Opporsi alla Gelmini come e perchè

di
Marco Campione

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Perché opporsi ad un provvedimento governativo? Semplificando potremmo dire che lo si fa per due ragioni: perché non se ne condividono i fini oppure perché non se ne condividono i mezzi.

Se il fine dichiarato dalla Gemini è “cambiare la scuola”, il Pd ha due possibilità: andare a rimorchio del sindacato nella battaglia per la conservazione dello status quo, negando quindi la necessità del cambiamento. Oppure raccogliere la sfida sui fini, contestando però gli strumenti individuati dal governo. E nel farlo riprendere il filo di un ragionamento interrotto con la fine della stagione riformatrice avviata da Luigi Berlinguer.

Come ci si oppone ad un provvedimento governativo? Sempre semplificando: criticandolo nel merito di alcune scelte oppure facendo propaganda. Va da sé che il modo più semplice è il secondo, ma applicarlo ad un settore in crisi è cinico. Se poi quel settore è la scuola è anche autolesionista (il marito che per fare dispetto alla moglie…). E la scuola è in crisi o, con le parole di Claudia Mancina sul Riformista del 12 settembre: “La scuola italiana com’è non funziona. Non funziona come agenzia di istruzione come risulta dall’alto numero di abbandoni [...]. Non funziona come agenzia formativa [...]. Non funziona neanche dal punto di vista democratico, perché non riesce a compensare le diseguaglianze di opportunità dovute alla nascita”.



La sensazione che si ricava dalle reazioni del Pd ai provvedimenti del
ministro Gemini è che si sia scelta la strada più semplice (quella
cinica, suicida) con parole d’ordine come: licenzia decine di migliaia
di maestri, distrugge il tempo pieno, vuole dequalificare la scuola
statale per favorire i privati… Come per altri ambiti sembriamo più
preoccupati di tranquillizzare l’elettorato tradizionale della sinistra
che di fare politica e riflettere sulle ricette di cui il paese ha
bisogno.

Certo, veniamo da dieci anni nei quali il centrosinistra ha rinunciato
a discutere di politica scolastica, nei quali ha lasciato il dibattito
pubblico a due estremi ugualmente deleteri per la scuola: il passatismo
dei Citati, degli Augias e dei Pirani e il corporativismo del sindacato
di categoria. A corto di idee, è comprensibile che ci si ritiri nella
propaganda facile. Sia chiaro, non penso che la propaganda sia inutile,
ma la si può fare senza perdere la propria vocazione riformatrice,
senza rinunciare a dire la propria nel merito della sfida che ti viene
lanciata.
Chiarito a tutti il progetto complessivo, sarà più facile ricordare
agli italiani che la Gemini ha esordito promettendo che si sarebbe
fatta guidare da tre principi (merito, valutazione, autonomia) ed è
finita a parlare di grembiulini, maestrina dalla penna rossa e voto in
condotta; sarà più facile denunciare che un aspirante avvocato che si
abilita nella provincia con la più alta percentuale di abilitazioni per
“fare prima” non ha esattamente tutte le carte in regola per parlare di
meritocrazia; sarà più facile far notare che se il 97% del bilancio del
ministero oggi è speso in stipendi, con la riforma non cambierà nulla,
se non che quel bilancio sarà più magro.

A fine settembre ci sarà la mobilitazione nazionale del Pd contro i
provvedimenti sulla scuola. Se la scelta strategica prenderà il posto
di quella tattica, potrà essere l’occasione per lanciare la piattaforma
del Pd per la scuola e partire da lì per una lunga e faticosa
ricostruzione del consenso attorno ad un’idea riformatrice.
Se dovessi scriverla io quella piattaforma partirei da quattro punti:

  • nella scuola italiana si spende male e interventi di razionalizzazione
    sono necessari (in particolare riequilibrando tra nord e sud e tra
    grandi centri e piccoli centri);
  • l’insegnamento va considerato una professione (che è il contrario di
    una vocazione) e con questo spirito vanno riformate formazione
    iniziale, reclutamento e formazione in servizio;
  • occorre una iniezione di una radicale cultura della valutazione e della promozione del merito;
  • è urgente dare un reale riconoscimento sociale ed economico alla professione.

In altre parole merito, valutazione, autonomia. Sento già l’obiezione:
sono le stesse parole d’ordine del ministro. Vero. E così torniamo alla
domanda iniziale: ci opponiamo alla Gemini perché non ne condividiamo i
fini o perché i mezzi, gli strumenti che propone sono inadeguati?

Dietro la scrivania di un ministro del primo governo Prodi (ironia
della sorte, Luigi Berlinguer) c’era una massima: “se non porti almeno
una soluzione, anche tu fai parte del problema”. Vorrei fosse la
cifra del modo di fare opposizione del Pd.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

4 Commenti

  1. Marco, sono quasi d’accordo con il tuo ragionamento. Una volta ho detto che i problemi non sono né di destra né di sinistra, ma le soluzioni lo sono eccome. Somiglia un po’ alla tua distinzione fra fini e mezzi.

    E però ho il sospetto che i fini dichiarati dalla Gelmini, se li andiamo a vedere meglio, non sono affatto così identici a quelli che dovrebbero essere i nostri, a quelli che identifichi tu stesso. Concedi troppa buona fede al Ministro, che ha intercettato il “senso comune” del dibattito giornalistico sulla scuola e utilizza quelle tre paroline per nascondere i suoi veri fini: tagliare, tagliare, tagliare.

    Perché, vedi, per noi il “merito” dovrebbe essere sopratutto legato alla valutazione dei risultati e alla carriera dei docenti. Ma per quanto riguarda gli studenti, dovremmo sempre ricordare un certo prete di Barbiana, e dire che il merito ci vuole eccome, ma solo dopo aver fatto in modo che le condizioni di partenza e anche di arrivo siano davvero le stesse. La Gelmini, come tutta la destra, quando parla di merito temo che intenda privilegio.

    E anche il concetto di autonomia della Gelmini temo sia ispirato alla solita idea della scuola azienda, con il preside manager che assume e licenza i prof, e costruisce l’offerta scolastica “on demand” sulle esigenze di breve periodo delle famiglie e/o delle imprese locali. Mentre la nostra idea di autonomia dovrebbe essere un po’ più ricca e articolata, sia per motivi di uguaglianza. Non dovremmo avere paura del rapporto con le imprese, ci mancherebbe, ma la nostra scuola, sopratutto la nostra scuola di base, è un’agenzia di formazione alla cittadinanza, non una macchinetta di produzione di risorse umane…

  2. Se non risulta chiaro dal pezzo me ne scuso, ma sono anche io convinto che la Gelmini predichi bene e razzoli male.
    Diciamo che io mi sono fermato un passo prima (ribadire che predica bene) perchè ho seri dubbi che nel Pd siano tutti d’accordo sul fatto che predichi bene.

    E se ne sono conviti in astratto non sono disposti a pagare le conseguenze politiche di una scelta così radicale (soprattutto in termini di rapporto con il sindacato, ma non solo).

    Solo una precisazione sul merito. Qui si intende esclusivamente il merito dei docenti non degli alunni. Su quello concordo con te. Auspico una scuola capace di non respingere nessuno (e quindi nemmeno le eccellenze), ma non v’è dubbio che come prima cosa dovrebbe cominciare a non perdere un quarto dei suoi alunni. Sono tanti (lo dico per i “non addetti”, che probabilmente non lo sanno) quelli che oggi non arrivano nemmeno ad una qualifica triennale!

  3. sergio

    Oggi molti si inventano pedagoghi,e di tutto si parla tranne che della grande esperienza montessoriana (famosa all’estero quanto per lo più ignorata in Italia) e dei problemi reali ed immanenti della scuola. Suggerirei ai ministri-ombra del PD di uscire dall’ombra, prendendo l’iniziativa di lanciare un assessment professionale ed obiettivo sulla situazione “fisica” della scuola dell’obbligo, in termini di igiene, sicurezza sul lavoro (quotidiana e a fronte di eventi straordinari come p.es. antisismicità), laboratori per esercitazioni tecniche e linguistiche, ambienti e dotazioni per l’educazione fisica, biblioteche ed accessi internet. Sono certo che la pubblicazione dei risultati sposterebbe l’attenzione dei media dal colore dei tailleur del ministro (v.Repubblica oggi bell’articolo di F.Merlo)ad argomenti da togliere il sonno…

  4. Sul fatto che possa spostare l’attenzione dei media ho i miei dubbi, ma la proposta è lodevole.

    Sull’edilizia scolastica qualche studio OCSE esiste, ma c’è veramente poco e sul resto lasciamo perdere…

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