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I tornelli di Brunetta

28.10.08 | 10 Comments

dipendenti2.jpgdi Belfagor

Ieri il ministro Brunetta ha dichiarato che intende introdurre i tornelli negli uffici giudiziari anche per i magistrati. Secondo lui lavorano poco (due o tre giorni a settimana) e con i tornelli, o comunque con altri sistemi di rilevazione della loro presenza in ufficio, si potrebbe, a suo avviso, risolvere il problema della loro scarsa produttività.

Brunetta ha indubbiamente individuato un problema ovvero l’inefficacia degli strumenti di controllo sulla produttività dei magistrati. Solo che come al solito ha proposto una soluzione che sarà utile per solleticare gli istinti dell’elettorato, nonché per proseguire nella strategia d’attacco al terzo potere dello Stato, ma non certo per risolvere i problemi della giustizia. Infatti è vero che anche tra i magistrati, come in tutte le categorie dei lavoratori pubblici e privati, vi sono dei fannulloni, ma risolvere il problema con dei tornelli fa ridere. L’esercizio della funzione giurisdizionale, così come l’esercizio della funzione legislativa ed infine l’esercizio della funzione amministrativa da parte del Governo, non sono assoggettabili ad orari fissi. La produttività di questi organismi non va valutata in termini di impegno orario, ma in termini di risultato.


A dire il vero peraltro l’attività dei magistrati è monitorata costantemente, sia attraverso le statistiche trimestrali dell’intero ufficio presso cui lavorano, sia attraverso le statistiche personali del singolo magistrato, redatte di solito una volta all’anno. Questi dati sono consultati sia dal Capo dell’ufficio che è a sua volta un magistrato, sia dal Ministero della Giustizia cui vengono inviate, sia dagli organi ispettivi di quest’ultimo. Volendo quindi i fannulloni si individuano facilmente. Qualsiasi persona in grado di distinguere dei numeri e con un minimo di capacità critica capisce subito leggendo quei dati, se un magistrato lavora oppure no. Le statistiche sono utili per valutare il lavoro del magistrato sotto il profilo quantitativo, ma si potrebbero effettuare controlli anche sotto il profilo qualitativo. Quante richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione formulate da un Pubblico Ministero vengo accolte o respinte dai giudici? vengono Quante sentenze emesse da un giudice vengono impugnate e quindi riformate in sede d’appello o cassazione? E’ evidente che valutando questi dati si può ricostruire la “qualità” del lavoro del magistrato. Vedo però che questi punti non vengono mai toccati da chi attacca o difende i magistrati. Eppure questi strumenti ci sono, perché nessuno li utilizza?

Facciamo un esempio concreto. Ricordate che qualche tempo fa si è scoperto che un giudice aveva impiegato otto anni per scrivere una sentenza? Un quotidiano ci aveva fatto un articolo sopra, era scoppiata la polemica, il giudice era stato sottoposto a procedimento disciplinare e destituito dalla magistratura. Tutto bene? Mica tanto. Mi chiedo infatti: poiché quel giudice faceva parte di una sezione penale, che prevede la presenza di un Presidente di Sezione, cosa ha fatto quest’ultimo in quegli otto anni? Ed il Presidente del Tribunale dove lavorava quel giudice, possibile che non sapeva che tutti erano in trepidante attesa di una sentenza da otto anni? Il Ministero della Giustizia effettua un’ispezione, a mezzo di personale esterno agli uffici, nei vari tribunali ogni 4-5 anni. Ebbene in quegli otto anni qualcuno avrà fatto un’ispezione, ma possibile che nessuno si sia accorto di quel ritardo madornale? E’ stato segnalato? Ed il Ministero che ha ricevuto la segnalazione che ne ha fatto?

La verità è che chiunque bazzica un ufficio giudiziario, sa quali sono i giudici fannulloni e quali no. Ed il Capo dell’ufficio giudiziario lo sa meglio di chiunque altro, se lo vuol sapere e se tiene occhi ed orecchi aperti. Ma se il Capo dell’Ufficio non lo denuncia nei modi previsti dalla legge, se gli organi ispettivi del Ministero, guidati ahimè da altri magistrati, non denunciano a loro volta le pecche dei magistrati fannulloni, se il Consiglio Superiore della Magistratura non colpisce in breve tempo questi signori… è inutile mettere i tornelli.

Quello che serve realmente è una verifica trasparente del lavoro dei magistrati, un accertamento effettuato con strumenti obiettivi, quali possono essere le statistiche, il confronto con i dati degli altri uffici, la verifica del tipo e dell’esito delle impugnazioni proposte. Questi dati andrebbero poi “letti” attentamente prima di esprimere giudizi sull’operato del singolo: è indubbio infatti che redigere una sentenza per reati di mafia con decine di imputati è molto più impegnativo che non scrivere 50 sentenze per scippo. La valutazione potrebbe essere fatta anche da organi interni alla magistratura, ma dati statistici e valutazione dovrebbero essere resi di pubblico dominio.

Oltre agli attacchi della destra ai magistrati ed alla difesa spesso d’ufficio della sinistra, ogni tanto noi elettori vorremmo avere la certezza che le regole del merito, della responsabilità, dell’efficienza valgono per tutti i cittadini.

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