di Carlo Traina e Valter Gallo (Pennarossa)
“Un solo mondo, un solo sogno” è il motto scelto dal governo cinese come tema ufficiale delle Olimpiadi 2008. A poche ore dall’inaugurazione dei giochi, rimane un mistero a quale mondo e a quale sogno faccia riferimento il regime di Pechino.
Le polemiche nostrane sul “segnale” last minute da dare al regime cinese, disertando l’inaugurazione o attraverso gesti simbolici, sono riuscite comunque a guadagnarsi le prime pagine dei giornali e, aldilà delle palesi strumentalizzazioni, rimane il fatto che sul tema dei diritti umani in Cina il centrodestra ha comunicato meglio, seppur nella diversità dei punti di vista, le proprie opinioni. Se qualche atleta nei prossimi giorni riuscirà a fare qualche gesto alla Tommie Smith il Bingo è assicurato.
Lo scorso novembre, in tempi non sospetti e a 10 mesi dall’inizio delle Olimpiadi, con l’iniziativa “Turn Off Pechino 2008” avevamo tentato di porre all’attenzione, in primis al popolo del centrosinistra, la contraddizione tra la simbologia di democrazia che i Giochi rappresentano e la negazione dei diritti umani quotidianamente applicata in Cina. Assieme ad altri blogger volevamo creare, nei mesi rimanenti, un movimento d’opinione in grado di stimolare una riflessione che premesse su sponsor e opinione pubblica. Eravamo convinti che i riflettori puntati sulle olimpiadi erano una imperdibile occasione universale per ragionare sul tema dei diritti umani e sulla democrazia, non solo in Cina.
E’ duro ammetterlo, nonostante gli accadimenti tibetani di marzo, utilizzati dai soliti furbetti, che avevano riacceso l’interesse anche del mondo politico, nulla al momento è cambiato. Dal numero in edicola de l’Espresso: “.. A dispetto di ogni promessa fatta alla comunità internazionale per aggiudicarsele, le Olimpiadi non solo non hanno portato maggiore democrazia, ma hanno inasprito la repressione. Negli ultimi mesi – sostiene un report di Amnesty International – decine di attivisti cinesi sono stati imprigionati (tra cui Yang Chunlin, che aveva coniato lo slogan “Vogliamo i diritti umani, non le Olimpiadi”); a migliaia di persone è stata tolta la casa in nome dello sviluppo edilizio; molti giornalisti sono stati arrestati, i siti web bloccati e l’uso dei campi di lavoro forzato, dei pestaggi in prigione e delle esecuzioni capitali è aumentato. La Cina è la più grande prigione al mondo per cyberdissidenti: 50 giacciono nelle sue galere …..”
A queste considerazioni bisogna aggiungere che la Cina detiene il record assoluto di esecuzioni capitali. Secondo “Nessuno tocchi Caino” nel 2007 ci sono state 5.000 esecuzioni.
Noi ci chiediamo ancora come sia possibile, con queste condizioni e nonostante gli ultimi prestigiosi appelli, seguire e partecipare alla festa mondiale dello sport. Seppur a malincuore, non seguiremo in TV le olimpiadi e su Pennarossa proporremo e raccoglieremo consigli su per una controprogrammazione, non solo televisiva.
Rimane la sconfitta della politica (PD, dove sei?) suggellata dai pronunciamenti di quel grande uomo di Sport, si fa per dire, di Petrucci: “Perché si chiede allo sport di fare quello che la politica non fa? Qualcuno ha forse chiesto agli industriali italiani di non commerciare con la Cina?”
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





…la responsabilità non è neanche della politica, è del Comitato Olimpico Internazionale. L’Olympic Charter è chiarissimo;
(pagina 11)
2. The goal of Olympism is to place sport at the service of the harmonious development of man,with a view to promoting a peaceful society concerned with the preservation of human dignity.
(…omissis…)
5. Any form of discrimination with regard to a country or a person on grounds of race, religion, politics, gender or otherwise is incompatible with belonging to the Olympic Movement.
(…omissis…)
6. Belonging to the Olympic Movement requires compliance with the Olympic Charter and recognition by the IOC.
Il Comitato Olimpico Internazionale non avrebbe mai dovuto assegnare le Olimpiadi alla Cina sulla base del suo stesso Olympic Charter. Lo ha fatto lo stesso, sputtanando (scusatemi il francesismo) il suo documento più sacro, come peraltro già avvenuto in passato. Proporrei una revisione del Charter per adeguarlo ai tempi…
P.S. e se a qualcuno venisse in mente di espellere l’Italia dal movimento olimpico per le discriminazioni di razza, religione, genere….(cfr articolo 5) ?
La cosa sconsolante è che le uniche posizioni ufficiali espresse dai vertici del partito, Veltroni e Melandri, sono critiche a Gasparri e Meloni. Ne segue che pur condividento le affermazioni di Veltroni:”Non spetta ai politici dire agli atleti cosa devono fare” se poi la politica tace a chi spetta criticare le gravi violazioni dei diritti umani?
.. e mentre in Italia le coscienze dormono.
RSF irrompe in una radio cinese
Si avvicina la cerimonia inaugurale dei Giochi, si intensificano le proteste degli attivisti contro le violazioni dei diritti umani messe in atto dalla Cina. A Parigi, il comando di polizia ha impedito ogni forma di manifestazione davanti all’ambasciata cinese nelle giornate di ieri e oggi, ma altre iniziative di dissenso contro il “regime totalitario cinese” si sono tenute nei pressi di un McDonald’s e della cattedrale di Notre-Dame. E mentre la Cina continua a espellere gli stranieri che manifestano contro il regine (l’ultimo caso riguarda due cittadini americani e due inglesi), in tutto il mondo si danno da fare i difensori dei diritti del Tibet, della minoranza uigura e del movimento spirituale Falung Gong. Manifestazioni si sono svolte a Nuova Delhi (India) e Katmandou (Nepal), a Ottawa (Canada), a Berlino (Germania) e nelle città svizzere di Zurigo, Berna, Basilea e Lucerna. Infine, l’organizzazione Reporter sans frontieres (RSF) si è inserita questa mattina in una frequenza radio FM di Pechino per chiedere ancora una volta la libertà di espressione in Cina. Una voce prima in francese, poi in inglese, infine in cinese si è rivolta direttamente alle autorità cinesi dicendo: “Qualunque misure voi prendiate non arriverete all’obiettivo della libertà di parola”. Le emittenti radiofoniche sono controllate rigidamente dalle autorità cinesi. “Benvenuti alla radio senza frontiere a Pechino – ha detto una voce femminile in inglese – una stazione radio creata dall’organizzazione in difesa della stampa Reporter sans frontieres per informarvi sulla libertà di espressione in Cina”.