Come Scegliere il Prossimo Presidente della Commissione Ue?

di Michele Ruta

votehere.jpgMancano nove mesi alle elezioni europee del giugno 2009. L’Unione Europea ha il dovere e l’opportunità di cogliere questa occasione per rilanciare la propria azione e per rilanciarsi agli occhi dei propri cittadini. Questo articolo analizza perché l’elezione diretta del nuovo Presidente della Commissione Europea sia in questo momento utile e attuabile.

La (Percezione della) Democrazia in Europa.
Il distacco tra l’opinione pubblica europea e la sua leadership non fa quasi piu’ notizia. I referendum che ripetutamente hanno bocciato la Costituzione prima ed il Trattato di Lisbona poi hanno evidenziato diversi limiti nelle fondamenta e nell’azione dell’Unione Europea. In particolare, sembra esistere un trade-off tra la necessità di efficienti istituzioni sopranazionali e la percezione che queste istituzioni siano soggette ad un controllo democratico.

Come noto, le politiche comuni dell’Unione (commerciale, ambientale, ecc.) sono efficienti poiché rispondono al bisogno di coordinamento di economie altamente interdipendenti ed alla necessita’ di raggiungere un livello di scala che le singole politiche nazionali non possono avere. Contrariamente a quanto alcuni sostengono, le politiche dell’Ue sono anche democratiche poiché generalmente soggette al potere di controllo del Parlamento Europeo e dei governi nazionali [1].

All’Unione Europea non manca tanto la democrazia, quanto la percezione della democrazia. L’Ue e’ il laboratorio più avanzato nell’esercizio della democrazia a livello sopranazionale, ma e’ percepita come poco democratica dai suoi cittadini. Per rilanciare l’azione delle istituzioni di Bruxelles e’ necessario aumentare la partecipazione dell’elettorato europeo nel processo decisionale dell’Unione.


La Proposta: Elezione Diretta del Presidente della Commissione

Il Presidente della Commissione Europea è la figura chiave dell’Ue. Il suo ruolo principale è di dare la linea politica alla Commissione. In sostanza, di decidere quali saranno le basi dell’azione dell’esecutivo di Bruxelles per i prossimi cinque anni. Attualmente, il Presidente è designato dal Consiglio Europeo (i Capi di Stato e di Governo dei 27 paesi membri) ed ufficialmente eletto dal Parlamento.

Gia’ dieci anni fa, il think-tank Notre Europe (fondato da Jaques Delors e oggi presieduto da Tommaso Padoa-Schioppa) aveva proposto una soluzione semplice ed efficace che riguardava il processo di selezione e di nomina del Presidente della Commissione. La proposta consisteva in un unico punto: i partiti politici europei dichiarino prima delle elezioni il nome del loro candidato per la presidenza della Commissione.[2]

Questa semplice iniziativa ha il doppio merito di essere utile e attuabile. è utile perché riduce il gap tra il funzionamento democratico dell’Ue e la percezione che ne hanno i cittadini europei. Permette un dibattito sulla personalità più adatta a ricoprire l’incarco di maggior rilievo nelle istituzioni europee e sulle linee guida dell’azione della Commissione. Stimola una discussione aperta sui programmi politici che i partiti europei desiderano attuare una volta eletti, migliorando la trasparenza della vita politica di Bruxelles. Concentra l’attenzione sui temi europei, invece di trasformare le elezioni europee in inutili referendum sull’azione dei governi nazionali. Dà nuova linfa ai partiti europei come macchine per la selezione dei candidati migliori. Rende più comprensibile il funzionamento delle istituzioni europee -se non altro, perché questo e’ il modo in cui vengono selezionati i governi nazionali e locali.

L’altro merito fondamentale di questa proposta risiede nella facilità della sua attuazione: essa lavora nei Trattati non sui Trattati. Il corrente assetto costituzionale dell’Unione lascia aperto lo spazio a questa possibilità attraverso due elementi essenziali (che sono ovvi nelle democrazie parlamentari). In primo luogo, le elezioni europee sono sincronizzate con il rinnovo della Commissione. Secondo, il Presidente della Commissione deve ricevere il voto di fiducia del Parlamento Europeo[3]. In altre parole, non esiste alcuna necessità di cambiamenti formali dell’attuale architettura dell’Unione coi complicati processi di ratifica che tali modifiche richiedono.

Alcuni obbietteranno che esistono ostacoli pratici: ad esempio, il Consiglio Europeo che designa il Presidente della Commissione deve accettare di dividere il potere di nomina con l’elettorato europeo. Altri noteranno, giustamente, che questa soluzione non è la panacea di tutti i mali dell’Ue e che di altre e più radicali riforme istituzionali avrebbe bisogno l’Unione. Tuttavia, l’elezione diretta del Presidente della Commissione ha il merito di rispondere ad un problema fondamentale dell’Unione (il calo di fiducia dei propri cittadini) sfruttando l’attuale struttura dei Trattati.

Qualcuno, infine, rispolvererà l’annosa questione dei limiti insormontabili all’esercizio della democrazia fuori dai confini nazionali. Tuttavia, l’Unione Europea esiste perché risponde ad una necessita’ del nostro tempo. E’, quindi, inutile domandarsi se in astratto possa o meno esistere una democrazia sopranazionale percepita come tale dalle comunità che la compongono. E’ necessario invece affinare le innovazioni istituzionali e le pratiche democratiche che permettono a chi fa parte dell’Unione Europea di viverla e farla vivere come un insieme. L’elezione diretta del Presidente della Commissione va in questa direzione.

Conclusione
Veltroni chiuse la sua campagna per le primarie del PD con una visita all’isola di Ventotene per celebrare Altiero Spinelli, fondatore del Movimento Federalista Europeo e “ispiratore dell’unità dell’Europa”, come scritto sulla bellissima targa a lui dedicata a Villa Ada a Roma. I Federalisti Europei hanno in questi giorni lanciato una campagna di raccolta di firme su internet dal nome “Chi è il tuo candidato?” in supporto dell’elezione diretta del Presidente della Commissione Ue. Il link al sito internet è http://who-is-your-candidate.eu/index.php?lang=it. Una visione avanzata dell’Europa è parte essenziale della storia e del futuro del PD e dei partiti e dei cittadini che l’hanno formato. Appoggiamo questa campagna e chiediamo che i partiti europei, il PSE in primo luogo, dichiarino prima delle elezioni i loro candidati per la Presidenza della Commissione Europea.

1. Ciò è senz’altro vero per il metodo di codecisione che coinvolge sia il Parlamento Europeo che il Consiglio dei Ministri. Come noto, in alcune aree esiste uno sbilanciamento di poteri a favore del Consiglio, spesso definito come il “deficit democratico” dell’Ue. Benché non elimini il problema, il Trattato di Lisbona riduce sostanzialmente il numero di tali aree.

2. Si veda Padoa-Schioppa (1999), “From the Single Currency to the Single Ballot-Box”, e la lettera aperta “Politicising the European Debate”, Notre Europe, Paris. Entrambi i documenti sono disponibili sul sito internet: http://www.notre-europe.eu/en/

3. Già nel 2004, i partiti di centro-destra che avevano vinto le elezioni europee chiesero ed ottennero la nomina da parte del Consiglio Europeo di un loro candidato. La differenza sostanziale e’ che il candidato alla Presidenza della Commissione fu indicato dopo le elezioni.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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9 Commenti

  1. Quali sono i candidati a presiedere la Commissione Europea? Io ho letto che Tony Blair potrebbe essere interessato a ricoprire questa carica. Chi altro c’e'?

  2. a mio avviso sarebbe una gran cosa poter votare partiti esclusivamente europei, che abbiano un programma rivolto all’UE. invece in questa maniera le europee sono una specie di elezioni mid-term per i governi in carica, e i candidati finiscono per parlare di politica interna.

    in questo contesto, secondo me, il PD ha tanto da imparare dai radicali, che hanno ottimi (e molto attivi) parlamentari europei, e che sono da sempre ‘per gli stati uniti di europa’.

  3. Segnalo, espandendo dal commento di Vittorio, che il PD e’ l’ unico partito politico europeo strutturato ed organizzato in gran parte del territorio dell’ Unione, nonche’ l’ unico che esprime classe dirigente a tutti i livelli: esponenti del PD residenti fuori dall’ Italia sono eletti nei parlamenti locali e nazionali di diversi paesi dell’ Unione, oltre che, ovviamente, nel parlamento italiano.

  4. Francesco Carnesecchi Francesco C.

    Gianni, ma il PD non ha ancora sciolto un nodo fondamentale per l’Europa, ovvero a quale gruppo e, solo eventualmente, partito europeo aderire. Alla Festa Democratica di Firenze, nascosti dietro la librerie, c’erano infatti gli stand di PSE e ALDE.

  5. Giancarlo

    Che problema c’é? in ossequio al “ma anche”, si iscriverà a tutti e due i gruppi, anzi magari si iscrive anche al PPE :)

  6. Francesco, ti diro’ che l’ aspetto che sollevi mi sembra secondario, francamente. Io spero naturalmente che il PD sia lo strumento per allargare lo spazio di riferimento dei riformisti europei, catalizzando una discussione che in effetti e’ gia’ in corso nel PSE, ma che non mi aspetto abbia tempi brevi.
    Ma mi sembra piu’ importante, per esempio, che grazie a un parlamentare svizzero iscritto al PD gli immigrati in alcuni cantoni possano avere il voto amministrativo, e grazie ad una parlamentare del PD eletta in Germania ci sia stata una forte mobilitazione antimafia dopo la strage di Duisburg.
    Senza retorica, mi sembrano queste le azioni che contribuiscono a dare una percezione di democrazia a scopo continentale, nei termini che mi pare Michele immaginasse a livello istituzionale.

  7. Filippo l'altro

    il fatto é che il presidente della commissione viene nominato sopratutto su base di giochetti politici di cui il pubblico poco sà. vi sono delle rose di candiati ma queste circolano solo nelle stanze dei governanti che poi in funzione dei loro interessi scelgono un nome, in genere, il minimo comune mulitplo ossia quello che scontenta meno gente possibile. in questo caso Barroso.

    la cosa triste,é che pur senza stare a valutare la qualità della presidenza della commissione, a Barroso, espressione del PPE, verrà rinnovato senza che gli altri partiti facciano avanti un mezzo nome di un qualsiasi antagonista. si rinnova la fiducia a Barroso senza batter ciglio. nessun dibattito.

    questa assenza di dibattito non aiuta certo a legittiamre le istituzioni europeee le persone che le guidano.

    dove sta il PSE? l’ALDE? che fanno? dormono?

  8. Filippo l'altro

    vole aggiungere una cosa. se si riuscisse a creare una vera campagna con tanto di partiti europei che difendono dei candidati già sarebbe un passo avanti.

    anche se il vero “quid” é avere dei candidati davvero europeisti che si oppongono al grigiume generalizzato.

    in passato candidati come i belgi Jen Luc Dehaene o Goy Verhofstadt sono stati scartati perché non graditi ad un certo paese (il cui nome inizia per “R” e finisce per “egno Unito”). Ora se essi fossero stati spalleggiati da un partito europeo con tanto di dibattito avrebbero avuto una chance in piu’, e con loro l’Europa

  9. Giorgia

    Ragazzi…se anche voi ritenete importante che i partiti europei designino un candidato alla Presidenza della Commissione EUropea, non dimenticate di visitare il sito http://www.who-is-your-candidate.eu e di sottoscrivere la petizione!!!

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