’opera d’arte.
    Con i 140 milioni consegnati al Comune di Catania, avremo solo altro sperpero di denaro nei prossimi mesi.

  5. @Aldo
    un ponte di legno avrebbe fatto la fine di quello dell’accademia, provvisorio dall’800 e bisognoso di continui rifacimenti…
    su questo si possono fare infinite critiche per come è stata gestita l’operazione, ma dire che è brutto e inutile come fanno molti è sintomo di malafede.

  6. Lucio,
    vorrei precisare che a me il ponte piace moltissimo, pero’ il tempo per la costruzione ed i costi mi sembrano pazzeschi. Per questo ho suggerito di fare come gli antichi. Un modello di legno provvisorio costruito in 6 mesi avrebbe permesso ai veneziani di abituarsi alla struttura e di criticarla o apprezzarla dopo consultazioni dirette.

  7. si sta entrando nel cuore del problema, anzi nei cuori. nel “gestire” l’operazione ponte di calatrava gli amministratori veneziani hanno commesso due errori imperdonabili, e che, infatti, non gli vengono perdonati.
    uno è stato calare l’operazione dall’alto, senza far sentire noi cittadini partecipi di un evento che poteva avere grandissimo valore simbolico per la città.
    la costruzione di una architettura contemporanea a venezia, avrebbe dovuto diventar il simbolo dell’ingresso della città nel terzo millennio. non è stato così perchè l’attenzione si è concentrata sui problemi insorti.
    anche nella scelta del nome la giunta ha “sprezzato” l’opinione dei cittadini, dimenticandosi che questi sono (ahimè ex) elettori. per anni i giornali locali hanno condotto sondaggi e dibattiti sul nome, ma la decisione è stata presa dal “doge” cacciari e ratificata dal consiglio comunale. per aggravare il tutto il nome scelto è completamente al di fuori di regole e logiche toponomastiche cittadine…
    secondo errore fondamentale è stato non ammettere gli errori compiuti in corso d’opera, e aver concluso i lavori, durati anni più del previsto e con costi impazziti, senza una ammissione di colpa e come, al solito, senza individuare le responsabilità.
    ai veneziani non poteva piacere questo atteggiamento, ricordiamoci che questa città ha un passato di governo illuminato ancora ben presente nei ricordi malgrado la distanza temporale.
    so che è un limite questo vivere dei passati splendori, ma sentirsi citare da più persone una frase storica per indicare le colpe di questa giunta fa capire che le tradizioni antiche andrebbero rispolverate…
    la frase in questione è: “pesatelo, pagatelo e, se sbaglia, impiccatelo”. formula che accompagnava la nomina del “aagistrato alle acque”, seconda carica della repubblica ai tempi dei dogi.
    non dico che si dovesse impiccare il direttore dei lavori, ma almeno una ramanzina potevano fargliela…

  8. ho divagato, ma concordo con aldo che la consultazione dei cittadini in questi casi è fondamentale.
    anzi più che consultazione parlerei di coinvolgimento, dalla decisione di che tipo di progetto adottare alla scelta del nome.
    non sono per le decisioni prese con referendum, ma delle aprire dei dibattiti pubblici prima di decidere sarebbe fondamentale…

  9. E poi, per quanto riguarda le cadute, come si dice…descanta bauchi :-D

  10. roberto

    Ma mi spiegate perché poi rompete le scatole per il ponte sullo stretto di Messina? Quando ci guadagnano gli architetti di sinistra tutto ok vero?

  11. Leo Perutz

    E’ un post sul ponte della Costituzione o una “locandina celebrativa” sulle sorti meritorie e progressive della attuale giunta?
    Certi toni utilizzati e certi passaggi retorici lasciano abbastanza perplessi.
    Un tempo, quando amministrare bene ci veniva piu’ semplice e naturale, eravamo non solo piu’ critici verso i nostri errori ma anche piu’ sobri nel riconoscere i nostri successi.
    Ecco un altro pezzo di identita’ buttato alle ortiche.

  12. @ Leo Perutz.
    Non ho trovato, rileggendo il testo, toni trionfalistici, etc. etc. Non ho capito di quale identità perduta parli. Ti dico le mie intenzioni: avevo solo voglia di comunicare, a chi avesse letto, il mio entusiasmo per un’opera bellissima, un’opera d’arte che -e ce ne vuole!- rende ancora più utile e bella una visita a Venezia. Che poi, questa opera sia stata voluta dall’Amministrazione di centro sinistra, è un particolare. Andava taciuto per non rischiare di buttare alle ortiche un pezzo di non so bene che identità ?

  13. @Leo Perutz

    Ho riletto il mio testo e francamente non vi ho trovato toni da regime. Né capisco quale identità avrei contribuito a rovinare. Semplicemente ho cercato di trasmettere al lettore la levità e la grazia di questo ponte bellissimo che, secondo me, arricchisce Venezia ‒e sappiamo tutti quanto sia difficile- di una stupenda opera d’arte che trova consenso nei veneziani come nei “foresti” che hanno la ventura di ammirarla.
    Questa opera oggi esiste perché l’Amministrazione di centro sinistra l’ha fortemente voluta. Bisognava tacerlo? Del resto alle sorti “magnifiche e progressive” della Giunta ci pensa già il “Gazzettino” che non cessa di attaccare il ponte che, fra l’altro -abbiamo appreso questa mattina-, è pericolosissimo, specialmente d’estate, quando il sole (di destra?) renderà pressoché incandesenti i corrimano in ottone.
    Come vedi, Leo, c’è già chi pensa a disturbare le ortiche con pezzi di identità perduta. Tranquillo!

  14. nn

    solo un cretino poteva concepire un ponte di gradini all’uscita di una stazione, i turisti saranno felicissimi di incollarsi a mano i trolley. per non parlare dei genitori con le carrozzine e i diversamente abili sulle sedie a rotelle

  15. nn

    solo un cretino poteva concepire un ponte di gradini all’uscita di una stazione, i turisti saranno felicissimi di incollarsi a mano i trolley. per non parlare dei genitori con le carrozzine e i diversamente abili sulle sedie a rotelle

  16. vm

    Solo un idiota poteva concepire un ponte di gradini all’uscita di una stazione, i tursiti con i trolley saranno felici di incollarseli. Poi non parliamo dei genitori con le carrozzine o dei diversamente abili con la sedia a rotelle: un monumento alle barriere architettoniche

  17. Leo Perutz

    Sig.ra Marta,
    io in realta’ avrei parlato e scritto di celebrazione e di giunta, il riferimento al regime, che non era nelle mie intenzioni, lo ha fatto lei e ne ignoro onestamente i motivi. A me una “locandina celebrativa” evoca una innocua festicciola di provincia, a lei qualcosa di piu’ complicato.
    Ho curiosato un tantinello nel suo Lebenslauf che lei ha pubblicato in rete e l’ho scoperto in fondo non molto dissimile dal mio, anche in termini anagrafici e mi sorprendo come lei non abbia inteso il mio riferimento chiaro, poiche’ a quella identita’ che cito, io credo, lei appartenga almeno quanto me.
    Pazienza! I segni dei tempi ci parlano e forse ci raccontano della nostra inadeguatezza a comprenderli, della nostra difficolta’ a tacere quanto e’ superfluo, risparmiando le parole migliori per l’essenziale.
    Saluti.

  18. estella

    @roberto
    > Ma mi spiegate perché poi rompete le scatole per il ponte sullo stretto di Messina?
    ma hai presente la differenza tra un ponte su un canale di una laguna (luce di poche decine di metri, altezza di poche decine di metri, nessun vento, nessuna corrente, ponte che si può appoggiare con le spalle direttamente alla terraferma,ecc…) e un ponte su uno stretto?? (luce di più di tre chilomentri a campata unica, quando ad oggi al mondo il ponte con campata unica più lunga è di circa 2 km e in questo campo gli avanzamenti tecnologico-progettuali si fanno a piccoli passi…, in una zona con dei problemi di venti elevati e di instabilità geologica). Per non parlare della differenza dei costi, perché il vero motivo per cui non si fa il ponte sullo stretto è che economicamente (costi/benefici) è un suicidio…
    > Quando ci guadagnano gli architetti di sinistra tutto ok vero?
    Calatrava progetta in tutto il mondo, dai… (eppoi la progettazione del ponte sullo stretto va avanti dagli anni ottanta.. conosci il colore polotico di tutti gli estensori di tutti gli studi di fattibilità, progettazione, annessi e connessi che sono stati fatti??)
    estella

  19. estella

    @roberto
    > Ma mi spiegate perché poi rompete le scatole per il ponte sullo stretto di Messina?
    ma hai presente la differenza tra un ponte su un canale di una laguna (luce di poche decine di metri, altezza di poche decine di metri, nessun vento, nessuna corrente, ponte che si può appoggiare con le spalle direttamente alla terraferma,ecc…) e un ponte su uno stretto?? (luce di più di tre chilomentri a campata unica, quando ad oggi al mondo il ponte con campata unica più lunga è di circa 2 km e in questo campo gli avanzamenti tecnologico-progettuali si fanno a piccoli passi…, in una zona con dei problemi di venti elevati e di instabilità geologica). Per non parlare della differenza dei costi, perché il vero motivo per cui non si fa il ponte sullo stretto è che economicamente (costi/benefici) è un suicidio…
    > Quando ci guadagnano gli architetti di sinistra tutto ok vero?
    Calatrava progetta in tutto il mondo, dai… (eppoi la progettazione del ponte sullo stretto va avanti dagli anni ottanta.. conosci il colore polotico di tutti gli estensori di tutti gli studi di fattibilità, progettazione, annessi e connessi che sono stati fatti??)
    estella

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