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Questa pagina contiene un singolo articolo del blog pubblicato il July 5, 2008 1:00 AM.

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Niente contro Jovanotti

di Francesca Pollastrini



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Come ogni anno, a un certo punto, col caldo, arrivano anche i compiti dell'esame di maturità. E in Francia, dove vivo e insegno, i professori correttori sono convocati in un liceo dove prendono i vari pacchi di compiti che correggeranno poi a casa, con un tempo fissato dal ministero.

Durante la prova scritta delle lingue straniere i candidati devono leggere un testo, rispondere a delle domande, tradurne qualche frase e fare una redazione di circa 30 righe su uno dei temi presenti nel testo. Per l'italiano, quest'anno ci è toccato in sorte un brano tratto da Il grande boh di Jovanotti. Autore della decisione è una commissione di insegnanti ed esperti, scelti dal ministero, che per mesi riflette, parla, si confronta ed elabora le domande.

Ora, io non ho niente contro Jovanotti, ho anche un paio di suoi cd.

Nel testo, Jovanotti parla di un viaggio che ha fatto in Africa, di quanto abbia amato il Niger, certi tramonti e tutta la gente che ha incontrato, gente estremamente sorridente. Il tutto con il linguaggio che gli conosciamo: sicuramente appassionato, energico e ottimista, ma talvolta tendente all'adolescenziale. E per me "adolescenziale" non è da leggersi con accezione negativa, se però è un adolescente che scrive o un autore che vuole farsi leggere dagli adolescenti, come è il caso di Jovanotti. Chiunque ha il diritto di scrivere e pensare ciò che vuole, ed esprimersi come vuole. Ma io mi chiedo chi sono quegli individui che hanno scelto questo brano come testo per il benedetto baccalauréat di cui tanto si parla. E vorrei conoscere il loro scopo finale. Per anni gli insegnanti cercano di far capire ai ragazzi quanto importante sia essere critici, avere uno sguardo neutro, analizzare. In storia, in letteratura, in filosofia, leggendo un giornale.
E poi, nel momento più importante della vita di un liceale, quando si valuta la maturità di fronte alla cultura e al sapere, gli si chiede di riflettere su cose del tipo se il sorriso degli africani e il denaro degli europei bianchi si incontrassero... questa è, appunto, una frase da adolescente che gli adulti insegnanti cercano di contestualizzare, analizzare, senza perdere per strada la passione e l'entusiasmo dei giovani. Questa commissione di esperti, volendo fare i gggiovani e scegliendo questo genere di testi, dà in pasto ai ragazzi un testo per loro difficilissimo, ma di una difficoltà falsa (parole di un registro linguistico piuttosto basso e una riflessione che per anni gli insegnanti hanno cercato di modificare, rendere più neutra). Anche le cose difficili devono essere alla portata dei ragazzi, devono dar loro la possibilità di esprimersi e dimostrare che sono cresciuti, che sono grandi, che hanno studiato. Con questo genere di prove d'esame, va a farsi benedire proprio la meritocrazia: chi ha studiato, seguito i consigli, non ci capisce niente perché perde i punti di riferimento che ha acquisito; chi non ha studiato non ci capisce niente perché il linguaggio non è proprio quello che si insegna a scuola o si impara sui libri. Quindi, quando ci hanno consegnato i compiti da correggere, ci è stato detto di essere indulgenti (si sa, di solito gli insegnanti provano una profondissima forma di piacere dando voti catastrofici). E di nuovo la meritocrazia è l'ultimo dei loro problemi, l'ultimissima preoccupazione. Poi, ogni anno in ottobre i colleghi dell'università iniziano a lamentarsi del livello intollerabile dei nuovi iscritti. E si va avanti stancamente.

Ah, dimenticavo: nel brano c'era anche un errore, l'omissione di una parola che rendeva ancor più incomprensibile il tutto, proprio nel paragrafo da tradurre. E non è l'unico errore nelle prove di maturità; ma qui, nessuno scandalo, nessuna notizia al telegiornale, siamo in un Paese pudico. Però tutte le sere il telegiornale parla della stanchezza degli alunni e della totale arbitrarietà della correzione (è ormai noto a tutta la Francia che uno stesso compito è stato valutato con un 3 su 20 da un professore, e con un 13 su 20 da un altro; c'è pure un centro pagato dal ministero per fare questo tipo di analisi, sicuramente utili al progresso e al miglioramento delle condizioni di insegnamento).

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Commenti (1)

lorella:

Cara Francesca,
il tuo articolo mi ha fatto riflettere su alcune cose:
in primo luogo, il fatto che forse la crisi dell'istruzione pubblica non è solo italiana ed ha radici più profonde, culturali oltre che politiche ed economiche e su questo l'UE farebbe bene a discutere nelle sedi appropriate;
in secondo luogo, la distanza che c'è tra la scuola reale, quella che io e te, come tanti altri insegnanti, ogni giorno facciamo, e l'idea di scuola che aleggia nei palazzi del potere e che si concretizza in decisioni avulse dalla realtà didattica e pedagogica quotidiana;
in terzo luogo, gli errori nella scelta e nella redazione delle prove di maturità, che siano pubblicamente proclamati come in Italia, o taciuti, come in Francia, rivelano che il merito di cui tanto si parla da un po' è soltanto uno specchietto per le allodole da proporre ai "più umili servitori dello Stato", mentre nelle alte sfere prevale la logica della casta: non si occupano i posti di rilievo per le proprie competenze, ma forse per le proprie "conoscenze".

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