di Gabriele Boccaccini
L’Italia è uno Stato nel quale, secondo la Costituzione, vige il principio di libertà di religione. Eppure una forza politica di governo ha lanciato una campagna contro uno dei principi basilari della libertà religiosa, che è la libertà di riunione e di istruzione religiosa. I principi enunciati nella proposta di legge delle Lega (e di fatto già vigenti nel territorio amministrato dalla stessa) suonano ancora più aberranti nel loro ricalcare cose che in Italia avevamo già conosciuto nei confronti degli ebrei ma che pensavamo appartenessero ora ad un passato lontano.
Sarebbe sbagliato però reagire come se il problema non esistesse. La proposta leghista ha se non altro il “merito” di mettere allo scoperto questioni reali che non devono essere ignorate. Lo sbaglio più grande della sinistra è stato di pensare che l’integrazione potesse avvenire “naturalmente” ed anzi tanto più velocemente quanto meno rallentata da regole e leggi. Non è così. L’integrazione dell’islam in uno stato laico è problema complesso (il rapporto dello stesso cristianesimo e dello stesso ebraismo con lo Stato laico non è tuttora sempre facile, nonostante due secoli di esperienza e convivenza). Ed è altrettanto vero che frange estremiste sono pronte a abbracciare sfruttare la “democrazia” solo come mezzo per perseguire i loro fini di intolleranza. Occorrono dunque regole chiare, a partire da una chiara stipulazione di intese con lo Stato, secondo quanto sancito dalla Costituzione.
Lo Stato democratico deve sapersi difendere da forze estreme di intolleranza senza abdicare ai propri principi. Dare competenza alle Regioni (e addirittura minacciare il ricorso al referendum) – come previsto nella proposta di legge della Lega – è inaccettabile in quanto significa disconoscere alla libertà religiosa quella valenza assoluta di diritto inalienabile che non è subordinata alla concessione di un favore da parte di qualsivoglia autorità o maggioranza. Il divieto dei “minareti” ricorda la norma che si applicava nei ghetti ebraici che la sinagoga non dovesse essere riconoscibile dall’esterno (vogliamo tornare a quei tempi?). Il divieto all’istruzione religiosa di minori è un’odiosa vessazione (equivarrebbe alla proibizione delle lezioni di catechismo nelle chiese cattoliche).
Bisognerebbe che anche i leghisti comprendessero che l’integrazione dei musulmani in Italia, oltre ad essere imposta dal riconoscimento dei diritti inviolabili della persona, è un processo che è nell’interesse stesso del nostro paese. Avere milioni di persone spinte ai margini della società e costrette in uno stato di semi-clandestinità per soddisfare ad una libertà primaria come quella religiosa ha l’effetto di alimentare proprio quelle frange estreme che si vorrebbero contrastare.
E’ nel nostro interesse nazionale che l’Islam in Italia si coaguli con una propria rappresentanza attorno a regole precise. E’ giusto che i meccanismi di nomina dei responsabili religiosi sia legato ad un processo trasparente. E’ giusto che si possa intervenire contro chi non rispetta le regole (non come oggi che “radicali” e “moderati” sono tutti egualmente fuorilegge). E’ giusto che i musulmani che vivono in Italia si conformino alle regole e alle leggi vigenti come tutti i cittadini del paese (in termini di diritto matrimoniale, di diritti delle donne e dei minori, ecc. ecc.). Ed è giusto che ci sia una trasparenza nei finanziamenti e nelle sovvenzioni provenienti dall’estero (ma questo vale per tutte le confessioni religiose). E’ giusto che (anche per motivi di ordine pubblico) si proibiscano le forme più estreme e umilianti di copertura imposte alle donne e soprattutto che si tuteli quanti a tali norme non vogliano liberamente adeguarsi (con un occhio di riguardo ai minori).
L’integrazione è un processo di adattamento reciproco. Ai diritti sempre si accompagnano dei doveri. E’ sbagliato accordare diritti senza richiamare i doveri ed è altrettanto sbagliato richiamare i doveri senza accordare alcun diritto. I musulmani che vivono in Italia hanno il diritto (come i cattolici, i protestanti, gli ebrei, e ogni altra confessione religiosa) di praticare la loro fede in piena libertà, di avere i loro luoghi di culto laddove essi siano necessari, di istruire e educare i propri figli. In cambio essi devono conformarsi alle leggi dello Stato laico e a quelle regole di tolleranza e di pacifica convivenza che almeno fino a questo momento sono state il vanto della nostra società democratica.
Forse non tutto viene per nuocere. Se la sinistra italiana si schiererà con convinzione e forza al fianco di quella porzione maggioritaria dell’Islam italiano che vuole solo integrarsi, la “guerra” delle moschee potrà avere effetti benefici. Potrà far incontrare e lavorare assieme per una causa comune per la prima volta tanti musulmani e non-musulmani e potrà insegnare alla comunità musulmana italiana la pratica democratica della azione politica non-violenta come fondamento ultimo di pacifica convivenza e quel rispetto dei doveri che sempre si occompagna all’acquisizione dei diritti.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Che vi devo dire. Nessun commento a questo bellissimo e giustissimo post, che dovrebbe farci riflettere tutti e invitare ad agire, e una ventina di commenti battibecco all’ultimo post su Alitalia, per non dire dei precedenti qui pubblicati.
Alitalia sarà pure importante, sarà pure la metafora di un paese in declino, ma il rischio che corre la libertà religiosa (e la libertà in genere) in questo disgraziato paese, sinceramente, mi sembra un tantino più importante….