di Marco Simoni, da Europa
Un bell’articolo del New Yorker di questa settimana spiega come molto poco
delle nostre percezioni del mondo dipenda dai segnali diretti che riceviamo,
molto invece dipende dalla memoria stratificata nella nostra mente. Per
questo, spesso, le cose nuove non vengono nemmeno riconosciute: ci aspettiamo
solo le vecchie.
Spericolati come siamo, noi della rete de iMille, abbiamo provato a fare
due cose nuove (o quasi) e una terza è venuta quasi da sola. Dovendo
riunirci in assemblea per discutere della nostra politica dell’ultimo anno,
abbiamo deciso di dedicare una parte non rituale ma sostanziale del nostro
tempo ad ascoltare persone con le quali abbiamo condiviso e fatto cose
assieme. Abbiamo chiesto a una trentina di queste persone di venire a Roma
venerdì 11 Luglio per parlarci. Cinque minuti a testa – siamo
convinti che la sintesi sia un gran pregio – e se si sa di cosa si
parla in cinque minuti si può dire molto.
Purtroppo il sottotitolo del convegno, “Uccidere il padre” – da una
bella frase di Umberto Saba che spiega la storia del nostro paese costellata
da fratricidi e povera di rivoluzioni – ha fatto più notizia
della lista dei nostri invitati. Invece, ed è qui la terza
novità, per una mattina non ascolteremo lamenti, o esortazioni di
principio, ma una serie qualificata di interventi di merito. Il tema del
titolo, infatti “Superare il passato, liberare il futuro” verrà
declinato a partire da quello che le persone sanno. Di competitività
parlerà uno dei leader del World Economic Forum, di Sud un
giovanissimo protagonista del PD siciliano, di Nord naturalmente veneti e
lombardi, di diversità e diritti chi si batte da anni per leggi
più europee, e poi deputati alla prima legislatura, amministratori
locali, studiosi innovatori e tradizionali (e solidi) dirigenti di
partito.
La lista non ha fatto notizia perché si tratta di persone note solo
ad una ristretta cerchia di addetti ai lavori, ma sono una parte non
indifferente di quelle persone che, secondo noi, possono prendere in mano il
partito, e costruirlo per dare gambe alle idee che spiegano e che scrivono
(tolleranza zero per i pigri: sul nostro blog, ma non solo, si possono
leggere centinaia di articoli sui temi importanti del nostro tempo, e molti
racconti di buona politica, politica nuova, che anche in questo criticassimo
PD trova spazio).
iMille sono una rete, un blog, uno strumento, a disposizione di chi vuole
raccontare la sua storia o condividere la sua competenza con una platea
più vasta. iMille sono uno strumento a disposizione, organizzato da
chi è consapevole del fatto che il PD genera due opinioni in
conflitto. La prima è che possa diventare un rivoluzionario meccanismo
di cambiamento e rinnovamento della politica e della società italiane,
avvilite da anni di pigrizie, egoismi e scarsa lungimiranza. La seconda
è che rischi – al contrario – di diventare la riproduzione
di un sistema di autoconservazione di un establishment che ha avuto dei
meriti e delle intelligenze, ma che ormai ha smesso di trarne frutto. iMille
non si sono ancora rassegnati a far prevalere la seconda ipotesi, e per
questo si mettono a disposizione.
In questa fase, non breve – nella quale dovremo costruire
l’alternativa alla destra che sta preparando con decisione il proprio futuro
– bisogna discutere e agire con strumenti multiformi che somiglino alla
nostra multiforme società. La rete è uno di questi strumenti.
Non l’unico, non ancora il più importante. Anche per questo abbiamo
deciso di incontrarci con un convegno – pur con nuovi limiti di tempo
per gli interventi – e sarà così che, venerdì 11,
persone non ancora famose parleranno dallo stesso palco di quello che la vita
gli ha fatto conoscere direttamente.
Un arricchimento per i nostri lavori, che proseguiranno per altri due
giorni. Grazie ad un sottotitolo poco usuale e non troppo timido, si è
accesa qualche luce in più su quel palco. Potrebbe essere utile a
tramutare la depressione post-elettorale in ottimismo della ragione. Il PD ha
una grande ricchezza dentro di sé e attorno a sé: capitale
umano, come si usa dire. Da prima linea.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Come si intitola l’articolo del New Yorker?
Enrico