Realisti (e re) su Marte

di Francesco Costa

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Se i partiti non rappresentano più gli elettori,
cambiamoli questi benedetti elettori!
(Corrado Guzzanti)


Dispiace, ma dispiace sul serio, leggere queste parole scritte da una delle parlamentari più giovani, brillanti e promettenti del Partito Democratico:

Cosa ci è mancato (a noi del Pd, ndF), per vincere? Probabilmente otto anni di Bush. Poter evocare il cambiamento sapendo che il 70% degli americani desidera vedere una netta discontinuità con l’attuale amministrazione – e non essere neanche lontanamente assimilabili a quell’oggi che si vuole superare. Ci sono mancate al tempo stesso le radici nobili (quello che per Obama è stato il richiamo a Kennedy e Clinton), e l’essere nuovi in modo certificato, sperimentato, credibile. E forse ci è mancato un paese coraggioso, proiettato al futuro ed in grado di assumere responsabilità che pesano come macigni, ma che costruiscono la storia.


Non si può parlare di una sconfitta cocente come quella di aprile senza fare nemmeno un ninnìn di autocritica, zero, come se veramente al Partito Democratico non fosse mancato nulla se non un paese in grado di assumersi delle responsabilità. Quello manca, certo, così come mancano tutte le cose elencate da Federica Mogherini. Ma basterebbe avere un grammo di buon gusto e un po’ di amor proprio – perché se questo è il massimo che il Pd riesce a fare, allora non abbiamo speranze – per capire quanto sia antipatico, irritante e folle aggrapparsi all’alibi del “paese che non è pronto” quando si sta dentro un partito in cui di cose da migliorare ce ne sarebbero a bizzeffe.

Ci siamo tristemente abituati a sentire frasi come questa dai tanti dinosauri alla quinta o sesta legislatura che pur di dribblare rapidamente la domanda sulle responsabilità della sconfitta sostengono di militare un partito che più bello e grande non si può. Non ce lo saremmo aspettato da una di quelle persone giovani e in gamba che dovrebbe tentare di correggerne gli errori.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

19 Commenti

  1. Andrea Ballabeni

    Condivido l’analisi di Francesco. Penso infatti che parte dell’elettorato italiano non sia ancora pronto per certi cambiamenti (come ad esempio quello di non votare piu’ come se il muro di Berlino fosse ancora in piedi e come se esistessero ancora DC e PCI) ma penso anche che, come dice Francesco, il PD abbia le sue belle responsabilita’.

    Una sola nota. Non parlerei in modo dispregiativo di chi ha fatto varie legislature (il termine “dinosauri” non penso infatti che abbia una accezione affettuosa in questo contesto) ma rimarrei sui contenuti. Valutiamo le persone in base a quello che dicono e fanno e non in base alla loro anzianita’ anagrafica o parlamentare.
    Anche perche’ se proprio si vuole fare una battaglia contro chi e’ in parlamento da tanto tempo a prescindere dalle qualita’ (cosa che sarebbe a mio avviso non molto intelligente) si inizi dal leader del PD che, pur interrompendo l’attivita’ parlamentare per fare il sindaco di Roma, e’ entrato per la prima volta alla Camera nel lontano 1987.

  2. Post bello e triste, letto subito dopo un post flash di Gilioli che sintetizza a meraviglia la situazione:
    “Avere l’encefalogramma piatto non significa essere morti. Sono contento. Per il Pd, intendo.”

  3. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    ma chi e’ questa giovane parlamentare? si puo’ avere un link al suo intervento completo?

  4. @Filippo: Federica Mogherini:

    /http://www.blogmog.ilcannocchiale.it/post/2008420.html

  5. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    ok riccardo. Suggerisco pero’ di inserire il link anche nel testo dell’articolo.

  6. Sono in corso in tutta Italia migliaia di feste dell’ Unita’ / Democratiche, in cui circa duecentomila persone (ossia piu’ di tutti gli iscritti al PS fancese, per dare un paragone) stanno lavorando gratuitamente a vario titolo.

    Praticamente tutti i politici italiani e alcuni stranieri si sono messi in fila per partecipare, e i dirigenti, i parlamentari e gli amministratori del PD stanno si stanno confrontando con la loro base e centinaia di migliaia di altri cittadini.

    Penso che chi parla di “encefalogramma piatto” per il PD non abbia considerato a dovere questo aspetto, del tutto senza paragoni in Europa, per quanto ne so.

    Riguardo al post, e’ vero, magari c’e’ una timidezza nell’ autocritica. Ma non e’ nemmeno male cominciare a spostare lo sguardo dall’ ombelico-partito al paese. Sinceramente, del partito e delle sue regole non se ne puo’ piu’ leggere.

  7. riccarù

    Non 8 anni di bush, ma 2 di Prodi si.
    E gli italiani hanno cambiato.

    Le radici nobili… forse.

    L’essere nuovi nuovi… sicuramente (a parte DeMita non più candidato); eravamo “quasi” nuovi.

    Paese coraggioso proiettato al futuro: il popolo rosso lo è stato, votando PD e facendo sparire i comunisti dal parlamento.
    Non è bastato.

  8. Mog

    Francesco, grazie per il “giovani, brillanti e promettenti”. Mai mi è passata per la testa l’idea che si perdono le elezioni per colpa di un Paese, e non per propri limiti. Ed infatti, l’elenco di ciò che ci è mancato è lungo – e nell’articolo che citi solo parzialmente lo faccio, dal mio punto di vista, fino in fondo. Probabilmente l’elenco è anche aperto, nel senso che ognuno ci aggiunge ciò che gli è parso più serio e più grave – alcuni giudizi sono soggettivi, per fortuna.
    Però non ho voluto, nel lungo elenco di “ragioni della sconfitta”, omettere quello relativo al Paese, che io credo abbia giocato. Se vogliamo metterla per esteso, al di fuori dei limiti di spazio giornalistici, il limite è stata la paura di un popolo a scommettere in pieno sul futuro e scegliere invece un film già visto, rassicurante e noto nei suoi pregi e difetti – comprensibile, dati i tempi non facili. E non è detto che gli americani facciano diversamente. Dal nostro punto di vista, il limite è stato non vedere la paura, o non saper rispondere.
    Poi, se mi chiedi quali sono i limiti del PD del dopo elezioni, allora è un’altra storia… ma è anche un altro post (ed un video-post, che trovi sul mio blog nel mese di luglio). Un abbraccio

  9. Mog

    Francesco, grazie per il “giovani, brillanti e promettenti”. Mai mi è passata per la testa l’idea che si perdono le elezioni per colpa di un Paese, e non per propri limiti. Ed infatti, l’elenco di ciò che ci è mancato è lungo – e nell’articolo che citi solo parzialmente lo faccio, dal mio punto di vista, fino in fondo. Probabilmente l’elenco è anche aperto, nel senso che ognuno ci aggiunge ciò che gli è parso più serio e più grave – alcuni giudizi sono soggettivi, per fortuna.
    Però non ho voluto, nel lungo elenco di “ragioni della sconfitta”, omettere quello relativo al Paese, che io credo abbia giocato. Se vogliamo metterla per esteso, al di fuori dei limiti di spazio giornalistici, il limite è stata la paura di un popolo a scommettere in pieno sul futuro e scegliere invece un film già visto, rassicurante e noto nei suoi pregi e difetti – comprensibile, dati i tempi non facili. E non è detto che gli americani facciano diversamente. Dal nostro punto di vista, il limite è stato non vedere la paura, o non saper rispondere.
    Poi, se mi chiedi quali sono i limiti del PD del dopo elezioni, allora è un’altra storia… ma è anche un altro post (ed un video-post, che trovi sul mio blog nel mese di luglio). Un abbraccio

  10. mog

    Francesco, grazie per il “giovani, brillanti e promettenti”. Mai mi è passata per la testa l’idea che si perdono le elezioni per colpa di un Paese, e non per propri limiti. Ed infatti, l’elenco di ciò che ci è mancato è lungo – e nell’articolo che citi solo parzialmente lo faccio, dal mio punto di vista, fino in fondo. Probabilmente l’elenco è anche aperto, nel senso che ognuno ci aggiunge ciò che gli è parso più serio e più grave – alcuni giudizi sono soggettivi, per fortuna.
    Però non ho voluto, nel lungo elenco di “ragioni della sconfitta”, omettere quello relativo al Paese, che io credo abbia giocato. Se vogliamo metterla per esteso, al di fuori dei limiti di spazio giornalistici, il limite è stata la paura di un popolo a scommettere in pieno sul futuro e scegliere invece un film già visto, rassicurante e noto nei suoi pregi e difetti – comprensibile, dati i tempi non facili. E non è detto che gli americani facciano diversamente. Dal nostro punto di vista, il limite è stato non vedere la paura, o non saper rispondere.
    Poi, se mi chiedi quali sono i limiti del PD del dopo elezioni, allora è un’altra storia… ma è anche un altro post (ed un video-post, che trovi sul mio blog nel mese di luglio). Un abbraccio

  11. mog

    sorry – computer in tilt…

  12. Federica, la puntualità e la cortesia della tua risposta mi confermano che non mi sbaglio a considerarti una delle forze migliori del Partito Democratico.

    Nessuno qui ha mai avuti dubbi sul peso che ha avuto nell’esito delle ultime elezioni la mentalità del paese, la sua paura del futuro, il suo imbelle e puntuale rifugiarsi nella conservazione e nelle minestre riscaldate.
    Il punto è che i limiti del Pd del dopo elezioni c’erano già in campagna elettorale, e per quanto encomiabile sia stato il tentativo di Walter Veltroni di risolverli o superarli, quei limiti c’erano ed erano riconoscibili. Erano i limiti per cui un partito rivolto al futuro componeva delle liste a tratti surreali, i limiti per cui un partito a vocazione maggioritaria confermava in blocco la classe dirigente protagonista del fallimento del governo Prodi e dell’Unione, i limiti per cui un partito del cambiamento non riusciva a dare una svolta alla situazione campana.
    Roma non è stata costruita in un giorno, certo, ma tutti avevano ben presente che stavano costruendo su gloriose macerie. Confido che grazie a persone come te – che fortunatamente non ci mancano, in Parlamento e sul territorio – si possa fare in modo da arrivare pronti al prossimo appuntamento con gli elettori.

    Ciao,
    Francesco

  13. Rob

    Scusate, ma non condivido il vostro scambio di cortesie reciproche. Ma l’avete fatta qualche analisi del voto (Mannheimer-Natale, solo per citarne una)? Vi rendete conto che i ceti popolari in blocco non votano il PD? Un partito che nasce dalla fusione tra uno “di sinistra” e un altro che si chiamava esplicitamente “popolare” prende i voti del pubblico impiego e di alcune élite ma non quello dei ceti popolari: qui c’è il fallimento strategico. Vogliamo dare la colpa a quei pavidi degli elettori? O vogliamo provare a capire che cosa sta accadendo nelle condizioni di vita reali di una parte del Paese che gli immigrati non li vede nei servizi al TG ma sul pianerottolo di casa in assenza di una politica di gestione dell’integrazione, che vede le imposte finire nei meccanismi clientelari della politica (tutti, ma in particolare al Sud), che vede peggiorare la scuola…
    Detto questo, per quanto possa apparire contraddittorio, io ritengo che in molti commenti manchi una posizione realistica sulle elezioni: il risultato del PD alla sua prima campagna elettorale non è stato cattivo. Ma veramente qualcuno pensava di battere il PDL+Lega dopo l’ultima esperienza di governo dell’Unione? Sapendo, peraltro, che sul piano numerico il Paese aveva votato a destra anche due anni prima (vorrei ricordare che Prodi ha vinto la elezioni grazie all’autogol che il centrodx si è inflitto con il Porcellum, ma che su scala nazionale ha preso meno voti degli avversari). A mio avviso il vero insuccesso è cominciato dopo, con la rinuncia a tenere la barra dritta su alcune posizioni. E così l’approdo che si presenta all’orizzonte lo leggiamo sui quotidiani di oggi: D’Alema, Marini…

  14. Rob

    Scusate, ma non condivido il vostro scambio di cortesie reciproche. Ma l’avete fatta qualche analisi del voto (Mannheimer-Natale, solo per citarne una)? Vi rendete conto che i ceti popolari in blocco non votano il PD? Un partito che nasce dalla fusione tra uno “di sinistra” e un altro che si chiamava esplicitamente “popolare” prende i voti del pubblico impiego e di alcune élite ma non quello dei ceti popolari: qui c’è il fallimento strategico. Vogliamo dare la colpa a quei pavidi degli elettori? O vogliamo provare a capire che cosa sta accadendo nelle condizioni di vita reali di una parte del Paese che gli immigrati non li vede nei servizi al TG ma sul pianerottolo di casa in assenza di una politica di gestione dell’integrazione, che vede le imposte finire nei meccanismi clientelari della politica (tutti, ma in particolare al Sud), che vede peggiorare la scuola…
    Detto questo, per quanto possa apparire contraddittorio, io ritengo che in molti commenti manchi una posizione realistica sulle elezioni: il risultato del PD alla sua prima campagna elettorale non è stato cattivo. Ma veramente qualcuno pensava di battere il PDL+Lega dopo l’ultima esperienza di governo dell’Unione? Sapendo, peraltro, che sul piano numerico il Paese aveva votato a destra anche due anni prima (vorrei ricordare che Prodi ha vinto la elezioni grazie all’autogol che il centrodx si è inflitto con il Porcellum, ma che su scala nazionale ha preso meno voti degli avversari). A mio avviso il vero insuccesso è cominciato dopo, con la rinuncia a tenere la barra dritta su alcune posizioni. E così l’approdo che si presenta all’orizzonte lo leggiamo sui quotidiani di oggi: D’Alema, Marini…

  15. Maria

    Oltre che i ceti popolari, il PD sembra aver perso certe zone del Sud per generazioni.

    Un saluto da NY ed un grosso in bocca al lupo!

    P.S.: ma siete cosi’ sicuri che Obama vinca? A me sembra un foto-finish (oggi ha solo 3 punti di vantaggio). La sinistra tende ad essere “disfunctional” anche qui. La destra e’ tutta bianco o nero e la gente di questi tempi sembra recepire solo questo messaggio.

  16. antonio g.

    Totalmente d’accordo con Rob.

    Semplificando assai,quella è l’analisi del voto di Aprile.

    E senza voler urtare nè offendere nessuno,mi capita di leggere spesso anche da parte dei giovani del PD delle valutazioni poco acute e soprattutto poco coraggiose.

    I trenta/quarantenni che fanno politica oggi devono uscire dagli schemi, altrimenti rischiano di essere semplicemente dei cloni dei più vecchi e navigati dirigenti ancora al timone.

    E devono picchiare forte per farsi spazio e offrire un orizzonte e un respiro più ampio.Di questo ha bisogno oggi il PD.Tutto il resto non aggiunge valore,roba che si dimentica dopo un minuto.

    Ciao,un saluto

  17. Leo Perutz

    Chiacchiere!
    Le chiacchiere, come al solito allineate e blog style dell’uno, che si sovrappongono moraleggianti a quelle dell’altra e che chiosa cosi, in modo non particolarmente arguto, i suoi Moleskine americani.
    Alla fine, oltre che non dire null’altro che il niente politico, certi genere di chiacchiere non possono far altro che mescolarsi in uno smieloso scambio di corrette cortesie, con le quali accrescere vicendevolmente il proprio ego elettronico.
    Immaturita’ del paese o responsabilita’ del partito?
    Se il secondo esistesse anche nella realta’ del primo, oltre che nella DSL di tanti liberi pensatori, affaticati dal peso di tante importanti “connessioni” da gestire contemporaneamente, il quesito sarebbe anche lecito e perche’ no … attraente dal punto di vista dialettico.

    Ma con lo sfondo di una entita’ partitica come il PD che e’ traslocata al civico 34 dell’iperuranio e ha firmato un contratto d’affitto per i prossimi 10 anni, ai Moleskine della Mogherini e alle annotazioni elettroniche del Costa, preferisco la raffinata irrequitezza politica racchiusa ne “Il grande Boh!”.

    Rob … ero al mare la settimana scorsa e sdraiato nel mio centimetro quadrato di sabbia nera a Ladispoli, giocavo a fare il Pasolini che con la filologia cerca di capire la distanza culturale dal paese che il PD ha “saputo” costruire. Avevo tra le mani, per maggiore mimetismo, anche il Messaggero e mentre davo uno sguardo ai miei figli prestavo puntuale ascolto alle chiacchiere dei miei vicini, cosi’ … tanto per fare un po’ di sociologia.
    Il perche’ i “ceti popolari” non votino proprio il PD non l’ho capito lo stesso!
    Tornato a casa pero’ mi sono comprato Repubblica e ho potuto leggere l’intervista di un certo Morassut Roberto che al comune di Roma faceva l’assessore volontario all’ urbanistica e che adesso, come volontario, siede in Parlamento, con la prospettiva di divenire segretario (volontario) del PD del Lazio.
    Alla domanda del giornalista su quale fossero le ragioni del progetto “parcheggio al Pincio”, il volontario Morassut, da sinistra, rispondeva: ” La zona del centro di Roma racchiusa nel Tridente e interessata alla realizzazione del parcheggio, rappresenta il 70% del PIL della nostra regione!”.
    Che ne pensi?
    Devo continuare a fare il sociologo con le chiappe al vento a Ladispoli oppure ci possiamo “accontentare” delle parole di Morassut per spiegare un partito che non c’e'?

    Saluti

  18. antonio g.

    Leo,aggiungi frustrazione a frustrazione.

    Quel Morassut lì è il segno dello scambio tra il PD e il PIL.E non solo a Roma.

    Dove tra l’altro non ha nemmeno pagato perchè è vero che il Municipio I (centro storico)è rimasto al centrosinistra ma la città……la storia è nota.

    Le periferie maltrattate e quelli dei mille Euro(o poco più)al mese si sono girati dall’altra parte.

    Intanto il Fascioalemanno ha annullato l’operazione.Gatta ci cova.

    Ciao

  19. Eh, purtroppo Obama non vincerà. Perché la candidatura di McCain parla alla testa degli USA, e quella della Palin allo stomaco. Secondo me sarà un’elezione piuttosto larga per McCain, checché ne dicano i sondaggi di oggi.

    E poi, diciamocelo: McCain è 10.000 volte meglio di Bush. Anche questo ha un suo bel peso.

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