Durante la
mia recente brevissima visita, ho visto Londra pressoché
sgombra di auto parcheggiate (e comunque certo non in seconda fila), piena di
ciclisti e taxi e vuota di scooter. Ho pensato a come la patria del liberismo
sia in realtà un posto dove il governo governa e le persone sono
disposte ad accettare pesanti vincoli e restrizioni alla libertà
individuale, in cambio di un vantaggio per il bene comune.
Da noi, la logica prevalente perfettamente interpretata dal sindaco
Alemanno, è quella della libertà anarcoide per i forti, non del
liberismo. È questa la logica della ZTL notturna spostata alle 23
(come dire, abolita), della sistematica tolleranza per la doppia fila,
dell’abolizione perfino della timida sosta a pagamento in versione romana.
Una libertà tutta contro il bene comune. Una libertà illusoria,
perché dove sarebbe il diritto di usare la “màghina come me
pare e parcheggiare ‘ndo me pare”, se di fatto siamo tutti paralizzati nel
traffico e passiamo ore a cercare un parcheggio che, per definizione, non
c’è e non ci può essere?
I liberisti inglesi accettano un costosissimo ingresso a pagamento per le
auto, si abituano ad usare le biciclette – ho visto ciclisti davvero
agguerriti e motivati, a dispetto delle poche piste ciclabili – sanno
di poter contare su una metropolitana efficiente e di poter trovare un taxi a
tutte le ore e con poca attesa. E, pragmaticamente, non vedono tutto
ciò come una inaccettabile limitazione della propria libertà.
Perché sanno distinguere fra beni pubblici e beni privati, e sanno
dare il giusto peso ai primi. Cosa che la nostra ossessione per la
“màghina” ci impedisce ormai di fare.
Lo so, da provinciale ciclista urbano romano che difficilmente mette il
naso fuori dalla propria città, forse esagero in indebite
estrapolazioni. Però ho il sospetto che questa differenza di
atteggiamento sia quella che meglio spiega che qui in Italia certo abbiamo
bisogno di adeguate dosi di liberismo, contro i nostri consolidati
corporativismi piccoli e grandi, ma abbiamo altrettanto bisogno di una grande
dose di educazione civica al bene pubblico e al senso del limite della
propria spesso malintesa libertà.
Se almeno una parte dei soldi che noi tutti, chi più chi meno,
abbiamo speso in questi anni per mantenere le nostre auto (qui a Roma quasi
una a testa, inclusi vecchi e bambini), li avessimo usati per la costruzione
di un sistema di metropolitane degno di questo nome, non saremmo affatto
più poveri, e vivremmo pure meglio.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Condivido tutto, ma qui a Londra ci sono tante bici soprattuto per motivi economici
Quando si vive nella citta’ piu’ cara d’Europa con i mezzi pubblici piu’ cari del mondo e dove l’auto e’ un lusso andare in bici ha tanti ma tanti vantaggi
Certo poi il senso civico aiuta molto e all’inizio di tutto c’e’ stato Ken il rosso con le sue idee radicali e super contestate – ma un sindaco Italiano cosi’ coraggioso dove lo trovate?
Caro Corrado,
effettivamente le tue conclusioni, pur basate su dati reali (poche macchine, tante bici, buon sistema di trasporto), non sono particolarmente rispondenti alla realta’, basti vedere la lotta feroce che hanno fatto a Ken Livingstone quando ha proposto di estendere la Congestion Charge (o ZTL): il referendum fatto tra i residenti ha dato esito negativo e infatti ora il neo sindaco Boris Johnson ha gia’ annunciato che il tanto atteso (almeno da noi pedoni) ampliamento non avverra’.
Ci sono quindi (anche qui) molti che si ribellano a queste imposizioni e coloro che le accettano, non credo che lo facciano per il loro liberismo, ma per il loro senso civico: sono percio’ d’accordo con te con al conclusione finale del tuo articolo: in Italia avremmo bisogno di di enormi dosi di senso civico, non solo per risolvere il problema del traffico, ma anche per quelli delle universita’, della ricerca, dei rifiuti, dell’evasione fiscale.
Anche se può apparire semplicistico, credo che la mancanza totale di incentivi a usare la bicicletta derivino in larga parte dall’assoluta ingoranza degli amministratori e tecnici nei confronti di questo mezzo di trasporto.
Penso a Firenze dove sono state construite le piste ciclabili, ma in larga parte inutilizzabili per la cattiva progettazione.
Si tratta di sensibillizzare il governo locale ed i cittabini motorizzati, lo si può fare con le critical mass, che da noi hanno avuto poco seguito, oppure con l’ostinazione individuale. Infine ringrazio l’aumenti del costo della benzina e la cronica inefficienza dei trasporti pubblici perchè anche questo, ha aiutato la causa di noi ciclisti, anche se è brutto a dirsi.
Corrado come hai ragione. Certo come dice homoeuropeus anche (alcuni) londinesi fanno resistenza. Ma la differenza la fa sempre la classe dirigente. Oggi su prepubblica ci sono le immagini di Cameron a cui hanno rubato la bici mentre andava a fare spesa.
Vedere per credere: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/cameron-senza-bici/2.html
Ecco, se dovessi pensare a che cosa potrebbe rappresentare plasticamente lo stato avvanzato di una civilità che si riflette nel meglio della sua classe dirigente, potrebbe venirmi in mente un’ immagine molto simile ad una di queste.
Ve lo immaginate voi il capo dell’opposizione italiana che va a farsi la spesa in bicicletta in giro per Roma? Passi che in questo ruolo non mi ci veda Berlusconi (che è stato capo dell’opposizone fino ad un paio di mesi fa). Egli è nella mia mente semplicemente un alieno rispetto a concetti quali bicicletta/risparmio/spesa personale/forma fisica(realizzata con la fatica) etc. Ma ad essere onesti non mi ci vedo nella parte nemmeno lo stesso Veltroni. E se è per questo nemmeno Di Pietro, Giordano, Diliberto, Bossi e men che meno Pecoraro Scanio.
@Paolo: infatti. Ma il costo alto dei trasporti, l’alto pedaggio per entrare a Londra sono appunto la dimostrazione che ci sono scelte politiche (e non il solo mercato) fatte di incentivi e disincentivi per orientare l’uso di beni pubblici scarsi come lo spazio cittadino.
@homoeuropeus: grazie per le precisazioni. Avevo il sospetto che non fossero tutte rose e fiori. Ma da quanto capisco il nuovo sindaco non allarga la ZTL, ma nemmeno la restringe. E ho intravisto manifesti del comune che comunicavano nuove restrizione sul tipo di auto e camion che possono accedere in città…
@Francesco: sulle piste ciclabili concordo che in genere sono poche e fatte male. Tuttavia credo che, come sempre, gli amministratori facciano in fondo quel che la gente chiede loro. Se l’attenzione ai ciclisti e al trasporto pubblico ecosostenibile è scarsa, se per esempio a Firenze la tranvia è stata oggetto di critiche davvero improbabili, se a Roma i miei concittadini hanno votato felici per Alemanno che lanciava fin dalla campagna elettorale chiarissimi messaggi pro automobili, c’è poco da fare…
@Matteo Rizzoli: che dirti…Rutelli infausto candidato sindaco ha fatto il suo bel giretto dimostrativo in bici in campagna elettorale. Da allora lo si vede solo in auto, ovviamente. Alemanno in campagna elettorale fece un grande raduno per le due ruote. Ma si trattava di motociclette…
Secondo me non si dovrebbe pensare tanto a come incentivare la bicicletta, ma a come punire le auto per la loro occupazione di spazio pubblico cittadino, che in una citta’ splendida, ma antica come Roma, e’ un vero lusso.
Qualche tempo fa ho scritto un post in materia, per chi fosse interessato:
http://janejacobs.wordpress.com/2008/06/17/come-ridurre-il-traffico-in-citta/
Viva la bici per decongestionare il traffico a Roma ma mi sapete spiegare perchè le nuove postazioni “I bike Rome” (gia’ proprio cosi…..) hanno tutte le istruzioni per l’uso in italiano, rendendone quasi impossibile l’utilizzazione ai molti turisti che dovrebbero visitare la citta’ ? E suppongo che questa iniziativa sia partita con la giunta precedente, quella di “I care” per intenderci.
A quando degli amministratori con un minimo di competenza,di senso pratico e di visione moderna?
LE CASE AUTOMOBILISTICHE PER LANCIARE UNA NUOVA AUTO LA REGALANO AI VIP. PERCHE’ NON SI FA LO STESSO CON LE BICI, MAGARI QUELLE A PEDALATA ASSISTITA. FORSE PER EMULAZIONE LA GENTE VA A COMPRARE LE BICI E POI LE USA