Bronislaw Geremek, un europeista poco fa

di Francesco Cannatà

geremek.jpgSe lo sentivi parlare capivi che era un personaggio brillante. Complesso e allo stesso tempo semplice. Chi lo ha conosciuto lo descriveva capace di ascoltare con calore e pazienza chiunque, rispondendo con argomenti che lui conosceva meglio di chiunque altro. Talmente competente da rendere accessibili a tutti i dettagli della storia e della politica.

Mi era capitato di vederlo a Roma, ad un convegno del Goethe Institut. L’eco della caduta del Muro non si era ancora spenta. Occhi blu scintillanti. Voce cavernosa. Si capiva che era abituato alle conferenze e ai colloqui. Grande umanista e intellettuale europeo per eccellenza, Bronislaw Geremek era uno di quei personaggi anticonformisti che ogni tanto attraversano la storia del nostro continente. Uomo di pensiero e d’azione. Erudito e impegnato. Sempre sul fronte delle libertà. A Varsavia e a Bruxelles. Eroe polacco durante l’epopea di Solidarnosc e fondatore a Bruxelles della nuova Europa.

Nato il 6 marzo 1932, cresce nel ghetto di Varsavia da dove fugge nel 1943 con la madre. Il padre rabbino muore ad Auschwitz. Torna a Varsavia per studiare la storia e specializzarsi nel Medio Evo, il periodo meno sottomesso al dogma marxista. A Parigi frequenta la scuola degli Annales, lavorando insieme a Fernand Braudel, Jacques Le Goff e Georges Duby diventa infine uno dei massimi esperti mondiali dell’esclusione e della marginalità nella Francia medievale. Nel 1950 aderisce al Parito comunista polacco, Poup, che abbandonerà nel 1968 dopo lo fine della primavera di Praga nella quale c’era anche una rappresentanza polacca, e in seguito a una purga antisemita voluta dai dirigenti del partito. Da allora si avvicina al movimento di difesa degli operai.

Nel 1980 il professor Geremek arriva a Danzica in compagnia di un altro eminente intellettuale polacco, Tadeusz Mazowiecki. Saranno il simbolo dell’alleanza tra l’opposizione universitaria e il mondo operaio che darà il via agli scioperi dei cantieri navali. Saranno i principali consiglieri dell’elettricista Lech Walesa, il leader di Solidarnosc. Per Geremek questo è anche l’inizio della persecuzione della polizia segreta che culminerà nell’espulsione dall’Università. Spionaggio a favore degli Stati Uniti, questa accusa fa il paio con quella di far parte dell’organizzazione “clandestina Solidarnosc”.Il sindacato però diffida di lui. La fronda antintellettuale gli impedirà di diventare membro a pieno diritto della direzione del movimento. Un’ostracismo che non gli impedirà di svolgere un ruolo di primo piano. Durante i sedici mesi di esistenza del sindacato ne incarnerà l’ala moderata. Ciò nonostante è vilipeso e umiliato dal regime che lo presenta come un intellettuale anticomunista al soldo americano.

Dopo il colpo di Stato del 13 dicembre 1981 e l’imposizione della legge marziale da parte di Jaruzelski, Geremek viene internato. Contemporaneamente è attaccato in modo particolarmente vile da Radio Varsavia. Presentato come un “ebreo sciovinista” legato alla “massoneria internazionale”. Dipinto come un impostore apparentemente colto ma in realtà specialista di “soggetti osceni” come la prostituzione nel Medio Evo, torna in carcere per un anno. Di nuovo imprigionato nel 1983, perde il posto di insegnante dell’istituto di storia all’Accademia delle scienze di Varsavia.

Nel 1989 è uno dei principali mediatori nel negoziati della tavola rotonda tra governo e Solidarnosc. La conoscenza interna del partito, frequentato per 18 anni, gli è preziosa per guidare un processo senza precedenti in Europa che avrà conseguenze storiche eccezionali. Le discussioni condotte sotto la minaccia di un intervento militare sovietico portano infatti al crollo del regime polacco, coinvolgendo anche il resto dei paesi satelliti di Mosca.

Un ingranaggio che sorprende Urss, osservatori internazionali e le stesse forze d’opposizione di Varsavia. È l’inizio della fine del socialismo reale. Durante le prime elezioni semidemocratiche del giugno 1989, Geremek entra alla Dieta. Presiede il gruppo parlamentare di Solidarnosc, la Commissione di riforma della Costituzione e la Commissione degli affari esteri del Parlamento. Una carriera parlamentare che proseguirà a Strasburgo e Bruxelles. Dal 2004 fino alla morte.

Il 2004 è l’anno dell’ingresso della Polonia nell’Unione Europea. Da ministro degli Esteri dal 1997 al 2000, Bronislaw Geremek è stato uno dei grandi architetti dell’ancoraggio continentale del suo paese negoziando anche l’adesione della Polonia alla Nato.

Con il disincanto umoristico tipico dei vecchi saggi, usava il sarcasmo per relativizzare le difficoltà della costruzione europea. “Studio le direttive europee ascoltando Bach. Aiuta sempre”. Apostolo della riconciliazione tedesco-polacca, partigiano convinto di un’accordo con la Russia Geremek è stato soprattutto un patriota polacco.

Desiderava l’Europa politica. La necessità di una Unione Europea sopranazionale era per lui così evidente che quando si è aperta la crisi costituzionale dell’Ue nella prefazione a “Visioni d’Europa”, ha scritto: “Dopo aver fatto l’Europa, ora dobbiamo fare gli europei. Altrimenti rischiamo di perdere l’una e gli altri”.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

Tags:

1 Commento

  1. Filippo l'altro

    un grande uomo. ce ne fossero di piu’!

Lascia un commento

Subscribe without commenting