Cassandre felici (e liberisti terrorizzati)

di Corrado Truffi

cassandra.jpgNon riescono a dirlo in modo esplicito, perché si rendono conto che sarebbe per lo meno di cattivo gusto, ma lo si legge tra le righe dei loro  commenti. Le cassandre che, da almeno 3 anni vanno vaticinando la fine della crescita infinita, il picco del petrolio, la bolla immobiliare e la bolla finanziaria, sono gonfie di soddisfazione per le previsioni azzeccate.
Noi l’avevamo detto, ci dicono ora, e peggio per voi che non ci avete ascoltato per tempo.

Dall’altra parte, i liberisti, di ogni
declinazione e scuola, sono letteralmente terrorizzati, e oscillano fra
un panico che li porta a domandare improvvisamente  più stato, e
improbabili e ostinate opere da pompieri che negano l’evidenza nel
disperato tentativo di “ridare fiducia ai mercati”, o che minimizzano
con la metafora della “distruzione creatrice”.
Però, lo stato che chiedono costoro è quello ben descritto
da Ilvo Diamanti, non lo stato sociale o investitore, ma lo stato
salvatore del privato. E la fiducia che raccontano è una pia illusione
se non sorretta da qualcosa di più credibile del ritorno allo stato
salvatore del privato.

Forse, quindi, sarà bene chiedersi cosa hanno da proporci, come ricette per uscire dalla crisi, le cassandre felici. Essenzialmente, due cose (taglio con l’accetta, perdonatemi):

  1. la ricetta della decrescita, ossia un mondo più povero di beni materiali ma, si suppone,
    più felice, e molto meno globalizzato e molto più centrato sulle economie e le comunità locali;
  2. la ricetta della sfida della nuova energia: se il motivo di fondo della crisi non è nella bolla
    finanziaria, ma nell’economia reale in radicale crisi energetica, per uscirne occorre che lo stato, piuttosto che investire in salvataggi di banche, investa nelle infrastrutture che hanno una ricaduta sui consumi energetici e le risorse:

*****

Per mio conto, credo che nella situazione attuale la seconda ricetta sopra ricordata sia davvero l’unica strada possibile per evitare di seguire sogni pseudo-medioevali o, al contrario, di ostinarsi in un business as usual che potrà solo portarci al disastro. E’ una ricetta che va compresa bene, perché non si tratta di un semplice appello ad un nuovo new deal, ma di qualcosa di qualitativamente diverso: partendo dalla constatazione che la crisi è di fondo crisi
energetica, si individua un percorso preciso da seguire, l’investimento selettivo degli stati nella progettazione di un nuovo mondo basato sul basso consumo di energia. Esattamente il contrario di quanto in modo tragicamente miope stanno già chiedendo gli industriali italiani e tedeschi.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

10 Commenti

  1. raoul

    Con il massimo rispetto per Corrado, persona di grande curiosita’, cultura, e simpatia, penso che questo post non avrebbe dovuto essere pubblicato sul sito de iMille

  2. @raoul: e il pluralismo?

  3. Luigi f.

    @ raoul:
    Infatti perché no? Credo anch’io che la crisi finanziaria che stiamo attraversando, tra poco diventerà economica e quindi si dovranno prendere decisioni forti.
    Optare per un’economia a basso consumo energetico, non mi sembra un’eresia.
    E poi diciamoci la verità: dobbiamo cominciare a dare soluzioni, non solo a criticare o peggio ad inseguire quelle degli altri.

  4. @Riccardo e Luigi: grazie, ma non è detto che il pluralismo debba essere “infinito”. Non è che pubblicheremmo post di uno che, ad esempio, chiedesse di cacciare a pedate gli extracomunitari, o simili. Insomma, se la grande maggioranza de iMille trovasse il post completamente fuori linea, perché contraddice i fondamenti del nostro (vostro?) sentire comune, Raoul avrebbe ragione.

    @Raoul: credo che il punto fondamentale di dissenso, quello a causa del quale hai giudicato il post “irricevibile”, sia la mia opinione circa le cause “di fondo” della crisi, più che il fatto che io propugni politiche pubbliche di investimento nel risparmio e nell’innovazione energetica (perché, spero sia chiaro dal testo del post, non propugno affatto scempiaggini semplificatorie e medioevalismi come la “decrescita felice”).

    Se è così, posso dire che più la crisi va avanti e ne leggo e analizzo i dettagli, più mi convinco che le cose sono probabilmente più complesse di come me le dipingevo all’inizio e di come quindi ho teso a raccontarle io stesso (le catene causa/effetto sono sicuramente parecchio intricate e difficilmente ci sono o saranno modelli econometrici abbastanza solidi da darne una interpretazione incontrovertibile).

    Insomma, concordo con te e con quelli che mettono in evidenza che c’è sicuramente un importante aspetto specifico di tipo puramente finanziario. Però, resto convinto – e questa è l’intuizione precoce delle cassandre che cito nel post – che viviamo due crisi gemelle, magari non così direttamente connesse fra loro come pensavo (ma nemmeno del tutto slegate…), e che sarebbe esiziale concentrare l’attenzione delle politiche pubbliche solo sulla crisi che ora sembra più grave, dimenticando l’altra che, a mio modesto parere, è di natura ben più “epocale”.

    In parole povere, non rallegriamoci troppo del calo del prezzo del petrolio credendo che la crisi energetica sia alle nostre spalle. Anzi, quel calo – che è un ovvio effetto delle aspettative di recessione mondiale – ci porterà probabilmente ad una riduzione degli investimenti per nuovi giacimenti, sempre più costosi visto che si tratta ormai di raschiare il fondo del “barile” della nostra terra. E quindi, se non ci attrezziamo rapidamente a costruire una alternativa energetica seria, appena ci sarà un poco di ripresa economica, ci ritroveremo come e peggio di prima (per non dir del clima…).

  5. corrado, mi pare che più volte abbiamo detto che “non esiste una linea” è un po’ la linea (ok siamo paradossali, ma per fortuna!), certamente restando nel “buon senso” (e mi pare che nessuno possa pensare che metteremo mai in linea un post che inciti a linciare gli stranieri, credo siamo d’accordo tutti).

    semplicemente cerchiamo la pluralità su argomenti specifici, quando siamo tutti convinti di stare “nello stesso alveo” che magari è difficile da definire in modo “categorico”, ma, ripeto, per fortuna. Non è poi l’avere ognuno una posizione diversa, a voler discutere e controbattersi su tutto a caratterizzare l’essere di sinistra? ;)

    r

  6. raoul

    Perche’:
    i) L’analisi non e’ corretta. Il post attribuisce al problema energetico la fonte della crisi finanziaria. E’ del tutto sbagliato.
    ii) Corrado insiste in maniera gentile ma molto pervicace a utilizzare l’attuale crisi per attaccare il libero mercato.
    La necessita’ di una molto piu’ accorta vigilanza e regolamentazione finanziaria non significa attaccare il libero mercato
    iii) Che io sappia iMille sono per il libero mercato. O mi sono sbagliato?

  7. raoul

    Perche’:
    i) L’analisi non e’ corretta. Il post attribuisce al problema energetico la fonte della crisi finanziaria. E’ del tutto sbagliato.
    ii) Corrado insiste in maniera gentile ma molto pervicace a utilizzare l’attuale crisi per attaccare il libero mercato.
    La necessita’ di una molto piu’ accorta vigilanza e regolamentazione finanziaria non significa attaccare il libero mercato
    iii) Che io sappia iMille sono per il libero mercato. O mi sono sbagliato?

  8. Raoul, sul punto i) ho già detto: hai in parte ragione, ed io ho forse esagerato, ma non direi che è “del tutto” sbagliato. Direi che è esagerato attribuire “tutta” la “colpa” al problema energetico.

    Sul punto ii), non ci riusciamo a capire. Io sono per il libero mercato, e credo come te che debba continuare a funzionare come essenziale motore dello sviluppo e proprio per questo debba essere meglio regolato e vigilato. Ma ritengo che ci siano beni e attività che non possono essere assicurati da nessun libero mercato. E che ci siano esternalità negative (prima di tutto ma non solo di natura ambientale) che non vengono mai internalizzate e che quindi rendono sommamente ingiusto e perfino pericoloso il libero mercato nella sua forma attualmente purtroppo prevalente. Insomma, discutiamo su COME dobbiamo regolare questo indispensabile libero mercato, invece di accusarci reciprocamente di essere troppo liberisti o troppo statalisti…

  9. Raoul, sul punto i) ho già detto: hai in parte ragione, ed io ho forse esagerato, ma non direi che è “del tutto” sbagliato. Direi che è esagerato attribuire “tutta” la “colpa” al problema energetico.

    Sul punto ii), non ci riusciamo a capire. Io sono per il libero mercato, e credo come te che debba continuare a funzionare come essenziale motore dello sviluppo e proprio per questo debba essere meglio regolato e vigilato. Ma ritengo che ci siano beni e attività che non possono essere assicurati da nessun libero mercato. E che ci siano esternalità negative (prima di tutto ma non solo di natura ambientale) che non vengono mai internalizzate e che quindi rendono sommamente ingiusto e perfino pericoloso il libero mercato nella sua forma attualmente purtroppo prevalente. Insomma, discutiamo su COME dobbiamo regolare questo indispensabile libero mercato, invece di accusarci reciprocamente di essere troppo liberisti o troppo statalisti…

  10. Raoul, sul punto i) ho già detto: hai in parte ragione, ed io ho forse esagerato, ma non direi che è “del tutto” sbagliato. Direi che è esagerato attribuire “tutta” la “colpa” al problema energetico.

    Sul punto ii), non ci riusciamo a capire. Io sono per il libero mercato, e credo come te che debba continuare a funzionare come essenziale motore dello sviluppo e proprio per questo debba essere meglio regolato e vigilato. Ma ritengo che ci siano beni e attività che non possono essere assicurati da nessun libero mercato. E che ci siano esternalità negative (prima di tutto ma non solo di natura ambientale) che non vengono mai internalizzate e che quindi rendono sommamente ingiusto e perfino pericoloso il libero mercato nella sua forma attualmente purtroppo prevalente. Insomma, discutiamo su COME dobbiamo regolare questo indispensabile libero mercato, invece di accusarci reciprocamente di essere troppo liberisti o troppo statalisti…

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