Il nostro Gian Carlo Bruno ci parla, dalla prima pagina dell’Unità, del crollo della Lehman Brothers
Lehman Brothers, la prestigiosa banca americana fondata oltre 150 anni
fa e famosa per efficienza e competenza, ha chiesto il chapter 11 -
l’anticamera del fallimento.
La notizia, per quanto largamente anticipata dagli operatori e anche
dal grande pubblico, non puo’ non scioccare, anche se arriva in un
momento in cui quasi nessuno, nell’olimpo della finanza internazionale,
sembra al riparo dalle tempeste iniziate con il domino dei mutui
“subprime”.
Merrill Lynch, la blasonatissima casa di brokeraggio, e AIG, la piu’
grande assicurazione del mondo, dipendono dall’aiuto di cavalieri
bianchi se vogliono sopravvivere, mentre Freddie Mac e Fannie Mae, i
giganti dei mutui americani, sono stati assorbiti dal governo
americano, e Bear Stearns sembra un ricordo del passato, dopo il
salvataggio interessato da parte di JPMorgan.
Che cosa sta succedendo? Come si è passati dai bonus milionari (in
dollari e sterline) e i grattacieli di cristallo all’elemosina di
Tesoro e Federal Reserve?
La risposta a questa domanda molto complessa è semplice: liquidità.
In un clima finanziario con margini anemici e tassi di interesse
bassi come negli anni passati, le banche non depositarie (quelle che
non hanno sportelli) si sono inventate nuovi prodotti finanziari molto
strutturati e complessi, hanno comprato debiti di sempre piu’ bassa
qualità, li hanno impacchettati in prodotti piu’ o meno garantiti e se
li sono rivenduti tra di loro e agli investotori in una misura tanto
grande e con un grado di sofisticazione tanto spinta che nemmeno loro,
alla fine, sono state in grado di valutarne il rischio. L’idea iniziale
era che, spezzettando i rischi e distribuendoli a chi aveva le
caratteristiche e la solidità per assorbirli, questo sarebbe risultato
in un beneficio per tutto il sistema. Qualità dei debitori piu’ bassa,
pero’, si accompagnava a margini di profitto piu’ alti, e gli
investitori hanno perso il senso di quanto fossero esposti.
Questo esercizio, per quanto sempre piu’ ingegneristico e sempre meno
collegato a clienti identificabili o transazioni specifiche, puo’
continuare solo finché c’è liquidità nel sistema – cioè finché c’è
l’acqua che fa girare le ruote dei mulini. Molto denaro, e a buon
mercato. Quando un debito fa « default », cioè non viene onorato, la
perdita viene coperta con i profitti su altre operazioni. Quando pero’
qualcosa di molto visibile accade, in cui un’instituzione non è in
grado di coprire le perdite generate da un’improvvisa incapacità di un
debitore di fare fronte ai suoi impegni, le altre banche, con il loro
cappello di finanziatori, si fanno scettiche e temono di esporsi
aiutando l’istituto in pericolo. Quest’ultimo, privo della cassa per
far fronte ai richiami dei creditori, chiede aiuto alla banca centrale
o, quando questo non è possibile, fallisce. Le prime avvisaglie si
erano viste nel Regno Unito, con Northern Rock, una piccola banca
sconosciuta, e poi piu’ pesantemente qui in America con Bear Stearns.
Il ruolo delle banche centrali e dei Governi è delicato: se si
mostrano troppo propensi a “togliere le castagne dal fuoco” degli
operatori finanziari, percepiti dalle opinioni pubbliche come avidi
speculatori, indirettamente inciterebbero comportamenti rischiosi e
metterebbero in pericolo la stabilità del sistema finanziario a lungo
termine.
Come reagirà il sistema alla crisi di Lehman Brothers? Ma piu’
importante, quali saranno le conseguenze per i consumatori europei e
italiani a questo evento epocale ma che sembra cosi’ lontano dalle
vicende del Belpaese ?
Sarà difficile per il sistema finanziario internazionale riassorbire
la caduta di Lehman – la banca ha un enorme bilancio, con crediti e
debiti verso moltissime istituzioni finanziarie, dal settore
immobiliare a quello assicurativo. Proteggere le controparti di Lehman
è importante, ma difficile: non si tratta solo degli impatti diretti,
ma anche di quelli solo indirettamente collegati: trading houses (le
società che comprano e vendono titoli per i clienti), hedge funds
(fondi che cercano alti ritorni per i clienti) e anche le banche
depositarie potrebbero trovarsi nella necessità di vendere i titoli
solidi che hanno in portafoglio a prezzi bassi (le borse stanno
soffrendo molto in questi giorni) pur di fare fronte alle esposizioni
che normalmente non sarebbero state presentate all’incasso in un clima
piu’ disteso. Ma sopratutto gli investitori singoli, che vedono i loro
risparmi falcidiati dall’impatto drammatico di queste vicende sulle
borse mondiali.
A causa del clima pesante intorno al sistema finanziario, alla
scarsità di liquidità, alla progressiva avversione al rischio, e alla
perdita del valore degli immobili, ai consumatori sarà sempre piu’
difficile accedere ai mutui: mentre i tassi di interesse di base non
aumentano, i premi che le banche vogliono per prendere rischi
immobiliari che ancora qualche mese fa erano considerati
favorevolmente, stanno aumentando, rendendo piu’ difficile e in ogni
caso piu’ oneroso comprare casa.
La globalizzazione dei servizi finanziari è molto piu’ sofisticata e
spinta di quella delle merci, e anche le banche italiane sono collegate
al sistema: alcune banche italiane hanno miliardi di euro in polizze di
assicurazione vita di Lehman Brothers in bilancio, per i quali si sono
impegnate a garantire. Se Lehman non li onora, le banche italiane
dovranno farlo, se i loro crediti non passano avanti a quelli di altri
creditori – lo stabiliranno gli avvocati e le corti tra chissà quanto
tempo. Quando alle banche italiane si chiederà conto della qualità
degli attivi del loro bilancio, queste dovranno mettere da parte piu’
capitali per dimostrare la loro solidità, con il risultato di avere
meno denaro per fare il loro lavoro, cioè prestare soldi all’economia
italiana, agli imprenditori, ai consumatori, alle amministrazioni
pubbliche.
Un’altra importante conseguenza per gli italiani e gli europei in
generale è il ruolo che stanno giocando la Banca Centrale Europea e la
Banca d’Inghilterra: consapevoli del pericolo della trappola della
liquidità (le banche si rovinano per onorare i debiti, quando un po’ di
respiro permetterebbe loro di non svendere gli attivi e fare fronte
agli impegni senza panico), le banche centrali stanno pompando
liquidità nel sistema in modo straordinario. Mentre il loro riferimento
dovrebbe essere mantenere la stabilità dei prezzi, aumentando la
liquidità esse indirettamente favoriscono pericolosamente l’inflazione.
L’Euro ne soffrirà, con conseguenze difficilmente prevedibili. La loro
tattica aiuta moltissimo nel breve periodo, ma nel lungo periodo il
prezzo da pagare potrebbe essere grande.
Nonostante l’aiuto fornito dalle banche centrali, poi, la liquidità
creata non circola nel sistema, e la disponibilità di credito per gli
attori economici si riduce. Progetti imprenditoriali si bloccano, i
consumi scendono e di conseguenza i PIL stagnano.
E’ inevitabile chiedersi quale possa essere la risposta a questi
eventi. E’ improbabile che nuove ondate di regolamentazioni minuziose
possano risolvere il problema: l’ente americano per la prevenzione
delle tossicodipendenze ha una regolamentazione basata su elenchi di
oltre 300 tipi di droghe illegali, che pero’ vengono bypassati da
creativi che ne mischiano alcune e creano nuovi cocktail in teoria
perfettamente legali. Quello che serve sono principi chiari e la
certezza della pena, e soprattutto il coraggio, qualche volta, di
lasciare fallire – con l’accortezza di attutire il colpo – quegli
operatori che non funzionano.
Quando la marea scende, la linea di galleggiamento delle navi si
abbassa, e i rifiuti si accumulano sulle spiagge dell’economia.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





bell’articolo. Un consiglio pero’ a tutti i sedicenti esperti economisti: la prossima volta, le cose scritte su questo articolo scrivetele prima del crack.
lo devi chiedere ai “sedicenti maghi”, non ai “sedicenti economisti” tipo Gian Carlo, che lavora solo al World Economic Forum, non da un mago
Beh, è risaputo che gli economisti bravi son quelli che meglio san spiegare il perché le loro teorie non hanno funzionato :p
E’ difficile che un sistema economico complesso come l’economia mondiale possa essere ben governato da poche persone. Se i banchieri centrali ed i banchieri d’affari possono decidere del futuro di miliardi di persone c’e’ qualcosa nel meccanismo che non va.