La “nostra” Chiara Lalli interviene sul Corriere della Sera sul caso di Eluana.
di Chiara Lalli
Docente di Logica e Filosofia della Scienza, Università “La Sapienza”, Roma.
Che sia necessario arrivare a una posizione condivisa in fatto di bioetica e diritti individuali, come afferma Eugenia Roccella nel suo intervento sul Corriere del 13 luglio, non è così scontato come sembra. In primo luogo perché ci sono questioni (i diritti civili, appunto) su cui non dovrebbe valere la regola della maggioranza come in una riunione di condominio: non accetteremmo che si reintroducesse la schiavitù, nemmeno se vi fosse una schiacciante maggioranza a votare per il sì. In secondo luogo: come si fa a discutere con quanti affermano che esistono valori non negoziabili? Come si fa a trattare con chi afferma che su alcune questioni non c’è nulla da discutere?
Su Eluana Englaro vorrei accogliere l’invito del padre Beppino: lasciare che torni una questione privata. Ma non posso non ricordare che la domanda centrale sulle questioni di fine vita è: siamo disposti a riconoscere alle persone la possibilità e la libertà di decidere della propria esistenza?
La mia risposta è sì, non solo è giusto ma doveroso. Non possiamo avere la certezza assoluta e attuale perché Eluana non può esprimere il suo parere (ma tanto venivano scritte analoghe parole quando Piergiorgio Welby chiedeva di essere lasciato morire in pace), ma abbiamo ragione di credere che Eluana non avrebbe desiderato sopravvivere in questo modo. Il volere di una persona che non può più esprimerlo può essere ricostruito dalla sua vita e dalle testimonianze di chi le voleva bene.
Per concludere: farebbe sorridere, se non fosse drammatico, che chi condanna la decisione dei giudici di Milano invochi il rispetto della morte “naturale”. Negli ultimi 16 anni la vita di Eluana e’ stata artificiale; senza l’intervento dell’artificio sarebbe morta poco dopo l’incidente. L’umanità che invoca Roccella è il rispetto dei desideri altrui, anche se diversi dai nostri, e non l’imposizione di una Verità che maschera la prepotenza e la presunzione.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Completamente d’accordo con Chiara Lalli, aggiungo una citazione dal compendio del catechismo della chiesa cattolica (2005)
471. Quali procedure mediche sono consentite, quando la morte è considerata imminente?
2278-2279
Le cure che d’ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. Sono legittimi invece l’uso di analgesici, non finalizzati alla morte, e la rinuncia «all’accanimento terapeutico», cioè all’utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo.
http://www.vatican.va/archive/compendium_ccc/documents/archive_2005_compendium-ccc_it.html
Segnalo che su Facebook è stato creato un gruppo per sostenere il papà di Eluana nella sua dignitosa e coraggiosa battaglia laica: http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=10757394974&ref=nf
Sono anni che il dibattito si riapre dopo che questo tipo di situazioni viene portato alla ribalta dai casi giudiziari. Ogni volta la scena si ripete: qualcuno alza la voce sostenendo che “fermi tutti, la decisione spetta al parlamento”, poi tra una commissione e una sottocommissione, da Erode a Pilato il paziente crepa e la questione cade nel dimenticatoio.
E’ un dato di fatto che sulla questione la Chiesa cattolica ha oggi assunto un atteggiamento molto piu’ intransigente che nel passato (anche recente), un atteggiamento nel quale molti vedono piu’ un’influenza dell’evangelismo americano che il risultato di una propria autonoma riflessione. La cosa puo’ rammaricarci (e starebbe semmai ai cattolici “conciliari” – se ancora ci sono – il diritto di rispondere). Comunque questo e’ un problema interno alla Chiesa cattolica (sul quale nessuno di noi ha il diritto di interferire dall’esterno). Non si puo’ ne’ si deve discutere con una religione quando essa ritenga di dover esprimere con intransigenza una propria legittima e insindacabile posizione su un argomento etico. Cosi’ come e’ del tutto legittima e rispettabile l’opinione di chi sulla questione esprima una visione morale diversa. Il problema e’ un altro. Fermo restando il diritto della Chiesa e di ogni altra espressione etica a vedere rispettato il proprio punto di vista, resta la questione di quale sia l’atteggiamento dello Stato laico di fronte a opinioni diverse e egualmente legittime e rispettabili come quelle espresse dalla famiglia di Eluana. La posizione di una parte (anche maggioritaria) non puo’ essere imposta per legge alla minoranza. Non si tratta quindi di discutere con la Chiesa e di dimostrarle che “sbaglia”. Lo sbaglio della Chiesa non e’ nella sua posizione etica (rispettabilissima), ma nella pretesa di alcuni che essa sia imposta automaticamnte per legge e diritto di maggioranza a chi non la condivide. Se la Chiesa ritiene che il divorzio, l’aborto, l’omosessualita’, e in un caso come questo il rifiuto di una vita artificale, siano dei peccati morali di fronte ai quali non vi puo’ essere transigenza, la morale laica non ha propria nulla da obiettare. Nel momento stesso in cui lo Stato laico ha il dovere di rimuovere ogni ostacolo che impedisca ai cattolici di vivere (e morire) secondo le loro proprie convinzioni, lo stesso Stato laico ha il dovere di garantire ai non-cattolici lo stesso diritto e la stessa liberta’. Quindi non sta al PD “rispondere” al Papa. Il PD e’ un partito nel quale possono convivere anche persone che accettino senza riserve le odierne posizioni morali del Vaticano, ma che al tempo stesso ritengano che esse non debbano in alcun modo essere imposte per legge, di fronte al problema dell’accanimento terapeutico cosi’ come nel caso del divorzio, dell’aborto, o dell’omosessualita’. Forse un po’ piu’ di mutuo rispetto non guasterebbe. E’ questa credo la soluzione condivisa che si dovrebbe ricercare–un comune accordo sulla legittimita’ di un dissenso in questo momento irriconciliabile sul quale la decisione individuale di ciascuno vada accolta e rispettata con grande riservatezza e compassione reciproche.
Gabriele Boccaccini,
il PD non deve rispondere al Papa. Sarebbe sufficiente che avesse una posizione politica sui diritti civili. Sarebbe sufficiente che non fosse sempre preoccupato di “urtare la sensibilità dei cattolici” (fregandosene allegramente della sensibilità dei non cattolici). Sarebbe sufficiente che sostenesse leggi liberali e non discriminatorie.
Una normativa liberale permette – come scrivi tu – a ciascuno di scegliere.
Ma di liberale c’è poco nella legge 40, nel caos della conservazione di cellule e tessuti umani, nell’abuso dell’obiezione di coscienza sui contraccettivi, nell’inganno della “sperimentazione” della RU486 – l’elenco potrebbe continuare, ma è terribilmente noioso.
D’accordissimo. Il PD deve essere “agnostico” in queste questioni morali, invece di oscillare tra anticlericalismo e servilismo clericale. In uno Stato laico vi sono legittime opinioni diverse. La legge deve garantire a tutti di poter vivere secondo la propria coscienza e le proprie convinzioni, i cattolici come i non-cattolici. Il PD deve avere una politica chiara e ferma sui diritti civili, sul pluralismo e sui diritti delle minoranze, non sposare una parte o l’altra. Una persona puo’ personalmente considerare l’aborto un “peccato” morale e senza problemi sostenere pienamente una legge che garantisca a tutti la liberta’ di coscienza. Una persona puo’ non condividere la scelta di Eluana e della sua famiglia e sostenere con piena convinzione una legge che garantisca a tutti la piena liberta’ di coscienza sulla materia. Purtroppo di questi principi ce ne siamo dimenticati e la legislazione italiana sta diventando sempre piu’ un’ingiusta “dittatura” della maggioranza in questioni in cui nessuna maggioranza ha diritto di decidere per tutti, imponendo il proprio punto di vista.
LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
E LA MORTE A CUORE BATTENTE
24124 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22
Tel. 035-219255 – Telefax 035-235660
lega.nazionale@antipredazione.org
http://www.antipredazione.org
nata nel 1985
COMUNICATO STAMPA
Anno XXIV n.14
25 Luglio 2008
——————————————————————————–
ELUANA LIBERA
ORA E’ SCHIAVA DELLA TECNOLOGIA NEL FALSO CULTO DELLA VITA
SCHIAVA DELLE IDEOLOGIE PSEUDO-LAICHE E RELIGIOSE
In coma vegetativo permanente da 16 anni
sta subendo trattamenti forzati di alimentazione e idratazione da lei avversati
Chi confonde il diritto di opposizione e di interruzione dei trattamenti cosiddetti di “sostegno alla vita” con l’eutanasia (attiva volontà di morte) è in malafede ideologica.
Chi cavalca il diffuso orrore dei cittadini per le pratiche di meditecnica di “sostegno alla vita” imposte ad oltranza, quali ventilazione forzata o nutrizione forzata, per introdurre un programma di eutanasia legale intesa come istituzionalizzazione della richiesta attiva di morte è in malafede ideologica.
Le gerarchie della Chiesa sono colpevoli perché, mentre vietano la liberazione di Eluana fingendo di essere pro-vita, sostengono incoerentemente il falso concetto di “morte cerebrale” e propagandano la donazione o meglio l’espianto di organi a cuore battente pur sapendo di uccidere una persona in coma per favorire il business dei trapiantisti .
Falsi anche nell’enfatizzare la sofferenza della morte naturale da sospensione della nutrizione/idratazione: molti vecchi muoiono lentamente di consunzione rinunciando progressivamente a mangiare e bere. Non staranno piuttosto difendendo le generose rette percepite per queste persone che richiedono pochissima assistenza?
I politicanti pseudo laici, quelli della morte su commissione -Eutanasia- sono in malafede perché programmaticamente sono sempre dalla parte della morte e della sperimentazione, per favorire l’affarismo scientifico che vuole dichiarare la morte a suo uso e consumo, sia sugli umani che sugli embrioni. Tanto è vero che sono a favore della “morte cerebrale” imposta dalla legge. L’obiettivo della scienza di oggi è la ricerca a fini di profitto, non la vita; il potere sull’uomo, non l’uomo. Non altrimenti potrebbero essere spiegati certi fatti che ai vari livelli vedono impiegata la classe medica su due percorsi apparentemente opposti con un comune denominatore: profitto e potere.
Entrambe le ideologie favoriscono l’omicidio di chi vuol vivere imponendo la “morte cerebrale” in 6 ore, anche la Chiesa che si dichiara pro-vita, ma la persegue solamente quando deve imporre la “vita forzata con tecnologie” per 16 anni a chi vorrebbe una vita e morte naturali.
Secondo noi l’origine della questione, che ha poi generato questo problema, è il comportamento dei medici all’atto del ricovero dopo l’incidente nel ’92. I medici hanno fatto quello che dovevano fare per evitare il coma vegetativo? Se avessero eseguito il drenaggio dell’ematoma intracranico, la paziente guariva o moriva e si sarebbe evitato il coma vegetativo. L’alimentazione forzata non doveva essere imposta, soprattutto in considerazione del fatto che viene poi vietata la rimozione del trattamento invasivo. Eluana doveva essere curata nel limite naturale. Ancora una volta la medicina si sostituisce alle persone e ne vuole determinare il destino.
Nel dubbio sulla volontà di Eluana decida il padre e la madre. Non possono essere gli affaristi e gli sperimentatori a decidere, né i politici, tanto più che per l’espianto di organi a cuore battente i medici chiedono ai genitori o familiari la firma che ucciderà, nonostante sia vietato dalla legge. Inaccettabile che 25 neurologi, che dichiarano regolarmente la “morte cerebrale”in 6 ore su persone “pulsanti”, si oppongano alla sentenza “liberatoria” della Corte d’appello di Milano.
Presidente
Nerina Negrello
LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
E LA MORTE A CUORE BATTENTE
24124 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22
Tel. 035-219255 – Telefax 035-235660
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nata nel 1985
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Anno XXIV n.14
25 Luglio 2008
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ELUANA LIBERA
ORA E’ SCHIAVA DELLA TECNOLOGIA NEL FALSO CULTO DELLA VITA
SCHIAVA DELLE IDEOLOGIE PSEUDO-LAICHE E RELIGIOSE
In coma vegetativo permanente da 16 anni
sta subendo trattamenti forzati di alimentazione e idratazione da lei avversati
Chi confonde il diritto di opposizione e di interruzione dei trattamenti cosiddetti di “sostegno alla vita” con l’eutanasia (attiva volontà di morte) è in malafede ideologica.
Chi cavalca il diffuso orrore dei cittadini per le pratiche di meditecnica di “sostegno alla vita” imposte ad oltranza, quali ventilazione forzata o nutrizione forzata, per introdurre un programma di eutanasia legale intesa come istituzionalizzazione della richiesta attiva di morte è in malafede ideologica.
Le gerarchie della Chiesa sono colpevoli perché, mentre vietano la liberazione di Eluana fingendo di essere pro-vita, sostengono incoerentemente il falso concetto di “morte cerebrale” e propagandano la donazione o meglio l’espianto di organi a cuore battente pur sapendo di uccidere una persona in coma per favorire il business dei trapiantisti .
Falsi anche nell’enfatizzare la sofferenza della morte naturale da sospensione della nutrizione/idratazione: molti vecchi muoiono lentamente di consunzione rinunciando progressivamente a mangiare e bere. Non staranno piuttosto difendendo le generose rette percepite per queste persone che richiedono pochissima assistenza?
I politicanti pseudo laici, quelli della morte su commissione -Eutanasia- sono in malafede perché programmaticamente sono sempre dalla parte della morte e della sperimentazione, per favorire l’affarismo scientifico che vuole dichiarare la morte a suo uso e consumo, sia sugli umani che sugli embrioni. Tanto è vero che sono a favore della “morte cerebrale” imposta dalla legge. L’obiettivo della scienza di oggi è la ricerca a fini di profitto, non la vita; il potere sull’uomo, non l’uomo. Non altrimenti potrebbero essere spiegati certi fatti che ai vari livelli vedono impiegata la classe medica su due percorsi apparentemente opposti con un comune denominatore: profitto e potere.
Entrambe le ideologie favoriscono l’omicidio di chi vuol vivere imponendo la “morte cerebrale” in 6 ore, anche la Chiesa che si dichiara pro-vita, ma la persegue solamente quando deve imporre la “vita forzata con tecnologie” per 16 anni a chi vorrebbe una vita e morte naturali.
Secondo noi l’origine della questione, che ha poi generato questo problema, è il comportamento dei medici all’atto del ricovero dopo l’incidente nel ’92. I medici hanno fatto quello che dovevano fare per evitare il coma vegetativo? Se avessero eseguito il drenaggio dell’ematoma intracranico, la paziente guariva o moriva e si sarebbe evitato il coma vegetativo. L’alimentazione forzata non doveva essere imposta, soprattutto in considerazione del fatto che viene poi vietata la rimozione del trattamento invasivo. Eluana doveva essere curata nel limite naturale. Ancora una volta la medicina si sostituisce alle persone e ne vuole determinare il destino.
Nel dubbio sulla volontà di Eluana decida il padre e la madre. Non possono essere gli affaristi e gli sperimentatori a decidere, né i politici, tanto più che per l’espianto di organi a cuore battente i medici chiedono ai genitori o familiari la firma che ucciderà, nonostante sia vietato dalla legge. Inaccettabile che 25 neurologi, che dichiarano regolarmente la “morte cerebrale”in 6 ore su persone “pulsanti”, si oppongano alla sentenza “liberatoria” della Corte d’appello di Milano.
Presidente
Nerina Negrello
LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
E LA MORTE A CUORE BATTENTE
24124 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22
Tel. 035-219255 – Telefax 035-235660
lega.nazionale@antipredazione.org
http://www.antipredazione.org
nata nel 1985
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Anno XXIV n.14
25 Luglio 2008
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ELUANA LIBERA
ORA E’ SCHIAVA DELLA TECNOLOGIA NEL FALSO CULTO DELLA VITA
SCHIAVA DELLE IDEOLOGIE PSEUDO-LAICHE E RELIGIOSE
In coma vegetativo permanente da 16 anni
sta subendo trattamenti forzati di alimentazione e idratazione da lei avversati
Chi confonde il diritto di opposizione e di interruzione dei trattamenti cosiddetti di “sostegno alla vita” con l’eutanasia (attiva volontà di morte) è in malafede ideologica.
Chi cavalca il diffuso orrore dei cittadini per le pratiche di meditecnica di “sostegno alla vita” imposte ad oltranza, quali ventilazione forzata o nutrizione forzata, per introdurre un programma di eutanasia legale intesa come istituzionalizzazione della richiesta attiva di morte è in malafede ideologica.
Le gerarchie della Chiesa sono colpevoli perché, mentre vietano la liberazione di Eluana fingendo di essere pro-vita, sostengono incoerentemente il falso concetto di “morte cerebrale” e propagandano la donazione o meglio l’espianto di organi a cuore battente pur sapendo di uccidere una persona in coma per favorire il business dei trapiantisti .
Falsi anche nell’enfatizzare la sofferenza della morte naturale da sospensione della nutrizione/idratazione: molti vecchi muoiono lentamente di consunzione rinunciando progressivamente a mangiare e bere. Non staranno piuttosto difendendo le generose rette percepite per queste persone che richiedono pochissima assistenza?
I politicanti pseudo laici, quelli della morte su commissione -Eutanasia- sono in malafede perché programmaticamente sono sempre dalla parte della morte e della sperimentazione, per favorire l’affarismo scientifico che vuole dichiarare la morte a suo uso e consumo, sia sugli umani che sugli embrioni. Tanto è vero che sono a favore della “morte cerebrale” imposta dalla legge. L’obiettivo della scienza di oggi è la ricerca a fini di profitto, non la vita; il potere sull’uomo, non l’uomo. Non altrimenti potrebbero essere spiegati certi fatti che ai vari livelli vedono impiegata la classe medica su due percorsi apparentemente opposti con un comune denominatore: profitto e potere.
Entrambe le ideologie favoriscono l’omicidio di chi vuol vivere imponendo la “morte cerebrale” in 6 ore, anche la Chiesa che si dichiara pro-vita, ma la persegue solamente quando deve imporre la “vita forzata con tecnologie” per 16 anni a chi vorrebbe una vita e morte naturali.
Secondo noi l’origine della questione, che ha poi generato questo problema, è il comportamento dei medici all’atto del ricovero dopo l’incidente nel ’92. I medici hanno fatto quello che dovevano fare per evitare il coma vegetativo? Se avessero eseguito il drenaggio dell’ematoma intracranico, la paziente guariva o moriva e si sarebbe evitato il coma vegetativo. L’alimentazione forzata non doveva essere imposta, soprattutto in considerazione del fatto che viene poi vietata la rimozione del trattamento invasivo. Eluana doveva essere curata nel limite naturale. Ancora una volta la medicina si sostituisce alle persone e ne vuole determinare il destino.
Nel dubbio sulla volontà di Eluana decida il padre e la madre. Non possono essere gli affaristi e gli sperimentatori a decidere, né i politici, tanto più che per l’espianto di organi a cuore battente i medici chiedono ai genitori o familiari la firma che ucciderà, nonostante sia vietato dalla legge. Inaccettabile che 25 neurologi, che dichiarano regolarmente la “morte cerebrale”in 6 ore su persone “pulsanti”, si oppongano alla sentenza “liberatoria” della Corte d’appello di Milano.
Presidente
Nerina Negrello