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	<title>Comments on: 20-20-20: piccola storia dell&#8217;emission trading</title>
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	<description>Le cose cambiano - Rivista per il rinnovamento dell&#039;Italia.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 08:07:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>By: La benzina costa troppo poco</title>
		<link>http://www.imille.org/2008/10/20-20-20-piccola-storia-dellemission-trading/comment-page-1/#comment-13813</link>
		<dc:creator>La benzina costa troppo poco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 05:06:07 +0000</pubDate>
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		<description>[...] i meccanismi dell’emission trading possono certamente contribuire e non vanno immediatamente abbandonati, ma hanno dimostrato nel [...]</description>
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		<title>By: Del non farsi riconoscere &#124; Gianni Magazine</title>
		<link>http://www.imille.org/2008/10/20-20-20-piccola-storia-dellemission-trading/comment-page-1/#comment-11920</link>
		<dc:creator>Del non farsi riconoscere &#124; Gianni Magazine</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 12:36:32 +0000</pubDate>
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		<description>[...] di gas serra del 20% e ottenere una quota del 20% di energie rinnovabili del consumo energetico entro il 2020. Sono state introdotte nuove regole per auto piú pulite in Europa (le stime giá parlando di un [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] di gas serra del 20% e ottenere una quota del 20% di energie rinnovabili del consumo energetico entro il 2020. Sono state introdotte nuove regole per auto piú pulite in Europa (le stime giá parlando di un [...]</p>
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		<title>By: Luca baccarini</title>
		<link>http://www.imille.org/2008/10/20-20-20-piccola-storia-dellemission-trading/comment-page-1/#comment-7465</link>
		<dc:creator>Luca baccarini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 17:54:52 +0000</pubDate>
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		<description>Per &lt;strong&gt;CORRADO&lt;/strong&gt;:
1/ I Certificati Bianchi ed Emission Trading rispondono alla stessa logica (ma basati sull&#039;efficienza ).
Quanto piu&#039; si e&#039; efficienti,  meno si emette,e tanti piu&#039; certificati si possono vendere ad altri attori.
La differenza e&#039; che mentre l&#039;Emission Trading europeo copre tutte le grandi imprese che emettono CO2, i Certificati Bianchi italiani coprono solo i distributori di gas ed elettricità&#039;.
Credo (correggimi se sbaglio) che cio&#039; che ti piace nel concetto dei Certificati Bianchi (il risparmio energetico attraverso l&#039;efficienza) in realta&#039; si realizzi anche nell&#039;Emission Trading.
Un industriale riceve la sua allocazione sulla base delle sue emissioni &quot;storiche&quot;. Se le reduce, perche&#039; realizza delle misure di efficienza energetica, puo&#039; rivendere le sue quote eccedentarie.

Sono d&#039;accordo con te che i &quot;giacimenti&quot; di risparmio energetico a corto termine sono superiori alle possibilita&#039; delle rinnovabili. E non sono contro un meccanismo di Certificati Bianchi. Noto solo che e&#039; un mercato per ora solo per le imprese del settore ed un po&#039; confidenziale.

2/ Sui rischi legati alla finanziarizzazione capisco la preoccupazione. Oggi questa professione (che e&#039; poi la mia!) ha una pessima immagine (giustificata sotto molti aspetti).

A questo proposito, circola una barzelletta. E&#039; su un bambino che dice alla sua maestra che suo padre lavora come spogliarellista in un club gay perche&#039; si vergogna di dire che lavora in banca!!
Piu&#039; seriamente darei la seguente risposta alla tua domanda: il fatto che il mercato sia inquadrato a livello regolamentare e sia trasparente dovrebbe evitare problema tipo subprime che sono essenzialmente legati all&#039;incapacita&#039; a prezzare questi strumenti. Ma questo non significa che non possano esistere dei fenomeni di speculazione e di volatilita&#039; dei prezzi.

per &lt;strong&gt;ALDO&lt;/strong&gt;
Grazie per il tuo commento.
Sulle reti elettriche (ed anche per il gas) il problema e&#039; che si tratta di infrastrutture che hanno finalita&#039; pubbliche ma che sono gestite da privati (e che quindi hanno interesse a massimizzare i benefici).
In Italia la gestione e&#039; effettivamente affidata a Terna che e&#039; uno spin-off di ENEL ed e&#039;quotata in Borsa.
In altri paesi, come in Francia e Germania, le reti sono ancora parte degli oligopolisti EDF, EON, RWE, etc. Il che e&#039; ancora peggio, perche&#039; garantendo a questi gruppi dei revenues stabili e regolati, si falsa la concorrenza con gli altri gruppi energetici internazionali.
Su Terna c&#039;è anche un recente &lt;a href=&quot;http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefeconomica/View.aspx?ID=2008103010982126-1&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;interesse libico&lt;/a&gt;

per &lt;strong&gt;BEPPE&lt;/strong&gt;:
Beppe, grazie per la tua reazione.
Capisco la tua posizione, ma sono piu&#039; ottimista sulla prossima amministrazione USA.
Credo vi sara&#039; un cap and trade e credo che sara&#039; inserito nel framework internazionale esistente, seppure con una capacita&#039; limitata di import di CDM.

Questo e&#039; evidentemente il nocciolo delle discussioni sul post-Kyoto che dureranno tutto il 2009 e che sperabilmente arriveranno a conclusione al meeting di Copenhagen.

La mia interpretazione della posizione USA e&#039; che accetteranno di entrare se vi sara&#039; un impegno da parte dei grandi paesi emergenti ad accettare dei limiti di emissione per le loro economie. E credo (ma di nuovo queste sono davvero solo speculazioni individuali) chela Cina accettera&#039; il principio perche&#039; vorra&#039; affermare la sua leadership internazionale e lo stesso fara&#039;il Brasile per le sue ambizioni regionali. Temo invece che sara&#039; piu&#039; difficile convincere l&#039;India, cha appare piu&#039; restia.

Come dicevo nell&#039;intervento, spero fortemente che il framework esistente venga mantenuto, migliorato ma non stravolto. E non perche&#039; sia contrario ad esempio ad un accordo multilaterale sull&#039;efficienza energetica e l&#039;innovazione (come tu proponi), ma perche&#039; preferisco uno schema che esiste e funziona a creare qualcosa di completamente nuovo.
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per <strong>CORRADO</strong>:<br />
1/ I Certificati Bianchi ed Emission Trading rispondono alla stessa logica (ma basati sull&#8217;efficienza ).<br />
Quanto piu&#8217; si e&#8217; efficienti,  meno si emette,e tanti piu&#8217; certificati si possono vendere ad altri attori.<br />
La differenza e&#8217; che mentre l&#8217;Emission Trading europeo copre tutte le grandi imprese che emettono CO2, i Certificati Bianchi italiani coprono solo i distributori di gas ed elettricità&#8217;.<br />
Credo (correggimi se sbaglio) che cio&#8217; che ti piace nel concetto dei Certificati Bianchi (il risparmio energetico attraverso l&#8217;efficienza) in realta&#8217; si realizzi anche nell&#8217;Emission Trading.<br />
Un industriale riceve la sua allocazione sulla base delle sue emissioni &#8220;storiche&#8221;. Se le reduce, perche&#8217; realizza delle misure di efficienza energetica, puo&#8217; rivendere le sue quote eccedentarie.</p>
<p>Sono d&#8217;accordo con te che i &#8220;giacimenti&#8221; di risparmio energetico a corto termine sono superiori alle possibilita&#8217; delle rinnovabili. E non sono contro un meccanismo di Certificati Bianchi. Noto solo che e&#8217; un mercato per ora solo per le imprese del settore ed un po&#8217; confidenziale.</p>
<p>2/ Sui rischi legati alla finanziarizzazione capisco la preoccupazione. Oggi questa professione (che e&#8217; poi la mia!) ha una pessima immagine (giustificata sotto molti aspetti).</p>
<p>A questo proposito, circola una barzelletta. E&#8217; su un bambino che dice alla sua maestra che suo padre lavora come spogliarellista in un club gay perche&#8217; si vergogna di dire che lavora in banca!!<br />
Piu&#8217; seriamente darei la seguente risposta alla tua domanda: il fatto che il mercato sia inquadrato a livello regolamentare e sia trasparente dovrebbe evitare problema tipo subprime che sono essenzialmente legati all&#8217;incapacita&#8217; a prezzare questi strumenti. Ma questo non significa che non possano esistere dei fenomeni di speculazione e di volatilita&#8217; dei prezzi.</p>
<p>per <strong>ALDO</strong><br />
Grazie per il tuo commento.<br />
Sulle reti elettriche (ed anche per il gas) il problema e&#8217; che si tratta di infrastrutture che hanno finalita&#8217; pubbliche ma che sono gestite da privati (e che quindi hanno interesse a massimizzare i benefici).<br />
In Italia la gestione e&#8217; effettivamente affidata a Terna che e&#8217; uno spin-off di ENEL ed e&#8217;quotata in Borsa.<br />
In altri paesi, come in Francia e Germania, le reti sono ancora parte degli oligopolisti EDF, EON, RWE, etc. Il che e&#8217; ancora peggio, perche&#8217; garantendo a questi gruppi dei revenues stabili e regolati, si falsa la concorrenza con gli altri gruppi energetici internazionali.<br />
Su Terna c&#8217;è anche un recente <a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefeconomica/View.aspx?ID=2008103010982126-1" rel="nofollow">interesse libico</a></p>
<p>per <strong>BEPPE</strong>:<br />
Beppe, grazie per la tua reazione.<br />
Capisco la tua posizione, ma sono piu&#8217; ottimista sulla prossima amministrazione USA.<br />
Credo vi sara&#8217; un cap and trade e credo che sara&#8217; inserito nel framework internazionale esistente, seppure con una capacita&#8217; limitata di import di CDM.</p>
<p>Questo e&#8217; evidentemente il nocciolo delle discussioni sul post-Kyoto che dureranno tutto il 2009 e che sperabilmente arriveranno a conclusione al meeting di Copenhagen.</p>
<p>La mia interpretazione della posizione USA e&#8217; che accetteranno di entrare se vi sara&#8217; un impegno da parte dei grandi paesi emergenti ad accettare dei limiti di emissione per le loro economie. E credo (ma di nuovo queste sono davvero solo speculazioni individuali) chela Cina accettera&#8217; il principio perche&#8217; vorra&#8217; affermare la sua leadership internazionale e lo stesso fara&#8217;il Brasile per le sue ambizioni regionali. Temo invece che sara&#8217; piu&#8217; difficile convincere l&#8217;India, cha appare piu&#8217; restia.</p>
<p>Come dicevo nell&#8217;intervento, spero fortemente che il framework esistente venga mantenuto, migliorato ma non stravolto. E non perche&#8217; sia contrario ad esempio ad un accordo multilaterale sull&#8217;efficienza energetica e l&#8217;innovazione (come tu proponi), ma perche&#8217; preferisco uno schema che esiste e funziona a creare qualcosa di completamente nuovo.</p>
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	<item>
		<title>By: Beppe</title>
		<link>http://www.imille.org/2008/10/20-20-20-piccola-storia-dellemission-trading/comment-page-1/#comment-7464</link>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 19:19:22 +0000</pubDate>
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		<description>A mio personale avviso il trattato di Kyoto, con connesso sistema di scambio dei certificati verdi, è già al capolinea.

Si legga qui:

&lt;a href=&quot;http://www.ecoblog.it/post/6822/stati-uniti-fuori-dagli-accordi-di-kyoto-ancora-per-tanto-tempo&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.ecoblog.it/post/6822/stati-uniti-fuori-dagli-accordi-di-kyoto-ancora-per-tanto-tempo&lt;/a&gt;

Da allora la situazione dell&#039;economia Usa non ha fatto che peggiorare, quindi la priorità politica di una (costosa) lotta alle emissioni di Co2 ritenute (con molti dubbi emergenti) causa di un (supposto) cambiamento climatico causato dall&#039;uomo, sta rapidamente riducendosi.

Sarei molto sorpreso se la prossima presidenza Usa davvero aderisse a un sistema di cap and trade focalizzato sulla Co2. Mi pare più prevedibile un accordo multilaterale sull&#039;efficienza energetica e l&#039;innovazione.

Se l&#039;Europa vuole salvare l&#039;Ets credo farebbe meglio a riproporlo come sistema generale di incentivo via certificati bianchi (puntati sull&#039;energia, che è il problema vero) e non sulla dubbia questione Co2.

Con il che complimenti per l&#039;esposizione, molto chiara.

Beppe Caravita


</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A mio personale avviso il trattato di Kyoto, con connesso sistema di scambio dei certificati verdi, è già al capolinea.</p>
<p>Si legga qui:</p>
<p><a href="http://www.ecoblog.it/post/6822/stati-uniti-fuori-dagli-accordi-di-kyoto-ancora-per-tanto-tempo" rel="nofollow">http://www.ecoblog.it/post/6822/stati-uniti-fuori-dagli-accordi-di-kyoto-ancora-per-tanto-tempo</a></p>
<p>Da allora la situazione dell&#8217;economia Usa non ha fatto che peggiorare, quindi la priorità politica di una (costosa) lotta alle emissioni di Co2 ritenute (con molti dubbi emergenti) causa di un (supposto) cambiamento climatico causato dall&#8217;uomo, sta rapidamente riducendosi.</p>
<p>Sarei molto sorpreso se la prossima presidenza Usa davvero aderisse a un sistema di cap and trade focalizzato sulla Co2. Mi pare più prevedibile un accordo multilaterale sull&#8217;efficienza energetica e l&#8217;innovazione.</p>
<p>Se l&#8217;Europa vuole salvare l&#8217;Ets credo farebbe meglio a riproporlo come sistema generale di incentivo via certificati bianchi (puntati sull&#8217;energia, che è il problema vero) e non sulla dubbia questione Co2.</p>
<p>Con il che complimenti per l&#8217;esposizione, molto chiara.</p>
<p>Beppe Caravita</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: masullo maurizio</title>
		<link>http://www.imille.org/2008/10/20-20-20-piccola-storia-dellemission-trading/comment-page-1/#comment-7463</link>
		<dc:creator>masullo maurizio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 17:49:45 +0000</pubDate>
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		<description>complimenti per l&#039;esposizione esauriente; ho trovato tutte le argomentazioni molto interessanti; concordo pienamente con il commento di aldo de rossi: a quando una seria politica di investimenti? dobbiamo aspettare il prossimo mega black-out annunciato?
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>complimenti per l&#8217;esposizione esauriente; ho trovato tutte le argomentazioni molto interessanti; concordo pienamente con il commento di aldo de rossi: a quando una seria politica di investimenti? dobbiamo aspettare il prossimo mega black-out annunciato?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Luca Gambetti</title>
		<link>http://www.imille.org/2008/10/20-20-20-piccola-storia-dellemission-trading/comment-page-1/#comment-7462</link>
		<dc:creator>Luca Gambetti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 06:18:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.imille.org/?p=931#comment-7462</guid>
		<description>Chi ha letto miei altri post sa che ritengo che non sia dimostrabile scientificamente alcun cambiamento climatico generato dall&#039;uomo, fatta eccezione per l&#039;effetto UHI. Non ripeto considerazioni fatte altrove, ma posto (scusandomi per il quasi OT) un divertente sondaggio di EcoAmerica sul tema Global Warming...

* Convinced it&#039;s happening: 54 percent of Republicans, 90 percent of Democrats.
* Think that weather has gotten more severe: 44 percent of Republicans; 77 percent of Democrats.
* Noticed the climate changing: 54 percent of Republicans; 84 percent of Democrats.
* Trust Al Gore when he talks about global warming: 22 percent of Republicans; 71 percent of Democrats.
* Trust environmentalists who talk about global warming: 38 percent of Republicans; 71 percent of Democrats.
* Trust anyone who talks about global warming: 39 percent of Republicans; 75 percent of Democrats.


</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha letto miei altri post sa che ritengo che non sia dimostrabile scientificamente alcun cambiamento climatico generato dall&#8217;uomo, fatta eccezione per l&#8217;effetto UHI. Non ripeto considerazioni fatte altrove, ma posto (scusandomi per il quasi OT) un divertente sondaggio di EcoAmerica sul tema Global Warming&#8230;</p>
<p>* Convinced it&#8217;s happening: 54 percent of Republicans, 90 percent of Democrats.<br />
* Think that weather has gotten more severe: 44 percent of Republicans; 77 percent of Democrats.<br />
* Noticed the climate changing: 54 percent of Republicans; 84 percent of Democrats.<br />
* Trust Al Gore when he talks about global warming: 22 percent of Republicans; 71 percent of Democrats.<br />
* Trust environmentalists who talk about global warming: 38 percent of Republicans; 71 percent of Democrats.<br />
* Trust anyone who talks about global warming: 39 percent of Republicans; 75 percent of Democrats.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Aldo de rossi</title>
		<link>http://www.imille.org/2008/10/20-20-20-piccola-storia-dellemission-trading/comment-page-1/#comment-7461</link>
		<dc:creator>Aldo de rossi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 04:58:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.imille.org/?p=931#comment-7461</guid>
		<description>Bellissimo articolo e ben spiegato!

C&#039;e&#039; un altro problema che frustrera&#039; nei prossimi anni le energie rinnovabili. Il problame della rete elettrica.

Mentre la rete di Interenet e&#039; intelligente, la rete elettrica e&#039; stata progettata e realizzata piu&#039; di 40 anni fa, e pertanto non e&#039; in grado di gestire un grande volume di energie rinnovabili le quali alternano picchi di ricezione energetica dal sole e dal vento a pause di inattivita&#039; (notte e giornate non ventose).

Recenti esempi di fallimento della rete elettrica si sono avuti in Italia, ma anche in Europa e USA nel 2003.

Senza investire in una nuova rete elettrica le fonti rinnovabili avranno sempre un ruolo marginale.

In Italia il principale gestore della rete elettrica e&#039;: www.terna.it, se non sbaglio di proprieta&#039; pubblica.

Il gestore Italiano e&#039; piu&#039; preoccupato a fare questi investimenti in una nuova rete del futuro in grado di gestire grossi volumi di energie rinnovabili o a distribuire dividendi ai suoi azionisti?


</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo articolo e ben spiegato!</p>
<p>C&#8217;e&#8217; un altro problema che frustrera&#8217; nei prossimi anni le energie rinnovabili. Il problame della rete elettrica.</p>
<p>Mentre la rete di Interenet e&#8217; intelligente, la rete elettrica e&#8217; stata progettata e realizzata piu&#8217; di 40 anni fa, e pertanto non e&#8217; in grado di gestire un grande volume di energie rinnovabili le quali alternano picchi di ricezione energetica dal sole e dal vento a pause di inattivita&#8217; (notte e giornate non ventose).</p>
<p>Recenti esempi di fallimento della rete elettrica si sono avuti in Italia, ma anche in Europa e USA nel 2003.</p>
<p>Senza investire in una nuova rete elettrica le fonti rinnovabili avranno sempre un ruolo marginale.</p>
<p>In Italia il principale gestore della rete elettrica e&#8217;: <a href="http://www.terna.it" rel="nofollow">http://www.terna.it</a>, se non sbaglio di proprieta&#8217; pubblica.</p>
<p>Il gestore Italiano e&#8217; piu&#8217; preoccupato a fare questi investimenti in una nuova rete del futuro in grado di gestire grossi volumi di energie rinnovabili o a distribuire dividendi ai suoi azionisti?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Corrado Truffi</title>
		<link>http://www.imille.org/2008/10/20-20-20-piccola-storia-dellemission-trading/comment-page-1/#comment-7460</link>
		<dc:creator>Corrado Truffi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 22:40:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.imille.org/?p=931#comment-7460</guid>
		<description>Complimenti per un articolo che consente anche ai non esperti di capire come funzionano le politiche ambientali europee e Kyoto. Sono convinto infatti che molte delle cose che si dicono su questi temi sono dette senza una sufficiente conoscenza.

Due domande, di cui una &quot;cattiva&quot;:
1) pur concordando sull&#039;idea che sarebbe più efficace una politica degli incentivi a livello europeo, perché puntare prioritariamente sui certificati verdi e non anche su quelli bianchi? Mi sembra infatti che i margini tecnologici per il risparmio energetico siano perfino superiori, almeno nel breve periodo, a quelli della produzione alternativa. E, in ogni caso, che l&#039;obiettivo del risparmio sia prioritario, anche perché ovviamente legato indirettamente al livello di emissioni.
2) dici tu stesso che il mercato delle emissioni ha attirato l&#039;attenzione di banche e investitori, e che esistono prodotti derivati. In questo periodo, qualcuno potrebbe preoccuparsi per un&#039;eventuale bolla finanziaria nel mercato dei diritti di emissione. &lt;a href=&quot;http://www.guardian.co.uk/environment/2008/oct/22/1&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Qui ad esempio&lt;/a&gt; c&#039;è un piccolo racconto un po&#039; inquietante. Insomma, chi ci garantisce che il mercato delle emissioni non vada fuori controllo come quello &quot;normale&quot;, se usiamo le stesse tecniche finanziarie?
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti per un articolo che consente anche ai non esperti di capire come funzionano le politiche ambientali europee e Kyoto. Sono convinto infatti che molte delle cose che si dicono su questi temi sono dette senza una sufficiente conoscenza.</p>
<p>Due domande, di cui una &#8220;cattiva&#8221;:<br />
1) pur concordando sull&#8217;idea che sarebbe più efficace una politica degli incentivi a livello europeo, perché puntare prioritariamente sui certificati verdi e non anche su quelli bianchi? Mi sembra infatti che i margini tecnologici per il risparmio energetico siano perfino superiori, almeno nel breve periodo, a quelli della produzione alternativa. E, in ogni caso, che l&#8217;obiettivo del risparmio sia prioritario, anche perché ovviamente legato indirettamente al livello di emissioni.<br />
2) dici tu stesso che il mercato delle emissioni ha attirato l&#8217;attenzione di banche e investitori, e che esistono prodotti derivati. In questo periodo, qualcuno potrebbe preoccuparsi per un&#8217;eventuale bolla finanziaria nel mercato dei diritti di emissione. <a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2008/oct/22/1" rel="nofollow">Qui ad esempio</a> c&#8217;è un piccolo racconto un po&#8217; inquietante. Insomma, chi ci garantisce che il mercato delle emissioni non vada fuori controllo come quello &#8220;normale&#8221;, se usiamo le stesse tecniche finanziarie?</p>
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