Salvare i figli

di Giorgio Gualberti

equal.jpgCari Mille,

al bel titolo dell’incontro di Roma dell’ 11-13
luglio aggiungerei – per ulteriore chiarezza – che uccidere il padre è
necessario sopratutto per “salvare i figli”.

Oramai è un luogo comune – proprio perché contiene una verità
inquietante – che non ci sia piú il futuro di una volta. I nostri padri
sognavano e lottavano per un futuro che era espressione del XX secolo,
il boom economico, l’industrializzazione, il benessere diffuso, il
riscatto dalla povertà, i diritti civili, la democrazia, la
decolonizzazione e varie altre cosette che solo in parte si sono
realizzate. Soprattutto i nostri padri avevano un’idea di progresso,
civile sociale, e soprattutto economico, derivata chiaramente dal
periodo storico in cui sono nati e cresciuti: il fascismo, la guerra, i
nonni costituenti, l’Italia (anzi l’Europa, il Mondo) distrutto e tutto
da ricostruire, i mitici anni ’60, l’uomo sulla Luna e poi chissà dove,
“the sky is the limit” appunto.


Dopodichè, il mirabile progresso ha cominciato ad avere qualche
singhiozzo, e alcuni della nostra generazione non a caso sono stati
concepiti nelle famose “notti di black-out” seguite agli shock
petroliferi degli anni ’70. Il limite è stato brutalmente spostato
dalle stelle alle stalle (e ai campi)  dove ci si deve sforzare per
produrre cibo per una popolazione che è quasi triplicata dagli anni 50,
e  all’ immenso apparato industriale che è stato creato per tirare
fuori dalle viscere della terra, processare, e trasportare -  ogni
giorno – circa 81 milioni di barili di petrolio, 16 milioni di
tonnellate di carbone e 8 miliardi di metri cubi di gas naturale (1).
Anche sforzandomi, non riesco ad immaginarmi davanti a me queste
quantità di materia tirate fuori e in gran parte bruciate, ogni giorno
un po’ piu’ del giorno prima.

L’energia, che è il sangue di cui si nutre tutta la nostra civiltà
industriale, e l’agricoltura da cui otteniamo l’alimento per i nostri
corpi, sono i pilastri su cui si basa la nostra stessa esistenza sulla
terra, e sono tutti e due interconnessi e tutti e due in crisi. Le
stime piú ottimiste sulla durata delle riserve di petrolio (cioè quelle
dei petrolieri) dicono 40 anni  con consumi e riserve correnti (ma non
dicono a che prezzo)(2). Le stime piú pessimistiche dicono che sul
picco globale (ovvero la metà delle risorse estratte, punto dal quale
la produzione non riesce piu’ a crescere, e i prezzi possono solo
impennare) ci siamo giá. In tutti e due i casi il tempo rimasto è
pochino. Aggiungiamoci il crescere del prezzo dei fertilizzanti
(raddoppiati in un anno) (3) e del cibo, di cui su cui non mi dilungo,
e otteniamo un quadro inquietante. 

Ecco, il punto è questo. Il fatto che la terra abbia dei limiti (di
popolazione, di produzione agricola, di risorse da consumare) lo
abbiamo sentito ripetere un miliardo di volte, in congressi e
conferenze, e anche a superquark, ma forse questa è la prima volta che
la popolazione dei paesi ricchi se ne accorge brutalmente facendo la
spesa. Questa é la prima volta che il mito di un progresso basato sul
consumare e gettare quanto piu’ possibile, quanto piu’ rapidamente
possibile, mostra tutte le sue fondamenta di argilla. Il XX secolo, ci
piaccia o no, è finito da un pezzo.

La prima generazione adulta del XXI secolo, la nostra, ha un
compito immane davanti, trasformare il sistema economico-sociale
ereditato dai nostri padri e basato sul consumo, lo spreco e la
crescita incontrollata in un sistema economico e sociale sostenibile,
che si adatti ai limiti della terra, che consumi meno, consumi meglio e
riutilizzi tutto. E nel far questo non lasci letteralmente, come oggi,
senza energia un miliardo e mezzo di persone (30 volte gli italiani!
pensiamoci quando ci lamentiamo della bolletta) di cui 800 milioni
senza cibo sufficiente (quasi quanto due Europe a 27!).

Ecco, se tutto va bene – ovvero se il mondo non rotola in una
spirale di violenza e guerra per accaparrarsi le ultime risorse
energetiche e naturali e se riusciremo a contenere il piú possibile i
cambiamenti climatici (sono due grossi “se”- me ne rendo conto) – la
prima generazione adulta del XXI secolo avrà una trentina di anni per
fare una rivoluzione copernicana (altro che riforma) paragonabile alla
prima rivoluzione industriale. Riuscirà il capitalismo globalizzato a
mutare pelle così in fretta, salvando se stesso e il pianeta? Riuscirà
la Politica (ci vuole la P maiuscola qua) a guidare una rivoluzione
pacifica di così grande portata? Come che sia, bisogna darsi da fare, e
alla svelta.

Ecco, tutto questo non c’entra niente col PD, ma forse anche si.

C’è
una cosa che rende ancora il PD un partito finora freddo, senza cuore
(e perdente), ed è il non esplicitare un valore forte, che rappresenti
lo spirito dei tempi, in cui il suo popolo si riconosca, per cui si
entusiasmi e come si diceva una volta, lotti. Dire “grande partito
riformista” – scusate – ma non trasmette proprio niente, è una parola
vuota come alcuni dei suoi giovani – vecchi dirigenti.

Ecco, mentre dall’altra parte si abusa e violenta il valore di
libertà (inteso come la libertà di far quel che pare a loro), di qua
non si risponde. Invece, si dovrebbe mettere al centro di nuovo il
valore di uguaglianza, ma in un’accezione diversa dal secolo scorso.
Uguaglianza – mi rendo conto -  è una parola abusata e passata di moda
e che – con vari accenti – i nostri padri catto-comunisti hanno usato
per decenni.

Per di più i nostri padri, senza neanche averla realizzata nella
loro generazione, hanno provocato una pericolosa disuguaglianza tra le
risorse di cui hanno usufruito, e quelle disponibili per i nostri
figli, consumando tutto il consumabile e lasciandoci pieni di debiti.

Un rinnovato concetto di uguaglianza tra le generazioni, oltre che
al loro interno, ed una uguaglianza dei diritti, delle opportunità e
dell’accesso alle risorse naturali, non certo del colore delle camicie,
e neanche del reddito (sopra una certa soglia minima) deve rientrare
prepotentemente nel lessico politico e culturale. Uguaglianza anche di
accesso al potere e nel prendere le decisioni, come una cura per la
nostra democrazia malata, e un’uguaglianza “rivoluzionaria” di fronte
alla legge, più che mai necessaria in questo far west italiano. 

Il futuro è assolutamente nostro, e dobbiamo liberarlo, giusto.
L’Italia oggi sta perdendo tempo, è guidata da un signore che è
talmente vecchio da fondare il suo potere su un mezzo di comunicazione
di massa il cui scopo ultimo è incitare al consumo. Roba così datata
che si sta già squagliando al sole, come i ghiacciai del millennio
passato. Non c’è futuro così. Noi dobbiamo prendere una china diversa,
schivare le slavine e, come i bravi scalatori sanno, sapere che c’è un
filo comune che lega i destini di tutti gli abitanti del pianeta.

———-

1. (a 15 gradi e 1013 mbar per la precisione). I dati sono presi da BP – Statistical Review of World Energy 2008.
 http://www.bp.com/productlanding.do?categoryId=6929&contentId=7044622

2. 41 anni sono le stime delle  Riserve divise per la
produzione-consumo, per tutto il mondo.  Naturalmente le riserve
possono aumentare (nuovi giacimenti, migliori tecnologie di
estrazione)  comunque anche i consumi aumentano continuamente. Il picco
di produzione del petrolio è già stato raggiunto da molti paesi
produttori, gli USA ad esempio l’hanno passato nel 1972.

3. Dal gennaio 2007 i prezzi sono aumentati dei fertilizzanti sono
aumentati rispettivamente:  Ammonia +85%, Urea +134%, CAN +103%, Phos
Acid +332%. source:
http://www.yara.com/en/investor_relations/analyst_information/fertilizer_prices/index.html

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

18 Commenti

  1. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    ottimo intervento. Andrebbe letto durante l’assemblea dei mille di fronte, a fianco degli interventi dei “big”.

  2. Bell’articolo, però noto una inesattezza ed un pericolo. L’inesattezza è che “Il fatto che la terra abbia dei limiti (di popolazione, di produzione agricola, di risorse da consumare) lo abbiamo sentito ripetere un miliardo di volte, in congressi e conferenze, e anche a superquark, ma forse questa è la prima volta che la popolazione dei paesi ricchi se ne accorge brutalmente facendo la spesa” non è vero. Gli shock petroliferi degli anni 70 del secolo scorso hanno toccato in modo fortissimo i paesi ricchi, e io credo al contrario che proprio il fatto che tutte le previsioni di disastro imminente fatte allora (secondo le stime di quei tempi, il petrolio dovrebbe già essere esaurito da tempo…) rendano meno credibili, agli occhi della popolazione, quelle fatte oggi.

    Il pericolo che vedo è che, se non riusciamo a proporre una visione positiva del futuro – anche per gli italiani, per capirci – non andremo lontano nella politica italiana. Detto brutalmente, la promessa di un’uguaglianza con i miliardi di poveri che ci sono nel mondo non ci farà vincere nessuna elezione. Se la visione del futuro è di come vivere peggio ma essere contenti lo stesso la gente probabilmente tenderà ad aggrapparsi al passato – anche se questo non torna – ovvero conservare, ovvero votare a destra. E’ difficile, ma la sfida è riuscire a legare l’evoluzione ad una prospettiva positiva per gli italiani e le loro famiglie.

  3. @Daniele: “E’ difficile, ma la sfida è riuscire a legare l’evoluzione ad una prospettiva positiva per gli italiani e le loro famiglie.”
    Cosi’ per fare lo “scientifique”, tu presupponi che la soluzione esiste (poi che sia anche unica è un’altra questione). Ovvero che sia possibile far reggere e ancor più far crescere (tu dici evolvere) la società occidentale odierna senza distruggere tutto, tra cui anche la società stessa.
    E se la soluzione non esistesse? Andiamo tutti verso il baratro perché cosi’ vuole la minoranza (forte) della popolazione?

    saluti provocatori …
    riccardo

  4. stefano vaccaro

    Mi sembra un’ottima analisi del contesto in cui sviluppare politiche di sostenibilita`. Proporre politiche che [I]facciano vincere[/I], come dice Daniele, e` sicuramente necessario, ma queste devono nascere dall’analisi accurata e senza catastrofismo della situazione e da scelte che da quest’analisi conseguono. Fare scelte vuol dire anche decidere se i “miliardi di poveri che ci sono nel mondo” o i problemi di sostenibilita` fisica del modello di sviluppo sono un parametro da considerare nel disegnare politiche di riforma della societa`. Questa scelta va fatta a monte, prima della costruzionene delle politiche “per vincere”, quindi per migliorare la vita degli italiani e non per peggiorarla. In fondo si puo` votare la conservazione non solo per paura, ma anche perche` non sempre e` chiaro quali siano le visioni di fondo alla base del cosiddetto “riformismo”.

  5. Davide Andriolo

    Il problema non è solo italiano ma è globale e di mercato.
    Tuttavia, qualcosa si sta muovendo. Faccio un piccolo esempio nel campo informatico (ovviamente criticabile, ma m’interessa la filosofia di fondo più che l’oggetto in sè) ma che secondo me dovrebbe esser preso a modello proprio per andare incontro ai problemi descritti nell’articolo.
    L’Asus EEPC. Per una volta non si è puntato a aumentare le prestazioni di un laptop ma di creare qualcosa di più piccolo, maneggevole, meno “esoso” in termini energetici che avesse dentro tutto quello che è realmente necessario al 90% degli utenti, ovvero un sistema operativo, un browser, un client di posta e un pacchetto di applicazioni per l’ufficio. Se questa idea (puntare lo sviluppo non sull’aumento a dismisura e spesso non necessario delle prestazioni ma su altri fattori) prendesse piede in altri campi, come ad esempio quello automobilistico in cui ci son solo ancora timidi esempi in questo senso… beh… sarebbe davvero un mondo diverso, e non sarebbe la “decrescita” sbandierata dai sinistri, perché non sarebbe contro il mercato, ma al suo interno…

  6. stefano vaccaro

    @riccardo: volendo essere ancor piu` provocatori e “scientifique”, noi sappiamo che la soluzione NON esiste dato che, finche` vale il secondo principio della termodinamica, nessun processo che implichi trasformazione di forme di energia e` sostenibile.
    Comunque nei limiti del possibile cercherei di ritardare la caduta del mondo nel baratro (soluzione di sinistra), invece di cercare di tenernemene fuori io buttandoci gli altri subito (soluzione di destra).

  7. Forse bisognerebbe vedere in dettaglio cosa e’ successo all’inizio degli anni ’70, un periodo di crisi economica simile a quello che stiamo vivendo oggi.

    Chi vinceva allora le elezioni? Che messaggi dava?

    Se non ricordo male tutti i governi dall’inizio della repubblica a Spadolini (PRI) furono guidati da presidenti del consiglio democristiani.

    Oggi ci sono almeno tre ideologie vincenti ben comprese e codificate in tutto il mondo (anche se con sfumature diverse): liberismo, socialismo ed ambientalismo. Possibile che il PD non riesca ad inquadrarsi in nessuna di queste?

  8. @Stefano: tralasciando il secondo principio che vale per un sistema isolato (e la terra non lo è …) e che l’equilibrio termodinamico dell’universo non è certo l’oggetto della politica, sono d’accordo con te.
    Chissà, con una ventata di ottimismo, magari esiste una soluzione “locale”, ovvero valida e stabile in una scala dei tempi “accettabile” …

  9. stefano vaccaro

    @riccardo: ovviamente la tua ventata di ottimismo mi trova assolutamente concorde, la mia era una provocazione.
    Sul fatto che il secondo principio non c’entri niente ho qualche perplessita`: fintanto che basiamo la nostra sopravvivenza energetica su processi irreversibili, il resto dell’universo ci aiuta poco, ma come tu dici questo e` un po’ oltre il compito ed il tema della politica.

  10. @stefano: volevo dire che il secondo principio non deve diventare un alibi, tanto più che non stiamo discutendo nelle condizioni in cui esso è valido, ovvero la terra non è un sistema isolato, dal momento che è in continuo scambio di materia e (soprattutto) energia con l’universo (in entrata ed in uscita). Quindi l’entropia del sistema terra non deve necessariamente aumentare ed esiste un “libero arbitrio termodinamico” che sta “a noi” dirigere.
    Altra cosa è che la soluzione esista mantenendo i vincoli di “opulenza e consumismo all’occidentale” di cui parla giodi. La termodinamica non ci dice che non esiste anche senza questi vincoli, il che potrebbe giustificare il continuare su questa strada, voila.

  11. @riccardo et al. : nel lungo periodo siamo tutti morti, il Sole si spegnerà dopo aver probabilmente bruciato la Terra, etc. etc.: ragionare per t->infinito non è utile in politica né in economia ;)

    Secondo me la decrescita non avverrà mai in modo volontario e pacifico, per cui non mi pongo il problema di come la si possa ottenere democraticamente; invece sono ottimista sul fatto che i consumi possano continuare a crescere, ma spostandosi sempre di più su beni immateriali e, attraverso l’aumento di efficienza, le tecnologie del riciclo e delle energie rinnovabili si possa arrivare ad un equilibrio sostenibile per le materie prime e l’energia. Non che sia facile, ma trent’anni non sono pochi.

  12. @stefano: attenzione però che noi non siamo in grado di determinare effettivamente i parametri di sostenibilità fisica del modello di sviluppo. Possiamo creare dei modelli molto approssimativi e andare poco più che per tentativi ed errori, ma senza neanche avere la possibilità di tornare alle condizioni iniziali per ripetere l’esperimento…

  13. stefano vaccaro

    @riccardo: il “libero arbitrio termodinamico” mi e` proprio piaciuto. Anche il fatto che la termodinamica non deve diventare un alibi, non era assolutamente il senso del mio ragionamento.
    @Daniele: estremizzando, se uno mi dice con argomenti plausibili che tra quarant’anni moriremo tutti di fame e freddo, non posso fare tanto di diverso che verificare meglio che posso l’effettiva credibilita` dell’affermazione e cercare di fare scelte per evitare questa sorte, anche se il suo modello e` approssimativo.

    Per scendere sul pratico ed abbandonare la termodinamica, in Italia abbiamo ambientalisti che sostengono che le pale eoliche “sono brutte” (tra l’altro il vento e` prodotto da sole+rotazione terrestre, quindi sfruttiamo il fatto che la terra non e` un sistema isolato, appunto). Forse sarebbe il momento di rispondere loro che sono sempre meglio le pale eoliche (almeno dove c’e` vento) che continuare “solo” a bruciare combustibili fossili oppure regredire ad una societa` pre-tecnologica e pre-industriale (perche` cosa altro e` la decrescita?).
    La vera vittoria al referendum contro il nucleare sarebbe stata un grande progetto di espansione delle energie rinnovabili che in Italia sono rimaste ferme da allora. Per dare i numeri, l’Italia ha prodotto, come elettricita` nel 2006, 35 GWh da solare contro i 21Gwh del Lussemburgo. Fate voi il confronto tra i due paesi.

  14. Condivido in pieno l’intervento, tranne il riferimento ai “mutamenti climatici” dal momento che studiando ed approfondendo l’argomento risulta chiaro come non vi siano sufficienti evidenze a sostegno dell’ipotesi AGW (Anthropic Global Warming).

  15. Marco

    Bellissimo post, la domanda sorge spontanea: i nostri politici, tutti, che fanno?? Niente!!

  16. Ottimo l’intervento di Giodi, ma permettete il solito OT:

    oggi a Roma si tiene una manifestazione nazionale contro il governo, promossa dai Girotondi, Idv, Furio Colombo. Partecipano e aderiscono varie sigle della Sinistra e pezzi del PD.

    La non adesione e non partecipazione dei Mille c’è qualcuno che la voglia spiegare? O proprio ormai non vi sentite nemmeno nella posizione di dover spiegare scelte del genere?

  17. stefano, quello che hai scritto scendendo sul pratico lo condivido in pieno. Un po’ di pragmatismo farebbe molto bene ai verdi.

  18. Qualunquista

    Il “bel titolo” dell’incontro?
    I contenuti politici sono buoni, la sensibilita’ estetica pari a zero.
    Aridatece i futuristi!!

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