Abbiamo bisogno di Eroei

eolicaSOLE.jpgdi Corrado Truffi

Caro Walter,
abbiamo un’occasione storica per ridare un senso
alto alla nostra politica e, insieme, per recuperare un po’ della
credibilità ormai perduta del progetto del PD. E, quel che più conta,
per dare una prospettiva nuova a questo Paese depresso e invecchiato.
Però,
bisogna accorgersene, e agire rapidamente e con decisione. E bisogna
fare una vera rivoluzione culturale dentro il corpo del nostro partito
e, soprattutto, dentro le convinzioni e le abitudini dei nostri
dirigenti.

L’occasione storica, come spesso accade, è resa evidente da tre fatti contingenti:

  • il 21 settembre Google
    lancia un concorso di idee per migliorare il mondo, e con ciò trasmette
    la duplice idea che le singole persone attive possono aiutare l’umanità
    a salvarsi, e che solo un’azienda privata globale, oggi, è in grado di mettere assieme le persone attive, con suo profitto;
  • il 23 settembre era l’earth over shot day del 2008, ossia il giorno dopo il quale il mondo comincia a consumare più risorse di quante ne produce nell’anno;
  • il 24 settembre Andrea Ronchi, ministro per le politiche comunitarie, ha dichiarato che le politiche europee contro il cambiamento climatico ci costano troppo e distruggerebbero le nostre imprese.

Dietro
questi fatti, c’è una verità di fondo, purtroppo ignota ai più o nota
solo in modo estremamente confuso. Una verità che può essere detta
così: anche se la Co2 e le attività industriali umane non fossero
responsabili del cambiamento climatico, il problema energetico è il problema cruciale del nostro mondo per la semplice ragione che tutte le risorse energetiche e tutte le risorse minerarie non rinnovabili sono, sia pure con tempi molto diversi fra loro, in via di inesorabile esaurimento.
Il corollario essenziale di questa verità è che il ritorno energetico
delle risorse non rinnovabili che si estraggono dalla terra, con sempre
maggiore difficoltà, è sempre minore: l’EROEI (Energy Returned On Energy Invested) del petrolio, ad esempio, che era oltre 100 a 1 fino agli anni ’50,
e che a tali alti livelli ha reso possibile la civiltà dei consumi come
la conosciamo, è oggi stimato dagli studiosi attorno a 10-15 a 1…

E quindi:

  • noi siamo o dovremmo essere quelli che non credono che un’azienda privata, per quanto innovativa e piena di almeno apparenti
    buone intenzioni, possa avere in mano le soluzioni per salvare il
    mondo; noi siamo o dovremmo essere quelli che credono al ruolo delle
    politiche pubbliche;
  • noi siamo o dovremmo essere quelli
    consapevoli che consumiamo troppe risorse, che il nostro attuale
    modello di sviluppo, semplicemente, non può continuare a funzionare, anche a prescindere da ogni considerazione di ordine morale;
  • noi
    siamo o dovremmo essere quelli che hanno in testa almeno qualche idea
    del diverso modello di sviluppo possibile: l’idea dell’ambientalismo
    del sì, mi sembra, dovrebbe essere l’idea che si può uscire “in avanti”
    da questa crisi energetica, e che quindi si dovrebbe sempre investire
    sulle fonti rinnovabili, e mai avere paura dei costi di questa
    conversione; perché questi costi sono certamente inferiori ai costi del
    business as usual.

E se noi siamo tutte
queste cose, allora dovremmo dire forte e chiaro che la politica della
nuova sinistra riformista è una politica di trasformazione dello stato
delle cose esistente, che accetta la sfida energetica globale e ritiene
che ci sia futuro per l’Italia solo se il nostro Paese saprà investire
tutte le sue risorse e le sue idee nell’affermazione del nuovo
paradigma dello sviluppo sostenibile.
Detto in altri termini, dovremmo smetterla con il piccolo cabotaggio che ci porta sempre a contrattare e lavorare sui dettagli.
Alla posizione di Ronchi che va a implorare un trattamento di favore
per un’Italia incapace di far fronte ai suoi impegni, sempre indietro
nel rispetto di ogni normativa ambientale – anche, ahimè, durante i
governi di centrosinistra -  non si dovrebbe rispondere nel modo debole e già pronto alla mediazione
che spesso contraddistingue il nostro attuale modo di fare politica. Si
dovrebbe, al contrario, utilizzare un simile concentrato di
dichiarazioni sbagliate e intenzioni politiche ancora più sciagurate
per proporre un’alternativa forte alle imprese del nostro Paese. Perché
l’ambiente, come hanno capito benissimo i paesi del nord Europa, può
essere anche un “affare”.

Caro Walter, non sto parlando di
teoria, sto parlando di pratica. Sto parlando di una linea politica del
PD che deve concentrarsi davvero, e non solo durante i convegni di
settore o quando c’è un’emergenza, su questa tematica. Dell’impegno che
il partito tutto dovrebbe assumersi, di ripetere perfino ossessivamente
la priorità ambientale, di spiegare davvero le conseguenze della
finitezza delle risorse, ed associarsi alla campagna di Al Gore per
un’energia carbon free entro pochi anni.

Penso che
sarebbe bello che fosse il PD a lanciare un concorso di idee fra i
cittadini italiani per la soluzione dei nostri problemi energetici.

E concludo, tanto per rendere chiaro che le idee ci sono e sono
possibili, con un piccolo elenco di quello che ho imparato in rete
sulle immense cose che si potrebbero fare, e che potrebbero dare lavoro
e sviluppo, oltre che migliorare la nostra qualità di vita e la
probabilità di sopravvivenza della nostra società:

  • Prendere sul serio la potenzialità geotermica
    del nostro territorio, lavorando sia per la diffusione della geotermia
    a bassa entalpia, sia per lo sviluppo della geotermia di terza
    generazione; magari, usando la felice concentrazione di calore
    geotermico della zona flegrea e dei vicini vulcani sottomarini per fare
    di Napoli il centro di questa ricerca energetica di frontiera, dando
    alla Campania una prospettiva di sviluppo, invece di lasciarla morire
    fra rifiuti, camorra, e una classe dirigente di centrosinistra ormai in
    larga maggioranza impresentabile.
  • Orientare con incentivi la produzione motoristica italiana verso i motori elettrici o i motori a metano o a metano/idrogeno.
  • Lanciare un grande piano – questa sì una grande opera – per la trasformazione del trasporto urbano su ferro,
    con diffusione di tram e in particolare con la realizzazione di sistemi
    tranviari integrati nel sistema ferroviario, per costruire una valida
    alternativa di mobilità sostenibile.
  • Disseminare tutte le città di un vero sistema di piste ciclabili,
    educare all’uso della bicicletta, cambiare la legislazione che prevede
    assurde limitazioni all’uso di bici elettriche in ossequio alle lobby
    del ciclomotore a benzina.
  • Tariffare in modo deciso l’uso del mezzo privato non ecologico,
    anche in funzione dei chilometri percorsi, e con il ricavato rendere
    gratuito o quasi gratuito il mezzo pubblico.
  • Insegnare alle imprese a far soldi con l’energia pulita, grazie
    al mercato delle emissioni, facendo in modo che ogni capannone d’Italia
    abbia un tetto solare o un impianto eolico.
  • Tutte le nuove costruzioni, per legge, siano costruite a
    bassissima emissione, dotandole di pompe di calore geotermiche,
    pannelli fotovoltaici e termici, gestione passiva dell’energia.
  • Produrre metano come scarto delle deiezioni degli allevamenti suini e immetterlo in rete.
  • Investire nella rete di distribuzione del metano e delle
    ricariche elettriche. Mettere in pratica tecniche di frontiera ma già
    solide di alimentazione dei mezzi elettrici, che potrebbero servire non
    solo per mezzi pubblici quali filobus ma perfino per mezzi privati.
  • Realizzare
    accordi con i paesi del Nord Africa per costruire
    vasti campi solari nelle zone desertiche, e progettare assieme
    all’Europa una nuova solida infrastruttura di trasporto dell’energia.

E potrei continuare per pagine intere…

Caro Walter, queste elencate, e le molte altre, come ben sai, sono
tutte cose che richiedono organizzazione, capacità tecnica ed
entusiasmo innovatore, ma anche volontà politica, perché sono tutte
cose che danno fastidio a qualche lobby, che mettono in discussione il
consueto e rassicurante business as usual.
E sono tutte cose che possono dare futuro, speranza e lavoro
all’Italia. E che, per le loro caratteristiche portano ad una
distribuzione più equa di reddito e risorse, e possono perfino aiutare
a sviluppare la democrazia, perché sono fondate su soluzioni collettive
o, in molti casi, sulla distribuzione peer to peer, in rete paritaria,
della produzione di energia (da fotovoltaico, da geotermico, dal
vento…).

Alla scuola di Cortona il PD ha invitato Giorgio Ruffolo, Vandana Shiva
e Jeremy Rifkin. Vorrei che oltre ad ascoltarli rapiti per un’oretta,
per poi mettere da parte quanto anno detto in nome di un malinteso
realismo, si cominciasse a prendere davvero sul serio le loro idee.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

11 Commenti

  1. antonio g.

    Appassionato e appassionante.

    Questo sì,da pubblicare sull’Unità.

    Condivido.Da valutare il modo di comunicare per essere capiti da tutti i cittadini e farne così un’arma politica veramente affilata, pena effetto boomerang.

    Buona notte

  2. Sono d’ accordo con antonio, articolo davvero spettacolare per competenza, passione e profondita’. Va in finale come miglior articolo dell’ anno assieme a uno di Boccaccini.
    Condivido ogni sillaba.

  3. mi unisco ai complimenti, bravo Corrado.
    chissà che Walter ti ascolti.

  4. giancarlo

    Abbiamo bisogno di eroi e ci rivolgiamo a Veltroni? mah.

  5. Giancarlo

    Abbiamo bisogno di eroi e ci rivolgiamo a Veltroni? mah.

  6. @giancarlo
    EROEI, non eroi
    e a chi rivolgersi se non al segretario del nostro partito di riferimento?

  7. Vote Giulia!

    http://giuliainnocenzi.wordpress.com/

  8. alessandra

    Bravo Corrado, faccio il link sul forum ambiente del PD. Ti devono leggere in tanti (oltre a Veltroni ovviamente)
    ciao

  9. Bravissimo corrado. da qualche tempo credo davvero che la questione ambientale sia la chiave di volta per dare un senso ad un partito come il PD. per sostituire le vecchie ideologie con un nuovo set di valor che rendano coerente ed intelleggibile l’ intero spettro di poltiche che un partito deve offrire agli elettori. Scherzosamente l’avevo ribattezzata “falce e pannello”

  10. Barbara

    Bravo Corrado!

  11. Condivido con il primo commento.
    questo è un articolo da giornale nazionale.
    complimenti all’autore
    massimo

Lascia un commento

Subscribe without commenting