iMille
Assemblea nazionale
Relazione del portavoce, Marco Simoni
Assemblea nazionale
Relazione del portavoce, Marco Simoni
Per quanto possibile vorrei fare una relazione breve, sia per lasciare spazio alla discussione, che per suggerire temi di discussione precisi sui quali, alla quale alla fine di questa assemblea, poter prendere qualche decisione e magari far emergere proposte di azione politica.
iMille sono, siamo, una bestia un po' strana della politica italiana. Come scrivevamo sul nostro sito all'inizio del nostro percorso, iMille sono "quelli che sul Partito Democratico hanno due opinioni in conflitto. La prima è che possa diventare un rivoluzionario meccanismo di cambiamento e rinnovamento della politica e della società italiane, avvilite da anni di pigrizie, egoismi e scarsa lungimiranza. La seconda è che rischi già di diventare invece ciò da cui si dovrebbe emancipare: la riproduzione di un sistema di autoconservazione di un establishment che ha avuto dei meriti e delle intelligenze, ma che ha smesso di trarne frutto da un pezzo." iMille non si sono rassegnati a "far prevalere la seconda opinione", e operano quindi per contrastarla, per affermare un'idea della sinistra moderna, democratica, laica e di sinistra.
Naturalmente questi quattro aggettivi vanno declinati, e questo comporta percorsi spesso non semplici di analisi dei problemi, e suggerimento di proposte. Comporta la riflessione e la pratica di forme politiche che corrispondano alla sostanza che si vuole perseguire. In questa assemblea discuteremo in sessioni apposite di quattro di essi, che consideriamo priorità, e che sono affini al sentire di chi organizza la rete de iMille.
Parleremo del problema del talento, e del fatto che l'Italia soffre veramente troppo di una perdita quotidiana di capitale umano, che va all'estero senza che, come accade altrove, un simmetrico flusso in entrata ne compensi la perdita. La globalizzazione implica dei flussi anche di persone, che vanno dove le porta la curiosità e la voglia, non solo la necessità. I flussi che riguardano l'Italia, tuttavia, sono solo in uscita: altro lato della medaglia di chi soffre precarietà esistenziale dentro i confini. Non c'è quindi solo il saldo negativo dei talenti che non riusciamo ad attrarre, ma delle troppe energie e talenti che in Italia sono costretti alla precarietà del lavoro che, detta in maniera semplice sono persone che potrebbero fare tante cose, che hanno idee e voglia, e non sono messi in condizione di farle. Una tragedia nazionale, ancora prima che spesso motivo di grande fatica esistenziale individuale.
Parleremo del cosiddetto territorio, del contributo della nostra rete al confronto con la realtà, di cosa fare e come fare per entrare nel fango della società, a contatto con la vita quotidiana delle persone, composta da tante sfaccettature concrete e importanti. iMille sono una rete di persone che poi opera largamente nei circoli e nelle federazioni del PD.
Io penso che dobbiamo contrastare con forza l'idea semplificatrice e fuorviante che operare nei luoghi, nelle città e nei quartieri significhi solamente recepire e farsi interpreti dei malumori sociali. Molto poco fiato avrebbe la politica democratica. Noi pensiamo che i provvedimenti e il linguaggio apertamente razzista che usa con disinvoltura il governo quando affronta il cosiddetto tema della sicurezza faccia vergognare chi si sente italiano e figlio o figlia delle tradizioni civili e democratiche del risorgimento e della resistenza.
Pensiamo anche che essi siano il prodotto tipico di una politica opportunista che investe su pulsioni basse per soddisfare interessi di breve periodo. Che si limita a fotografare la realtà cercando di sfruttarne ai propri fini gli elementi più negativi. La nostra presenza politica nei luoghi delle persone deve anche passare per modi e strumenti riconoscibili, che diano il senso di un progetto di cambiamento. Di un cambiamento che va chiesto alle persone, non solo proposto come calato dall'alto.
Se dovessi descrivere con una parola il governo Italiano in questo momento, penso che l'aggettivo più appropriato sia "conservatore", in senso pieno. Da un punto di vista generale, è un governo che conserva nella sua prassi gli aspetti deteriori più tipici, che a volte diventano macchiette, dell'essere Italiani. In senso più specifico, anche nella retorica, molto lontana dal primo centrodestra, l'attuale governo lavora per mantenere (e dunque rafforzare) tutte le caratteristiche dell'Italia recente.
La gestione corporativa dell'economia, dove la libera iniziativa è fortemente limitata dagli oligopoli, primo tra tutti quello dell'informazione e della pubblicità. Un mercato del lavoro spaccato a metà con larga parte delle giovani generazioni con opportunità ridotte al lumicino; un sud depresso e in sempre maggiore ritardo economico dove la povertà ha ormai raggiunto livelli inaccettabili che diventa società facile preda delle diverse criminalità organizzate; un 'contratto sociale' basato sul potere di chi detiene le leve delle risorse e rimane svincolato da obblighi sociali, in un individualismo mai visto nemmeno nelle patrie del liberalismo, e che inevitabilmente si avviluppa in contraddizioni laceranti.
Il modello di Italia del centrodestra si caratterizza per l'esasperazione delle asimmetrie sociali, che dipendono esclusivamente dalla diseguale distribuzione del potere. Gli scudi giudiziari per Berlusconi, nella totale assenza di riforme del sistema giudiziario italiano che funziona con standard largamente inferiori a quelli necessari per una democrazia avanzata ed una economia di mercato funzionante, rappresentano solamente la punta dell'iceberg di questa concezione.
In tutta Italia, nel sud della disperazione e nel nord del progresso e delle sue contraddizioni sociali, questo approccio conservatore e fortemente tradizionalista (con altrettanto tradizionalisti atteggiamenti di moralismo ossequioso) ha mietuto consensi larghissimi. Ragioneremo dunque anche di Mezzogiorno, convinti che una proposta democratica di cambiamento debba porsi in testa il tema della parte del nostro paese che continua a indietreggiare rispetto al resto d'Italia, e quindi allontanarsi sempre più. Il punto di partenza della nostra discussione è che le risposte conservatrici come quelle del governo, che aumentano le disparità economiche, e di conseguenza divaricano ancora maggiormente le realtà territoriali, non potranno far altro che confermare lo status quo politico, economico e sociale del Sud.
Discuteremo poi di diversità che è l'alternativa al conformismo e all'appiattimento delle idee. Qui siamo senza alcun dubbio al cuore dell'aggettivo Democratico che caratterizza il nostro partito. C'è un problema di sostanza e di rispetto: il livello di salute di una democrazia si misura nel modo in cui le sue tante minoranze vengono supportate nella loro naturale difficoltà a condividere spazi con una maggioranza a cui non vogliono o non possono conformarsi. Ma esiste anche un problema di sostanza della Democrazia stessa, che genera crescita, sviluppo e maggiore libertà - la possibilità di ognuno di cercare la propria felicità - perché può fare affidamento sul contributo di una multiformità di idee, prospettive, esperienze esistenziali. Promuovere l'inclusione delle tante diversità di cui in maniera crescente è composta la nostra società è una condizione dunque di sostanza ed essenza del nostro partito.
Parleremo infine della rete, di cosa ci ha insegnato un anno di politica largamente organizzata grazie alle nuove tecnologie, di come Internet può esser usato come strumento politico genuino, come veicolo di politica, dunque di contenuti e proposte, oltre che veicolo di propaganda.
Alle politiche conservatrici di questo governo, nel piccolo della nostra rete che poi si diffonde nei mille luoghi virtuali e reali del nostro paese, bisogna contrapporre l'idea alternativa, le idee alternative, di cambiamento per un contratto sociale che risponda ad ideali di giustizia ed uguaglianza, e alla realtà del mondo con sempre meno confini, o meglio, in cui i confini sono sempre meno importanti, a cui si aggiungono strati identitari nuovi, meticci, e fecondi. Io credo, prima di tutto, che di questo cambiamento abbia bisogno il nostro tempo.
E qui mi vorrei collegare a questioni più ombelicali, per così dire, chi siamo e dove andiamo. Io resto sempre convinto che i fatti e l'esperienza empirica insegnino molto e siano spesso più istruttivi della teoria. O meglio, che teorie non verificate empiricamente il più delle volte valgano il prezzo della carta su cui sono scritte.
E' utile allora soffermarci brevemente a riflettere sull'esperienza passata perché credo che, essendo una rete organizzata da volontari (parola che non va mai confusa con "dilettanti"), è molto quel che abbiamo costruito, base da cui partiamo oggi per proseguire il nostro lavoro. iMille sono il luogo di "chi fa le cose", di chi, volendo fare politica, non aveva ancora trovato uno strumento utile. iMille hanno permesso a molte persone combattute tra le due opinioni - scettica e speranzosa - sul PD, citate all'inizio, di dare una mano. E oggi siamo molto contenti di essere qui, a casa nostra, nella sede del nostro partito, a compiere queste riflessioni. Il principio de iMille è semplice: chi vuole fare le cose, le faccia. Naturalmente se ne discute e si valuta, ma poi chi fosse convinto della propria idea si rimbocchi le maniche, se non altro per guadagnarsi il diritto a lamentarsi.
In termini ancora più profondi io credo che il senso delle cose che abbiamo fatto stia nell'essere a disposizione del cambiamento ovunque si manifesti, della costruzione di un nuovo grande partito, aperto, inclusivo di esperienze diverse che non vanno omologate. L'esempio più chiaro di questo spirito, ma ce ne sono molti altri, sta nel prologo di stamattina, quando abbiamo messo a disposizione la nostra assemblea a tante persone che iMille, in tempi e modi diversi, hanno riconosciuto coerenti con il loro spirito. Sia per riceverne il contributo, prezioso, e di cui li ringrazio ancora. Ma anche per offrire loro quel po' di spazio pubblico e attenzione che col nostro lavoro ci siamo guadagnati.
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Nel metterci a disposizione del cambiamento, siamo convinti di due cose. La prima è che per vincere nella società, non solo le elezioni - naturalmente anche le elezioni - e affermare i nostri principi di uguaglianza di opportunità, di solidarietà economica e sociale, di abbattimento dei privilegi ingiustificati, dell'inclusione, è necessario che la politica di centrosinistra, il nostro partito, costruisca se stesso cercando di assomigliare all'immagine di paese che ha in testa. Noi pensiamo che il percorso compiuto fino ad oggi sotto la guida di Walter Veltroni abbia molte luci, e il fatto che oggi stiamo qua, il convegno di stamattina, ne sono esempi chiari. Pensiamo anche che la strada fatta sia largamente insufficiente, che le resistenze - spesso mere pigrizie - siano troppe e che bisogna proseguire con maggiore energia e convinzione, sapendo che la grande parte dei militanti ed elettori di centrosinistra, questo desiderano. Non si tratta di un esercizio retorico, si tratta di una necessità politica, per una politica che voglia aspirare a cambiare l'Italia.
Oggi più che in passato l'Italia è vittima dei suoi mali atavici, che conosciamo bene. Nel mondo globalizzato di cui siamo parte e con la fine delle sotto-culture di massa - la democristiana e la comunista - che fungevano da argine al dilagare di pratiche anti-sociali, di gruppo, familistiche e corporative, senza tuttavia affrontarne alcuna delle radici culturali - NMG questi mali fanno sentire i loro effetti devastanti. Li fanno sentire anche nel nostro partito, nato per superare un centrosinistra le cui divisioni non trovavano altra giustificazione se non nella articolazione dei diversi gruppi di micro-potere.
Una delle ragioni fondamentali per fondare il PD, tuttavia, non era solo nella evidente crisi di legittimità - sia della legittimità del processo, che della legittimità di risultato - che aveva colpito l'assetto precedente del centrosinistra, con partiti di dimensioni medie dunque non abbastanza forti da garantire una sintesi reale di posizioni diverse e non abbastanza piccoli da essere fonte agile di azione politica nell'opinione pubblica. L'altra ragione chiave era offrire strumenti nuovi di partecipazione ed allargare con piena legittimità la casa politica del centrosinistra a quelle persone che, con percorsi diversi e individualizzati tipici della società degli ultimi vent'anni, vogliono fare politica. Anzi, persone che per dieci anni, a partire dal primo Ulivo, si sono affacciate alla partecipazione senza poi trovare una loro casa stabile.
Si fa politica per molte ragioni, si è semplici militanti, ci si candida e ci si espone, si può cercare di offrire rappresentanza ad idee ed interessi che si crede siano sottorappresentati. Il momento della sintesi elettorale serve a distribuire torti e ragioni. Ma la capacità di un partito di avere ragione in quel momento, di vincere le elezioni, dipende anche dalla sua capacità di includere esperienze multiformi e non conformiste, includerle in pieno, nel corpo di chi milita e di chi decide.
Per queste ragioni non abbiamo mai pensato di fondare una associazione con iscritti e tessere, né di chiedere fedeltà ad una linea, cosa che porta immediatamente con sé la successiva necessità di spaccare il capello per individuare (od inventarsi) una differenza che giustifichi la tessera e l'appartenenza. iMille hanno invece tessuto una rete.
In qualche maniera lo strumento organizzativo da noi adoperato principalmente, Internet, ha assunto un significato politico sostanziale. Crediamo che sia necessario un partito poroso con la società, dove porte girevoli intelligenti consentano scambi proficui di persone tra le professioni e la politica. Nessuna retorica antipolitica contro i professionisti, dato che senza una grande dose di professionismo di Ivan Scalfarotto, di Luca Sofri, di Davide Guadagni, degli artigiani instancabili del nostro blog, e di molti altri che ci hanno dato una mano, oggi non saremmo neanche qui a discutere. Il Partito Democratico ha bisogno di più professionisti, non di meno. Ha bisogno di più esperienze, non di un modello solo. Deve svolgersi in tanti luoghi diversi, non solo nei quartieri, non solo nella rete Internet, non solo nei giornali con le opinioni e i dibattiti, non solo nella pluralità di scuole di formazione. Deve poter entrare nelle diverse pieghe della nostra società, con l'ambizione, io credo, di spingerla a cambiare.
Senza cambiamento, come tutti i provvedimenti del governo mostrano chiaramente, c'è la conservazione con l'aggravarsi delle ingiustizie, con l'inasprimento dei soprusi singolari e collettivi, con la divaricazione di una società caratterizzata da sempre maggiori spaccature. Una società che non a caso rimane alla coda delle nazioni sviluppate, da qualsiasi dimensione la si consideri, allontanandosi sempre di più dai modelli più avanzati.
Noi desideriamo un'Italia più giusta. Sappiamo anche che si tratta di un obiettivo arduo e modesto al tempo stesso, in un mondo agitato dalla grave instabilità finanziaria e in cui i protagonisti del futuro, la Cina, l'India e gli altri paesi emergenti, stanno salendo sul palco ancora prima che accada. Arduo perché siamo appena all'inizio di un governo conservatore che cancellerà i timidi progressi degli ultimi due anni, persegue politiche economiche incoerenti, continuando a lasciare l'Italia in mezzo al guado tra un'economia liberale, dove a minori diritti corrispondono maggiori opportunità, ed una economia coordinata, dove a maggiori diritti corrisponde una società più gerarchica e chiusa. L'Italia continuerà a non scegliere e rimanere nella stagnazione - civile, economica e culturale - tipica nella quale affonda chi sta, appunto, in mezzo ad un guado.
Le ragioni di queste non scelte sono chiare, e contribuiscono a spiegare i consensi di cui gode il governo: la destra riesce ad ottenere vantaggi elettorali, con estremo cinismo e spregiudicatezza, da una paese spaccato in due. Anche perché la prospettiva di cambiamento che il centrosinistra ha costruito nei cinque anni del governo Berlusconi è stata poco convincente, una alternativa vaga e dai contorni troppo sfocati. La retorica e il linguaggio di Berlusconi, trasmessi con impressionante potenza di fuoco, in assenza di una proposta di cambiamento coerente e visibile, coalizza inevitabilmente nella maniera tipica della destra di tutto il mondo, segmenti medio-alti a segmenti precarizzati, i detentori di rendite ingiuste con i poveri senza prospettive del sud, attaccati alla speranza di un favore dall'assessore locale. Al contrario, il cuore di un centrosinistra che volesse cambiare l'Italia, ossia il ceto medio che vive del proprio lavoro, viene indebolito e frammentato tra chi sale (una minoranza non esigua) e chi si impoverisce.
Un progetto di cambiamento non si improvvisa in sei mesi perché è fatto di parole e politica, ed anche di fatti e persone con la credibilità per portarle avanti. Ci abbiamo provato, nel breve tempo tra la fondazione del PD e le elezioni, abbiamo fatto per parte nostra quel che abbiamo potuto, che è stato prevedibilmente insufficiente.
Ma ora è il tempo della costruzione, un tempo senza scorciatoie. Non ci sono scorciatoie, e secondo me iMille sono anche questo: le persone consapevoli che la scorciatoia dell'insulto di piazza e la scorciatoia delle manovre di palazzo hanno entrambe evidentemente fallito e vanno considerate parte iniziale, direi infantile, del centrosinistra democratico e moderno che serve nel ventunesimo secolo. La parte da lasciarci alle spalle.
In questo quadro, noi siamo a disposizione, ci mettiamo a disposizione. Sosteniamo soprattutto le idee e i temi richiamati prima, sapendo che ce ne sono molti altri importanti. Sosteniamo campagne di partecipazione e comunicazione che i diversi "nodi" della nostra rete mettono in piedi. Penso al Circolo Obama, primo circolo on-line del PD, fondato poco prima della campagna elettorale, e che ora vive un po' come ogni circolo, con riunioni, discussioni e proposte, sperimentando un nuovo modo di partecipazione individuale alla politica. Penso alla campagna "primarie sempre" che sta raccogliendo adesioni da molti circoli e molti individui sul principio chiave di un partito aperto: la sovranità sulle decisioni più importanti è degli elettori. Penso al blog, strumento madre della nostra attività di comunicazione che è stato a disposizione di chiunque offrisse spunti di discussione. Il lavoro di chi ha gestito questo strumento è stato davvero di qualità altissima, nello spirito di offrire una cosa utile a chi volesse usarla: per leggere, scrivere, entrare in contatto con la rete. Un blog che miglioreremo, continuando a farlo essere un luogo di elaborazione, discussione e anche, forse, un posto un po' meno serioso. Cercando di combattere le nostre pigrizie e i nostri limiti.
iMille si sono messi dunque a disposizione, e questo dovranno continuare a fare.
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La nostra struttura ha anch'essa cercato di assomigliare alla rete, con poca gerarchia e un massimo grado di libertà di iniziativa. Alla assemblea di un anno fa eleggemmo un portavoce, il sottoscritto, e un gruppo di chifalecose con l'esplicita condizione che il gruppo rimanesse aperto a chi volesse farne parte, condividendo lo spirito generale che ci muoveva, e che era riassunto dalla mia relazione di un anno fa. Il gruppo di chifalecose metteva assieme le persone, appunto, che offrivano contributi pratici, che tenevano o scrivevano sul blog, che organizzavano riunioni locali, organizzavano campagne, e così via.
Col passare del tempo, la crescita della lista unito al fatto che, come è tipico di una associazione di volontari, non tutti fanno le cose sempre con la stessa intensità, ha fatto perdere nel tempo il suo carattere operativo al gruppo, generando vari problemi pratici che dobbiamo superare.
Noi oggi, essendo cresciuti di dimensione e contando su una serie di forze nutrita, al fine di continuare a tessere la rete, dobbiamo sforzarci di conciliare due cose che solitamente sono alternative. Primo, l'operatività organizzativa tipica delle associazioni, che tuttavia hanno un presidente e organismi che finiscono per essere statici e chiusi anche di là dalla volontà delle persone, per la loro stessa natura "istituzionale". Secondo, la apertura e porosità tipica dei movimenti, dove i legami di appartenenza sono più laschi e quindi risultano essere "luoghi" immediatamente accoglienti, finendo generalmente tuttavia per perdere capacità organizzativa, identità, ed essere governati di fatto in maniera ancora più oligarchica.
La via di mezzo, a mio parere può consistere nella seguente formula: costituire un gruppo di "chiorganizzalecose" che mantiene la sua caratteristica di apertura, ma conservi anche caratteristiche di operatività. L'attuale gruppo di chifalecose si deve al contrario allargare ancora, diventando una lista di discussione politica e proposta politica, con la quale tenere assieme nodi della rete anche di grande quantità. Penso ad una lista che può contenere centinaia di indirizzi, una lista ad alta intensità che comunque, modificando le opzioni, ognuno possa leggere anche in modalità web, non necessariamente ricevendo le email nella propria casella. Mantenere questa lista è vitale per continuare ad essere certi che, pur dotandoci di un organismo organizzativo più agile iMille rimangano aperti ai contributi e alla partecipazione diretta (anche nell'organizzazione delle cose) di chi abbia idee da proporre e tempo da dedicare. Il legame tra le due liste deve essere assicurato da due "owner" della lista, due persone che abbiano il compito di disciplinare minimamente la discussione e fare da raccordo tra la lista lunga di chifalecose e quella organizzativa, di chi suda di più.
Questo secondo gruppo "organizzatore" è quello su cui io propongo di votare domenica. Propongo che il compito di individuarne le persone e i criteri sia discusso dalla presidenza della assemblea, raccogliendo come al solito le disponibilità di chi volesse farne parte. Io lo immagino composto da persone in virtù delle cose che fanno, alcuni esempi: due persone in rappresentanza del gruppo che gestisce il blog, due in rappresentanza de iMille di Roma e Milano (i gruppi più numerosi), uno per ogni progetto o area tematica che seguiamo (es. cervelli in fuga, diversità, etc.), uno per luoghi dove iMille sono meno numerosi ma presenti (esempio Pavia, FVG), oltre al portavoce, un coordinatore organizzativo, alcune persone chiave per la loro esposizione e riconoscibilità.
La lista raggiungerà facilmente le trenta persone, che sono un numero di organizzatori gestibile, e rimane aperta sia in entrata che in uscita. Domenica, se la presidenza sarà d'accordo, si potrà anche votare questa relazione e i principi di governance porosa, aperta, che descrive. Anche noi abbiamo bisogno di ogni persona, di ogni idea, che durante il nostro percorso, vorrà darci una mano.
Infine, credo che la presidenza debba anche decidere come votare il portavoce, e come avanzare candidature. Qualora lo riterrete utile, e se qualcuno avanzasse la mia candidatura, sono disponibile a continuare il mio lavoro volontario in questa veste.
Concludendo, vorrei ringraziare molte persone, ma finirei con una tirata sentimentale un po' pietosa. Dirò semplicemente che fare politica assieme a voi, e con le persone che mi avete fatto conoscere, è una bella esperienza che infonde speranza anche nelle giornate più complicate, penso che stiamo affermando nella prassi metodi nuovi, essendo veicolo di idee interessanti e proposte serie. Grazie a tutti allora, per l'entusiasmo e la pazienza.
L'unico ringraziamento individuale che mi sento di fare, come portavoce e dunque sicuro di interpretare bene il nostro sentimento collettivo, va a Ivan Scalfarotto, il cui talento, la cui serietà democratica, e la cui generosità politica nel contribuire senza risparmio personale alla promessa del Partito Democratico e alla nostra idea di una Italia che sembra irraggiungibile, sapendo che non lo è, sono una ricchezza fondamentale non solo per noi ma per tutto il centrosinistra.
Chiudo pensando alla prossima assemblea aperta "dei cinque minuti" che contribuiremo ad organizzare nel Meridione del nostro paese, e a quelle che verranno. Pensando alle cose che non riusciremo a fare perché sono troppe. Alle idee che ci apprestiamo a discutere.
Buon lavoro a tutti noi per questi due giorni di politica nuova.
Parleremo del problema del talento, e del fatto che l'Italia soffre veramente troppo di una perdita quotidiana di capitale umano, che va all'estero senza che, come accade altrove, un simmetrico flusso in entrata ne compensi la perdita. La globalizzazione implica dei flussi anche di persone, che vanno dove le porta la curiosità e la voglia, non solo la necessità. I flussi che riguardano l'Italia, tuttavia, sono solo in uscita: altro lato della medaglia di chi soffre precarietà esistenziale dentro i confini. Non c'è quindi solo il saldo negativo dei talenti che non riusciamo ad attrarre, ma delle troppe energie e talenti che in Italia sono costretti alla precarietà del lavoro che, detta in maniera semplice sono persone che potrebbero fare tante cose, che hanno idee e voglia, e non sono messi in condizione di farle. Una tragedia nazionale, ancora prima che spesso motivo di grande fatica esistenziale individuale.
Parleremo del cosiddetto territorio, del contributo della nostra rete al confronto con la realtà, di cosa fare e come fare per entrare nel fango della società, a contatto con la vita quotidiana delle persone, composta da tante sfaccettature concrete e importanti. iMille sono una rete di persone che poi opera largamente nei circoli e nelle federazioni del PD.
Io penso che dobbiamo contrastare con forza l'idea semplificatrice e fuorviante che operare nei luoghi, nelle città e nei quartieri significhi solamente recepire e farsi interpreti dei malumori sociali. Molto poco fiato avrebbe la politica democratica. Noi pensiamo che i provvedimenti e il linguaggio apertamente razzista che usa con disinvoltura il governo quando affronta il cosiddetto tema della sicurezza faccia vergognare chi si sente italiano e figlio o figlia delle tradizioni civili e democratiche del risorgimento e della resistenza.
Pensiamo anche che essi siano il prodotto tipico di una politica opportunista che investe su pulsioni basse per soddisfare interessi di breve periodo. Che si limita a fotografare la realtà cercando di sfruttarne ai propri fini gli elementi più negativi. La nostra presenza politica nei luoghi delle persone deve anche passare per modi e strumenti riconoscibili, che diano il senso di un progetto di cambiamento. Di un cambiamento che va chiesto alle persone, non solo proposto come calato dall'alto.
Se dovessi descrivere con una parola il governo Italiano in questo momento, penso che l'aggettivo più appropriato sia "conservatore", in senso pieno. Da un punto di vista generale, è un governo che conserva nella sua prassi gli aspetti deteriori più tipici, che a volte diventano macchiette, dell'essere Italiani. In senso più specifico, anche nella retorica, molto lontana dal primo centrodestra, l'attuale governo lavora per mantenere (e dunque rafforzare) tutte le caratteristiche dell'Italia recente.
La gestione corporativa dell'economia, dove la libera iniziativa è fortemente limitata dagli oligopoli, primo tra tutti quello dell'informazione e della pubblicità. Un mercato del lavoro spaccato a metà con larga parte delle giovani generazioni con opportunità ridotte al lumicino; un sud depresso e in sempre maggiore ritardo economico dove la povertà ha ormai raggiunto livelli inaccettabili che diventa società facile preda delle diverse criminalità organizzate; un 'contratto sociale' basato sul potere di chi detiene le leve delle risorse e rimane svincolato da obblighi sociali, in un individualismo mai visto nemmeno nelle patrie del liberalismo, e che inevitabilmente si avviluppa in contraddizioni laceranti.
Il modello di Italia del centrodestra si caratterizza per l'esasperazione delle asimmetrie sociali, che dipendono esclusivamente dalla diseguale distribuzione del potere. Gli scudi giudiziari per Berlusconi, nella totale assenza di riforme del sistema giudiziario italiano che funziona con standard largamente inferiori a quelli necessari per una democrazia avanzata ed una economia di mercato funzionante, rappresentano solamente la punta dell'iceberg di questa concezione.
In tutta Italia, nel sud della disperazione e nel nord del progresso e delle sue contraddizioni sociali, questo approccio conservatore e fortemente tradizionalista (con altrettanto tradizionalisti atteggiamenti di moralismo ossequioso) ha mietuto consensi larghissimi. Ragioneremo dunque anche di Mezzogiorno, convinti che una proposta democratica di cambiamento debba porsi in testa il tema della parte del nostro paese che continua a indietreggiare rispetto al resto d'Italia, e quindi allontanarsi sempre più. Il punto di partenza della nostra discussione è che le risposte conservatrici come quelle del governo, che aumentano le disparità economiche, e di conseguenza divaricano ancora maggiormente le realtà territoriali, non potranno far altro che confermare lo status quo politico, economico e sociale del Sud.
Discuteremo poi di diversità che è l'alternativa al conformismo e all'appiattimento delle idee. Qui siamo senza alcun dubbio al cuore dell'aggettivo Democratico che caratterizza il nostro partito. C'è un problema di sostanza e di rispetto: il livello di salute di una democrazia si misura nel modo in cui le sue tante minoranze vengono supportate nella loro naturale difficoltà a condividere spazi con una maggioranza a cui non vogliono o non possono conformarsi. Ma esiste anche un problema di sostanza della Democrazia stessa, che genera crescita, sviluppo e maggiore libertà - la possibilità di ognuno di cercare la propria felicità - perché può fare affidamento sul contributo di una multiformità di idee, prospettive, esperienze esistenziali. Promuovere l'inclusione delle tante diversità di cui in maniera crescente è composta la nostra società è una condizione dunque di sostanza ed essenza del nostro partito.
Parleremo infine della rete, di cosa ci ha insegnato un anno di politica largamente organizzata grazie alle nuove tecnologie, di come Internet può esser usato come strumento politico genuino, come veicolo di politica, dunque di contenuti e proposte, oltre che veicolo di propaganda.
Alle politiche conservatrici di questo governo, nel piccolo della nostra rete che poi si diffonde nei mille luoghi virtuali e reali del nostro paese, bisogna contrapporre l'idea alternativa, le idee alternative, di cambiamento per un contratto sociale che risponda ad ideali di giustizia ed uguaglianza, e alla realtà del mondo con sempre meno confini, o meglio, in cui i confini sono sempre meno importanti, a cui si aggiungono strati identitari nuovi, meticci, e fecondi. Io credo, prima di tutto, che di questo cambiamento abbia bisogno il nostro tempo.
E qui mi vorrei collegare a questioni più ombelicali, per così dire, chi siamo e dove andiamo. Io resto sempre convinto che i fatti e l'esperienza empirica insegnino molto e siano spesso più istruttivi della teoria. O meglio, che teorie non verificate empiricamente il più delle volte valgano il prezzo della carta su cui sono scritte.
E' utile allora soffermarci brevemente a riflettere sull'esperienza passata perché credo che, essendo una rete organizzata da volontari (parola che non va mai confusa con "dilettanti"), è molto quel che abbiamo costruito, base da cui partiamo oggi per proseguire il nostro lavoro. iMille sono il luogo di "chi fa le cose", di chi, volendo fare politica, non aveva ancora trovato uno strumento utile. iMille hanno permesso a molte persone combattute tra le due opinioni - scettica e speranzosa - sul PD, citate all'inizio, di dare una mano. E oggi siamo molto contenti di essere qui, a casa nostra, nella sede del nostro partito, a compiere queste riflessioni. Il principio de iMille è semplice: chi vuole fare le cose, le faccia. Naturalmente se ne discute e si valuta, ma poi chi fosse convinto della propria idea si rimbocchi le maniche, se non altro per guadagnarsi il diritto a lamentarsi.
In termini ancora più profondi io credo che il senso delle cose che abbiamo fatto stia nell'essere a disposizione del cambiamento ovunque si manifesti, della costruzione di un nuovo grande partito, aperto, inclusivo di esperienze diverse che non vanno omologate. L'esempio più chiaro di questo spirito, ma ce ne sono molti altri, sta nel prologo di stamattina, quando abbiamo messo a disposizione la nostra assemblea a tante persone che iMille, in tempi e modi diversi, hanno riconosciuto coerenti con il loro spirito. Sia per riceverne il contributo, prezioso, e di cui li ringrazio ancora. Ma anche per offrire loro quel po' di spazio pubblico e attenzione che col nostro lavoro ci siamo guadagnati.
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Nel metterci a disposizione del cambiamento, siamo convinti di due cose. La prima è che per vincere nella società, non solo le elezioni - naturalmente anche le elezioni - e affermare i nostri principi di uguaglianza di opportunità, di solidarietà economica e sociale, di abbattimento dei privilegi ingiustificati, dell'inclusione, è necessario che la politica di centrosinistra, il nostro partito, costruisca se stesso cercando di assomigliare all'immagine di paese che ha in testa. Noi pensiamo che il percorso compiuto fino ad oggi sotto la guida di Walter Veltroni abbia molte luci, e il fatto che oggi stiamo qua, il convegno di stamattina, ne sono esempi chiari. Pensiamo anche che la strada fatta sia largamente insufficiente, che le resistenze - spesso mere pigrizie - siano troppe e che bisogna proseguire con maggiore energia e convinzione, sapendo che la grande parte dei militanti ed elettori di centrosinistra, questo desiderano. Non si tratta di un esercizio retorico, si tratta di una necessità politica, per una politica che voglia aspirare a cambiare l'Italia.
Oggi più che in passato l'Italia è vittima dei suoi mali atavici, che conosciamo bene. Nel mondo globalizzato di cui siamo parte e con la fine delle sotto-culture di massa - la democristiana e la comunista - che fungevano da argine al dilagare di pratiche anti-sociali, di gruppo, familistiche e corporative, senza tuttavia affrontarne alcuna delle radici culturali - NMG questi mali fanno sentire i loro effetti devastanti. Li fanno sentire anche nel nostro partito, nato per superare un centrosinistra le cui divisioni non trovavano altra giustificazione se non nella articolazione dei diversi gruppi di micro-potere.
Una delle ragioni fondamentali per fondare il PD, tuttavia, non era solo nella evidente crisi di legittimità - sia della legittimità del processo, che della legittimità di risultato - che aveva colpito l'assetto precedente del centrosinistra, con partiti di dimensioni medie dunque non abbastanza forti da garantire una sintesi reale di posizioni diverse e non abbastanza piccoli da essere fonte agile di azione politica nell'opinione pubblica. L'altra ragione chiave era offrire strumenti nuovi di partecipazione ed allargare con piena legittimità la casa politica del centrosinistra a quelle persone che, con percorsi diversi e individualizzati tipici della società degli ultimi vent'anni, vogliono fare politica. Anzi, persone che per dieci anni, a partire dal primo Ulivo, si sono affacciate alla partecipazione senza poi trovare una loro casa stabile.
Si fa politica per molte ragioni, si è semplici militanti, ci si candida e ci si espone, si può cercare di offrire rappresentanza ad idee ed interessi che si crede siano sottorappresentati. Il momento della sintesi elettorale serve a distribuire torti e ragioni. Ma la capacità di un partito di avere ragione in quel momento, di vincere le elezioni, dipende anche dalla sua capacità di includere esperienze multiformi e non conformiste, includerle in pieno, nel corpo di chi milita e di chi decide.
Per queste ragioni non abbiamo mai pensato di fondare una associazione con iscritti e tessere, né di chiedere fedeltà ad una linea, cosa che porta immediatamente con sé la successiva necessità di spaccare il capello per individuare (od inventarsi) una differenza che giustifichi la tessera e l'appartenenza. iMille hanno invece tessuto una rete.
In qualche maniera lo strumento organizzativo da noi adoperato principalmente, Internet, ha assunto un significato politico sostanziale. Crediamo che sia necessario un partito poroso con la società, dove porte girevoli intelligenti consentano scambi proficui di persone tra le professioni e la politica. Nessuna retorica antipolitica contro i professionisti, dato che senza una grande dose di professionismo di Ivan Scalfarotto, di Luca Sofri, di Davide Guadagni, degli artigiani instancabili del nostro blog, e di molti altri che ci hanno dato una mano, oggi non saremmo neanche qui a discutere. Il Partito Democratico ha bisogno di più professionisti, non di meno. Ha bisogno di più esperienze, non di un modello solo. Deve svolgersi in tanti luoghi diversi, non solo nei quartieri, non solo nella rete Internet, non solo nei giornali con le opinioni e i dibattiti, non solo nella pluralità di scuole di formazione. Deve poter entrare nelle diverse pieghe della nostra società, con l'ambizione, io credo, di spingerla a cambiare.
Senza cambiamento, come tutti i provvedimenti del governo mostrano chiaramente, c'è la conservazione con l'aggravarsi delle ingiustizie, con l'inasprimento dei soprusi singolari e collettivi, con la divaricazione di una società caratterizzata da sempre maggiori spaccature. Una società che non a caso rimane alla coda delle nazioni sviluppate, da qualsiasi dimensione la si consideri, allontanandosi sempre di più dai modelli più avanzati.
Noi desideriamo un'Italia più giusta. Sappiamo anche che si tratta di un obiettivo arduo e modesto al tempo stesso, in un mondo agitato dalla grave instabilità finanziaria e in cui i protagonisti del futuro, la Cina, l'India e gli altri paesi emergenti, stanno salendo sul palco ancora prima che accada. Arduo perché siamo appena all'inizio di un governo conservatore che cancellerà i timidi progressi degli ultimi due anni, persegue politiche economiche incoerenti, continuando a lasciare l'Italia in mezzo al guado tra un'economia liberale, dove a minori diritti corrispondono maggiori opportunità, ed una economia coordinata, dove a maggiori diritti corrisponde una società più gerarchica e chiusa. L'Italia continuerà a non scegliere e rimanere nella stagnazione - civile, economica e culturale - tipica nella quale affonda chi sta, appunto, in mezzo ad un guado.
Le ragioni di queste non scelte sono chiare, e contribuiscono a spiegare i consensi di cui gode il governo: la destra riesce ad ottenere vantaggi elettorali, con estremo cinismo e spregiudicatezza, da una paese spaccato in due. Anche perché la prospettiva di cambiamento che il centrosinistra ha costruito nei cinque anni del governo Berlusconi è stata poco convincente, una alternativa vaga e dai contorni troppo sfocati. La retorica e il linguaggio di Berlusconi, trasmessi con impressionante potenza di fuoco, in assenza di una proposta di cambiamento coerente e visibile, coalizza inevitabilmente nella maniera tipica della destra di tutto il mondo, segmenti medio-alti a segmenti precarizzati, i detentori di rendite ingiuste con i poveri senza prospettive del sud, attaccati alla speranza di un favore dall'assessore locale. Al contrario, il cuore di un centrosinistra che volesse cambiare l'Italia, ossia il ceto medio che vive del proprio lavoro, viene indebolito e frammentato tra chi sale (una minoranza non esigua) e chi si impoverisce.
Un progetto di cambiamento non si improvvisa in sei mesi perché è fatto di parole e politica, ed anche di fatti e persone con la credibilità per portarle avanti. Ci abbiamo provato, nel breve tempo tra la fondazione del PD e le elezioni, abbiamo fatto per parte nostra quel che abbiamo potuto, che è stato prevedibilmente insufficiente.
Ma ora è il tempo della costruzione, un tempo senza scorciatoie. Non ci sono scorciatoie, e secondo me iMille sono anche questo: le persone consapevoli che la scorciatoia dell'insulto di piazza e la scorciatoia delle manovre di palazzo hanno entrambe evidentemente fallito e vanno considerate parte iniziale, direi infantile, del centrosinistra democratico e moderno che serve nel ventunesimo secolo. La parte da lasciarci alle spalle.
In questo quadro, noi siamo a disposizione, ci mettiamo a disposizione. Sosteniamo soprattutto le idee e i temi richiamati prima, sapendo che ce ne sono molti altri importanti. Sosteniamo campagne di partecipazione e comunicazione che i diversi "nodi" della nostra rete mettono in piedi. Penso al Circolo Obama, primo circolo on-line del PD, fondato poco prima della campagna elettorale, e che ora vive un po' come ogni circolo, con riunioni, discussioni e proposte, sperimentando un nuovo modo di partecipazione individuale alla politica. Penso alla campagna "primarie sempre" che sta raccogliendo adesioni da molti circoli e molti individui sul principio chiave di un partito aperto: la sovranità sulle decisioni più importanti è degli elettori. Penso al blog, strumento madre della nostra attività di comunicazione che è stato a disposizione di chiunque offrisse spunti di discussione. Il lavoro di chi ha gestito questo strumento è stato davvero di qualità altissima, nello spirito di offrire una cosa utile a chi volesse usarla: per leggere, scrivere, entrare in contatto con la rete. Un blog che miglioreremo, continuando a farlo essere un luogo di elaborazione, discussione e anche, forse, un posto un po' meno serioso. Cercando di combattere le nostre pigrizie e i nostri limiti.
iMille si sono messi dunque a disposizione, e questo dovranno continuare a fare.
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La nostra struttura ha anch'essa cercato di assomigliare alla rete, con poca gerarchia e un massimo grado di libertà di iniziativa. Alla assemblea di un anno fa eleggemmo un portavoce, il sottoscritto, e un gruppo di chifalecose con l'esplicita condizione che il gruppo rimanesse aperto a chi volesse farne parte, condividendo lo spirito generale che ci muoveva, e che era riassunto dalla mia relazione di un anno fa. Il gruppo di chifalecose metteva assieme le persone, appunto, che offrivano contributi pratici, che tenevano o scrivevano sul blog, che organizzavano riunioni locali, organizzavano campagne, e così via.
Col passare del tempo, la crescita della lista unito al fatto che, come è tipico di una associazione di volontari, non tutti fanno le cose sempre con la stessa intensità, ha fatto perdere nel tempo il suo carattere operativo al gruppo, generando vari problemi pratici che dobbiamo superare.
Noi oggi, essendo cresciuti di dimensione e contando su una serie di forze nutrita, al fine di continuare a tessere la rete, dobbiamo sforzarci di conciliare due cose che solitamente sono alternative. Primo, l'operatività organizzativa tipica delle associazioni, che tuttavia hanno un presidente e organismi che finiscono per essere statici e chiusi anche di là dalla volontà delle persone, per la loro stessa natura "istituzionale". Secondo, la apertura e porosità tipica dei movimenti, dove i legami di appartenenza sono più laschi e quindi risultano essere "luoghi" immediatamente accoglienti, finendo generalmente tuttavia per perdere capacità organizzativa, identità, ed essere governati di fatto in maniera ancora più oligarchica.
La via di mezzo, a mio parere può consistere nella seguente formula: costituire un gruppo di "chiorganizzalecose" che mantiene la sua caratteristica di apertura, ma conservi anche caratteristiche di operatività. L'attuale gruppo di chifalecose si deve al contrario allargare ancora, diventando una lista di discussione politica e proposta politica, con la quale tenere assieme nodi della rete anche di grande quantità. Penso ad una lista che può contenere centinaia di indirizzi, una lista ad alta intensità che comunque, modificando le opzioni, ognuno possa leggere anche in modalità web, non necessariamente ricevendo le email nella propria casella. Mantenere questa lista è vitale per continuare ad essere certi che, pur dotandoci di un organismo organizzativo più agile iMille rimangano aperti ai contributi e alla partecipazione diretta (anche nell'organizzazione delle cose) di chi abbia idee da proporre e tempo da dedicare. Il legame tra le due liste deve essere assicurato da due "owner" della lista, due persone che abbiano il compito di disciplinare minimamente la discussione e fare da raccordo tra la lista lunga di chifalecose e quella organizzativa, di chi suda di più.
Questo secondo gruppo "organizzatore" è quello su cui io propongo di votare domenica. Propongo che il compito di individuarne le persone e i criteri sia discusso dalla presidenza della assemblea, raccogliendo come al solito le disponibilità di chi volesse farne parte. Io lo immagino composto da persone in virtù delle cose che fanno, alcuni esempi: due persone in rappresentanza del gruppo che gestisce il blog, due in rappresentanza de iMille di Roma e Milano (i gruppi più numerosi), uno per ogni progetto o area tematica che seguiamo (es. cervelli in fuga, diversità, etc.), uno per luoghi dove iMille sono meno numerosi ma presenti (esempio Pavia, FVG), oltre al portavoce, un coordinatore organizzativo, alcune persone chiave per la loro esposizione e riconoscibilità.
La lista raggiungerà facilmente le trenta persone, che sono un numero di organizzatori gestibile, e rimane aperta sia in entrata che in uscita. Domenica, se la presidenza sarà d'accordo, si potrà anche votare questa relazione e i principi di governance porosa, aperta, che descrive. Anche noi abbiamo bisogno di ogni persona, di ogni idea, che durante il nostro percorso, vorrà darci una mano.
Infine, credo che la presidenza debba anche decidere come votare il portavoce, e come avanzare candidature. Qualora lo riterrete utile, e se qualcuno avanzasse la mia candidatura, sono disponibile a continuare il mio lavoro volontario in questa veste.
Concludendo, vorrei ringraziare molte persone, ma finirei con una tirata sentimentale un po' pietosa. Dirò semplicemente che fare politica assieme a voi, e con le persone che mi avete fatto conoscere, è una bella esperienza che infonde speranza anche nelle giornate più complicate, penso che stiamo affermando nella prassi metodi nuovi, essendo veicolo di idee interessanti e proposte serie. Grazie a tutti allora, per l'entusiasmo e la pazienza.
L'unico ringraziamento individuale che mi sento di fare, come portavoce e dunque sicuro di interpretare bene il nostro sentimento collettivo, va a Ivan Scalfarotto, il cui talento, la cui serietà democratica, e la cui generosità politica nel contribuire senza risparmio personale alla promessa del Partito Democratico e alla nostra idea di una Italia che sembra irraggiungibile, sapendo che non lo è, sono una ricchezza fondamentale non solo per noi ma per tutto il centrosinistra.
Chiudo pensando alla prossima assemblea aperta "dei cinque minuti" che contribuiremo ad organizzare nel Meridione del nostro paese, e a quelle che verranno. Pensando alle cose che non riusciremo a fare perché sono troppe. Alle idee che ci apprestiamo a discutere.
Buon lavoro a tutti noi per questi due giorni di politica nuova.
Commenti (13)
Mi spiace doverlo scrivere e non vorrei apparire come il 'solito' radicale di turno: raramente si riesce, per decine di caratteri, a non leggere nulla. La politica è cosa seria, anche se in questo paese è diventato un affare per famiglie. Come si può essere alla moda con 'aggettivi', 'declinati' e 'percorsi', tutto in una riga e mezzo? Mi si consenta 'un attimino'di attenzione. Qui il salotto e la strada sembrano convergere nel nulla, per definire un gioco nel quale non si comprende quale sia 'il regolamento'. I vuoti del Partito Democratico o dei Mille sono incredibili. Dilettanti allo sbaraglio. Un partito è e non può che essere la rappresentazione definita di una moltitudine di cittadini uniti da un eguale sentire. Con le divertenti considerazioni sul 'talento', l'esercitazione da boy scout sul 'cosiddetto terriotrio' e la mirabolante descrizione di un governo 'conservatore' sotto il vestito davvero c'è solo un buco nero.
Cari signori, questo Paese ha da tempo imboccato la strada della liquidazione. Nessun prodotto industriale, niente ricerca, protezione sociale nulla, innovazione inesistente, alcuna struttura indistriale di rilevanza internazionale, macchina statale in panne e servizi al capolinea. Trasporti, strade, infrastrutture con bassa manutenzione. crisi della scuola e dell'università, scomparsa del cinema, della letteratura, della musica nazionale dalla scena mondiale (lasciate perdere il triste sciovinismo provinciale, Muccino, Carla Bruni, Dolce e Gabbana, Zoff e la Ferrari, per piacere). Non insisto e rilevo le critiche di organismi internazionali vari sulle spinte razziste e xenofobe o su fenomeni di emarginazione sociale gravissimi. Evito di definire la collusione tra stampa e politica, centrata sull'inesistenza di soggetti editoriali indipendenti. Non mi dilungo sul fatto che in tutto il mondo non si parli del Presidente del Consiglio come di uno statista, ma come di un uomo dai contorni poco nitidi, per essre gentile. Evito di ricordare che il capo dell'opposizione ha dichiarato per una intera campagna elettorale che stava rimontando lo svantaggio, mentre per tutti quelli che disponevano di sondaggi (io ero tra quelli) risultava inamovibile uno scarto di nove punti. Ecetera, eccetera,eccetera. Volete rendervi utili? Studiate la politca, per piacere. E quando avrete imparato cos'è cercate di capire se siete capaci a farla. Nel frattempo allenatevi al blog, ce ne sono talmente tanti che nessuno si spaveterà della vostra presenza. E lasciateci in pace, che abbiamo altri e ben più seri problemi...
Inviato da bounty | July 12, 2008 12:52 AM
Posted on July 12, 2008 00:52
Mi spiace doverlo scrivere e non vorrei apparire come il 'solito' radicale di turno: raramente si riesce, per decine di caratteri, a non leggere nulla. La politica è cosa seria, anche se in questo paese è diventato un affare per famiglie. Come si può essere alla moda con 'aggettivi', 'declinati' e 'percorsi', tutto in una riga e mezzo? Mi si consenta 'un attimino'di attenzione. Qui il salotto e la strada sembrano convergere nel nulla, per definire un gioco nel quale non si comprende quale sia 'il regolamento'. I vuoti del Partito Democratico o dei Mille sono incredibili. Dilettanti allo sbaraglio. Un partito è e non può che essere la rappresentazione definita di una moltitudine di cittadini uniti da un eguale sentire. Con le divertenti considerazioni sul 'talento', l'esercitazione da boy scout sul 'cosiddetto terriotrio' e la mirabolante descrizione di un governo 'conservatore' sotto il vestito davvero c'è solo un buco nero.
Cari signori, questo Paese ha da tempo imboccato la strada della liquidazione. Nessun prodotto industriale, niente ricerca, protezione sociale nulla, innovazione inesistente, alcuna struttura indistriale di rilevanza internazionale, macchina statale in panne e servizi al capolinea. Trasporti, strade, infrastrutture con bassa manutenzione. crisi della scuola e dell'università, scomparsa del cinema, della letteratura, della musica nazionale dalla scena mondiale (lasciate perdere il triste sciovinismo provinciale, Muccino, Carla Bruni, Dolce e Gabbana, Zoff e la Ferrari, per piacere). Non insisto e rilevo le critiche di organismi internazionali vari sulle spinte razziste e xenofobe o su fenomeni di emarginazione sociale gravissimi. Evito di definire la collusione tra stampa e politica, centrata sull'inesistenza di soggetti editoriali indipendenti. Non mi dilungo sul fatto che in tutto il mondo non si parli del Presidente del Consiglio come di uno statista, ma come di un uomo dai contorni poco nitidi, per essre gentile. Evito di ricordare che il capo dell'opposizione ha dichiarato per una intera campagna elettorale che stava rimontando lo svantaggio, mentre per tutti quelli che disponevano di sondaggi (io ero tra quelli) risultava inamovibile uno scarto di nove punti. Ecetera, eccetera,eccetera. Volete rendervi utili? Studiate la politca, per piacere. E quando avrete imparato cos'è cercate di capire se siete capaci a farla. Nel frattempo allenatevi al blog, ce ne sono talmente tanti che nessuno si spaveterà della vostra presenza. E lasciateci in pace, che abbiamo altri e ben più seri problemi...
Inviato da bounty | July 12, 2008 12:55 AM
Posted on July 12, 2008 00:55
@ bounty: la vuoi fare solo te, la "politica"? Capisco perché imille ti diano fastidio.
A prescindere dal merito della relazione, non puoi contestare che "La politica è cosa seria, anche se in questo paese è diventato un affare per famiglie", suvvia!
Evviva le famiglie che si occupano di politica.
(certo che puoi contestare quello che ti pare, ovviamente).
Inviato da riccarù | July 12, 2008 10:30 AM
Posted on July 12, 2008 10:30
Per riccarù. A testimonianza del fatto che la qualità della politica italiana è decisamente bassa, appare singolare non si comprenda che per 'famiglie' intendevo salotti, lobbies, gruppi di potere autoreferenziali, clienti, parenti, mogli e fidanzati.
Per chiunque abbia l'abitudine di prendere un autobus (a Roma 'mezzi') risulta chiaro quanto, dal linguaggio al modo di intendere la vita, voi siate fuori dal mondo, privi di identità ed incomprensibili per la quasi totalità dei cittadini. Consiglio la consultazione di recenti sondaggi ( crollo del Pd) o l'umiltà per comprendere che, se ad una assise nazionale partecipano meno di un terzo dei delegati qualcosa davvero non funziona. Dall'altra parte (il Pdl), da quella della banda bassotti del cavaliere per essere espliciti, poi, grazie alla collusione con gran parte della stampa italiana (Liberazione compresa, che assolve Saccà, perdona Berlusconi e difende la Carfagna) si propongono modelli del tutto immaginari, ma più facili da veicolare. Risultato: dall'impunibilità per le 'alte cariche dello stato' (mi si spieghi il perchè? non dovrebbero essere i più trasparenti?) alla prossima e terribile catastrofe della sanità nazionale, mentre voi vi dilettate in conversazioni lunari quegli altri si divertono a fare tutto ed il contrario di tutto. Grazie al genio di Veltroni (buonista solo per chi non lo conosce), al suo 'correre da solo', alla distruzione della sinistra ed alla costruzione di un gruppo dirigente di plastica in un partito di moplen (se non di fosse capito il Pd). Davvero, lo dico con tristezza, siete irrecuperabili. Il probema e che chi ci va di mezzo sono gli italiani.
Inviato da bounty | July 12, 2008 11:10 AM
Posted on July 12, 2008 11:10
@bounty, sono completamente d'accordo con te. La tua lucidità nel delirio generale mi consola
Inviato da Emmyfinegold | July 13, 2008 7:29 AM
Posted on July 13, 2008 07:29
mah, io non capisco bene le critiche di bounty. Non so se il progetto dei imille porterà da qualche parte, forse resterà fine a se stesso, forse aiuterà finalmente a far nascere una nuova identità, forse sarà l'ennesimo fuoco di paglia di una sinistra che non si ritrova più. Ma perché questo rancore preventivo? e poi, quel tono da professore "Volete rendervi utili? Studiate la politica, per piacere. E quando avrete imparato cos'è cercate di capire se siete capaci a farla." Questa è un accezione decisamente "radicale" del concetto di politica... Io non ho "studiato" la politica, cerco di capirla, cerco di partecipare, da libero cittadino consapevole del suo ruolo nella società. Bounty dice di non voler apparire come il "solito radicale di turno", ma a me pare proprio che l'effetto sia esclusivamente questo. "La politica è cosa seria..." vuol forse significare "lasciatela fare a chi la sa fare"? Io sarei ben felice di lasciarla fare a coloro che l'hanno "studiata", ma non mi pare che abbiano dato prova di grande professionalità... lasciamo perdere la destra, ma a sinistra i cosiddetti "professionisti" della politica mi pare che abbiano responsabilità molto gravi (dai sindacati fino alla sinistra radicale, da troppo tempo dediti solo alla perpetuazione di se stessi...). Penso che un progetto come imille debba aiutare a far emergere personalità che possano portare nuove idee e nuovi modi di far politica. Bounty è libero di condividere o meno questo progetto,di parteciparvi e soprattutto è libero di criticarlo, ma nel suo post non vedo nessuna critica nel merito della relazione di Marco Simoni, solo accuse generiche e datate, con una serie di luoghi comuni decisamente inutili (andiamo Bounty, credo che tutti, proprio per il fatto di essere qui, siano consapevoli dello stato del paese, e credo che nessuno consideri "Muccino, Carla Bruni, Dolce e Gabbana, Zoff e la Ferrari" quali esempi di un riscatto di un italianità del nuovo millennio...). Insomma, sarebbe bello leggere critiche costruttive alla relazione, anzi, io vorrei proprio che qualcuno aiutasse chi, come me, non ha studiato abbastanza la politica per coglierne alcune finezze. Infine, e qui mi rivolgo direttamente a Bounty, la cosa veramente triste, per me di sinistra da sempre, è che mi rendo conto che diventa sempre più difficile discutere con chi, seppur su posizioni più radicali, ho sempre considerato vicino a me.
Inviato da Alberto | July 13, 2008 11:55 AM
Posted on July 13, 2008 11:55
Ho letto la relazione e ho seguito qualche intervento su "radio radicale"
Ho trovato molte riflessioni di metodo, (compreso il problema dello spazio a nuovi gruppi dirigenti) e poche approfondimenti sul problema del senso.
Non sembra abbastanza per "sostituire" la dilagante e imperiosa forze della cultura neo-lberista?
Ho sentito parole come sviluppo, merito, crescita, competenza.
Tutto bene per carità!!
Ma come mai la destra prende voti? Solo per clientela mafiosa?
Non credete che che vi sia un problema culturale sul quale lavorare che va ben oltre la conquista del consenso della "gente".
Non sono convinto che il problema si risolva cercando di capire bene che cosa vuole la gente. Forse darebbe il caso di scatenare un dibattito su bisogni e sentimento dei bisogni?
E allora, soluzione delle soluzioni, facciamo una stupenda survey per capire che cosa pensa la "gente" !!
Non sarebbe, forse,il caso prima capire che cosa pensiamo noi?
Vorrei aver sentito una posizioni su:
Capitalismo neo-liberista.
Aumento delle disuguaglianze a livello mondiale
Finanza
Lavoro,precarietà.
Devastazione del nostro pianeta e crescita del PIL
Beni comuni dell’umanità
Guerra e pace
Nuove comunità in una società di migranti.
Leadership e partecipazione.
...
In altre parole, se vogliamo usare il linguaggio dell'impresa, ho visto molti argomenti da manager (gestori) pochi da imprenditori.
Che il PD sia pervaso da ansia di fallimento?
Con il linguaggio della politica:
molti argomenti da "amministratori", e pochi da politici.
Perché la politica è quell'arte nobile che riflette sui fini e sui mezzi per raggiungerli.
Ed è dalla riflessioni sui fini che nascono nuove identità
Ed da nuoce identità che nasce nuovo consenso.
Ma si sa ..questa "roba" non ha tempi elettorali.
Inviato da alessandro | July 13, 2008 7:19 PM
Posted on July 13, 2008 19:19
Ho letto la relazione e ho seguito qualche intervento su "radio radicale"
Ho trovato molte riflessioni di metodo, (compreso il problema dello spazio a nuovi gruppi dirigenti) e poche approfondimenti sul problema del senso.
Non sembra abbastanza per "sostituire" la dilagante e imperiosa forze della cultura neo-lberista?
Ho sentito parole come sviluppo, merito, crescita, competenza.
Tutto bene per carità!!
Ma come mai la destra prende voti? Solo per clientela mafiosa?
Non credete che che vi sia un problema culturale sul quale lavorare che va ben oltre la conquista del consenso della "gente".
Non sono convinto che il problema si risolva cercando di capire bene che cosa vuole la gente. Forse darebbe il caso di scatenare un dibattito su bisogni e sentimento dei bisogni?
E allora, soluzione delle soluzioni, facciamo una stupenda survey per capire che cosa pensa la "gente" !!
Non sarebbe, forse,il caso prima capire che cosa pensiamo noi?
Vorrei aver sentito una posizioni su:
Capitalismo neo-liberista.
Aumento delle disuguaglianze a livello mondiale
Finanza
Lavoro,precarietà.
Devastazione del nostro pianeta e crescita del PIL
Beni comuni dell’umanità
Guerra e pace
Nuove comunità in una società di migranti.
Leadership e partecipazione.
...
In altre parole, se vogliamo usare il linguaggio dell'impresa, ho visto molti argomenti da manager (gestori) pochi da imprenditori.
Che il PD sia pervaso da ansia di fallimento?
Con il linguaggio della politica:
molti argomenti da "amministratori", e pochi da politici.
Perché la politica è quell'arte nobile che riflette sui fini e sui mezzi per raggiungerli.
Ed è dalla riflessioni sui fini che nascono nuove identità
Ed da nuoce identità che nasce nuovo consenso.
Ma si sa ..questa "roba" non ha tempi elettorali.
Inviato da alessandro | July 13, 2008 7:20 PM
Posted on July 13, 2008 19:20
Cari bounty e alessandro... ma voi, fate politica? Ci avete provato a dare un contributo a questa povera Italia? Perché io a questi qui almeno gli riconosco il merito enorme di sporcarsi le mani, di provarci, di metterci la faccia, di rischiare in proprio. Anche di rischiare di sentirsi criticare da quelli che spaccano il capello in quattro comodamente seduti nel salotto di casa propria. Se non vi piacciono i mille, che alternativa ci date? D'Alema? Rutelli? Oppure vi proponete voi due? Non lo dico con sarcasmo, mi chiedo solo cosa sia rimasto da fare. Dateci la vostra linea e magari invece che Marco Simoni seguiamo voi. Sempre che siate in grado di fare una proposta. Resto in fiduciosa attesa.
Inviato da piero | July 13, 2008 9:52 PM
Posted on July 13, 2008 21:52
Non è certo mia intenzione dare la linea.
Gradirei tuttavia, affinché possa svilupparsi un percorso teso alla costruzione di una nuova identità ella sinistra , cercare di capire cosa pensano gli uomini del PD, "imille" compresi sui temi che ho tentato sommariamente di descrivere sopra.
E' possibile che non vi sia uno straccio di discussione sull'idea di società.
Onestamente mi sembra un pò poco il riformismo innovatore di un ipotetico nuovo gruppo dirigente.
Sono d'accordo con voi che chi ha "perso" deve andare a casa.
Ma non si tratta di una partita di calcio. Nel calcio il fine è chiaro, buttare la palla in rete. Possiamo fare solo una discussione sui mezzi.
Qui la cosa appare più complessa.
Il fine non appare, nemmeno nella nebbia,ed è normale che lo sia. Perlomeno discutiamone.
Inviato da Alessandro | July 13, 2008 10:57 PM
Posted on July 13, 2008 22:57
Senza identita' e senza un processo di identificazione, non esiste nessun consenso, nessuna delega e nessun partito. Io voto per chi esprime la mia identita' e per colui nel quale mi identifico. Non solo, una volta completata questa identificazione la mia delega e' praticamente totale e mi porta con fiducia a sostenere anche sacrifici personali dei quali non vedevo prima la ragione. Le belle parole del Simoni, come giustamente argomenta Alessandro, sono fredde come quelle di un bravo e talentuoso amministratore alla assemblea degli azionisti ma non stimolano, come sanno fare quelle di un bravo politico, nessun "lavoratore", ovvero nessun processo di identificazione all'infuori del "club" che e' stato costituito e al quale ci si sente chiamati a partecipare per appartenenza di categoria. Anzi, l'eccessivo puntualizzare temi d'elite come quello generazionale, il continuo ricorrere ad immagini aristocratiche, come quella del merito e del "cervello in fuga", crea distacco e sospetto.
L'identita' non la si costruisce attraverso i richiami alla appartenenza di categoria (giovani, imprenditori, blogger, disoccupati, gay, precari, etc.) ma attraverso il richiamo al sentire comune che poi rappresenta la leva dell'impegno.
Come il lavoratore sente di "possedere" l'azienda per la quale lavora e gli rimane fedele, attraverso un processo di identificazione con la cultura generale espressa dall'azienda stessa, cosi l'elettore si comporta con il partito.
La costruzione della identita' quindi e' un processo culturale che si attua nell'affrontare con organizzazione capillare, temi specifici con un linguaggio e una presenza sociale di garanzia per tutti. E' emblematico che Simoni nicchi proprio sulle questioni organizzative e sul territorio, parla di nuove tecnologie e dimentica la scuola, l'aula universitaria, la piazza di quartiere, la mensa aziendale che nella sua concezione esistono ma non sono piu' strumenti di veicolo della identita'.
La costruzione identitaria e' e resta una delle cose piu' belle della "politica" ed e' propedeutica a qualsiasi "cultura del fare" perche' se si arriva al "fare" senza una comune identita' scoppieranno i conflitti di potere insanabili. Di questo processo oggi nel PD, lanciato alla conquista del potere, non v'e' traccia e iMille, dopo questo congresso, confermano la tendenza generale.
A coloro che obiettano la frase sfatta " ... ma voi fate politica?", rispondo: Si! Io sono sicuro di aver fatto politica. Da circa 30 anni, esponendomi sempre e dovunque. Voi, siete sicuri di non fare solo ... comunita'?
Inviato da Leo Perutz | July 14, 2008 9:51 AM
Posted on July 14, 2008 09:51
Leo,
c'è un commento interessante che Riccardo da parigi ha gentilmente inserito sul mio blog
http://www.alessandroguidi.net/?p=174#comment-1252
La mia risposta nella linea del tuo intervento.
Lo inserisco qui.
Forse, può essere occasione di dibattito!!
Inviato da alessandro | July 14, 2008 1:13 PM
Posted on July 14, 2008 13:13
Ma il "Luca Sofri" che è citato nel documento è quello che ha un blog dedicato all'iPhone?
Inviato da maurizio | July 14, 2008 8:09 PM
Posted on July 14, 2008 20:09