La rabbia e la SSIS

di Francesca Pollastrini

scuola.jpg

Sfogliando con poca voglia le ultime pagine di Repubblica, quelle della
sezione di Firenze, leggo un articoletto in cui si dice, nero su bianco, che
la ministra della scuola, tale Gelmini (una che in quasi tutte le foto sui
giornali porta un bel crocifisso al collo, tanto non è mica ministra
di uno stato laico, di una scuola per tutti), abolisce le SSIS che altro non
sono che la via obbligatoria per chi oggi vuole intraprendere il mestiere di
insegnante. Nell’articolo si legge che scompariranno molti posti di lavoro
in Toscana e via discorrendo. Peccato che l’idea risolutiva, l’opzione che
la ministra propone sia riassunta così, in tre righe: “fino a quando
il ministero non renderà note le nuove direttive in materia”. Siamo
alla fine di luglio, cari laureati, che vorreste sapere già oggi cosa
dovrete fare, se potrete fare qualcosa, i primi di settembre? Suvvia, non
scherziamo.


È estate, godetevela. Tanto fra poco scompariranno anche
i provveditorati agli studi (stanno già scomparendo, anche se si dice
riorganizzando), così dopo non ci sarà più nessuno a
darvi quelle brutte notizie sulle graduatorie bloccate, le supplenze sognate
e talvolta attribuite. Dire la verità, oppure anche “è dura,
tentate un’altra strada”, è troppo complesso, un gesto troppo
responsabile per la nostra classe politica attuale. Le SSIS portano denaro:
3000 euro di iscrizione o giù di lì, obbligo di frequenza
così non fai altri lavori ma almeno sei occupato tutto il giorno, i
vari soldi incassati dai mezzi pubblici, le mense, i ristoranti universitari
e via dicendo.

Sfido chiunque conosca il mestiere di insegnante a dire che la pedagogia
e la didattica si imparano di più sui banchi universitari che in
classe: si studia un pochino, e poi via, in classe ché è
lì che si capisce cosa ci manca e cosa va bene. Ci vorrebbe un
concorso, ma vero, difficile, un metodo meritocratico per accedere a questo
mestiere che è il più bello del mondo e che può essere
fatto solo da chi ha fiducia nel futuro. A me la Gelmini che toglierà
la riserva quanto prima mi trasmette tante cose, ma fiducia proprio no. E
quando penso che è una donna e per giunta una donna giovane mi sento
male. Ne facevamo volentieri a meno.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

19 Commenti

  1. trovo pericolosa l’affermazione “didattica e pedagogia si imparano a scuola piú che sui banchi dell’universitá”. é una frase vera quanto “a operare bene si impara in sala operatoria piú che sui banchi dell’universitá”.

    vero, ma nessuno si sognerebbe di abolire la specializzazione per i chirurghi.

    tra l’altro se il sistema universitario italiano ha un difetto particolare é proprio quello di essere eccessivamente disciplinarista, quindi qualche lezione di pedagogia e un po’ di pratica affiancati da un tutor non farebbe affatto male dopo tre anni passati a studiare le discipline.

    le ssis come sono oggi non vanno bene, ma non é un buon motivo per abolirle. piuttosto per riformarle. personalmente opterei per un 3+2 dove nel +2 si fa molta pratica in aula affiancati da un tutor.

    quella dell’insegnante é una professione e come tale va trattata: sia per definire la formazione in entrata, quella in servizio e la valutazione

    su http://www.marcocampione.it ne ho scritto argomentando meglio

    ps: sui concorsi la penso come giavazzi (anche se non esattamente, ma anche su questo rimando al mio blog)

  2. Ho impostato la mia formazione universiaria finalizzandola alla futura partecipazione alla scuola di specializzazione insegnanti, sperando di divenire quanto prima docente. Ora queste mezze riforme abborracciate gettano nella confusione centinaia di studenti, che come me devono riprogettare la loro formazione con scadenze annuali (se va bene). Si è precari già prima di essere precari.

    Gabriele

  3. Mi pare che sta Gelmini è più ancor più reazionaria di una vecchia maestra di trent’anni fa. Leggo:
    “Noto con piacere che molti presidi stanno informando il ministero del fatto che stanno reintroducendo il grembiule” e ancora “Vestirsi nello stesso modo, magari con lo stemma dell’istituto appuntato sulla giacca, suscita un senso di appartenenza e aiuterebbe tante famiglie, oggi in difficoltà a causa della corsa alle griffe. Corsa che comincia proprio fra i banchi di scuola”.
    Che bellini, tutti uguali, con lo stemmino, precisini, a cantare magari l’inno al mattino, come in un film americano degli anni cinquanta.
    A questo punto, mettiamo la faccia di silvio e una bella croce nella coccarda, obblighiamo a capelli corti e bermuda blu i maschietti e a trecce e gonna a pieghe le femminucce.

    Ma magari è il modo giusto per farli sbottare a ‘sti poveri ragazzini quando saranno grandi e rovesciare quest’aria asfissiante che si respira in giro …

  4. GianBurrasca

    A scuola dovrebbero anche insegnare che non tutti sono tenuti a conoscere cosa diavolo sono le ” SSIS “.
    Cominciamo con lo scrivere in maniera comprensibile, senza costringere i lettori all’uso di Google.

    Grazie.

  5. Francesca

    Allora, le SSIS sono le scuole di specializzazione post-laurea consigliate a chi vuole entrare nelle graduatorie da insegnanti (danno punteggio). Chiedo scusa per la poca chiarezza.
    In secondo luogo, io insegno da 6 anni, ho vinto il concorso per la scuola pubblica francese, e resto convinta che il mestiere di insegnante si impara, ma servono ben poco discorsi teorici sulla pedagogia e la didattica. Otto settimane dopo il risultato del concorso, sono stata messa davanti a degli alunni. Due classi, per un totale di 6 ore settimanali, con una tutor presente ogni tanto, ma disponibilissima in caso di problemi. Dodici ore le passavo all’università a sentir ragionare di pedagogia e alunni-tipo. Quando poi, l’anno dopo, mi hanno messa “di ruolo” in una delle cosiddette (erroneamente) scuole di banlieue, ho capito quel che temevo: niente di più inutile delle lezioni sull’alunno-tipo. Ci vorrebbero più ore di osservazione nelle classi, di preparazione delle lezioni con i colleghi più esperti.
    Non dimenticherò mai quando il 6 settembre (prima ora di lezione di pedagogia) ci hanno pomposamente spiegato cosa bisogna fare la prima ora di lezione in classe; peccato però: la prima ora l’avevamo già fatta tutti il 3 settembre. Ci hanno rassicurato così: avete sbagliato tutto, ora cercate di raddrizzare il tiro (nessuno ci ha mai detto come).
    Le SSIS sono una buona idea, ma bisognerebbe renderle cose intelligenti.

  6. Francesca

    Allora, le SSIS sono le scuole di specializzazione post-laurea consigliate a chi vuole entrare nelle graduatorie da insegnanti (danno punteggio). Chiedo scusa per la poca chiarezza.
    In secondo luogo, io insegno da 6 anni, ho vinto il concorso per la scuola pubblica francese, e resto convinta che il mestiere di insegnante si impara, ma servono ben poco discorsi teorici sulla pedagogia e la didattica. Otto settimane dopo il risultato del concorso, sono stata messa davanti a degli alunni. Due classi, per un totale di 6 ore settimanali, con una tutor presente ogni tanto, ma disponibilissima in caso di problemi. Dodici ore le passavo all’università a sentir ragionare di pedagogia e alunni-tipo. Quando poi, l’anno dopo, mi hanno messa “di ruolo” in una delle cosiddette (erroneamente) scuole di banlieue, ho capito quel che temevo: niente di più inutile delle lezioni sull’alunno-tipo. Ci vorrebbero più ore di osservazione nelle classi, di preparazione delle lezioni con i colleghi più esperti.
    Non dimenticherò mai quando il 6 settembre (prima ora di lezione di pedagogia) ci hanno pomposamente spiegato cosa bisogna fare la prima ora di lezione in classe; peccato però: la prima ora l’avevamo già fatta tutti il 3 settembre. Ci hanno rassicurato così: avete sbagliato tutto, ora cercate di raddrizzare il tiro (nessuno ci ha mai detto come).
    Le SSIS sono una buona idea, ma bisognerebbe renderle cose intelligenti.

  7. la storia del grambiule, secondo me, la dice lunga sulla visione del mondo che hanno questi personaggi qua.
    Anzi la “divisa” con lo stemmino …

  8. Francesca

    Brava Lorella! Come consiglio spassionato da chi insegna all’estero, e dove la scuola sta pure peggio che in Italia, ti dico che dovete assolutamente sorvegliare il numero di alunni per classe: è il modo migliore per sopprimere cattedre. Noi in Francia, ormai abituati a 35 alunni per classe al liceo, ci stiamo avviando verso 37-38. Sembra che a nessuno interessi il fatto che gli edifici scolastici siano stati costruiti per gruppi più ristretti. Della didattica e pedagogia, poi, non ne parlo nemmeno più: sono fuori moda.

  9. Davide Andriolo

    Non è solo una questione di strutture, ma di didattica e di visione di ciò che è il lavoro dell’insegnante.
    Se l’insegnante (come sembrano volere i genitori di oggi, supportati dal pensiero di questa destra ma anche di certa sinistra che non capisce il numero chiuso all’università) è un seplice jukebox che fa la sua lezioncina sulla materia e deve limitarsi a quello, le classi possono essere anche di 1000 persone. Anzi, si può anche usare un video e basta. Se invece l’insegnante deve avere contatto coi ragazzi e esserne educatore il rapporto numerico insegnanti ragazzi non può assolutamente essere di 1 su 35.

  10. Totuccio

    Ma i professori che abbiamo avuto noi alle scuole superiori (anni 80 e 90) hanno seguito qualche corso di specializzazione secondo voi? Perche’ dovremmo essere noi a seguire questi corsi per due anni (due anni!) per andare poi ad insegnare quattro frottole di matematica o di geografia a quattro cazzoni a Tor Pignattara?

  11. Totuccio

    Ma i professori che abbiamo avuto noi alle scuole superiori (anni 80 e 90) hanno seguito qualche corso di specializzazione secondo voi? Perche’ dovremmo essere noi a seguire questi corsi per due anni (due anni!) per andare poi ad insegnare quattro frottole di matematica o di geografia a quattro cazzoni a Tor Pignattara?

  12. direi che totuccio, seppur con un linguaggio crudo, ha ben sintetizzato la posizione di chi crede che specializzarsi sia inutile x un insegnante.

    se non altro totuccio ha il pregio di non farsi pagare per scrivere queste cose sulla prima pagina di repubblica (vd. pietro citati, ad esempio).

    mi permetto, serenamente pacatamente, di dissentire dai totuccio e dai pietro citati capaci solo di avere come benchmark la scuola che hanno fatto loro. che nel caso di citati, tra l’altro, non é nemmeno quella degli ’80 ’90 richiamati da totuccio…

  13. Francesca

    D’accordo con chi dice che due anni di specializzazione non servono. Si dovrebbe fare un concorso, poi i vincitori andrebbero in classe, seguiti da colleghi più anziani e/o esperti. Se il loro primo anno di insegnamento va bene, passano di ruolo, altrimenti ripetono l’anno, ma solo una volta.
    E’ intollerabile che ancora oggi, fine luglio, la ministra non abbia detto cosa pensa di proporre a chi vorrebbe iscriversi alla SSIS. Ma contro l’incapacità, l’incompetenza e l’irresponsabilità ancora non c’è rimedio.

    P.S. Dissento invece da chi definisce gli allievi “cazzoni di Tor Pignattara”. Proprio no, anche questo non mi va giù.

  14. lella

    Sono felicissima per l’abolizione delle SSIS: io ho provato ad entrare due volte a Cosenza per Storia dell’Arte ma venivano smaccatamente favoriti i laureati in lettere ed io che sono architetto cosa cavolo avrei potuto insegnare? Latino forse? Erano dei club dove entravano i pupilli-sciacquini dei vari baroni locali.
    Il concorso è in grado di dimostrare se un laureato è competente in quella materia o no e al concorso possono accedere tutti anche quelli in graduatoria permanente non permanente che non si capisce bene che cavoli di diritti hanno più degli altri. Quando io ho insegnato nelle scuole per questo sono stata pagata mi basta ciò, non capisco da dove cavolo matura il diritto di acquisire punti per metterlo nel di dietro agli altri. Nelle altre professioni non funziona così, un medico per esempio perchè cavolo dovrebbe acquisire punti perchè fa il medico e ha a che fare con malattie pericolose tutti i giorni; i meccanismi di protezionismo sono finalmente finiti.Spero.

  15. totuccio

    Non volevo mancare di rispetto nei confronti né dei professori (temporaneamente pure io lo sono stato) né degli allievi (non sono tutti cazzoni, anzi): ma questa serie infinita di corsi, concorsi e ricorsi non fa che scoraggiare chi vorrebbe misurarsi con questa professione: d’accordo che è un mestiere delicato, ma diamine, non è la stessa cosa di un chirurgo!

  16. Giulia

    Dalla padella alla brace! Io non credo che l’insegnamento sia un modo per riempire ore esaurendo il proprio dovere di lavoratore! Totuccio mi ha fatto pensare che per fortuna al momento non fa l’insegnante.
    Stavo leggendo un pò di forum per documentarmi su questa ssis congelata. Qui ho trovato scritte cose sensate. In altre pagine invece è un susseguirsi di consecuzio originali, decisamente inadatte a chi insegna o si appresta a farlo. Ritengo che le ssis vadano riformate,ma non sò se siano così inutili. Certamente i miei colleghi laureati dovrebbero avere maggior umiltà e non ritenersi infallibili ed onniscenti soltanto per il loro titolo. Anche perchè, ricordiamocelo bene, laureato -ahimè- non è sinonimo di acculturato, al giorno d’oggi. Così come non è garantito che un aitante 25enne neolaureato sia in possesso di tutte le nozioni che gli servono per svolgere un lavoro. Nessuno pensi che l’abilità di calcolare 2 + 2 significhi saperlo insegnare agli altri.

    Giulia

  17. Giulia

    Dalla padella alla brace! Io non credo che l’insegnamento sia un modo per riempire ore esaurendo il proprio dovere di lavoratore! Totuccio mi ha fatto pensare che per fortuna al momento non fa l’insegnante.
    Stavo leggendo un pò di forum per documentarmi su questa ssis congelata. Qui ho trovato scritte cose sensate. In altre pagine invece è un susseguirsi di consecuzio originali, decisamente inadatte a chi insegna o si appresta a farlo. Ritengo che le ssis vadano riformate,ma non sò se siano così inutili. Certamente i miei colleghi laureati dovrebbero avere maggior umiltà e non ritenersi infallibili ed onniscenti soltanto per il loro titolo. Anche perchè, ricordiamocelo bene, laureato -ahimè- non è sinonimo di acculturato, al giorno d’oggi. Così come non è garantito che un aitante 25enne neolaureato sia in possesso di tutte le nozioni che gli servono per svolgere un lavoro. Nessuno pensi che l’abilità di calcolare 2 + 2 significhi saperlo insegnare agli altri.

    Giulia

  18. Corrado

    Ciao.
    Anche io sono un neo insegnante ( insegno da due anni in Alto-Adige e provengo dalla Campania). Ho sempre desiderato fare questo mestiere e al primo anno, dopo le prime grandi difficoltà, ho sentito che non poteri fare altro. Per due anni non ho potuto pensare di seguire la SSIS. Al primo anno non avevo i soldi per pagarmela, al secondo anno il mio orario di lavoro e la lontananza dalla sede SSiS non me lo permettevano. Quest’anno le condizioni erano giuste per iscriversi e…. PUFF! Io non discuto quale sia la forma più giusta per arrivare ad abilitarsi, ma vorrei che ce ne fosse una. Ora sono sospeso e non so dove si va a parare… Ho 31 e sono precario…ho voglia di lavorare e dedicarmi con passione a questa professione, ma la strada è sempre più difficile… e le condizioni economiche anche…
    Corrado

  19. Simona

    Lalla, io sono riuscita a superare il concorso per entrare alla Ssis e avendo vinto le classi 43, 50 e 51 ho ovviamente scelto la 51. Ti assicuro che non sono nè una pupilla, nè figlia di un barone e neanche una prediletta, sono solo stata in gamba sia con le prove scritte (100 assurde domande) e sia conle tre prove orali…il tutto alquanto difficile, ma sono già al secondo anno e non vedo l’ora di abilitarmi perchè la Ssis è davvero molto, molto difficile, specie i corsi e i 50 esami da affrontare. Spero solo che chi verrà dopo di noi del IX ciclo, non avrà l’opportunità di frequentare un unico anno di praticantato, che la Gelmini si adoperasse per instaurare anche per loro un duro corso di due anni, altrimenti ci sarebbe troppa differenza, ma soprattutto INGIUSTIZIA!!! Noi abbiamo sia esamoni teorici e sia 100 ore di tirocinio in aula scolastica. Chi è dentro la Ssis come me, non può capire lo strenuo, mi dispiace.

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