Chi è un missionario? Qualcuno che, in nome di una fede fortemente radicata, decide di dedicare la sua vita gratuitamente ad una causa. Il missionario non si risparmia, non ha orari di lavoro definiti, non ha compensi (almeno su questa terra): così tutti noi ce lo immaginiamo.
Il missionario è un santo che sacrifica se stesso per qualcosa che considera estremamente più grande ed importante della propria vita personale.
In passato si equiparava l’insegnante ad un missionario, si parlava di “vocazione” all’insegnamento e via di questo passo, come ricorderanno i più anziani tra noi. Poi c’è stato chi ha cominciato audacemente a sostenere che l’insegnamento non è questione di ispirazione divina, ma possiede una dignità professionale e che come tutte le professioni richiede competenze specifiche, preparazione adeguata, compensi corrispondenti.Tant’è che da qualche anno nel mondo della scuola si discute se non sia opportuno pensare ad un vero e proprio albo professionale degli insegnanti e qualcuno ha già abbozzato un codice deontologico.
Le prime dichiarazioni della Ministra Gelmini ci facevano pensare che si volesse puntare proprio sulla preparazione e la professionalità degli insegnanti, tant’è che il decreto che modifica le norme per il reclutamento dei presidi recita appunto così: “Con il nuovo Regolamento si punta a valorizzare il merito e la preparazione professionale dei candidati”.
E altrove la Ministra aveva dichiarato che gli insegnanti italiani sono pagati troppo poco, rispetto ai loro colleghi europei. Ma evidentemente le incaute dichiarazioni della neo- ministra non avevano tenuto conto delle opinioni degli alti prelati del governo, i quali si sono scandalizzati all’ipotesi che gli insegnanti potessero lavorare per motivi venali e non per ispirazione divina: richiamata all’ortodossia, la Gelmini si è ben guardata dal fissare i compensi per i docenti impegnati negli esami di maturità, temendo forse di turbare, con comunicazioni così triviali, la loro ieratica ispirazione; meglio lavorare senza pensare ai soldi, ma concentrandosi esclusivamente sul latino e la storia della filosofia…
Tra l’altro la permanenza nell’iperuranio della cultura salvaguarda, come è noto, anche la salute dei docenti ed è per questo che d’ora in poi essi non potranno più ammalarsi, grazie alla protezione divina di Socrate, Dante o Einstein (a seconda della classe di concorso) :
L’articolo 71 del provvedimento pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 25 giugno prevede infatti che a tutti i dipendenti pubblici, quindi anche a quelli della scuola, si assegni il solo stipendio base (“con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio”) in tutte le occasioni in cui la malattia sia stata prescritta per meno di 10 giorni consecutivi.
Per essere chiari con i non addetti ai lavori: su uno stipendio complessivo di 1300,00 Euro, l’indennità è di circa 600,00 Euro, cioè poco meno della metà; di conseguenza, se un insegnante avrà l’ardire di beccarsi l’influenza nel prossimo inverno e non avrà la febbre alta per 10 giorni consecutivi, si vedrà decurtato lo stipendio di quei giorni di quasi la metà.
C’è chi potrebbe pensare: bene, finalmente si recupereranno i soldi dei “fannulloni” che fingevano soltanto di ammalarsi e li si potrà utilizzare per migliorare la scuola; ma non è così: lo stesso decreto prevede che i risparmi così ottenuti tornino al Tesoro e vengano destinati ad altri usi.
Probabilmente il prossimo decreto stabilirà il colore del saio, in base alle discipline di insegnamento: speriamo che per la classe di concorso a cui appartengo sia bianco, perché gli abiti scuri non mi donano…
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





concordo quasi su tutto. Discordo sulla necessita’ di creare un albo professionale per gli insegnanti. A che pro?
Considerando, oltre a questo, che attualmente c’è un assordante vuoto legislativo sulla formazione dei futuri insegnanti, presumo che si continui come s’è fatto da trent’anni a questa parte in materia di istruzione pubblica. Tagliare, confinare, complicare.
Non un roseo avvenire per chi, come me, la vocazione all’insegnamento ce l’ha avuta. E ora non sa come fare.
come vedi, Filippo, il corporativismo si annida in ogni posto.
anche nelle categorie di lavoratori che più dovrebbero essere avversi.
sui 10 giorni di malattia non saprei cosa dire.
andate a vedere nel mondo privato quante persone si fanno 10 giorni consecutivi di malattia. E quanto spesso.
se una volta in 5 anni si rinuncia all’indennità non mi pare un dramma.
ai livelli di assenteismo cui siamo arrivati sono rimaste solo le misure drastiche (che poi il settore peggiore è quello dell’INPS).
Gli stipendi dei professori sono proporzionali alla preparazione degli stidenti?
Forse si.
http://janejacobs.wordpress.com/2008/08/04/i-migliori-paesi-nellinsegnamento/
Gli stipendi dei professori sono proporzionali alla preparazione degli stidenti?
Forse si.
http://janejacobs.wordpress.com/2008/08/04/i-migliori-paesi-nellinsegnamento/
A kerub: guarda che non hai capito, è proprio per chi non si fa 10 giorni consecutivi che scatta la “punizione” della decurtazione di stipendio. E comunque la scuola è il settore pubblico con il minor numero di assenze per malattia (non lo dico io, ma le statistiche del governo stesso!).
A Aldo de Rossi: gli stipendi dei parlamentari sono proporzionali all’efficacia delle leggi che promulgano? direi proprio di no.
Lo stipendio di un lavoratore deve essere proporzionale all’impegno che ci mette lui nel suo lavoro, non può dipendere dall’impegno di qualcun altro (ad esempio gli studenti) o dalle mancanze di altri (ad esempio la carenza di mezzi e sussidi didattici e tecnologici delle nostre scuole)
Il link proposto da Aldo è interessante: la scuola finlandese è ai vertici delle classifiche da più di vent’anni (ricordo che lo era già quando io facevo ancora l’università). Peccato che di solito ci scordiamo di citare un dato importante: il governo finlandese destina all’istruzione dei fondi che, fatte le debite proporzioni, sono quasi il triplo di quelli dell’Italia.
I soldi che l’Italia destina alla scuola ci pongono agli stessi bassi livelli a cui ci pongono i risultati dei nostri studenti. Sarà casuale?
Lorella, non hai risposto alla mia domanda: a che pro creare un albo professionale per gli insegnanti?
Lorella,
nel mio commento precedente il mio “forse si” era ironico. E’ chiaro che piu’ paghi un insegnante piu’ attrai persone valide nel loro lavoro. (Ed il link che ho proposto, come tu hai rilevato, conferma proprio questo).
Poi c’e’ il problema (separato, ma collegato) che alcuni insegnanti fannulloni sono protetti da tutele assurde che finiscono per screditare una categoria di persone in gamba e, talvolta, di missionari.
Più che un albo. Bisognerebbe mettere gli insegnanti
nelle condizioni di svolgere nel migliore dei modi
il loro lavoro.
Cordiali Saluti
Marco Patruno
http://generazionep.blog.lastampa.it
I “fannulloni”, peggio ancora gli “incapaci”, sono anche nelle aziende private, non è per mala sorte che ogni tanto capitano rovinose bancarotte, e qualche volta c’è anche chi fugge col malloppo fregando fornitori,dipendenti,clienti ed azionisti, obbligazionisti…E come la mettiamo con la corruzione che ci vede ai primi posti nel mondo ! A ben vedere non c’è settore che si salvi. La caccia alle streghe è il modo meno efficace per raggiungere obbiettivi di miglioramento. Occorre partire dall’alto e migliorare l’ORGANIZZAZIONE in senso lato: volendolo,si potrebbe fare in tempi ragionevolmente brevi. Anche le Relazioni Sindacali richiedono responsabili preparati e con le opportune deleghe da ambo le parti. Purtroppo vedo che la politica degli spot e di mettere lavoratori contro lavoratori sta avendo buon gioco nel dividere e distrarre, quando bisognerebbe unire e rendere consapevoli. Stiamo diventando il paese di Pulcinella !
sergio,
prendiamo i test dell’OCSE (che non prove inconfutabili, ma sono redatti secondo metodi piuttosto attendibili).
L’OCSE ha stabilito che lo scopo della scuola e’ insegare ai giovani a:
-) leggere e comprendere criticamente un testo
-) conoscere la matematica
-) conoscere le scienze
Gli studenti Italiani, su un campione di 57 paesi si posizionano al numero 36 in scienze, al numero 38 in matematica e al numero 33 per la comprensione di un testo scritto.
Se non lo hai gia’ fatto, ti propongo di leggere il riassunto della ricerca dell’OCSE se avrai il tempo e la pazienza di leggerlo
http://www.pisa.oecd.org/dataoecd/15/13/39725224.pdf
Mi sembra che molti dibattiti politici sulla scuola siano piu’ dettati dalle esigenze (pur legittime – vedi i miei post sopra-) degli insegnanti che del bisogno di imparare degli studenti.
Numero di Italiani in eta’ scolare (18-20 anni) aventi diritto al voto: 1.75 milioni secondo l’ultimo censimento (fonte data.istat.it). Non tutti pero’ vanno a scuola.
Numero di dipendeti pubblici nel settore scolastico: 1.2 milioni (fonte ministero pubblica istruzione).
Aldo@,
ti ringrazio per il link al PISA, la stampa ne ha parlato, ma altra cosa sarà poterlo approfondire direttamente.
Resto dell’idea, forse dovuta a deformazione professionale,sorry, che si tratti comunque di “riorganizzare” contenuti e processi della nostra scuola,non fare spot contro gli insegnanti, perchè no: una revisione ISO9001(seria)dell’area scuola ed un aggiornamento dei “contenuti”, iniziando con l’individuare benchmark in Italia ed all’estero…,roba da giovani!
Vedo che c’e’ la tendenza da parte di qualcuno a dire che in fondo e’ un problema di soldi. Non e’ cosi’. La fondazione Treelle http://www.treellle.org/ mostra che i compensi agli insegnanti, tenuto conto delle lezioni impartite e dei benefici previdenziali, sono comparabili a quelli di altri paesi (come la Francia) che ottengono risultati nettamente migliori nei confronti internazionali. I problemi dell’Italia sono questi: troppi insegnanti in rapporto agli allievi (il criterio guida e’ sempre quello di dare posti di lavoro possibilmente in cambio di voti, mai quello di fornire servizi pubblici di qualita’), in media gli insegnanti lavorano meno come ore e vanno in pensione prima degli altri Paesi, non c’e’ alcuna valutazione seria dei risultati, e se ci fosse non esistono meccanismi per incentivare gli insegnanti a migliorare per ottenere valutazioni migliori delle conoscenze dei loro allievi.