porcellum.eu

di “Francesco Carnesecchi”:http://pdobama.ning.com/profile/francesco

parlamento.jpgFacciamo volentieri nostro “l’appello”:http://civati.splinder.com/post/18375107/Porcellum.eu:+appello+ai+blogg di Civati alla mobilitazione contro la proposta di riforma della legge elettorale portata avanti dalla maggioranza, e torniamo a parlare di sistemi elettorali e di elezioni europee dopo averlo fatto “in queste pagine”:http://www.imille.org/2008/07/chi_eleggere_a_strasburgo_e_co.html un po’ di tempo fa.

Rispetto a quanto scritto a luglio non vi sono in realtà cambiamenti significativi, la direzione in cui si muove il Governo è chiara, visto che all’ultimo Consiglio dei Ministri si è scelto di appoggiare la proposta già “depositata”:http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0007110 dalla maggioranza in Parlamento, piuttosto che presentare un disegno di legge governativo.
Di che cosa si tratta? La proposta vuole ridisegnare le circoscrizioni elettorali portandole da 5 a 15, stabilire un quorum del 5% per concorrere all’attribuzione dei seggi, ed infine abolire le preferenze.
Quali sono le motivazioni alla base della riforma in discussione?

Cominciamo con alcune premesse: non esiste alcuna necessità di modifica dell’attuale sistema elettorale. L’attuale sistema è infatti in linea con la decisione 2002/772/EC del Consiglio dei Ministri dell’Unione che prevede la rappresentanza su base proporzionale, la possibilità di costituire circoscrizioni elettorali (senza però pregiudicare il carattere proporzionale dell’elezione) e la possibilità di stabilire una soglia minima di sbarramento che non superi il 5% dei suffragi espressi.

La soglia di sbarramento è dunque ammessa ed esiste in alcuni paesi europei ma non rappresenta un obbligo. Così come è ammessa le suddivisione in circoscrizioni, attualmente cinque in Italia, ma alcuni paesi ne hanno una nazionale.

A queste premesse dobbiamo aggiungere il fatto che ogni richiamo fatto in questi giorni alla semplificazione del sistema dei partiti è fuorviante, visto che per le elezioni europee non si pone il problema della governabilità ovvero esprimere un esecutivo. Al contrario è necessario garantire la rappresentanza, seguendo il richiamo al sistema proporzionale espressa nell’Opinione del Parlamento Europeo nel 1998 e la derivante Decisione del Consiglio del 2002 ricordata sopra, tanto che anche la Gran Bretagna, patria del maggioritario a turno unico, ha adottato il sistema proporzione per le elezioni europee.
Dunque se non esiste nessun obbligo sovrannazionale e soprattutto non esiste questa necessità di semplificazione dobbiamo cercare la ragioni di questa fretta altrove.

Che cosa succede con l’introduzione di una soglia del 5%? Di fatto La Destra, i vari partiti della sinistra, ed i socialisti non avrebbero alcuna possibilità di far eleggere un deputato al Parlamento Europeo. Anche le formazione politiche di Di Pietro e Casini correrebbero questo rischio, e persino la Lega non si sente troppo sicura visto che inizialmente spingeva per una soglia al 4%, poi barattata con il federalismo fiscale.

Che cosa succede con l’eliminazione delle preferenze? Lo sappiamo perché conosciamo bene il porcellum, con le liste elettorali stilate dalle segreterie dei partiti, attraverso le candidature plurime nelle varie circoscrizioni e con dei buoni sondaggi in mano viene tolta ogni possibilità di scelta agli elettori, i 72 deputati saranno di fatto scelti prima di votare. Non solo, visto che le preferenze avvantaggiano i partiti più strutturati e organizzati nel territorio, in caso di cartelli elettorali, il PdL per esempio, queste rappresenterebbero un vantaggio per AN, invece eliminando le preferenze le quote di eletti tra AN e Forza Italia verranno decise a tavolino.

Più che delle motivazioni dietro questa nuova legge elettorale dovremmo chiederci chi ci guadagna, la risposta è un partito solo: Forza Italia; che ha di fatto un solo proprietario: Silvio Berlusconi.
Le leggi si fanno in Parlamento, ma la scelta della strada parlamentare intrapresa dal governo non è certo rassicurate. Forse quando è stata presentata la proposta con un conferenza stampa non doveva essere presa sul serio?

Ancora più che nel 2005 la maggioranza ha la capacità e la volontà di portare avanti questa riforma, quindi se non ci siamo preoccupati a Luglio, è bene farlo adesso, visto che l’inizio del dibattito parlamentare è fissato per martedì, e la parole di Berlusconi alla chiusura del seminario di Forza Italia a Gubbio, non lasciano dubbi:
bq. “Abbiamo i numeri per varare una nuova legge elettorale con uno sbarramento del 5%, cinque circoscrizioni e liste preparate dalle forze politiche”

Ancora una volta ci ritroviamo di fronte ad una legge fatta per motivi contingenti, dove ogni riferimento logico è alla situazione italiana, pur trattandosi di elezioni europee, la riforma va nell’esatta direzione rispetto ad una scelta democratica e rappresentativa.

Cosa può fare il Partito Democratico? Se la lezione del 2005, “il porcellum”, è servita a qualcosa l’unica strategia possibile è quella di difendere l’attuale legge elettorale, invece di tentare inutili baratti tra quorum e preferenze o viceversa. Poi se la legge verrà approvata, visti i numeri cosa molto probabile, il PD dovrebbe impegnarsi a selezionare i candidati con metodo davvero aperto e partecipato, che ha un nome: primarie. Dovrebbe evitare lo scandaloso costume delle candidature plurime e nei casi di incompatibilità imponendo la rinuncia alle cariche ricoperte prima delle elezioni.

Infine, e non ci sembra di chiedere troppo, il PD dovrebbe davvero cominciare a parlare di Europa.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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5 Commenti

  1. Se non ci saranno reazioni da parte del PD al porcellum versione europea allora vorra’ dire che il partito e’ morto, o meglio non e’ mai nato.

    L’abolizione della preferenza e’ uno scandalo che grida vendetta gia’ dalle elezioni italiane…

  2. Francesco Carnesecchi francesco C.

    Una nota a margine:
    Ho trovato il documento di lavoro della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo che ha come Rapporteur l’On Andrew Duff (qui). Il Documento è peraltro citato nella relazione a cura del Servizio Studi del Camera, quindi è ben nota a tutti i relatori.
    Tra le raccomandazioni del documento per rendere l’elezione uniforme al livello europeo incoraggiando la legittimazione, l’efficienza ed il pluralismo di questa istituzione viene scritto al punto 7:

    “encouraging the introduction of preferential voting”

  3. E su Facebook c’è anche la campagna “Lasciateci scegliere: non toccate le preferenze”. Aderite aderite aderite

  4. antonio g.

    Ho paura che il PD non attuerà nessuno dei suggerimenti di Francesco.Perdendo ancora un’occasione per dimostrare concretamente ai cittadini(tutti,anche chi non ti vota)che è un partito NUOVO.

    Il cammino per affermare una visione progressista,moderna,egualitaria e solidale, è lungo almeno cinque anni.Da spendere strategicamente per praticare e affermare con coerenza e continuità l’essere NUOVO.

    E i giochini di oggi su questa legge sono tremendamente vecchi.A cominciare dal tiepido sostegno ad una soglia più bassa che,se attuata,farebbe rischiare al PD un riflusso di voti di qualche consistenza verso la sinistrasinistra.

    Ancora tattica,quindi,che non guarda alle prospettive strategiche perchèl’affossamento ulteriore di tutto ciò che ancora respira alla sinistra del PD non servirà a favorire un’ipotesi di bipartitismo che in fondo nessuno oggi vuole.

    Mentre ci farà perdere il governo di un gran numero di amministrazioni locali che in questo momento sarebbe un uppercut da non rialzarsi per dieci anni.

    Ciao,saluti

  5. Francesco Carnesecchi francesco c.

    Alcuni dei suggerimenti che ho dato esistono nella proposta di legge depositata dal PD. Anche se questa contiene una misteriosa doppia preferenza di genere, viene stabilito il principio di incandidabilità per chi ricopre alcune cariche, ottimo. Il problema è che con questi numeri la maggioranza possa fare ciò che vuole, e non vorrei che finissimo per trovare un accordo al ribasso in nome della responsabilità verso il paese, meglio l’attuale legge allora.

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