Cari colleghi, non sono d’accordo

di Gabriele Boccaccini

In questi giorni circola in Italia un appello di docenti universitari contro i tagli alla ricerca operati dal governo Berlusconi (vedi alla fine del post in appendice). Si apre con una sacrosanta protesta contro una politica confusa di tagli indiscriminati. Poi però, invece di proporre sensate misure alternative, l’appello si perde in una altrettanto confusa difesa dello status quo, agitando lo spauracchio ideologico dell’imposizione del modello americano che sarebbe solo un’imitazione tardiva di una stagione ideologica oggi in rovina nel Paese stesso in cui essa è nata.


Va bene che l’antiamericanismo di questi tempi funziona sempre ma è ridicolo il modo in cui si pontifica dall’Italia sulla supposta crisi di un sistema universitario che qui invece funziona, se non proprio benissimo, almeno abbastanza bene da attrarre i migliori cervelli da tutto il mondo. Ancora più sorprendente è la disinvoltura con la quale si coinvolge l’università americana nell’attuale crisi del sistema finanziario che è frutto degli eccessi repubblicani di deregulation di questi ultimi anni, eccessi dai quali le università americane sono riuscite a sottrarsi grazie proprio alla loro autonomia dallo Stato federale.

Ma per carità, non intendo affatto impegnarmi in una difesa del sistema universitario americano, né tanto meno è mia intenzione proporlo tout court come modello. Anche se mi pare non ci sarebbe nulla di male nel trarre ispirazione da cose che funzionano, è altrettanto giusto affermare che l’Italia debba sviluppare il proprio modello, contando sulla forza della propria tradizione e non copiando passivamente i modelli altrui. L’eccellenza di ogni modello si misura però dai suoi risultati. La difesa dello status quo è in questo caso del tutto fuori luogo. Davvero le cose in Italia funzionano così bene?! Non mi pare di vedere file di studenti e docenti internazionali desiderosi di lavorare nell’università italiana…

Al solito: siamo bravi solo a lamentarci, contro i tagli del governo e contro i “cattivi” americani. Sul fatto che il governo Berlusconi non abbia idee chiare sul rilancio dell’ università non ci sono dubbi. Per evitare interminabili e fuorvianti disquisizioni ideologiche, ammettiamo pure che il sistema universitario americano sia il peggiore del mondo e sia destinato nei prossimi mesi a crollare assieme a Wall Street. Ma qual è il modello che abbiamo in mente? Lo status quo? Davvero vale la pena difendere quell’incancrenito sistema baronale che fa acqua da tutte le parti? I tagli del governo e il modello americano diventano così solo dei comodi alibi per non affrontare i veri nodi del problema. Come mettere il merito al centro del sistema universitario? Come rendere le nostre università competitive a livello internazionale? Come attirare cervelli e risorse economiche? Come contrastare il rapido declino del livello qualitativo dell’istruzione? Qual è il modello italiano alla meritocrazia e all’eccellenza? Tutto il resto sono solo chiacchiere.


Appendice: Il testo dell’Appello dei docenti universitari italiani

I sottoscritti docenti di varie facoltà e Università italiane protestano vibratamente contro i recenti provvedimenti governativi varati con la Legge 133 del 6 agosto 2008. Come già hanno denunciato molti dipartimenti, facoltà, gruppi di docenti, si tratta di misure che sottraggono risorse alla ricerca, riducono il personale docente e amministrativo, restringono lo spazio vitale dell’Università sancendone l’emarginazione irreversibile nella vita del paese.
La riduzione al 20% del turnover delle unità del personale non significa soltanto uno sfoltimento senza precedenti di tante discipline specialistiche in cui la cultura italiana primeggia nel mondo. E’ tutto il processo di rinnovamento del corpo docente italiano – gravato da una anzianità elevata – ad essere compromesso per i decenni a venire. A tanti nostri valentissimi giovani l’avvenire nella ricerca e nell’insegnamento viene definitivamente precluso.
Il principio della convertibilità dell’Università in fondazioni private – sancito dall’art. 16 della Legge – costituisce senza dubbio il più grave attacco mai condotto contro l’autonomia e il futuro stesso dell’Università italiana. Non viene soltanto auspicata la ritirata dello Stato dalle sue funzioni storiche nel garantire la formazione superiore e la riproduzione delle sue classi dirigenti. E’ un progetto velleitario, imitazione tardiva di una stagione ideologica oggi in rovina nel Paese stesso in cui essa è nata. Trasporre l’esperienza delle Università private americane in Italia – un Paese nel quale lo Stato ha dovuto sostituire il capitale di rischio per realizzare lo sviluppo industriale – significa in realtà condannare tanto le Università pubbliche che private a un sicuro destino di irrilevanza. Con quali conseguenze per la collocazione dell’Italia nell’economia- mondo attuale è facile immaginare.
I docenti qui sottoscritti chiedono pertanto ai Magnifici Rettori di raccogliere il profondo disagio e la protesta che sale dalle Università e di reagire con l’energia che la gravità della situazione richiede, bloccando l’apertura del prossimo anno accademico in tutto il Paese. Si utilizzi la data di inaugurazione per una riflessione generale sul destino delle nostre università.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

6 Commenti

  1. Hai perfettamente ragione. Ci sono due questioni che vengono mescolate dall’appello senza alcuna ragione. La prima questione è quella dello sciagurato blocco del turnover. La seconda quella del cambio della governance universitaria. Sul primo punto l’appello è quanto meno reticente. Sul secondo è ideologico.

    Premetto che mi sono appena dottorato, ho fatto un paio d’anni di post-doc ed avevo ragionevoli aspettative di prepararmi a breve per un concroso da ricercatore. Il blocco del turnover quindi mi sega le gambe ed in queste settimane sono in crisi da ansia da prossima disoccupazione accademica. Questo per dire che sono parte in causa.

    Quelli dell’appello però dovrebbero anche dire che esiste un fondo speciale per bandire in co-finanziamento nuovi concorsi da ricercatori, stanziato dal governo Prodi e miracolosamente scampato ai tagli di Tremonti. Il fondo funziona in co-finanziamento:un po’ di soldi ce li mette l’università ed un po’ il governo. Il problema è che nell’ultimo anno tutti gli atenei d’italia hanno speso tutti i fondi per bandire solo ed esclusivamente concorsi per associati ed ordinari.. Insomma per far progredire gli insiders e lasciare colpevolmente fuori gli outsiders. Quanti dei firmatari dell’appello hanno, partecipato, contribuito a bandire, oppure vinto uno di questi concorsi?

    Sul secondo punto sono d’accordo con Gabriele. la chiaccherata Fondazione=privatizzazione=scempio della scienza e dell’università=destino di irrilevanza è una fesseria dettata dalla stupidità ancor prima che dall’ideologia. Basti vedere gia oggi quali sono le migliori università di questo paese e come esse sono amministrate.

  2. Kerub

    quando si parla di università e ricerca non posso esimermi dal pubblicare i tre punti dell’unica riforma possibile:

    1) bombardamento dei dipartimenti con granate nucleari.

    2) poi si fanno passare i Sardauker a finire i sopravvissuti.

    3) un metro di sale a decantare per 10 anni.

    e intanto si va a studiare e lavorare all’estero.

  3. Antonio

    tagli alle baronie universitarie? Benvengano. Mi chiedo perche’ dobbiamo sempre aspettare Berlusconi per ratificare l’ovvio.

  4. riccarù

    Potrebbe avvenire che l’Università pubblica italiana fallisca, in modo da poterle applicare la legge Marzano modificata (eheh); creare bad company che assimileranno i vari debiti, professori INUTILI (vecchi, incompetenti ma inattaccabili) e quant’altro, e lasceranno il buono (simboli e marchi e poco altro) a disposizione di fondazioni pubbliche (regioni, comuni..) e private che, per sopravvivere, saranno costrette a FUNZIONARE BENE ed essere competitive sul mercato internazionale della ricerca.

    Forse forse….

  5. Calvin

    @kerub: vecchio fan di Dune :-)

  6. Carissimi, vi segnalo questo documento di indirizzo per la riforma dell’universita’ che il nostro gruppo ha recentemente prodotto e presentato ad un convegno organizzato dal PD a cui hanno partecipato Garavaglia e Picerno.

    Speriamo di avere i vostri commenti e il vostro appoggio.

    Luca

    http://innovatorieuropeistlouis.wordpress.com/

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