(Warning: il post contiene riferimenti ad Harvard, New York Times, parole in Inglese, quindi e’ un po’ fighetto-snob. Leggere con cautela)
Non riesco a leggerlo spesso, ma oggi ho aperto il blog di Greg Mankiw, professore di Economia ad Harvard e una delle menti piu’ brillanti del panorama accademico mondiale nelle discipline sociali. Il blog di Mankiw e’ probabilmente il blog piu’ noto agli economisti e ai giornalisti economici, visitatissimo anche da studenti e da non addetti ai lavori. Mankiw ha scritto per il New York Times e riportato sul suo blog un interessantissimo articolo in cui “gioca” a descivere quali politiche dovrebbe perseguire un candidato alla presidenza USA per attirare il voto degli economisti.
Ovviamente in termini numerici gli economisti rappresentano una frazione insignificante dell’elettorato, ma il gioco e’ molto interessante perche’ delinea quali sono le poche ricette su cui gran parte degli studiosi di economia concordano. Scorrendo la lista mi sono rapidamente reso conto che un elemento accomuna le politiche descritte da Mankiw: sono tutto il contrario del Tremonti pensiero. Da notare che Mankiw si dichiara esplicitamente un economista con idee politiche vicine alla parte piu’ moderata dei Repubblicani. Quindi non stiamo certamente parlando di un “Rifondarolo”.
Vediamo piu’ in dettaglio le politiche descritte da Mankiw e confrontiamole con il Tremonti pensiero e l’attuale politica del governo (per le argomentazioni specifiche rimando all’articolo sul New York Times):
“SUPPORT FREE TRADE Economists are nearly unanimous in their support of an unfettered system of world trade.”
Gli economisti sono quasi unanimi nel sostenere il libero commercio mondiale. Tremonti e il nuovo governo hanno invece fatto del protezionismo economico uno dei cavalli di battaglia del loro pensiero economico. Tremonti ha anche dedicato una parte rilevante del suo libro a questo tema.
Pochi dubbi: gli economisti non voterebbero per Tremonti su questo punto.
“LEAVE OIL COMPANIES AND SPECULATORS ALONE”
Secondo Mankiw gli economisti giudicano le misure fiscali contro compagnie petrolifere e speculatori di ogni settore come demagogico fumo negli occhi. Tremonti e il governo hanno invece fatto della Robin Tax e della retorica “anti-speculatori, a difesa dei piccoli consumatori” un altro dei loro cavalli di battaglia. Tra la retorica demagogica e l’economia c’e’ una certa differenza, sembra ricordarci Mankiw.
Gli economisti non voterebbero per Tremonti su questo punto.
“INVITE MORE SKILLED IMMIGRANTS”
As part of their embrace of globalization, economists are open to immigration
Il governo, Tremonti e la Lega hanno fatto del contenimento dell’immigrazione uno dei punti forza del loro programma. Mankiw ci ricorda come la grande maggioranza degli economisti giudichino l’immigrazione come una risorsa e non una minaccia. Mankiw enfatizza semmai la necessita’ di attrarre immigrazione qualificata, il cui impatto economico sulla popolazione locale e’ al netto quasi certamente positivo.
Pochi dubbi: gli economisti non voterebbero per Tremonti (e la Lega) su questo punto.
“RAISE FUNDS FOR ECONOMIC RESEARCH”
Volete il voto degli economisti? Date soldi alla ricerca. Dice Mankiw che se non si capisce come la societa’ e l’economia funzionano non si fa molta strada. Tremonti e il governo hanno appena annunciato tagli alla gia’ poverissima Universita’ Italiana.
Nessun dubbio: gli economisti non voterebbero per Tremonti su questo punto.
“LIBERALIZE DRUG POLICY Many economists marry their support of economic freedom with a similar support of personal freedom.”
Gli economisti sono per la liberta’ personale. “Drug policy is a case in point“, dice Mankiw. Mi verrebbe voglia di chiedere a Mankiw cosa ne pensa degli estenuanti dibattiti Italiani sulla legge 40 o le coppie di fatto. Pero’ a onor del vero Mankiw cita solo la drug policy, quindi lascio un punto interrogativo.
Ci sono altri punti nell’articolo di Mankiw ma non vi rubo il piacere di leggerli. C’e’ un punto finale che aggiungo io:
DON’T SAY THAT WHAT COUNTS IS PEOPLE’S VOTE, NOT ECONOMISTS’ VOTE
In altre parole, non liquidate l’articolo di Mankiw dicendo che quello che conta e’ il voto delle massaie e non il voto degli economisti. Chi studia l’economia e la societa’ lo fa anche per aiutare le massaie a difendersi dalla demagogia.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Grande Raoul,
Io comincerei ad adottare alcuni di questi punti come programma per il Partito Democratico, in particolare quelli menzionati nell’articolo ma non riportati da te:
OPPOSE FARM SUBSIDIES, oltre ad essere costosi i sussidi sono ingiusti verso la parte più povera del pianeta. Politica che naturalmente può essere sostenuta solo al livello europeo.
TAX THE USE OF ENERGY, incoraggiando così le industrie che producono veicoli meno inquinanti, non farebbe che bene al nostro paese.
RAISE THE RETIREMENT AGE, facciamoci coraggio e diciamolo, sulle pensioni abbiamo sbagliato.
Sono d’accordo con Francesco. I tre punti da lui menzionati definiscono con chiarezza una linea politica er il PD: Sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale tra generazioni e dentro le singole generazioni (anche a livello internazionale)
D’accordo soprattutto sulla questione di immigrazione e pensioni.
Mi permetto di segnalare un post in tema di immigrazioni e pensioni in proposito:
http://janejacobs.wordpress.com/2008/07/16/il-futuro-dellislam-e-del-cristianesimo/
E mi permetto di segnalare un articolo dell’espresso un po’ off topic, ma molto interessante sul ruolo dell’opposizione in Italia: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Tonino-scatenato/2031930
In una assolata domenica mattina su un tram in giro per il centro di Roma, Raoul stava cercando di spiegarmi la differenza tra economisti ortodossi, non ortodossi, e ciarlatani (includendo Tremonti nell’ultima categoria). Io suggerivo, e lo ripeto in questo spazio, di cominciare a suggerire alcune letture che possano contribuire a costituire il quadro analitico del PD per affrontare i temi di politica economica.
Uno dei tanti drammi di questi mesi di opposizione è il continuare a dire solo “no, noi no” vedi la campagna “Salva l’Italia”, secondo me sbagliata. Dovremmo cominciare ad argomentare questi no e passare a “noi invece”. Per farlo i nostri politici hanno bisogno di riferimenti.
@francesco e matteo
TAX THE USE OF ENERGY: esiste gia’. E’ il sistema dei certificati bianchi e verdi inventato dall’authority per l’energia italiana e gia’ in vigore da tempo in Italia. Nomisma Energia – branca energetica della stessa Nomisma fondata da Prodi che si occupa di economia – gia’ da tempo propone piani energetici “CO2 free” per le aziende nostrane. E non solo loro, a dir il vero.
OPPOSE FARM SUBSIDIES: non ho mioca capito. Proponi di abolire i sussidi? Cosi’ mandiamo in fallimento la parte piu’ povera del pianeta?
RAISE THE RETIREMENT AGE: non abbiamo sbagliato sull’eta’, semmai siamo fuori dal tempo. L’eta’ pensionabile va adattata alle aspettative di vita del terzo millennio, noi siamo fermi al dopoguerra. In Germania i nuovi virgulti hanno il cuore in pace gia’ da anni: andranno in pensione a 65 anni e bon. Stessa cosa qui in Olanda. Da noi, che viviamo pure piu’ a lungo, si nicchia per non scontentare il popoloso segmento dei 50enni vicini alla pensione. L’errore piu’ grosso cmq fu ritardare all’infinito il cambio del sistema pensionistico da retributivo a contributivo. Oggi troppe persone percepiscono una pensione troppo alta rispetto a quanto hanno versato. Appena la generazione del babyboom comincera’ a pensionarsi in massa, ne vedremo delle belle (ma rideremo poco).
1. Io mi riferivo ai consumatori. Non dobbiamo toccare le accise. Anche io ho l’auto (diesel) ed ho visto il pieno aumentare del 30% in 6 mesi, rompe, ma intanto in Italia i consumi sono diminuiti del 20% in un anno, positive externality?
2. I sussidi: mi riferisco alla Politica Agricola Comune, che pur ridotta negli anni rappresenta ancora oltre il 40% del budget UE. Sussidi esistono anche negli USA, di fatto i paesi ricchi aiutano i propri agricoltori a proteggersi dalla “concorrenza” dei paesi meno sviluppati, molto umano!
3. Ricordo un bellissimo poster dell’anno scorso del Governo tedesco.
Foto: bambino in un prato che fa le bolle di sapone.
Titolo: Fuer Paul. Von Deutschland
Sottotitolo: Die Rente mit 67 ‒ unsere Beitrag fuer seine Zukunft (la pensione a 67 anni – il nostro contributo al suo futuro).
Vediamo quando avremo un partito che comincerà a mettere questi manifesti….
Sono d’accordo con Francesco, bisogna individuare dei modelli di riferimento, e come gli dicevo partirei da Joseph Stiglitz
Non sono economista, e alcuni dubbi mi son venuti:
1- gli economisti avrebbero votato Veltroni? ma è una domanda inutile, il PD ha perso;
2- Greg Mankiw suggerisce un’immigrazione qualificata o inqualificata? Può lo stato italiano sostenere le spese (istruzione, sanità ecc.ecc.) di immigrati non qualificati? Cioè, il bilancio tra apporti positivi e spese aggiuntive che riguarda l’ingresso in Italia di un migrante non qualificato è positivo o negativo?
3- I sussidi al settore primario hanno una loro base strategica: non legare l’autosufficienza alimentare a politiche e scelte economiche altrui (instabili o meno).
Questo non vuol dire che ogniuno debba coltivare 20 m^2 di terreno a frumento, ma che almeno in ambito europeo o diciamo in un’alleanza più ampia di stati, non dipendere dal grano prodotto in qualsiasi stato nel mondo, ché se questi per motivi suoi (carestia, ECOLOGIA, variaz. climatiche, ritorsione politica, militare, strategica, sociale) riduce drasticamente le esportazioni … si rimane con carenza di cibo.
Un po’ quello che sta succedendo nel campo energetico: le economie vicino all’autosufficienza (magari a seguito di investimenti iniziali cospicui ed apparentemente antieconomici su un mercato globale) sono senzadubbio meno a rischio rispetto a quelle dipendenti da importazioni (la nostra) nei confronti di variazioni di politiche dei prezzi.
che ne dite?
riccardo
Io partirei da Amartya Sen. Anzi, mi pare che ci siamo gia’ partiti da un po’.
TAX THE USE OF ENERGY: Filippo dice bene (e tra l’altro i certificati bianchi stanno funzionando bene). Tuttavia credo ci voglia anche qualcosa di più, stile carbon tax, per invertire la rotta verso il risparmio e la trasformazione del mix energetico.
OPPOSE FARM SUBSIDIES: concordo con Riccardo. Aggiungo che oltre al problema di disporre di un mix di risorse interne che aiutino una certa autosufficienza, c’è anche il problema (connesso con l’eccesso di FREE TRADE) degli effetti distruttivi sulle economie locali dei paesi poveri: diffusione di colture intensive per l’export, impoverimento e crisi alimentare dei contadini, ecc. Insomma, i sussidi ai farmer USA (magari per l’assurdo e inefficiente bioetanolo da mais) o a quelli europei non vanno bene. Tuttavia c’è bisogno anche in Europa di “sussidi” al mantenimento di certe colture e tradizioni, direi quasi di “sussidi” al paesaggio. E c’è sopratutto bisogno di realizzare, nei paesi poveri un mix fra sviluppo autocentrato e produzioni per l’export. Che mi sembra sia il difficile crionale nel quale si muovono gente come Lula…
Sui riferimenti, sono d’accordissimo (!!) con Raoul su Stiglitz, e ovviamente anche su Sen. Proprio perché entrambi sono, per fortuna, assai poco liberisti:))
Corrado, Stiglitz e’ un liberista, come il 99% degli economisti Americani. Un liberista solidale.
@ Filippo: non penso che l’abolizione dei sussidi agricoli darebbe molti problemi alla parte più povera del pianeta, anzi: quelli che sono sussidiati sono gli agricoltori USA ed UE che così, possono mantenere i (loro) prezzi scandalosi più bassi del normale e bloccare ogni concorrenza da parte dei paesi emergenti.
Dimenticavo. Quanto a riferimenti culturali (ed economici) il PD non è che difetti, come dimostra la lista dei conferenzieri chiamati alla summer school. Quel che difetta, mi sembra è un’autorevole sintesi politica di questi riferimenti culturali. O sbaglio.
Ecco la (notevole) lista:
Aldo Bonomi
Andrea Riccardi
Antonio Floridia
Bernard Spitz
Carlo Carboni
Claudia Mancina
Dario Franceschini
Edgar Morin
Elena Granaglia
Federico Rampini
Ferdinando Targetti
Francesca Brezzi
Giorgio Ruffolo
Giuliano Amato
Giuseppe Roma
Irene Panozzo
Jean-Paul Fitoussi
Jeremy Rifkin
Linda Laura Sabbadini
Luca Caracciolo
Luigi Spaventa
Luigino Bruni
Marc Augé
Marino Sinibaldi
Massimo Livi Bacci
Mauro Ceruti
Mauro Magatti
Nadia Urbinati
Paola De Vivo
Philip Pettit
Piero Bassetti
Predrag Matvejevic
Sabahi Farian
Sergio Fabbrini
Silvano Tagliagambe
Vandana Shiva
Comunque da un gruppo che vuole “uccidere il padre” almeno ci si aspetterebbe una proposta di legge per far andare in pensione piu’ tardi i cinquantenni (che non facciano lavori usuranti) e dare un po’ piu’ di respiro ai giovani.
http://janejacobs.wordpress.com/2008/07/08/cambiamenti-epocali/
@Aldo
ho letto il tuo blog che hai linkato. Penso tu stia facendo previsioni troppo “esatte” su un periodo troppo lungo (minimo 2025). Ricordati che 15 anni fa l’idea di una (terza) crisi energetica, internet e il riscaldamento globale andavano bene per libri e film di fantascienza. Anzi, internet nelle sue forme attuali non era stato nemmeno previsto.
Filippo, grazie del commento.
Credo che sia importante fare qualche esercizio di previsioni a lungo termine senza necessariamente scommettere sulla loro esattezza. E’ molto difficile fare previsioni di nuove scoperte tecnologiche come Internet, ma se ad esempio si segue la legge di Moore, e’ possibile prevedere in quanti anni ci saranno computer in grado di pensare alla velocita’ del cervello umano. (http://janejacobs.wordpress.com/2008/07/16/intelligenza-artificiale-e-legge-di-moore/).
Da un dato conosciuto si formulano delle ipotesi che si ritengono ragionevoli (anche se poi si riveleranno sbagliate) per cercare soluzioni a dei problemi.
Se negli anni ’70 e ’80 si fosse compreso chiaramente che in Italia vi era un forte calo demografico e che questo calo demografico avrebbe rallentamento la crescita economica, forse si sarebbero risparmiati piu’ soldi pubblici in quegli anni di “vacche grasse” per usarli negli anni di “vacche magre” come questi, dove una sempre minore popolazione lavorativa “mantiente” una popolazione di anziani.
Ora e’ troppo tardi. I risparmi non ci sono ed il debito pubblico dell’Italia e’ enorme.
Si dovrebbe avere piu’ spirito di sacrificio e senso civico, soprattutto da parte di chi piu’ di ogni altro ha beneficiato degli aiuti pubblici, e si dovrebbe fare una seria riforma delle pensioni dove chi e’ in salute e non fa lavori usuranti vada in pensione a 75 anni.
Uccidere il padre no, ma mandarlo a lavorare, si (se e’ in salute).
Aldo, il punto e’ che previsioni a lungo termine con tanti parametri aleatori sono difficili e spesso inutili. Lavori non usuranti in pensione a 75 anni? E come li definisci usuranti? Un impiegato fa un lavoro usurante? L’impiegato del municipio del mio comune d’origine (1500 abitanti) certamente no, l’impiegato del municipio del centro di Milano probabilmente vive un vita diversa. Insomma, imboccare la strada dei lavori usuranti ci farebbe finire in un pozzo senza fondo fatto di distinguo e precisiamo e sebbeneprevelentementequantunque.
Oltre a mandare a lavorare il padre, dovremmo essere noi figli a farlo (leggasi 65 anni per tutti). Non e’ solo il padre a dover morire, sono anche e soprattutto i figli che devono imparare a vivere basandosi sulle loro forze rinunciando ad un abbraccio tanto comodo quanto asfissiante.
L’immigrazione non qualificata rappresenta un costo o un guadagno a breve, medio, lungo termine per l’economia italiana?
@ Aldo,
Io ho ricordato il programma del governo rosso-nero tedesco, in pensione a 67 anni, più di così…
Egregio Signor Minetti, non nascondo di apprezzare chi legge qualificati esperti economici internazionali per trarne riflessioni e spunti.
Una delle principali virtù di questi soggetti, su scala internazionale , è quella della equidistanza del giudizio, solitamente ponderato su riflessioni che vanno ben al di là delle piccole beghe di qualche Stato.
Chi le scrive, vive in Italia ed opera quotidianamente nel sistema tributario italiano pur non avendo titolo per definirsi “economista”, non ha votato PDL né ha la presunzione o l’interesse a difendere o giustificare questo o quel comportamento.
Posso tuttavia definirmi, senza fatica, fortemente critico verso lo sterile comportamento finanziario ed economico del precedente Governo, che pure ho sostenuto, auspicando un cambio di traiettoria mai avvenuto nei fatti.
Premesso ciò, non condivido le sue analisi sui quattro punti da Lei esposti verso l’attuale Ministro dell’Economia, analisi che mi paiono neanche troppo velatamente artefatte da Suoi credo politici.
Situazioni che, comprenderà, stridono con una analisi definibile tale.
Sui quattro punti che cita, trova analiticamente le mie risposte qui
http://www.presente-futuro.it/?q=node/414
In ultimo, per alleggerire, forse ha ragione Lei nel Suo titolo: c’è il rischio che in alcuni questa chiacchierata possa suscitare sentimenti di disagio, quasi come fosse snobistica. Sarebbe un peccato visto che significherebbe confondere la quotidianità che investe tutti in pratica inutile.
Ho la sensazione che l’appellativo che Lei usa,”fighetto-snob”, possa invece essere usato con nozione di causa verso persone non così lontane dal circuito e della quotidianità, anche tra imille, ma nella realtà distanti anni luce da chi li avvicina, con questi ultimi che non faticano a notare l’abisso tracciato dai primi. Per esempio come recentemente percepito da più di un presente al Vs. incontro romano e documentato ampiamente in rete.
La saluto Cordialmente
Caro Paolo,
grazie del tuo dettagliato commento. Ti rispondo presto in maniera piu’ articolata perche’ le tue osservazioni richiedono delle risponde altrettanto elaborate. Per il momento mi limito ad osservare che l’analisi economica applicata a processi di policy e’ inevitabilmente ispirata da giudizi di valore e opinioni. Lo stesso Mankiw, rigoroso scienziato indipendente quando si tratta di produrre articoli scientifici, non si esime dall’assumere posizioni chiare e politicamente definite quando si tratta di discutere di policy. E non fa mistero dei suoi orientamenti politici. A presto per le risposte piu’ dettagliate.
ci riprovo:
Greg mankiw “SKILLED IMMIGRANTS”=immigrato abile, qualificato.
Ho appena saputo che la Germania si avvale della possibilità, concessale dall’UE, di usufruire di un lasso di tempo (fino al 2011) in cui vieta l’immigrazine NON QUALIFICATA da parte di lavoratori comunitari dell’Europa dell’Est (Rumeni, polacchi ecc).
Naturalmente i qualificati li accetta.
Non essendo economista, “intuisco” che: è NON vantaggioso accogliere immigrati non qualificati, mentre è vantaggioso per quelli qualificati. Sia in termini di spesa (istruzione, sanità…) sia di mancato lavoro per i propri cittadini “not skilled”, i quali in un paese senza ammortizzatori sociali ….
…. VOTANO LEGA?
Quindi sin da D’Alema, che accettava l’immigrazione clandestina per pagare le pensioni agli italiani, il centrosinistra ha detto in giro una grossa BALLA?
La sconfitta di Veltroni è maturata sulla base di scelte politiche DEI PASSATI GOVERNI DI CX/SX, sconfitta quindi che ha radici ben più profonde ed in la nel tempo che la semplice scusa di un PD appena nato?
Riccardo Russo
@riccarù,
quello tedesco cui fai riferimento è un provvedimento che intanto deve ancora essere approvato, ed inoltre è giustificato dalla vicinanza territoriale della Germania con Polonia, repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Estonia, Lettonia e Lituania. In cambio del provvedimento la Germania aprirà le frontiere ai laureati degli stessi paesi a partire dal 2009 (dal 2004 non li accetta, quindi non c’è nessun “naturalmente”).
La situazione italiana è molto diversa; ti garantisco per esperienza vissuta in prima persona che se non ci fosse la manodopera non specializzata straniera molte imprese, soprattutto al Nord, chiuderebbero per mancanza di operai. E ci tengo a precisare che si tratta di lavoratori regolari, che pagano tasse & contributi, a vantaggio anche dei pensionati italiani.