di Oleg Curci
I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.
La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi.I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali.Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?
Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell’economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l’iniziativa individuale sia insostituibile, che l’impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.
Tutto questo deve essere il Partito Democratico, tutto questo lo diceva qualcuno che non ha avuto la possibilità di vederlo nascere anche se lo aveva già pensato, Enrico Berlinguer. Tratto da un’intervista a Eugenio Scalfari, su Repubblica del 27 giugno 1981, parole di 27 anni fa che sembrano pronunciate 27 minuti fa.
Facciamoci forza, a uomini come questo dobbiamo almeno il nostro impegno….
Oleg Curci ha partecipato alla nostra Assemblea Nazionale. Qui, con Real Player, è visibile il suo intervento.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Notevolissimo. Sembrava davvero un pezzo scritto ieri mattina. Era avanti lui o siamo indietro noi?
Belle parole.
Peccato non siano seguiti i fatti e oggi abbiamo:
-) un magnaccia come presidente del consiglio
-) un magnaccia come presidente della camera
-) un mafioso a presiedere il senato
-) una valletta di facili costumi al ministeo delle pari opportunita’
-) un ignorante al ministero delle riforme ecc.
-) dei satrapi corrotti a presiedere le regioni, i comuni e le province
dovrebbe essere facile fare opposizione morale ad un gruppo di persone cosi’ immorale.
http://leonardo.blogspot.com/2008/07/il-partito-delluomo-chiunque.html
Ecco, queste sono le cose che mi strizzano lo stomaco, che mi fanno salire la bile al cervello, che mi intossicano la coscienza di rabbia. Questo uso leggero e strumentale delle parole antiche, degli scritti altrui e delle tradizioni che non sono proprie.
Non avete una identita’, non avete una linea politica-ideologica, esprimete solo una elitaria, relativa tendenza culturale e i miti, dei quali avete bisogno piu’ del pane, li dovete andare a strappare dagli unici luoghi della storia del paese che ancora ne possiedono di sani e incorrotti.
La storia virtuosa e complessa di questo paese non e’ un discount alimentare dove andare a fare la spesa ogni volta che il “butcher” sotto casa rimane a corto di “green curry alla tailandese”.
Berlinguer non penso’ il PD e soprattutto non aveva in mente il vostro di PD, quello dei iMille, quello di Sofri&Associati per intenderci.
Imparate ad essere “buoni” a vostre spese e con le vostre gambe, non sfruttate le bonta’ acquisite dagli altri, in altri contesti e pagate ben care e se lo fate non mettetevele sotto i piedi tra tre post.
Berlinguer era il segretario del Partito Comunista Italiano, ricordatevi di scriverlo perche’ forse qualche “bimbetto” lo ignora.
Saluti.
che berlinguer avesse in mente il PD è un’opinione veramente audace…
Scusa, leo perutz, ma non mi sembra che ricordare le parole profetiche di un grande italiano sia un oltraggio alla sua memoria e non mi sembra neppure che si voglia strumentalizzarle a favore del pd.
La ‘questione morale’ è una faccenda che l’Italia si porta appresso dall’unità, come la ‘questione meridionale’ e, per usare un’espressione in voga, non è nè di destra nè di sinistra. E’ “IL” problema di questo paese.
E sempre a proposito di questione morale e a dimostrazione di quanto detto prima ti segnalo
questa iniziativa:
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28 luglio 1981
28 luglio 2008
I cittadini democratici si interrogano su
LA QUESTIONE MORALE
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a 27 anni dall’intervista di Scalfari a Berlinguer
Valori e parole da ritrovare
Libreria BIBLI – lunedì 28 luglio – ore 19,00
Via dei Fienaroli, 28 – Trastevere – Roma
E’ una serata aperta tutti.
info: 335 5971138 – 328 9556996 – 328 1148370
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C’è anche un blog. Se non si può partecipare si può lasciare un commento.
http://www.laquestionemorale.blogspot.com
Carissimo Leo ,A mie spese e con le mie gambe metto tutto il tempo e l’impegno che dedico al Circolo di cui sono Segretario, girare in vespa tutto il giorno a consegnare comunicati ed altro, parlare con la gente, riunire gli iscritti il più spesso possibile ed in più gestire due figlie, vita familiare, lavoro ed università non mi sembra così elitario e “fighetto”. Vedi è buona cosa prima di sputare sentenze di qualsiasi tipo pensare chi si ha di fronte, so benissimo chi era e cosa ha fatto Enrico Berlinguer perchè la mia prima tessera del P.C.I. è firmata da Lui.
Il rispetto che aveva delle persone forse tu non sei riuscito a comprenderlo…peccato…comunque grazie per il commento…
buona giornata (ps il post che hai letto è stato scritto dopo due notti “fighette” in Pronto Soccorso a lavorare…)
Oleg
Siamo usciti come Circolo del PD (unico credo) con un comunicato sulle recenti indagini in Abruzzo dal titolo “La questione Morale”, http://pdobama.wordpress.com/2008/07/22/questione-morale/
dateci un’occhiata
E se Berlinguer fosse, politicamente, il vero sconfitto degli ultimi 27 anni ?
Ripartire da qui può dare un senso alle cose che vorremmo fare- meritocrazia, meno apparati più servitori dello stato,vera socialdemocrazia, responsabiltà civile e morale, etc.- ma mi viene il magone a dover recuperare un discorso che è già solo storia.
Dove sono gli uomini forti e coraggiosi, i padri non padrini ?
Se non sei riuscito a comprendere il senso del mio commento permettimi di dubitare che tu abbia compreso non solo le parole del vecchio segretario ma anche il senso della sua esperienza storico-politica, caro Oleg, e questo indipendentemente da chi firmo’ la tua tessera, da quanti chilometri percorri quotidianamente, da che lavoro fai o da quanta prole tieni.
Impara ad argomentare con le idee e non con i “titoli di merito” o le beatitudini personali (costume tipico di qualche iMillesimo) perche’ a me i richiami di appartenenza non muovono ad alcuna commozione.
Comprendo che per te e’ logico e normale portarti a “casa nuova” dei bagagli con qualche vecchio e rassicurante ricordo di famiglia dentro ma questo non significa che l’operazione sia sempre filologicamente corretta, nonostante le buone intenzioni.
Torno a ripetere e sento di non mancare di rispetto a nessuno: vi siete presi Sofri come padre putativo e nume intellettuale e Obama come talismano? (il tono dialettico della tua risposta lo confermerebbe) Beh! Allora rinunciate a Berlinguer, perche’ le cose non sono compatibili, nemmeno nel PD del futuro che di tutte le anime, di tutte le culture, di tutti gli orientamenti, vuole fare un insipido ma nutriente minestrone per il fabbisogno fisiologico di ogni coscienza.
Saluti.
Concordo in parte con Oleg ma anche in parte con Leo. L’intervista di Berlinguer e’ molto lucida e attuale nell’identificare una serie di problemi della politica. Ma Berlinguer non puo’ essere il punto di riferimento ideale de iMille. Il che ovviamente non significa avere stima e ammirazione per la sua statura di uomo e di politico.
@ Leo Perutz, perche’ tanto astio verso Oleg Curci?
E se non fosse astio, ma stanchezza?
La stanchezza di di continuare a praticare la triste arte del revisionismo storico pro domo sua.
Dire che Berlinguer voleva il Pd è pura fantascienza.
Mi ricorda di qualche millino che su queste pagine osava dire che i giovani del Pd sono come i nostri nonni andati in montagna a caccaire tedeschi e fascisti.
No. Non è vero Berlinguer era il fautore (dell’inutile e fallito) Eurocomunismo.
I partigiani non andarono sulle montagne per garantire alla nipote di Berlinguer un posto a al Tg tre.
Se volete possiamo anche parlare delle case del popolo, dei quadri, delle opere di artsiti e lavoratori che sono state vendute per fare cassa elettorale pro pd.
Quando sarebbe bastatao qualche finanziamento in più dalla coop , o da Unipol o Dal Monte dei Paschi di Siena.
Un ultima cosa sapete chi ha salvato Saccà dal doveroso licenziamento dopo le telefonate con Silviob?
Curzi.
Ovvero i consiglieri RAi “di sinistra”.
Astio????
Trovo davvero rivoltante che il PD si appropri di Berlinguer e ne faccia la sua “guida morale”.
L’intervista e’ bellissma, ovviamente.
Ma vorrei chiedervi come puo’ un partito che promuove parlamentari gli assitenti e le segretarie parlare di meritocrazia?
Come puo’ parlare di questione morale il partito di Latorre, Bassolino e Del Turco.
In un a parte non pubblicta dell’intervista Berlinguer spiegava la diversita’ comunista dicendo: In galera con gli operai ci siamo stati noi; sui monti con i partigiani ci siamo stati noi; nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi; con le donne, con il proletariato emarginato, con i giovani ci siamo stati noi; alla direzione di certi comuni, di certe regioni, amministrate con onestà, ci siamo stati noi.
E Veltroni che cosa potrebbe dire?
In galera con i corrotti ci siamo stati noi; sui monti (svizzeri) con gli evasori fiscali ci siamo stati noi; nelle borgate coi palazzinari ci siamo stati noi; coi preti, i padroni, i rampanti ci siamo stati noi, e lasciamo perdere come governiamo regioni e citta’…
Certo, dall’altra parte e’ peggio (per non parlare di Di Pietro e Casini), e questa e’ la vostra grande grande fortuna, ma almeno quelli non fanno i moralisti, non sparano sentenze (anzi le evitano!), non alzano il dito a fare lezioni…
Ciò che io volevo semplicemente sottolineare (senza volermi impossessare delle idee di nessuno ne volendo ergere nessun tipo di simbolo)è il parallelismo soio-politico che unisce due periodi storici molto lontani con evidenti mutazioni sociali ed economiche ma con problematiche tutto sommato sovrapponibili.
Tutto qui…non ho tirato in ballo ne padri intellettuali ne talismani…il mio essere ed il mio fare sono in funzione del mio futuro e di quello delle mie figlie…il resto è relativo…
Io non so chi sia questo Oleg Curci ma ha scritto:
“Tutto questo deve essere il Partito Democratico”
Non ha scritto: “questo è cio che è il partito democratico”.
Nè ha scritto “Questo è ciò che diventerà il PD nei prissimi 6 mesi grazie all’infaticabile attività e all’impareggiabile capacità politica ed intellettuale di Walter Veltroni”.
“tutto questo lo diceva qualcuno che non ha avuto la possibilità di vederlo nascere anche se lo aveva già pensato, Enrico Berlinguer.”
Questa frase la potete leggere in due maniere:
1) Una emerita castroneria: “Berlinguer ci aveva proprio questa idea di PD qui” (Quale poi? Quella del PD che ha perso le elezioni? o quella del PD che vorrebbero fare questi iMille non appena ricevono un finanziamento dalla Apple?)
2) Oppure: “Io, Oleg Curci, penso che il PD dovrebbe incarnare questo modello individuato come necessità impellente già dal buon Berlinguer 27 anni fa. E tra parentesi a me Berlinguer mi piace molto anzi è proprio un punto fermo nella mia vita sia intellettualmente che emotivamente”. Frase che, pur non essendo rivoluzionaria e non apportando di per se un contributo in grado di sconvolgere il dibattito politico, è abbastanza accettabile e ha sicuramente qualche appeal su persone che condividono un certo retroterra di cultura ed esperienza.
Non mi sembra così drammatico come intervento nè così insultante nei confronti della memoria di Berlinguer.
D’altra parte se si fosse scavato un pò più in profondità, magari per discutere delle strategie su come realizzare queste cose, se ne esistono… perchè sono sicuro che questi problemi li ha in mente anche il buon Walter. Solo che tra il dire ed il fare…
Comunque non ho visto l’intervendo del Sig.Curci all’assemblea. Magari era più interessante.
P.S.: potete evitate di ripetere sistematicamente i messaggi , per cortesia?
Grazie Maurizio, il senso del mio intervento era proprio quello.
buona serata
Oleg
Scusate, leggendo questi post mi è tornato in mente Gaber. Ve ne riporto solo un pezzettino…
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
Nel passato feudi, concessioni di terre, benefici di ogni genere e, con lo sviluppo dell’economia monetaria, soprattutto emolumenti costituivano la tipica ricompensa che principi, conquistatori vittoriosi o capipartito vincitori elargivano al proprio seguito; oggi sono cariche di ogni tipo in partiti, giornali, cooperative, casse di malattia, comuni, stati che vengono distribuite dai capipartito per i leali servizi loro prestati. Tutte le lotte tra i partiti non si svolgono soltanto per fini oggettivi, ma anche e soprattutto per il patronato delle cariche. In Francia un’infornata di prefetti a opera di un partito politico è sempre stata considerata come un sovvertimento maggiore e ha provocato più chiasso di un cambiamento del programma di governo, il quale ha un significato quasi meramente retorico.
Non di parole mie si tratta, ma di Max Weber. 1919. @Leo: non mi voglio appropriare di nessuno, eh. @Oleg: non intendo assolutamente sottovalutare la questione morale, anzi: a mio avviso il deficit etico di questo Paese e la sua condizione declinante nel panorama internazionale procedono insieme (in modo inversamente proporzionale – acc#@! in questo blog bisogna rischiare la pedanteria per prevenire accuse di scarso rigore filologico).
Ho riportato le parole di un antico maestro perché ritengo che sia opportuno evitare le ingenuità (that’s politics: “L’esercizio della politica attraverso i partiti significa precisamente questo: esercizio di interessati”) e al tempo stesso sconfiggere il cinismo, anche sulla scorta di considerazioni pragmatiche: il Paese gna fa ppiù (“[...]una situazione di questo genere – trecento-quattrocentomila membri di partito i quali non avevano nulla da vantare per la propria qualificazione se non il fatto di aver prestato buoni servigi per il proprio partito – non poteva ovviamente sussistere senza enormi inconvenienti: corruzione e sprechi senza pari, che solo un paese con risorse economiche ancora illimitate poteva reggere”).
se berlinguer fosse vivo non starebbe in un partito con d’alema (solo per citarne uno)
punto
lasciate in pace i morti
e tenetevi craxi nel pantheon (fassino dixit)
solo per citarne un altro
grazie
Anche il Pdl, con il presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto, si schiera con Fassino: «Gli esprimo la mia solidarietà e stima, oggetto di una delle solite e indegne aggressioni destituite di ogni fondamento, ma dotate di una forte risonanza mediatica»
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VOMITO VOMITO VOMITO
Cicchitto è un piduista.
Non è un caso che difenda Fassino.
Il vice di d’Alema La Torre va a fare il docente (di che poi? l’avete mai sentito parlare La Torre) a casa del condannato per mafia Dell’Utri.
E tirate fuori Berlinguer?
Ma lo sapete che il PD ha chiesto i soldi (non ricordo se 50000 o 100000 euro) ai candidati eletti nei collegi sicuri in anticipo? E se non eri nei collegi sicuri li dovevi versare dopo.
Vergogna!
Scusate lo sfogo.
Al lavoro anche gli avvocati di Clemente Mastella: «Ho sempre fatto la politica per la politica. Quelle del signor Tavaroli sono soltanto illazioni, destituite di ogni fondamento e delle quali risponderà in tribunale. Ho dato infatti mandato all’avvocato Titta Madia di querelarlo con amplissima facoltà di prova». Tavaroli è tra i 34 indagati di un’inchiesta appena chiusa dalla Procura di Milano sulla raccolta illecita di informazioni riservate, che vede sotto indagine anche Telecom e Pirelli.
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Indovina Indovinello: di chi è parente l’avvocato di Mastella?
E di chi era fidanzata la “parente” dell’avvocato di Mastella?
Altro indovinello: come ha fatto Colaninno a comprarsi la Telecom per un tozzo di pane!
ps
lasciate in pace Berlinguer, grazie
Vorrei sottolineare che
- Non mi sogno nemmeno di turbare la pace di Berlinguer, mi auguro di trovare nel mio cammino un uomo così, sono le sue idee, il suo modo di vivere la politica ed il partito che auspico.
- Non ho nulla a che fare ne con Mastella ne con altri quindi l’accomunare chi quotidianamente si barcamena e cerca di ottimizzare la vita per far funzionare meglio le cose mi sembra quantomeno qualunquista
- Credi che io o altri come me condividano certe metodiche…??? non credo proprio, non fanno parte di me, spendo quotidianamente tanta energia nel combatterle e cercare di superarle, lotto ogni giorno contro i dinosauri ma cerco di farlo dentro al partito, il cambiamento deve prendere forza dal basso e non saranno certo pessimismi ed arrabiature variamente distribuite a fermarmi.
per cui, capisco benissimo e condivido il tuo sfogo Lorenzo ma non mi accomunare a certa gente, con loro ti garantisco, non ho nulla a che fare e loro non hanno nulla per appartenere al partito Democratico che vogliamo, riusciremo a tirare via un po’ di rami secchi…riusciremo.
Buona notte e comunque grazie per l’opinione
Oleg
Oleg,
mi dispiace se i miei commenti hanno dato in qualche modo la stura a qualche forma di aggressione verbale successiva che non condivido assolutamente nei modi e nei contenuti. Io non sono assolutamente animato da nessu astio, ne nei confronti del tuo circolo e soprattutto nei tuoi confronti. Non potrei perche’ non ti conosco.
Io spero che tu abbia compreso il senso della mia critica “ferma”. Nonostante le tue posizioni personali il circolo, al quale sembri appartenere e sul cui blog ti viene dato di scrivere, esprime delle linee culturali per mano dei suoi esponenti principali e di quelli secondari. La credibilita’ politica generale viene ad essere una sommatoria nella quale le singole azioni non hanno tutte lo stesso peso.
Il circolo puo’ essere aperto quanto lo si vuole ma varra’ comunque il principio che le linee caratteristiche siano condivise da ogni suo membro.
Partendo dal presupposto storico che Berlinguer fu il segretario del maggiore partito comunista europeo e che fu un leader politico espresso da una rigida nomenclatura, dotata di solidi riferimenti ideologici nei quali non era permessa che una sola ortodossia, fornite di scuole politiche, di efficenti strutture di base, di un un corpo intellettuale di altissimo profilo ma comunque allineato alla linea ideologica, io ho trovato inaccettabile che lo si citasse in riferimento ad un partito che nega nei fatti e nella sostanza la pratica politica berlingueriana e che tale citazione provenisse da chi, anche se con differenze personali, sostiene una cultura che e’ quella espressa da iMille.
La potenza espressa dal PCI di Berlinguer era tutta nella sua massiccia identita’ comunista, partitica, popolare, nella sua penetrazione nella classe lavoratrice e nella sua solidita’ ideologica nella quale il nero era nero. La superiorita’ morale si esprimeva in questa forte identita’ che non lasciava spazio a nessuna libera interpretazione, a nessuna fuga e a nessun imbroglio. Le aperture “atlantiche” e i compromessi storici furono gli ennesimi gesti di responsabilita’ che un grande partito seppe prendersi ma ricordi anche la posizione di B. nel referendum sulla scala mobile:” IL PCI e’ il partito dei lavoratori. Non si governa contro i lavoratori, non si governa senza il PCI.”
Ora, onestamente Oleg, come conciliare cio’ che iMille, come Circolo, scrivono, testimoniano, propongono con queste parole marmoree? Il PD supera senza convinzione la lotta di classe, iMille ne fanno una patetica questione generazionale ed ecco che Berlinguer, comunista tutto d’un pezzo, diventa Gandhi, Maria Montessori, Madre Teresa, Falcone e Borsellino messi insieme. No! Non si puo’!
Per parlare chiaro, tra le altre cose: Berlinguer non avrebbe mai permesso la cooptazione di un membro esterno nel comitato centrale del partito. La lenta ascesa al C.C., come sai bene, avveniva mediante delle severissime carriere interne durante le quali il candidato doveva non solo farsi le ossa e passare attraverso i vari organismi di rappresentanza ma anche dare solide garanzie dal punto di vista ideologico.
E’ chiaro, Oleg, che possiamo fare le nostre citazioni per dare sostegno alla nostra dialettica. Ma alcune di queste possono risultare particolarmente sconvenienti al lettore che legge il blog e che, nonostante le buonissime intenzioni del singolo Oleg, percepisce un problema di credibilita’ generale ne iMille e una marcata linea culturale oligarchica, che non e’ espressa dal riferimento al “fighettismo” che tu hai creduto di leggere nel mio commento, quanto nella pretesa di divenire “una agenzia per la futura classe dirigente del partito” ( cito Simoni da Europa).
Il compagno Berlinguer a leggere una frase del genere … il giornale se lo sarebbe mangiato a mozzichi.
Con simpatia.
Leo
I Mille dovrebbero fare un ripasso di politica al Cepu.
BAsta un Leo Perutz a fare una lezione di storia seria e tutti zitti.
I partigiani sono i partigiani.
I comunisti sono o erano i comunisti.
Il Pd è il Pd.
>
Capre e cavoli.