New left, change the world

di David Monciardini

poster.jpgIeri ho visto Man on wire, che è nei cinema a Londra in questi giorni e che consiglio a chiunque. È la storia di un sogno, questo piccolo uomo francese che cammina sulle funi e che vuole camminare su una fune tirata tra le torri gemelle, a oltre 400 metri di altezza per una distanza di 200 metri. Il film è stupendo. L’impresa riesce nel ’74, Philippe Petit cammina sul vuoto per 40 minuti con una folla ammirata e ammutolita a guardarlo dal basso. Le immagini trasmettono la grazia della gratuità, dell’impresa fatta per elevare l’uomo e lo spirito, una grandezza “d’altri tempi”, classica, eterna.

A un certo punto del film Petit dice: “bisogna essere liberi, l’uomo tende alla libertà e alla rivoluzione.”

La politica ha perso questa grandezza. O meglio la sinistra ha perso questa battaglia. La nuova sinistra, quella di Clinton, D’Alema e Blair è un rottame. Lo è perchè non si pone piu obiettivi “impossibili” come quello di Petit, non si pone piu l’obiettivo di cambiare il mondo. Essendo ancora piu radicali non si pone piu l’obiettivo di creare uomini liberi!

La libertà è in Italia in mano di Berlusconi che l’ha politicamente brevettata e ne ha fatto un oggetto di marketing politico: il Popolo della Libertà. Che schifo questo uso distorto di una parola che meriterebbe altre cause e altri paladini che un patetico miliardario. La nuova sinistra, quella di Obama, quella che viene dopo Clinton, Blair e D’Alema non può non partire da questo grido di libertà, dalla volontà di cambiare il mondo e di farlo per avere persone piu libere.

Non è libero chi guadagna 1000 euro e ne spende 700 di affitto e di bollette. Non è libero chi ha un contratto che gli viene settimnanalmente rinnovato. Non è libero chi è costretto a rubare nel supermercato per pagare le bollette. Non è libero chi non ha un lavoro, chi non può accedere a una professione o a un posto pubblico pur avendone le qualità.

Tuttavia non si può più prendere la scorciatoia delle ideologie, che ha portato la sinistra nel baratro della violenza e del comunismo reale. La nuova sinistra ha idee nuove adatte al secolo che è cominciato 8 anni fa. L’idea centrale è che ci vuole una rivoluzione etica: ”A gentleman” diceva G.B. Shaw ” is one who puts more into the world than he takes out.” Il nuovo secolo ci richiede di invertire la rotta del capitalismo, che misura la felicità nell’essere “predoni”, nell’accaparre e consumare piu risorse possibili, nel “live fast and die young” come cantano gli MGMT in “Time to Pretend”…

La nuova sinistra dovrebbe credere nel libero mercato non nel capitalismo, mentre la destra di oggi crede nel capitalismo e non più nel libero mercato. Questo praticamente vuol dire economia libera e responsabile, uno Stato che non dia incentivi per la rottamazione ma per i pannelli solari, che premia chi consuma meno e faccia pagare le tasse in maniera equa e graduale, che detassa l’arte, rende gratuiti i musei, etc..

La nuova sinistra dovrebbe credere nell’Europa soggetta alla sovranità popolare, indipendente dagli USA, centro di un mondo multipolare, libera tra pari, mentre la destra di oggi vorrebbe l’Europa soggetta ai Capi di Stato, colonia degli USA, impotente sullo scacchiere del mondo.

Infine la nuova sinistra dovrebbe credere nalla giustizia sociale come mezzo per rendere l’individuo libero e responsabile. I salari. la dignità del lavoro, l’opportunità di seguire i propri progetti di vita e di lavoro, di godere di prodotti sani, di un sistema informativo equilibrato e indipendente, di alte prestazioni ospedaliere, di una educazione degna…

Un tempo la sinistra si muoveva al grido “siamo realisti, chiediamo l’impossibile”. La nuova sinistra facendo “il possibile” fino in fondo potrebbe scoprire di stare facendo l’impossibile.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

Tags:

32 Commenti

  1. Ormai temo di dovermi arrendere all’idea di coloro che pensano che lo scopo della politica sia solo far provare sensazioni forti ai suoi appassionati. Un film, appunto.

    La sinistra “rottame”, come dice David, ha vinto. Di questo sarebbe ora di rendersene conto. Nello spazio fulmineo di tre – quattro generazioni, ha realizzato un mondo che i braccianti analfabeti che iniziarono questo viaggio non avrebbero neppure osato sognare, quando cominciarono ad organizzarsi sul bordo di campi che lavoravano, per il profitto di altri, masticando miseria, bisogno e umiliazione.

    La societa’ che abbiamo realizzato in Europa e’ il paese di Bengodi: mai, da nessuna parte nel tempo e nello spazio i lavoratori hanno avuto tanti diritti, mai hanno godudo di un tale benessere. Tanto e’ vero che persino i piu’ sfrenati sogni rivoluzionari di David, riassunti negli ultimi paragrafi, si atrofizzano in due o tre punti di un pacato programma riformista, da lungo tempo patrimonio di tutti (ma proprio tutti, compreso il nostro) i partiti riformisti del mondo.

    E’ un grande privilegio avere sogni educati.

  2. Sono d’accordo con te.
    Farei solo una correzione
    Quella delle ideologie non è affatto una scorciatoia bensì una strada lunga difficile.
    Non siamo affatto nel tempo della “morte delle ideologie”.
    Ne abbiamo una sola: profitto, capitalismo e mercatismo.
    Abbiamo bisogno di “nuove ideologie” intese come sistemi di idee che alimentino la passione dei movimenti, che creino fermento intellettuale.
    Perchè per dirla con Max Weber il possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si tentasse sempre l’impossibile.
    Ho due figli di 14 anni.Come far nascere la passione di questa generazione se la politica diventa, ogni giorno di più, gestione tecnica dell’esistente?

  3. david

    caro gianni,
    non so che film ti sei fatto. Il bengodi in cui vivi fa si che l’italia abbia un mercato del lavoro intollerabilmente ingiusto, in cui non vi sono possibilità di sviluppo delle proprie aspirazioni, in cui si viene pagati una miseria, in cui chi fa carriera è raccomandato e in cui si lavora troppo in nero, in cui ci sono piu morti sul lavoro che in incidenti stradali, in cui la mia generazione EMIGRA!!! E’ una vergogna!!!
    Devo continuare??
    Che la società italiana abbia fatto passi in avanti negli anni 70 non mi riguarda io vivo nel 2000 e da 10 anni i lavoratori italiani hanno visto solo passi indietro.. Questo è il privilegio di sogni educati: non siamo la cina, i braccianti sono spariti, certo, è un epoca di sogni rabbiosamente educati e questo non è un film.

  4. Piccola precisazione: lo Stato Italiano fornisce gia’ un meccanismo generoso di incentivazione per l’installazione di pannelli solari.

  5. David, EMIGRARE significa vendere tutto, ma proprio tutto quello che hai, mettere il rimanente in alcuni contenitori che ti porti dietro a mano, camminare e viaggiare sui mezzi piu’ disagiati, fermarsi per tre giorni a Briga o per un mese a Ellis Island aspettando di farti rovesciare le palpebre e palpeggiare lo scroto dai medici, arrivare in un posto in cui non capisci la lingua, non hai una casa, forse non hai un lavoro, non puoi entrare in alcuni locali pubblici ne’ in molti negozi dove comunque vendono cibo che non conosci, e in quelli dove puoi entrare sei trattato con sospetto e disprezzo. Significa non capire quello che ti sta dicendo il poliziotto, le istruzioni per mandare soldi a casa, le inserzioni di lavoro, gli ordini del tuo capo. Significa tornare a casa una volta all’ anno, e forse mai, contando i soldi per le telefonate. E significa rinunciare ai tuoi diritti e subire vessazioni di ogni tipo perche’ se ti ribelli, se ti iscrivi ad un sindacato, se aderisci a un partito politico puoi essere rimandato a casa in qualsiasi momento, perdendo tutto quello che hai, sapendo che a casa non ti e’rimasto nulla, e che il console scrivera’ al prefetto della tua citta’ informandolo che sei un sovversivo. Questo e’ EMIGRARE. Succedeva anche gli italiani, e mica nel medio evo: succedeva negli anni 80, forse tu eri gia’ nato, c’erano i Duran Duran.

    Quello che fai tu e la tua generazione e’ un anno di Erasmus, trovando la destinazione nell’ ufficio stage della tua universita’, o un contratto di ricercatore con l’ aiuto del tuo relatore, un incarico nella pubblica amministrazione o un lavoro in una banca londinese o parigina. Ci arrivi con un bliglietto interrail o un volo easyjet, a volte pagato dal papa’. Atterri sapendo che nessuno ti puo’ mandare indietro perche’ e’ un tuo diritto stabilirti in qualunque punto di Europa ti pare, da Lisbona a Riga. Parli l’ inglese un po’ maccheronico che comunque hai imparato gratuitamente in una scuola pubblica, hai sicuramente il cellulare con il quale chiamare la mamma, e quando la nostalgia proprio morde si fa una spaghettata con gli altri Italians, alcuni dei quali sono magari nel circolo del PD al quale hai aderito anche tu a Parigi, Zurigo o Bruxelles. Minimo Natale e Pasqua a casina, a rivedere gli amici, la tua stanzina e gli ziti al pomodoro.

    Questo non e’ EMIGRARE. Questo e’ TRASLOCARE. C’e’ differenza, credimi, e questa differenza non e’ mica stata un regalo: e’ qualcosa che e’ stato conquistato negli ultimi dieci anni, mentre tu magari ti definivi “schifato dalla politica”.

    E non e’ nemmeno solo una questione nominativa. Un posto dove un individuo si lamenta (giustamente, sia ben chiaro) di vivere con una somma che basterebbe a fare felice una intera cittadina africana o asiatica, E’ il paese di bengodi. Prova a cominciare a mettere ordine al significato che dai alle parole, vedrai che anche i pensieri se ne gioveranno.

  6. Giovanni Fert

    Gianni dice sempre tante cose giuste. Peccato che il 99% siano stroncature sparse. Attendiamo con ansia di sapere cosa ne pensa lui (di tutto, visto che pare esperto di qualsiasi cosa) e come organizzerebbe lu il nuovo PD capace di affrontare i sogni e le sfide, non educate, del 21 secolo. Gianni, ne sei capace?

  7. david

    Non ho necessità di avere ragione a tutti i costi, nè ho voglia di litigare sulle parole. Tuttavia non accetto facili lezioni su cosa vuol dire essere emigranti.

    Prima di tutto, non so che esperienza gianni abbia di emigrazione ma posso assicurare che io ne ho abbastanza da aver dovuto competere per un posto da lavapiatti con immigrati africani e essere messo da parte perchè non ero di colore. Ne ho abbastanza da non aver capito niente di quello che mi si diceva e tirare avanti lo stesso. A scuola ho fatto francese per 8 anni. l’inglese l’ho imparato per strada, preparando bagels nella marina di san francisco a 6 dollari e mezzo e facendo caffe a Londra da Caffe Nero con una paga intorno ai 5 pounds l’ora.

    Infatti, secondo punto, ci sono tanti tipi di emigrazione non solo quella col gommone! E la notizia per Gianni, che evidentemente non è aggiornato e vive ancora negli anni 80, l’Italia sta conoscendo una ondata di nuova emigrazione che non riguarda piu la tanto citata fuga dei cervelli ma si espande verso il basso.
    La novità è che mamma e papa non ti dicono piu “cosa fai li!? vieni a casa!” ma “non tornare, tesoro! Qui non ci sono pospettive!” e in molti casi chi va via diventa il punto di riferimento per altri che scappano.
    La novità è anche che mamma e papa chiamano i figli all’estero per chiedergli un aiuto economico nel pagare le spese… spese che prima ci si poteva tranquillamente permettere.
    La novità è che dal ragazzino che ha appena passato la maturità fino al neo-laureato, i giovani italiani non vanno piu 3 mesi all’estero per migliorare la lingua e tornare ma vanno a vivere all’estero perchè la vita è migliore che in italia.

    I giovani italiani vogliono di piu: non solo un “misero” stipendio che potrebbe sfamare una cittadina africana. Vogliono essre pagati quanto i loro coetanei tedeschi e inglesi. E non solo! Vogliono diritti civili se sono gay, vogliono una paga adeguata e prospettive di carriera, al di là dell’età e del sesso. E vogliono informazione, democrazia e sicurezza e regole condivise che valgono per tutti come succede in tanti paesi civili.
    La competizione si gioca al rialzo, non al ribasso. E’ odioso il paragone con l’africa perchè l’Italia deve competere con i migliori non con i peggiori paesi dove vivere.

  8. ant

    A Gianni che gli frega, lui vive in Svizzera.

  9. Ah, vabbe’, quando ho visto che i post erano aumentati pensavo si continuasse una discussione per certi versi anche interessante
    Invece stavate parlando di me. Uno degli argomenti in assoluto piu’ noiosi che conosca.
    Vi lascio continuare.

  10. Filippo Zuliani Filippo

    Queste discussioni con Gianni nei commenti di tutti i post stanno diventando stucchevoli. Famo prima a cambiar nome al blog: da imille a Gianni contro tutti.

  11. Filippo, tra quelli che vedo in questa pagina ho commentato solo tre post su venti. Molto meno di molti altri. Posso capire che siano sembrati molti di piu’ a chi e’ rimasto boccheggiante senza argomenti e ha dovuto accontentarsi di insolentirmi, ma questo non e’ proprio un mio problema.
    Scusate il disturbo, eh, continuate pure.

  12. Filippo Zuliani Filippo

    Appunto, Gianni. Stucchevoli. Grazie del tuo intervento a tono. Ancora non ho capito cosa ti prefiggi di ottenere battibeccando costantemente con tutti. Nel merito dei tuoi argomenti avrai anche ragione, chi lo sa. Quel che e’ certo e’ che fai venire voglia di mollar tutto alle persone con cui discuti e che dovrebbero essere supposte a collaborare con te e la tua parte politica. Poi magari questo comportamento paga e sono io che non capisco nulla come tanti qui, mi piacerebbe pero’ che elucidassi il tuo pensiero: i tuoi continui battibecchi rispondono ad una strategia o sono meri esercizi di dialettica?

  13. Sono meri esercizi di dialettica, ovviamente. Quando non ho niente da fare, vengo a farlo qua. Gratis.
    La buona notizia, e’ che nessuno e’ obbligato a leggermi o a rispondermi, sopratutto se non si sente in grado di farlo o, come nel tuo caso, ha problemi persino a contare fino a tre: spero quindi che tu non ti includa tra quelli che porterebbero un giovamento collaborando con me o con la mia parte politica.

  14. Filippo Zuliani Filippo

    io avro’ problemi a contare fino a tre, ma te mica pari tanto sereno.

  15. E’ vero, sono un uomo tormentato. Pero’ so contare.

    Comunque complimenti per avere mandato a puttane questa discussione. Scrivi spesso, mi raccomando.

  16. Filippo Zuliani Filippo

    sei fantastico, Gianni. Davvero.

  17. Filippo Zuliani Filippo

    Non credo scrivero’ ancora, ma grazie dell’invito. Per mandare a puttane le discussioni basti tu, come gia’ visto nei tuoi gloriosi trascorsi su questo blog da mesi a questa parte. Saluti e buona continuazione.

  18. Sei minuti tra due pensieri tanto profondi? Allora non e’ un caso che tu non abbia altri pensieri all’ infuori di me. Ci mancherai.

  19. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    mamma mia, siamo proprio in un partito di sinistra :)

    Proviamo a ricomporre, e ad andare avanti. Leggo e comprendo la lettera di Gianni. Per certi versi la capisco e la approvo, per altri no. E’ vero che emigrare oggi non e’ come emigrare quaranta anni fa (non 20) grazie alla conquiste della sinistra. Tuttavia, usare le conquiste delle sinistra europea in toto per coprire l’arretratezza della sinistra italiana attuale e’ fallace. E’ indubbio che oggi la sinistra italiana sia in netto ritardo rispetto ai paesi europei, nonche che i bamboccioni italiani si trovino a dover sopportare il peso di uno stato sociale da cui non sono coperti (vedi precariato).
    Eviterei di spostare il problema sull’Africa e di fare del benaltrismo. A trovar chi sta peggio di noi si fa sempre poca fatica, ma questo non sposta una virgola del problema.

    Si parla infine di “sogni educati”, e su questo mi posso dire d’accordo con Gianni. Quali sono i sogni di una nuova sinistra? Beh, forse per Gianni sara’ un sogno educato, ma a ben basterebbe, per cominciare, che l’aristocrazia italiana lasciasse il posto alla meritocrazia. Intediamoci: io sono figlio di espatriati e se oggi ho la possibilita’ di avere una vita migliore lo devo alle conquiste della sinistra (universita’ pubblica) e ai sacrifici di mio padre. Tuttavia, per dare un senso all’investimento fatto dai miei e dallo stato devo andare all’estero (i paesi esteri ringraziano per il regalo pagato dallo stato italiano). Mio figlio difficilmente crescera’ in Italia e le tasse non le paghero’ all’Italia. Chi crescera’ con sacrifici la prossima generazione di italiani che credono nel valore dell’istruzione? E’ un sogno educato sperare che lo sperpero di risorse e capitale umano possa infine cessare, sostituito da una sana meritocrazia dove tutti abbiano possibilita’ di studiare con prestiti agevolati e possano trovare sbocchi lavorativi acconci? Per cominciare, a me basterebbe.

    Poi se vogliamo essere anche piu’ arditi, direi che la sinistra oggi dovrebbe avere il coraggio di dire basta ad un modello di consumo capitalistico americano che, dilagato all’intero pianeta, si rivela essere non sostenibile per le risorse naturali. Insomma, la sinistra oggi dovrebbe percepire le contraddizioni del nuovo turbo-capitalismo allargato, ecologiche (insostenibilita’ del consumo) e morali (frivolezza del consumo anziche’ scopi collettivi o culturali piu’ urgenti) esprimendo e rappresentando una alternativa economica ed etica alla deriva ecologica e morale.

    Invece, se da una parte la sinistra “radicale” recita vecchi copioni oramai inattendibili, dall’altra la sinistra “riformista” insegue una rispettabilita’ politica basata su un modo di produzione irresponsabile e di consumo immorale. E allora cosa la distingue dall’edonismo di destra?

  20. david

    personalmente mi dispiace che il dibattito abbia preso una piega polemica. penso che siamo tutti dalla stessa parte e che ci siano tante energie che scorrono nel partito democratico, tante idee e tante esperienze che non ha senso consumarsi in dibattiti personali. Percio ringrazio Filippo che ha colto lo spirito di unità che dovrebbe esserci tra di noi. La sua sintesi è condivisibile. IN PARTICOLARE il fatto che la “nuova sinistra” the new left di tony blair e d’alema e dei clinton è troppo simile alla destra. Una nuova sinistra è necessaria e ho cercato di dire alcune cose che sono x me da inserire nel programma della nuova sinistra italiana: europa, giustizia sociale e un mercato libero e responsabile. Queste cose nono sono nuove e appartengono in parte alla terza via di Blair e D’Alema, ma è il modo in cui le si articola che cambia.
    D’Alema crede all’europa ma ha sempre sentito la necessità di LEGITTIMARSI agli occhi degli USA, quindi subordinando la sovranità italiana agli USA in ogni situazione, facendo esattamente lo stesso avrebbe fatto un governo di destra…
    D’Alema, Schroeder e Blair hanno spesso dimostrato in materia economica di essere piu preoccupati di far gli interessi dei poteri forti (sindacato e confindustria)che dei lavoratori.
    Lo stesso in materia etica dove uno starnuto del vaticano viene osservato con attenzione nel PD mentre battaglie come quello di Welby o di Eluana vengono lasciate a se stesse…
    Che altro?
    precariato, diritti degli omosessuali, etc.. Perchè votare se si tratta solo della mano sinistra degli stessi poteri forti che (forse addirittura il misura minore!?) condizionano il governo della destra??!!
    Quello che dico è dunque CI VUOLE UN RINNOVAMENTO: di facce e di menti e quindi di politiche. Perchè il PD non puo essere il primo vero grande partito socialdemocratico che l’italia abbia conosciuto se è dominato da vecchi-(comunisti, democristiani, socialisti, radicali, mafiosi, baciapile, papisti che siano…) che governano per se e per far dimenticare i proprio passato non per il futuro e per i cittadini.

  21. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    @David, ma a qual Filippo ti riferisci? :)

    anyway, io sono piu’ estremo di te e vado controcorrente: credo che la sinistra attuale non dovrebbe concentrarsi sull’Europa. Credo dovrebbbero cominciare a ragionare in termini di “mondo”. Gianni ha detto giustamente che la sinistra ha realizzato in Europa il regno di Bengodi. Per quanto lui la faccia forse un po’ troppo facile o universitaria – ancora oggi non e’ cosi’ facile trovar lavoro all’estero, Gianni, se non hai qualcuno che ti ospita regolarmente, non parli la lingua del luogo, se non sei un accademico o non provieni da un paese europeo “ricco” – e’ indubbio che in Europa si campa assai.

    Cio’ non realizza nel resto del mondo. Non mi riferisco solo all’imperialismo USA. Mi riferisco al modello di mercato che Gianni pare dare per scontato nell’affidare il compito alla politica di legiferare per farci vivere meglio. Beh, detto tra noi, credo che il compito della sinistra attuale sia non piu’ proporre la lotta di classe, quanto la lotta per il cambio del sistema economico da consumista a sostenibile, sostenendo conseguentemente un sistema dei diritti sociali “europeo” ma comune al mondo (possiamo chiamarlo morale?). Un’occasione oserei dire magistralmente persa con la recenti olimpiadi, dove i riflettori si sono accesi sullo sport ma non sui diritti sociali inesistenti di un paese dal capitalismo selvaggio.
    Giusto per fare un esempio.

    Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma lo spirito e’ quello dell’allargamento del sapere e della responsabilita’ civile, senza chinar il capo – come succede ad oggi – ai valori edonistici ed irresponsabili della produzione di massa e dell’accentramento delle ricchezze. Perfino Al Gore e’ giunto ad ammettere che se non cambiamo in fretta, qua in trent’anni salta tutta la baracca. Trenta anni e’ giusto lo spazio di una generazione. La nostra.

  22. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    PS all’uopo, David, cito il bellissimo post di Giodi scritto proprio sulle pagine di questo blog:

    “La prima generazione adulta del XXI secolo, la nostra, ha un compito immane davanti, trasformare il sistema economico-sociale ereditato dai nostri padri e basato sul consumo, lo spreco e la crescita incontrollata in un sistema economico e sociale sostenibile, che si adatti ai limiti della terra, che consumi meno, consumi meglio e riutilizzi tutto.[..] I nostri padri, senza neanche averla realizzata nella loro generazione, hanno provocato una pericolosa disuguaglianza tra le risorse di cui hanno usufruito, e quelle disponibili per i nostri figli, consumando tutto il consumabile e lasciandoci pieni di debiti.

    Ecco, se tutto va bene la prima generazione adulta del XXI secolo avrà una trentina di anni per fare una rivoluzione copernicana (altro che riforma) paragonabile alla prima rivoluzione industriale.[..] Un rinnovato concetto di uguaglianza tra le generazioni, oltre che al loro interno, ed una uguaglianza dei diritti, delle opportunità e dell’accesso alle risorse naturali, non certo del colore delle camicie, e neanche del reddito (sopra una certa soglia minima) deve rientrare prepotentemente nel lessico politico e culturale.”

  23. david

    molto interessante. Il mondo sta esaurendo le scorte e la popolazione sale… Le risorse sono finite (nel senso che sono limitate) e l’uomo ha una infinita fame di dominio e di ricchezza.
    Cio che si prospetta, come dici tu Filippo, è la necessità che questa generazione stringa un patto mondiale per un nuovo modello economico che sia “responsabile”. Ma questa viene spesso presentata come una necessità inderogabile.. mentre è una scelta che non mi sembra, a breve, maggioritaria nè ovvia. Un nuovo modello di consumo è impensabile dal momento che l’unica cosa che conta al momento è “consumare di piu e far ripartire l’economia”… Insomma c’è una incongruenza tra l’universale aspirazione a “salvare il mondo” e l’altrettanto universale aspirazione a vivere bene (consumando moltissimo).
    C’e’ un altra possibilità, però, che mi fa paura e tu non nomini ma che è piuttosto “classica”, lo scontro per il controllo delle risorse.
    Una prospettiva che vedo assolutamente realistica..
    Se la nuova sinistra vuole imporre un nuovo modello di crescita deve rafforzare la sua proposta che al momento è fragile e sfidare la visione “classica” dello scontro.
    Ma se cio non si riesce a fare in Europa (che è un area economico-culturale omogenea – vedi “bengodi” di gianni – e piu sensibile a questa esigenza), come si puo farlo nel mondo intero?!…

  24. A me invece pare che l’aumento del prezzo delle risorse, in particolare energetiche, fornira’ l’opportunita’ per un nuovo boom economico:

    http://janejacobs.wordpress.com/2008/08/31/potere-e-gloria-economist/

  25. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    a david rispondo dopo, ora sto per uscire.

    ad aldo vorrei dire che le risorse non si limitano all’energia. Tanto per dirne una, hai mai sentito dire che la qualita’ media del rame estratto sta andando a picco? Il rame e’ essenziale per i circuiti elettrici e, come tutte le materie prime purtroppo, non ha rinnovabili di sorta.

  26. Filippo, non mi intendo di rame e apprendo da ora te questa notizia. Mi sapresti indicare una fonte che si occupi di quest’argomento? Grazie

  27. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    http://www.sciam.com/article.cfm?id=measure-of-metal-supply-f

    Io pero’ l’ho appreso direttamente da uno dei boss della Shell :)

  28. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    @david
    c’è una incongruenza tra l’universale aspirazione a “salvare il mondo” e l’altrettanto universale aspirazione a vivere bene (consumando moltissimo)

    Questa e’ la stessa favoletta che mi raccontano sempre dalla Shell. Tuttavia questa affermazione – che pare inconfutabile – poggia sulla coniugazione di “vivere bene” in “consumare molto” e permettersi un’auto con ipod2.0 a testa e televisore al plasma 99″ in ogni stanza della casa. Insomma, il modello econimico e’ questo ed e’ il migliore che esista.

    Storie. Finche’ questa associazione scattera’ cosi’ automatica e “naturale”, finche’ consumare in modo edonista ed irresponsabile sara’ accettato dalla sinistra e dal mondo come sinonimo di “vivere bene” o “il mercato deve ripartire”, la nostra generazione avra’ fallito il suo compito di ottenere un modello econimico sostenibile.

    Le guerre per l’energia saranno il naturale sintomo di tale fallimento, non certo la causa. Inoltre, penso che non sia poi una scelta cosi’ lontana nel tempo come pensi tu, vedi tutte le guerre per petrolio o gas che si sono combattute solo recentemente. Cercar scuse dietro il paravento che “nemmeno nell’Europa del Bengodi si riesce a fare” non sposta di una virgola il problema. Anzi. Che’, forse i nostri bisnonni gettarono cosi’ facilmente la spugna perche’ un secolo fa erano costretti ad emigrare senza diritti e col le valigie di cartone? E’ tutto qui il nerbo della nostra generazione?

  29. david

    @ filippo
    d’accordo con tutto. E credo che la sensibilità sia alta su questi temi.

    Ma i giovani cinesi che lavorano con me sono assatanati d denaro e di prodotti e servizi inutili. Per i ragazzi russi o polacchi che conosco la RICCHEZZA equivale alla LIBERTA’, libertà dalla fame dalla povertà da mostri che li seguono da molto vicino. Per tanti giovani varesotti come me avere ogni stagione l’ultimo piumino, avere una macchina e una tv in camera è un diritto inalienabile.

    Inoltre, al di dei comportamenti individuali a sputtanare il pianeta ci si mettono piu di tutti le imprese capitaliste, macchine che procedono senza pilota: chissenefrega delle conseguenze, purchè le azioni salgano e gli stipendi vengano pagati regolarmente!

    Sento il tuo discorso sulla mancanza di nerbo della nostra generazione e sulla apparente contraddizione tra “salvare il mondo” e vivere bene un po fatto per predicare ai convertiti.

    Se scatta un meccanismo automatico tra “vivere bene” e “consumare di piu” non è colpa mia, e neppure è una “favoletta”. C’e’ del vero: molta gente vede la felicità nell’avere di piu e in democrazia questa gente conta! Anche se personalmente sono d’accordo con te, è giusto valutare la forza e la convinzione degli argomenti di chi non è d’accordo.

    percio, primo, un discorso “universalistico” ha poco senso. Perchè le ragioni che portano i miei amici russi ad accumulare sono diverse da quelle che muovono i loro coetanei cinesi o francesi o messicani. Quindi credo che la risposta a questa sfida vada coordinata in macro aree economiche (europa)ma data localmente.

    Secondo certi interessi sono reali: le imprese, gli agricoltori, i consumatori, gli operai, etc dei paesi europei si sentono REALMENTE MINACCIATI, in competizione con quelli dei paesi vicini e emergenti per il controllo di risorse scarse…
    Vogliamo lasciarli alla destra?!?! che dice: il nostro interesse nazionale viene prima del pur importante interesse di altri popoli.

    Terzo il tema è molto piu complesso e vasto che una semplice questione di “ottenere un modello economico sostenibile”. E’ la questione dei flussi e del territorio, che solo la lega sembra aver capito (in italia); dell’uso delle risorse collettive per quale fine? a favore di quali classi sociali?
    La scomparsa della classe media, il passaggio da cittadini a consumatori, da produttori a consumatori, il gap di opportunità e skills tra fasce alte e basse della popolazione, l’apocalisse culturale delle aree metropolitane (Milano, Londra, Parigi) dove vivono culture trapiantate e scompaiono quelle locali…

    A tutto questo la sinistra sta opponendo una montagna di risposte superficiali e accademiche mentre la destra da risposte concrete: basta immigrati, corsia preferenziale per i locali, protezionismo commerciale, protezionismo culturale, identità, famiglia, dio, etc.
    Il problema di questa ricetta è che, su base nazionale, ci porta dritti al conflitto con altre nazioni o macro-aree, invece che alla cooperzione.

    Sarà per questo che la “nuova sinistra” di Blair, D’Alema e C. perde un po dappertutto in Europa? Sugli stessi temi Obama mi sembra piu in palla…

  30. david

    PS. scusate cercherò di limitarmi e scrivere meno ;-)

  31. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    @david, quel che dovevo dire l’ho detto. Mi pare che ti sei arroccato sulla critica distruttiva sulla sinistra attuale e su un’impresa che definisci impossibile. Leggere se scatta un meccanismo automatico tra “vivere bene” e “consumare di piu” non è colpa mia mi rimpie di tristezza per il tono dimesso e autoassolutorio (non e’ colpa mia quindi non si puo’ fare nulla).

    Il discorso universalistico e’ possibile anche e soprattutto in chiave locale, perche’ le ragioni che portano all’accumulo sono si’ diverse da paese a paese (e ci mancherebbe) ma hanno tutte il denominatore comune del consumo come sinonimo di consumo scellerato o mancanza di diritti fondamentali.

    Fa poi abbastanza specie leggere che “la sinistra sta opponendo una montagna di risposte superficiali e accademiche” e poi leggere elencati nel tuo post iniziale – come fa gia’ notare Gianni – punti del programma riformista di tutti i partiti di sinistra d’europa, compreso il nostro.

  32. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    pardon, era “il consumo scellerato come sinonimo di vivere bene” :)

Lascia un commento

Subscribe without commenting