Come ogni
anno, a un certo punto, col caldo, arrivano anche i compiti
dell’esame di maturità. E in Francia, dove vivo e
insegno, i professori correttori sono convocati in un liceo dove
prendono i vari pacchi di compiti che correggeranno poi a casa, con
un tempo fissato dal ministero.
Durante la
prova scritta delle lingue straniere i candidati devono leggere un
testo, rispondere a delle domande, tradurne qualche frase e fare una
redazione di circa 30 righe su uno dei temi presenti nel testo. Per
l’italiano, quest’anno ci è toccato in sorte un
brano tratto da Il grande boh di Jovanotti. Autore della
decisione è una commissione di insegnanti ed esperti, scelti
dal ministero, che per mesi riflette, parla, si confronta ed elabora
le domande.
Ora, io
non ho niente contro Jovanotti, ho anche un paio di suoi cd.
Nel testo,
Jovanotti parla di un viaggio che ha fatto in Africa, di quanto abbia
amato il Niger, certi tramonti e tutta la gente che ha incontrato,
gente estremamente sorridente. Il tutto con il linguaggio che gli
conosciamo: sicuramente appassionato, energico e ottimista, ma
talvolta tendente all’adolescenziale. E per me “adolescenziale”
non è da leggersi con accezione negativa, se però è
un adolescente che scrive o un autore che vuole farsi leggere dagli
adolescenti, come è il caso di Jovanotti. Chiunque ha il
diritto di scrivere e pensare ciò che vuole, ed esprimersi
come vuole. Ma io mi chiedo chi sono quegli individui che hanno
scelto questo brano come testo per il benedetto baccalauréat
di cui tanto si parla. E vorrei conoscere il loro scopo finale. Per
anni gli insegnanti cercano di far capire ai ragazzi quanto
importante sia essere critici, avere uno sguardo neutro, analizzare.
In storia, in letteratura, in filosofia, leggendo un giornale.
E poi,
nel momento più importante della vita di un liceale, quando si
valuta la maturità di fronte alla cultura e al sapere, gli si
chiede di riflettere su cose del tipo se il sorriso degli africani e
il denaro degli europei bianchi si incontrassero… questa è,
appunto, una frase da adolescente che gli adulti insegnanti cercano
di contestualizzare, analizzare, senza perdere per strada la passione
e l’entusiasmo dei giovani. Questa commissione di esperti,
volendo fare i gggiovani e scegliendo questo genere di testi, dà
in pasto ai ragazzi un testo per loro difficilissimo, ma di una
difficoltà falsa (parole di un registro linguistico piuttosto
basso e una riflessione che per anni gli insegnanti hanno cercato di
modificare, rendere più neutra). Anche le cose difficili
devono essere alla portata dei ragazzi, devono dar loro la
possibilità di esprimersi e dimostrare che sono cresciuti, che
sono grandi, che hanno studiato. Con questo genere di prove d’esame,
va a farsi benedire proprio la meritocrazia: chi ha studiato, seguito
i consigli, non ci capisce niente perché perde i punti di
riferimento che ha acquisito; chi non ha studiato non ci capisce
niente perché il linguaggio non è proprio quello che si
insegna a scuola o si impara sui libri. Quindi, quando ci hanno
consegnato i compiti da correggere, ci è stato detto di essere
indulgenti (si sa, di solito gli insegnanti provano una profondissima
forma di piacere dando voti catastrofici). E di nuovo la meritocrazia
è l’ultimo dei loro problemi, l’ultimissima
preoccupazione. Poi, ogni anno in ottobre i colleghi dell’università
iniziano a lamentarsi del livello intollerabile dei nuovi iscritti. E
si va avanti stancamente.
Ah,
dimenticavo: nel brano c’era anche un errore, l’omissione
di una parola che rendeva ancor più incomprensibile il tutto,
proprio nel paragrafo da tradurre. E non è l’unico
errore nelle prove di maturità; ma qui, nessuno scandalo,
nessuna notizia al telegiornale, siamo in un Paese pudico. Però
tutte le sere il telegiornale parla della stanchezza degli alunni e
della totale arbitrarietà della correzione (è ormai
noto a tutta la Francia che uno stesso compito è stato
valutato con un 3 su 20 da un professore, e con un 13 su 20 da un
altro; c’è pure un centro pagato dal ministero per fare
questo tipo di analisi, sicuramente utili al progresso e al
miglioramento delle condizioni di insegnamento).
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




