Capaci di indignarci

di Gionata Vanoni

triangle.jpgDoveva essere il redde rationem per Giancarlo Valmori , l’assessore leghista del comune di Albizzate (VA). L’11 settembre in diretta su rai due aveva sostenuto che con gli omosessuali «la tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati…anche nelle foibe». Queste affermazioni hanno suscitato grande scalpore, soprattutto tra quanti non conoscono il “personaggio”. Amplificate dalle reti televisive, le espressioni usate dal Valmori hanno sollevato la protesta non solo degli albizzatesi. Per fortuna, viene da dire, esiste ancora la capacità di indignarsi.
Così una settimana dopo, in occasione del consiglio comunale, le opposizioni, con un documento comune, hanno chiesto le dimissioni del signor Valmori.
Ma la Lega, che guida il comune da più di 11 anni, ha fatto quadrato attorno al suo assessore. Il sindaco Gianni Piotti ha sostenuto che quelle affermazioni erano state dette “a titolo personale” e che l’amministrazione non prenderà perciò alcun provvedimento. Chiuso il discorso. Almeno per loro.

Non è chiuso invece per buona parte delle sessanta persone che ieri sera hanno riempito la sala, una sala che durante i consigli comunali, di norma, non supera le 5 persone (compresa la polizia locale). Tra i presenti, tanti indossavano un triangolo rosa sul petto, a ricordare le discriminazioni naziste in tempo di guerra. E la questione non si chiude nemmeno per noi del PD che, insieme alle due liste civiche all’opposizione, non intendiamo mollare la presa.
Quelle parole sono inaccettabili. E per due motivi.

Fatta salva la possibilità per ognuno di esprimere liberamente le proprie idee (anche quelle che meno ci piacciono come ci insegnava Voltaire), ci aspettiamo da parte di chi ricopre incarichi istituzionali una maggiore misura e sobrietà, nell’espressione delle proprie idee, e un maggior rispetto per tutti i cittadini, al di là dei loro gusti sessuali. A nessuno credo interessino le opinioni personali del signor Valmori in materia di omessesualità, ma a tutti interessano le possibili conseguenze: a certe parole possono seguire fatti incresciosi. Dalle parole ai fatti, come si dice. E chi non chi non ha questo tipo di sensibilità, forse non è la persona più adatta a ricoprire incarichi istituzionali.

Come ha giustamente ricordato il capogruppo dell’opposizione Giuseppe Tonani (lista civica Noi insieme), perfino il ministro Maroni ha stigmatizzato le parole del dirigente del Catania Pietro Lo Monaco, reo di avere “istigato alla violenza” i tifosi contro l’allenatore dell’Inter Mourinho (“da prendere a bastonate sui denti”). E la Lega che sostiene il signor Valmori in Comune? Nessun commento, né da parte dell’interessato né di nessuno degli assessori, tutti chiusi nel silenzio, tutti complici di quelle pesanti affermazioni. Sono convinto che fra di loro non tutti la pensino come il signor Valmori, qualcuno a porte chiuse ha espresso, in effetti, il proprio dissenso personale, ma nessuno ha avuto il coraggio per trarne le ovvie conseguenze. In questo caso ha prevalso la disciplina di partito.

In secondo luogo, esiste un problema culturale. Dietro a quelle parole discriminanti e inopportune, quel richiamo indebito alle fobie ferisce non solo gli italiani che hanno avuto, tra i propri cari, tanti che sono morti in quelle foibe. Ferisce ancora di più la memoria storica del nostro Paese e offre un cattivo servizio ai tanti giovani che purtroppo conoscono poco la storia. Se non si pone un freno a questo tipo di comportamenti, attraverso chiare e inequivocabili prese di posizione, mi domando dove finiremo. Per questo appare ancora più grave il silenzio di quei leghisti di Albizzate, che sembrano non cogliere nemmeno la gravità di quelle affermazioni. Non si tratta solo di difendere il “cadreghino”. Si tratta di porre argine ad una deriva culturale. Per rendersi conto di quello che intendo dire, basta andare a guardarsi i commenti dei cittadini all’intera vicenda che stanno arrivando al sito di Varesenews.
Lasciano senza parole.

E infine un po’ di realpolitik: inutile nascondersi che l’autogol del signor Valmori ci offre l’occasione per serrare le fila e per acquisire maggiore visibilità sul territorio. L’accento sulla dimensione culturale non ci deve far dimenticare che siamo un partito e come tale abbiamo l’obbiettivo di vincere le elezioni e conquistare la maggioranza negli organismi di governo locali e nazionali. Conquistare il potere, insomma. E noi dobbiamo essere bravi a cogliere questa opportunità.

Come? Per esempio mantenendo alta l’attenzione della gente, organizzando una raccolta firme per chiedere le dimissioni dell’assessore in questione, promuovendo incontri che abbiano per oggetto le discriminazioni di ogni genere.
Parlo come membro del coordinamento del circolo Pd locale: fare politica nelle piccole realtà di provincia non è cosa semplice. La gente si occupa poco della cosa pubblica e preferisce delegare tutto a quelle persone, spesso conosciute personalmente, di cui si fida. La fiducia però non si fonda, io credo, su un giudizio ponderato ma sull’appartenenza ideologica. Questo accade soprattutto in quelle realtà, come Albizzate, dove la partecipazione democratica è stata a lungo, per troppo tempo, soffocata. Un esempio su tutti: Albizzate è forse l’unico comune in Lombardia dove da oltre dieci anni non esiste una commissione che coinvolga a titolo consultivo i consiglieri di minoranza.

Che fare dunque?

Gli organismi direttivi del Pd ci hanno dato il loro sostegno. Da Varese, il segretario provinciale Stefano Tosi ci ha invitato a gestire la questione a livello locale, almeno in una prima fase. Non raggiunto l’obiettivo – le dimissioni del signor Valmori – non è escluso che scendano in campo i pezzi da 90 del Pd della provincia di Varese. Se sarà il caso coinvolgeremo anche quei deputati democratici che ci hanno offerto la loro solidarietà e la loro disponibilità ad intervenire. Oltre che il loro incitamento ad andare avanti.

Vedremo.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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4 Commenti

  1. Davide Andriolo

    Ma qualcuno gli ha chiesto per quale motivo a suo dire gli omosessuali sarebbero “sempre stati” nelle foibe?
    Cioè, non è che ce li vuole mandare, sostiene che ci son sempre stati. Ci abitavano forse, mentre ora si prendon la colpa di esser emigrati in provincia di varese?

  2. Grazie x l’impegno e x la cronaca Gionata, continua a tenerci informati sugli sviluppi e facci sapere se possiamo continuare a darti una mano (come con le mail che abbiamo inviato al Comune di Albizzate).

  3. Grazie x l’impegno e x la cronaca Gionata, continua a tenerci informati sugli sviluppi e facci sapere se possiamo continuare a darti una mano (come con le mail che abbiamo inviato al Comune di Albizzate).

  4. Anonymous

    Andiamo avanti. L’obiettivo non è stato ancora raggiunto.
    Grazie.

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