14 Ottobre

di Riccardo Spezia

comple.jpgUn anno fa si celebravano le primarie del Partito Democratico, un momento di speranza per molti, sembrava finalmente concretizzarsi quel sogno nato molti anni prima sotto le insegne dell’Ulivo, si poteva iniziare a mettere da parte le inutili divisioni di sigle, poteri personali, beghe e rivalità nate sotto le insegne della vanità, del presenzialismo e cercare di sentire la società, le relazioni, le priorità. Un partito che sarebbe dovuto essere il motore di una stagione diversa, dinamica, propositiva, un partito aperto per una società cambiata. Aperta al dialogo, alle culture, all’esterno, proiettata verso nuove sfide, il “pensiero debole” che diventava forte, maggioritario, guida di un mondo flessibile, mutevole. Sembravano congedarsi le rigidità, le categorie vuote del passato, sembravano finire le appartenenze viste come coccarde, come gagliardetti da mostrare in pubblico per affermarsi, vuoti contenitori. Il confronto, l’ascolto, il mettersi in gioco, in causa, abbandonare le certezze e gli schemi come suprema dimostrazione di coraggio e di forza. Una scommessa che sembrava potersi realizzare, potersi proporre come modello per il futuro, riportare i bisogni, i desideri, le aspettative, le proposte le più ardite e innovatrici al centro della quotidianeità. Un sogno allora, spezzato sul nascere in inverno da beghe, presenzialismi, ripicche, vanità. E così i vecchi schemi hanno piano piano ripreso forza, la società si è chiusa, ha preferito le risposte univoche, ha preferito ritrarsi in se stessa, far vincere la paura, la voglia di false sicurezze, riprendere i miti dell’ordine, dell’egoismo, credere che esistano soluzioni semplici, facili, date semplicemente dalla volontà di una guida priva di dubbi, rifiutare la criticità.

Ora ad un anno di distanza ecco che i primi miti crollano, si sbriciolano in fumo in una settimana, mostrano tutta la loro fragilità, inesistenza. Ancora le risposte sembrano portare verso un’ulteriore chiusura, chiedere un rifugio ancor più miope, insensato. Da una parte così si vogliono nuovamente affermare i controlli, si vuole rassicurare e far credere che un padre buono, compassionevole, attento, ma rigoroso e intransigente, possa risolvere, possa rimettere in riga, possa rimettere il fiume nel suo alveo. Dall’altra lo sconcerto, la delusione non riesce a farsi da parte, non riesce ancora ad affermare il coraggio della criticità, della complessità, della non esistenza di assoluti. Si cercano soluzioni semplici, immediate, facili, definitive, si cerca un inutile e vano consenso, quando potrebbe essere più modestamente e semplicemente il tempo di rinvigorire la cultura di una visione del mondo multicolore, variabile, senza guida, che si porta da sé, che trova nel suo mettersi in discussione, nel non avere “la” soluzione – che non esiste – ma soluzioni puntuali, locali, a misura d’uomo, del quotidiano.
Tra un anno staremo forse ancora a questo punto, o forse tutto si sarà ancora rovesciato, indipendentemente dalle volontà degli uomini forti, dei rassicuratori e degli imbonitori. Qualcuno proverà forse ancora a portare avanti la bandiera del dubbio, la sua voce sarà forse sovrastata ancora dal chiasso, dai proclami, da altre bandiere e ipocrisie, ma che sia almeno sempre un po’ nutrita, che provi indefessamente, a bassa voce, ma costantemente, a cantare fuori dal coro, a non cedere alle sirene dell’univocità.
Un anno fa l’Italia e il mondo erano diversi, come lo saranno tra un anno, a dispetto di ogni tentativo di imbrigliarli.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

33 Commenti

  1. Io invece sto cominciando a convincermi esattamente della tesi opposta a quella esposta in questo articolo.
    La mia impressione, e’ che la maggior parte (se non la totalita’) di coloro che sono arrivati al PD “vergini” di altre appartenenze siano semplicemente persone che hanno visto un treno passare e si stiano dannando per prenderlo al volo.

    Io, che vengo dai DS, ho sostenuto con convinzione l’ operazione del PD. Il razionale politico e’ tuttora indiscutibile, e dalle scelte organizzative mi aspettavo una iniezione di nuove idee, di conoscenza, di societa’. Mi aspettavo, che tutti coloro che non venivano nei circoli DS per qualsiasi ragione, sarebbero invece venuti in quelli del PD, e ci avrebberso spiegato un sacco di cose che noi militanti “storici” non avevamo capito. Come mai non funziona la scuola, cosa cambiare nella PA, nuove competenze sui temi ambientali, nuove idee in economia, una nuova cultura civile, cosa ne pensano gli imprenditori, come affrontare i temi etici.

    Invece ci siamo riempiti di persone che si preoccupano principalmente di come farsi in mettere in lista (qualsiasi lista), di come accedere alle cariche di partito (qualsiasi carica), di farsi finalmente pubblicare da qualche parte o di entrare nel giro giusto. Adesso, sia chiaro, non voglio fare del moralismo spicciolo: da buon leninista, a me va bene che nel partito ci sia persino il rinnegato Kautski, finche’ Kautski organizza scioperi spettacolari per ingraziarsi il vertice dell’ organizzazione. Il problema, pero’, e’ che i nostri Kautski trovano delle scuse persino per disertare le assemblee della costituente, anche se solo dopo aver fatto il diavolo a quattro per farsi eleggere tra strepiti sdegnati e occhioni spalancati dallo scandalo per la mancanza di democrazia nel partito.

    Insomma, la mia impressione e’ che la parte migliore della societa’ fosse gia’ attiva e presente nei due partiti costituenti, e che chi e’ arrivato dopo non abbia portato nemmeno uno straccio di idea su come migliorare il paese e il mondo. Penso che siano costoro che stanno affondando il progetto di cambiamento del PD, tra liti e cavilli sullo statuto e assolutismi fondamentalisti sulle primarie. D’ altra parte, mi e’ venuto da pensare, se avevano poi cosi’ tante idee e non sapevano come esprimerle, magari avrebbero potuto fondare un partito loro, no?

  2. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Gianni, a me invece pare che tra le due parti da te citate, “vergini” e “vecchi” ci sia un evidente problema comunicativo. Ridurre la conoscenza dei nuovi, vedi ad esempio Corrado e l’energia, anni luce avanti a Legambiente del PD, ma potrei citarne molti altri (universita’, europeismo, diritti civili, etc). Ridurre tutto questo a preoccupazioni di “farsi in mettere in lista” e’ sterile e inutilmente denigratorio, e prova solo un malcelato disprezzo delle due parti originante la barriera di cui sopra.

    La mia impressione invece e’ che ci siano due parti “vergini” e “nuovi” che fanno fatica a parlarsi. Quello dovrebbe essere il nodo principale da mordere nel PD.

  3. Filippo, e’ curioso quel che dici, perche’ pensavo proprio a Corrado quando ho scritto dei temi ambientali. Corrado, che ha la tessera del partito da 35 anni, non da ieri, e che non ha certo dovuto aspettare il PD per essere competente su un tema centrale della nostra epoca e per trovare spazi di critica anche verso il partito stesso.

    Sinceramente, io non disprezzo nessuno, ma sono deluso. E come ripeto non sto facendo del moralismo: gli arrivisti e gli aspiranti portaborse mi vanno benissimo, se nel perseguire le loro legittime ambizioni personali portano qualcosa di utile per tutti.

    Ma io ti sfido a citarmi una sola idea, un solo progetto del PD per la societa’ italiana che non fosse gia’ presente nel pensiero e nella prassi politica dei due partiti costituenti.

  4. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    ti basta guardare nel wikiprogramma. Un esempio e’ il tema scuola, grande e colpevole assente dell’ultima campagna elettorale sia nel PDL che nel PD.

    A me sembra che tu abbia qualcuno in mente quando lanci le tu accuse. Generalizzare nel tutti o nessuno mi sembra, francamente, esagerato.

  5. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    PS e’ oltremodo curioso leggere che non disprezzi nessuno ma etichetti i nuovi con “arrivisti e portaborse”. Io sono sempre piu’ convinto che nel PD ci sia un problema di mutuo disprezzo tra “vecchi” e “nuovi”, tutto combattuto a suon di gossip politico alla “fatevi di parte che avete affossato il partito” – spesso ai dirigenti, come surrogato della raccolta del consenso – da una parte e di pietismi paternalistici “cosa vuoi tu che sei un pivellino e non sai niente” dall’altra.

    Le tue parole, ahime’, me lo confermano. Certo e’ che questa situazione era ampiamente preventivabile, in tempi di casta e nel momento in cui decidi di aprire il partito alla societa’ civile. Male a chi non ci ha pensato per tempo.

  6. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    PS e’ oltremodo curioso leggere che non disprezzi nessuno ma etichetti i nuovi con “arrivisti e portaborse”. Io sono sempre piu’ convinto che nel PD ci sia un problema di mutuo disprezzo tra “vecchi” e “nuovi”, tutto combattuto a suon di gossip politico alla “fatevi di parte che avete affossato il partito” – spesso ai dirigenti, come surrogato della raccolta del consenso – da una parte e di pietismi paternalistici “cosa vuoi tu che sei un pivellino e non sai niente” dall’altra.

    Le tue parole, ahime’, me lo confermano. Certo e’ che questa situazione era ampiamente preventivabile, in tempi di casta e nel momento in cui decidi di aprire il partito alla societa’ civile. Male a chi non ci ha pensato per tempo.

  7. @Daniele, ma proprio per niente. Io li vorrei in primissima fila questi che dici tu, se esistessero.

    Io e tutti quelli che conosco i discorsi sul merito e sulle nuove idee li abbiamo presi molto sul serio, ed ero personalmente entusiasta e pieno di aspettative. Solo che non non vedo arrivare ne’ meriti ne’ nuove idee. Vedo invece arrivare un sacco di gente senza meriti dimostrati, senza nuove idee, che ritiene di dover accedere alla prima fila di diritto solo per il fatto di essere “nuovo”. Troppo comodo, mi dispiace per te.

    Io ti rilancio la domanda: dimmi una suola nuova idea, una iniziativa politica, un progetto per il paese che venga dalla “societa’ civile” e che abbia contribuito a fare del PD qualcosa di diverso della somma dei due partiti costituenti. Dimmi quale e’ stato il contributo degli “esterni” alla creazione della cultura e della identita’ politica del PD, che non fosse la semplice smania per qualche posizione di visibilita’, per quanto meschina.

    Ripeto la mia impressione, e lo dico con amarezza e con autocritica: nella sinistra italiana, fuori dai partiti che hanno dato vita al PD, non c’e’ nulla. L’ idea che i partiti fossero in ritardo sulla societa’ italiana e’ stato un cedimento ad una visione qualunquistica ed antipolitica della societa’, un misto di girotondismo e di grillismo. La “societa’ civile” non e’ stata in grado di esprimere nulla che non sia la radicalizzazione di idee esistenti o l’ adesione plebiscitaria a slogan effimeri e corporativi.

    Il progetto del PD conserva intatta la sua validita’ politica, come veicolo per l’ unione dei riformismi italiani, e in particolare di quello socialista e di quello cattolico, ma e’ stata una illusione pensare che favorendo la partecipazione “dal basso” si potesse arricchire di contenuti nuovi e inediti. Non e’ successo, e’ un fatto. Bisognerebbe andare oltre.

  8. @Gianni: troppo comodo. Pretendere che la gente venga e si accomodi in ultima fila, facendo di tutto per ingraziarsi i vertici. Magari leccando anche un po’ di deretani, che non fa mai male per raggiungere quello scopo.

    Io al tuo contrario credo che il problema principale del PD sia che c’è tantissima gente, tra quelli che vengono da DS e DL, che ha aderito a questo progetto solo come ultima speranza di cambiare tutto perché nulla cambiasse.

    Gente che oggi si rende conto che qualcuno ha preso sul serio i discorsi sulla meritocrazia, sul coinvolgimento, sulle primarie. Gente che ha paura che il PD possa smettere di fare il sindacato dei politici, come tanti altri partiti fanno, e che potrebbe finire per ritrovarsi all’improvviso senza nessuna garanzia.

    Ad alcuni i meccanismi correntizi basati su scambi di potere, di poltrone, di giri di valzer che alla fine lasciano sempre gli stessi protagonisti in campo non vanno bene. Che ti piaccia o no, anche questi sono parte del PD.

    E prendi nota di questa previsione: se riuscirete a cacciarli, vedrai che il PD prenderà meno voti della somma di DS e Margherita. Forse anche molti meno.

  9. @Filippo chiedo scusa, ma c’e’ stato qualche casino e non ho visto al tua replica (tra l’ altro sono finito prima di Daniele a cui rispondevo. Vabbe’, prodigi della tecnica).

    Non ce l’ ho con nessuno in particolare, ovvero con tutti a partire dal mio circolo a finire a Roma. E non mi scandalizza l’ arrivismo: io sono per il professionismo in politica, e tra i doveri deontologici di un professionista c’e’ quello di progredire in carriera.

    Mi scandalizza invece la mancanza di idee, il vuoto pneumatico di proposta politica. Non e’ un atteggiamento paternalistico, tuttaltro: io vorrei imparare qualcosa di nuovo. Solo che continuo a imparare da quelli di prima, non ho trovato nessun nuovo maestro.

    Anche io pensavo fino a poco tempo fa che fosse un problema comunicativo, culturale, e ricordo ne discussi con il senatore Ranieri quando venne qui a Berna (e lui comunque lo negava). Ora sono piu’ pessimista: mi pare che quello del PD e della sua nuova militanza sia un problema di contenuti, ovvero della loro assenza o del loro mancato rinnovamento.

  10. Gianni, se sei in cerca di nuove idee ti consiglio di mettere da parte per un po’ l’Economist e di leggerti:

    Paul Krugman

    Jane Jacobs

    e

    http://www.transitiontowns.org

    Ciao

  11. Gianni, se sei in cerca di nuove idee ti consiglio di mettere da parte per un po’ l’Economist e di leggerti:

    Paul Krugman

    Jane Jacobs

    e

    http://www.transitiontowns.org

    Ciao

  12. @Gianni: “Dimmi quale e’ stato il contributo degli “esterni” alla creazione della cultura e della identita’ politica del PD, che non fosse la semplice smania per qualche posizione di visibilita’, per quanto meschina”

    Beh, io credo che si possano solo fare esempi di tentativi di contributo, visto che per l’appunto per i meccanismi che dicevo sopra tutto ciò che non era riproposizione delle culture di provenienza è stato marginalizzato, quando non è stato completamente ignorato.

    Di esempi che non conosco ce ne saranno centinaia, ma un piccolo esempio personale te lo posso portare. Da questo progetto: http://imille.wikispaces.com/Progetto+partecipazione+web è nato quello che poi, attraverso lo stupefacente lavoro di Ivan, è stato inserito nello statuto come “sistema informativo per la partecipazione”. Un tentativo di rinnovare la cultura della partecipazione alla vita del partito attraverso i nuovi strumenti informatici. Un tentativo che tra l’altro interessa molto alla base, come dimostra il fatto che tutte le sezioni a cui siamo andati a presentarlo non vedevano l’ora di usarlo.

    Da quando questa cosa è passata nello statuto, però, il partito centrale è diventato sordo. Alle offerte di collaborare in modo del tutto disinteressato alla sua realizzazione nessuno ha mai risposto, e oggi non si sa bene neanche chi se ne occupi – probabilmente nessuno, sul serio.

    Io avrei messo volentieri la mia esperienza professionale nel campo a disposizione del partito, esperienza che ti posso dimostrare quando vuoi, senza chiedere nessun posto, nessuna candidatura, neanche visibilità. Ti sfido a dimostrare il contrario – se vuoi puoi chiedere a Corrado.

    Ora, invece, sto maturando la convinzione che l’unico modo per ottenere qualcosa sia proprio quello di raggiungere visibilità e consenso tali da poter portare idee e i contributi da posizioni di forza. Visto che la semplice forza delle proposte non le porta da nessuna parte.

    Per questo, con “primarie sempre”, sto seguendo questa via. Anche se non è nella mia natura, sto cercando di imparare come affrontare la politica quando ti tocca ragionare con persone che, se si va al sodo, sanno ragionare solo in termini di “ma questo, quanti voti porta?”.

  13. Be’, Daniele, mi sembra che ci siamo, no? Io ti chiedo delle idee per il paese e per il mondo e tu mi parli del SIPA. E mi confermi che anche tu hai una serie di ottime ragioni per cercare posizioni di forza aldila’ del consenso che le tue idee ottengono. E cosa ci sarebbe di nuovo?

    Lo ha detto Cuperlo quando e’ intervenuto alla assemblea de iMille: e’ inconcepibile che chi si affaccia ora alla politica non senta l’ urgenza di essere in piazza contro le impronte ai bambini rom (altro che primariesempre, nota mia). La societa’, il mondo, il paese sono concetti totalmente assenti dal procedere politico di quelli che stiamo chiamando “i nuovi”. Un autismo ipnotico, che impedisce persino di pensarla, la politica, non parliamo poi di rinnovarla.

    E guarda che io sono convinto che sia fatto in buona fede. Solo che se le idee non ci sono, non ci se le puo’ dare.

  14. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Gianni, non fare l’anima bella. Potrei citare nomi e cognomi di chi hai implicitamente nominato.

    Inoltre hai saltato a pie’ pari il wikiprogramma e l’esempio delle idee sulla scuola. Io stesso scrissi circa un anno fa un ottalogo sulla riforma universitaria italiana al fine di deballare il flagello delle baronie e restituirci un’universita’ meritocratica, con tutto cio’ che ne consegue. Il PD non ha mai fatto un cenno in tal senso, ne’ i DS ne’ la Margherita.

    Straordinariamente ingenua poi la tua sorpresa odierna. Qui in Italia i politici non sono funzionari come in Svizzera, ma leader. In tempi di Casta e di Grillo urlante, proclamare a destra e a manca che apri il partito alla societa’ civile in un paese dove tutti vogliono contare e dove la fiducia nella politica ha raggiunto livelli bassissimi, ti stupisce che si finisca a prendersi a calci tra “vecchi” e “nuovi”, accomunati ahime’ fin troppo da questioni ombelicali di partito a scapito dei sogni?

    Gli strali a Daniele poi contro l’autismo ipnotico (?) dei nuovi e’ grottesco. Giusto per ricitare Corrado, qui si e’ tutti d’accordo con le sue idee in materia energetica, a cui sono stati affiancati numerosi post come quello di Giodi gia’ dibattuto su questo blog. Tuttavia nessuno – e dico nessuno – del PD, pur nella condivisione di responsabilita’ politica che deriva dal far parte di un unico partito, si e’ mai preso la briga di rispondere ad una-mail-una per condividere il percorso socio-politico di queste idee. Perche’? Risposta facile: ma tu quanti voti porti? Sublime poi che tu ti stupisca se si finisce tutti quanti a guardarci i piedi a suon di congressi e statuti.

  15. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    PS Mi scandalizza invece la mancanza di idee, il vuoto pneumatico di proposta politica. Non e’ un atteggiamento paternalistico, tuttaltro: io vorrei imparare qualcosa di nuovo. Solo che continuo a imparare da quelli di prima, non ho trovato nessun nuovo maestro.

    Gianni, la societa’ entra nel PD per passione, per imparare prima che insegnare. Io sono il primo ad alzare la mano se si urla “novellino politico”, ma sono contento di affermare che molte delle cose che scrivi su questo blog e sul circolo obama, dall’alto della tua esperienza pluriennale, sono utili e illuminanti per orientarsi meglio nella politica.

    Ecco, il fatto che molti dei “nuovi” si lamentino del PD a tutti i livelli mi fa pensare che i Gianni Burzi che intervengono, spiegano, insegnano (duramente se necessario), non sono poi cosi’ diffusi nel PD stesso. E’ per questo che parlo di problema comunicativo. Se in una classe il maestro non parla, non risponde, non coinvolge che succede? Succede che la classe va per i fatti suoi. Alcuni penseranno che sono cosi’ bravi da non dover imparare nulla e pontificheranno di diventar subito maestri loro stessi, altri sfogheranno la loro frustrazione nella critica ombelicale. Altri ancora se ne fregheranno e si faranno i fatti loro, maturando disprezzo per un maestro che non si capisce a cosa serva. E’ questo l’urlo collettivo che a sinistra nessuno ode. E’ questo il nodo da aggredire.

  16. @Gianni: commuovente la retorica sulle impronte ai bambini Rom. Ma vedi, io alle manifestazioni di quel tipo aderisco con convinzione, quando posso – e l’ho fatto anche in quel caso, per tua informazione.

    Solo che non c’è bisogno che le organizzi. A quelle ci pensano già quei politici che sono sempre pronti a sfruttare la commozione per nascondere quello che veramente succede dietro le quinte – e quegli altri, molto più rari, ai quali veramente importa dei bambini Rom o dei morti di fame in Africa, tanto da dedicarci la vita.

    Ora, a te della trasparenza e delle potenziali innovazioni portate dall’utilizzo delle nuove tecnologie in quel campo può non fregare niente. Ma quello che ho detto io è che il consenso, tra quelli che hanno conosciuto l’idea, c’è ed è forte. Tanto è vero che è pure finito nello statuto. Checchè tu ne dica, non è sicuramente perché l’idea non trova consenso che non viene realizzata da chi tira i fili nel partito.

    Ma poi, perché perdi tempo a polemizzare con gente che di consenso non ne ha, e non ha idee per raggiungerlo, quel consenso? Sono sicuro che un uomo della tua sensibilità e perspicacia politica può trovare modi migliori di impiegare il suo tempo.

  17. Caracas

    Gianni se sei ignorante non accusare gli altri

  18. @Daniele, sinceramente, non riesco proprio ad immaginarmi niente di meglio da fare in questo momento che stare qui a discutere con te.

    E’ vero, quello di Cuperlo e’ stato un espediente retorico, ma serviva ad illustrare proprio questo concetto: quello dell’ autoreferenzialita’, sul quale ha poi nella stessa occasione ha dedicato tutto il suo discorso Veltroni. Io ti inviterei a rifletterci.

    A me interessa molto quello che le nuove tecnologie possono portare alla politica, ed e’ forse il motivo principale per il quale visito queste lande. Ma mi interessa di piu’ la politica. Vorrei che queste tecnologie passassero dalla fase di Innovation a quella di Early Adoption, ma non lo vedo succedere.

    Mi rendo conto che sia consolatorio pensare ad un complotto reazionario per spiegarsi il fatto che il proprio merito non venga riconosciuto, ma alle volte puo’ magari trattarsi solo del fatto che le cose che si fanno non sono abbastanza buone, o abbstanza rilevanti. Io proverei a vedere la cosa anche da questo punto di vista, che non e’ certo detto sia quello giusto, ma e’ senz’ altro nel dominio del possibile.

    @Filippo, guarda che e’ il contrario. Non e’ una questione di esperienza o di tecnica: io mi ero convinto del fatto che la politica si stesse svolgendo fuori dal partito dove militavo, anzi, fuori dai partiti. Ho quindi aderito all’ idea che se fossimo riusciti a spalancare porte e finestre a chi finora nel partito non c’era, avremmo potuto capire meglio, imparare delle cose. Guarda, e’ un dettaglio personale, ma io mi sono persino rifiutato di candidarmi a fare il coordinatore di circolo PD dopo esserlo stato per i DS, tanto avrei voluto gente nuova che portasse idee nuove. La gente nuova e’ arrivata, le idee nuove no. Mi sembra di avere il diritto di essere un po’ deluso.

  19. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Gianni, questo tuo proiettare tutto su di te sta diventando disarmante. Trovo legittimo il tuo desiderio di voler trovare nuovi maestri, tanto legittimo che e’ condiviso da molti di quei nuovi che sono entrati nel PD, spesso con piu’ passione che idee. Pero’ quei molti non hanno trovato maestri ne’ persone di riferimento. Proprio come da te sperimentato, converrai che la loro delusione e’ gustificata. Sulla mancanza di idee ti invito nuovamente a farti un giro sul wikiprogramma e sulle categorie di questo blog. Grandi, piccole, tecniche e massimaliste, per grandi e piccini.

  20. @Gianni: guarda che non mi immagino nessun complotto. Vedo semplicemente un sistema politico che tende a comportarsi in modo corporativistico – quando non nepotistico, un po’ come gran parte della società italiana, negando in questo i fondamenti della democrazia. Con risultati pessimi per il Paese. Per questo cerco di contribuire a cambiarlo.

    Comunque, per curiosità, io vorrei chiedere a te quale potrebbe essere il percorso che immagini perché un’idea politicamente interessante (molto più interessante del SIPA, se vuoi), venendo dal di fuori della cerchia degli amici dei dirigenti, si potrebbe affermare nel Partito Democratico.

  21. @tutti: essendo chiaramente ben conscio dell’imprevedibilità delle cose non posso troppo lamentarmi di queste discussioni scaturite da questo post, almeno quanto meno potrebbe essere servito giusto a questo. Non entro quindi nel merito di tutti i discorsi (che sono tanti e non potrei essere esaustivo in questi pochi minuti).
    Vorrei solo dire che la contrapposizione “vecchi”-”nuovi” non era nello spirito originario, o quanto meno non era il solo, non come inteso vecchie posizioni da difendere. E poi i vecchi-vecchi, quelli legati al centralismo democratico veramente sono pochini credo ormai. Per fare anche io un esempio personale: nel 1995-1996 fui iscritto al PDS ma quello che mi spinse era il nuovo progetto dell’Ulivo che sembrava andare al di là dei tristi dettami di partito (pensate avevo anche una tessera dell’ulivo!). E già, tra le altre cose, all’epoca si parlava di primarie (e con i collegi uninominali avevano parecchio più senso che per essere messi in listoni bloccati). Poi per mille motivi mi sono ridistaccato dalla politica attiva. Ma quanti sono rimasti? Penso non pochi. Questo per dire che la distinzione nuovi-vecchi io non la vedo come chi aveva una tessera PCI-PDS-DS o DC-PPI-Margherita o altro e chi no.
    Piuttosto tra chi è disponibile a cercare nuove strade, nuove frontiere, andare al di là del recinto e chi invece cerca “maestri”, “guide”.
    E un po’ mi dispiace che nessuno si sia concentrato sulla critica ai “ghe-pense-mi” che sicuramente abbondano a destra (anzi la destra la si definisce secondo me proprio come il proporre soluzioni “del padre”) ma che non mancano a sinistra (e qui Filippo stai attento ai maestri, attento a che non siano “cattivi maestri”).

    Voila, non sono sicuramente stato completo, e vi ringrazio comunque per aver generato (tipico esempio di eterogenesi dei fini) un interessante dibattito a mio avviso (ma sicuramente anche per mia colpa poiché ho, volutamente, scelto uno stile “indiretto”).
    buona notte
    riccardo

  22. luigi

    Ha ragione Gianni. Noi neofiti della politica dobbiamo proporre.
    Prima proposta: quando si perdono le elezioni, l’intero gruppo dirigente (che fino a due giorni prima diceva che stavamo rimontando alla grande) si dimette e va a casa. Dove per “a casa”, s’intende a casa, non nascosti in qualche seggio parlamentare o di partito: a casa! Così almeno ci risparmiamo mesi di guerre più o meno clandestine tra dirigenti.
    Seconda regola: quando si fanno le primarie (nazionali o locali) si distribuiscono le regole di svolgimento delle stesse in anticipo.
    Terza regola: evitiamo il do ut des ovvero tu mi voti Orlando alla vigilanza ed io ti voto chi vuoi tu alla Corte Costituzionale.
    Aveva ragione Moretti: con questi qui non si vincerà mai.

  23. angelo

    condivido pienamente quanto espresso da luigi. la prima rappresentazione della responsabilità è farsi carico dei fallimenti.

  24. angelo

    condivido pienamente quanto espresso da luigi. la prima rappresentazione della responsabilità è farsi carico dei fallimenti.

  25. Innazitutto un chiarimento, ho usato per primo un termine sbagliato, che e’ quello di “maestro”. Non e’ quello che intendevo, perlomeno non nelle implicazioni che ne sono venute dopo.

    E’ un altra idea, provo a ripeterla. Il Pd e’ nato non solo per unire correnti riformiste diverse in un unico pensiero di sintesi, ma anche per andare oltre, per superarle. Per trovare una sintesi anche con pensieri, correnti e opinioni che attraversano la societa’, che non trovavano e non trovano rappresentanza nei partiti originari.

    E’ questa la ragione delle scelte organizzative che ne sono derivate, delle primarie, delle costituenti, eccetera: fare entrare sulle gambe delle persone quelle idee che si muovevano molecolarmente nella societa’ italiana. Era questa la “colla” tra i due grandi blocchi cattolico e sociademocratico, o, con una metafora migliore, il calore al quale fondere insieme tutti i metalli di questa nuova lega. Era anche il fine superiore al quale sacrificare le antiche appartenenze, se vuoi, rese di fatto obsolete proprio dal dispiegarsi di questo pensiero nuovo.

    Questo non e’ avvenuto. Mi pare sia difficile mettere in discussione questo dato di fatto. La mia intepretazione e’ che non sia avvenuto perche’ non c’era abbastanza colla, non c’era abbastanza calore. Non c’erano idee, non c’era cultura politica significativa fuori da dove la si produceva gia’. Sono entrate le persone, sulle loro gambe, ma non hanno portato idee nuove. E si puo’ magari sacrificare dolorosamente la propria appartenenza identitaria ad un grande progetto nazionale, ma non al SIPA o a un posto in lista alla costituente di Borgo Panigale.

    Io non voglio eludere la domanda di Daniele, e quindi premetto che non so rispondere. Ma aggiungo che non mi interessa nemmeno farlo, e che la sua formulazione ci fa perseverare nel peccato: a me, del partito, non importa un accidente. A me importa della societa’ e di chi la vive. Io avrei voluto che nel partito si fossero forgiate idee per migliorare la societa’, non per cambiare il partito, ostinandosi in un loop infinito e sterile. Altrimenti tanto valeva tenerci i partiti di prima, che funzionavano anche meglio.

  26. @ gianni
    A me interessa molto quello che le nuove tecnologie possono portare alla politica, ed e’ forse il motivo principale per il quale visito queste lande. Ma mi interessa di piu’ la politica. Vorrei che queste tecnologie passassero dalla fase di Innovation a quella di Early Adoption, ma non lo vedo succedere.

    il processo è lento ma si sta avviando, l’uso di internet in politica non è ancora stato compreso a fondo, ma la mia esperienza personale mi sta mostrando che c’è molta curiosità
    ci sono sessantenni che mi chiedono spiegazioni su facebook, coordinamenti che valutano che strumenti adottare, politici navigati che si buttano sui blog, primi timidi tentativi di avviare social network…
    ci vorrà tempo perchè vengano compresi e utilizzati al meglio, ma gli strumenti più comuni stanno facendosi largo.
    per il SIPA è tutto più complesso, ma il comune di venezia sta sperimentando un progetto per che per certi versi lo ricorda pur essendo molto meno versatile.
    http://iris.comune.venezia.it/Iris/
    e credo che il merito di questa attenzione sia, in parte, anche di noi sprovveduti della politica che giochiamo con i nuovi strumenti :)

  27. luigi

    E’ vero è mancato il collante tra DS e Margherita, ma non mi pare che si sia dato tutto questo spazio ai nuovi. Se iMille organizzano una manifestazione dal titolo “Uccidere i padri”, o sono pazzi oppure manifestano un malessere ben preciso.
    Mi pare che qua le idee vengono fuori, mi pare che nella mailing list associata le idee vengano fuori. E credo che chi scrive qui, magari parla pure nei circoli PD. Ed allora? Allora da mesi stiamo assistendo ad una semiparalisi, con Parisi che denuncia una mancanza di democrazia interna, con Veltroni che rincorre accordi con Berlusconi, con Di Pietro che ci supera da ogni parte.

  28. Antonio

    @Gianni
    Io avrei voluto che nel partito si fossero forgiate idee per migliorare la societa’

    detto tra noi, Gianni, a me pare che al PD delle idee nude e crude non importi un fico secco. Mi pare che il PD, come tutti i partiti italiani tenda a sponsorizzare idee ed elaborazioni culturali come una banca italiana sponsorizza nuove idee. Tradotto: se vuoi una casa, mi devi dare un’altra casa in garanzia. Polico-tradotto: se vuoi che ti lasci parlare alle feste dell’Unita’ (=mezzi=seguito) mi devi portare un seguito uguale gia’ acquisito in garanzia.

    La prima prova e’ la competenza energetica di Corrado, che in 35 anni di tessera di partito e nonostante sia ben piu’ avanzata delle posizioni del partito, ha goduto dello stesso seguito o interesse di Felice Centofanti.

    La seconda prova e’ Cuperlo, che solo dalla sua posizione acquisita puo’ parlare con saggezza, ascoltato, delle implicazioni drammatiche di prendere le impronte ai bimbi rom.

    Francamente la tua delusione e’ malindirizzata. In un paese ad aristocrazia spinta come l’Italia, dove decenni di politica mediatica hanno prodotto giganteschi riflettori sul gossip politico, leggende comuni di potere e stipendi da favola anche per consiglieri comunali, ti meravigli che i “nuovi” – tanto quanto i “vecchi” notamia – oramai vedano la politica come una via per carriera folgorante (a vantaggio o meno della collettivita’ e’ un optional)?

    Questa e’ l’eredita’ lasciata dai “vecchi”, non solo politici ma italiani in genere, che ora si lamentano perche’ i “nuovi” seguono la via tracciata.

  29. @Gianni: forse allora ti sfugge un dettaglio. Tu dici che non sono state portate idee interessanti da parte della società civile.

    Ma tu puoi giudicare se le idee portate sono interessanti solo dopo averle conosciute. Hai conosciuto il SIPA, e non lo reputi interessante, liberissimo. Ma l’hai conosciuto (?) solo perché, casualmente, sei venuto in contatto con un gruppo che lo proponeva.

    Con quante idee potenzialmente interessantissime non sei venuto in contatto diretto? Se il partito non possiede dei canali perché le idee nuove buone si possano diffondere – e al contrario, aggiungo io, esistono dei meccanismi molto forti per bloccare la diffusione di idee che potrebbero cambiare gli equilibri acquisiti – è chiaro che continuerai a non conoscerle.

    Se neanche tu, che pure i partiti li conosci, hai idea di cosa potrebbe fare chi avesse un’idea nuova per farla conoscere, figurati cosa ne può sapere chi viene dalla “società civile”.

    Il cambiamento principale che io cerco nel partito è proprio consentire un ricambio di idee e di persone molto più rapido. Sono convinto che, se accadrà, poi anche tu scoprirai che dalla società civile – ma anche anche da persone che sono stati per anni nei partiti, messi da una parte – di idee interessanti ne vedrai venire tante.

  30. Per una pdemocratica europea candidatura, mi permetto di segnalare il mio intervento al BarCamp su “La crisi della (non) democrazia” tenutosi all?università popolare di Roma lo scorso 4 ottobre. Il filmato è visibile su http://www.eprouverture.com/disseminazione/index.php?where=index

  31. Per una pdemocratica europea candidatura, mi permetto di segnalare il mio intervento al BarCamp su “La crisi della (non) democrazia” tenutosi all’Università popolare di Roma lo scorso 4 ottobre. Il filmato è visibile su http://www.eprouverture.com/disseminazione/index.php?where=index

  32. Per una pdemocratica europea candidatura, mi permetto di segnalare il mio intervento al BarCamp su “La crisi della (non) democrazia” tenutosi all’Università popolare di Roma lo scorso 4 ottobre. Il filmato è visibile su http://www.eprouverture.com/disseminazione/index.php?where=index

  33. Per una pdemocratica europea candidatura, mi permetto di segnalare il mio intervento al BarCamp su “La crisi della (non) democrazia” tenutosi all’Università popolare di Roma lo scorso 4 ottobre. Il filmato è visibile su http://www.eprouverture.com/disseminazione/index.php?where=index

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