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Diritti della Chiesa e diritti delle minoranze
di Gabriele Boccaccini
“Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano. Quello che diceva mia figlia vale per mia figlia.” Il padre di Eluana Englaro, la giovane alla quale una sentenza della Corte d’Appello di Milano consente di porre fine ad un accanimento terapeutico che dura ormai da 16 anni, non pronuncia insulti, non accusa il Papa di sbagliare, non gli chiede di cambiare opinione, non lo manda all’inferno. Nella sua risposta si esprime finalmente quel tono giusto e quella semplice verità, che troppo spesso mancano alla Sinistra, pericolosamente divisa nei suoi rapporti con il Vaticano tra un cieco anti-clericalismo e un’altrettanto cieca sudditanza psicologica, incapace di trovare un punto laico di equilibrio.
Si dice: è legittimo esprimere il dissenso. Ma quale dissenso si può esprimere di fronte ad un’istituzione che si ritiene depositaria di una verità assoluta e non negoziabile?! Comportarsi come se il Papa “sbagliasse” nel non benedire le “nostre” posizioni politiche e etiche ricorda quei figli che ancora adulti si disperano che i propri genitori la pensino diversamente.
Il problema non è che il Vaticano esprima le proprie posizioni (anche laddove non ci piacciano), in materie controverse come aborto, omosessualità, accanimento terapeutico e quant’altro. In uno Stato a maggioranza cattolica, il problema è solo se lo Stato consente alla Chiesa di imporre il proprio punto di vista a chi non lo condivide, ledendo così i diritti delle minoranze.
Intendiamoci: la Chiesa in Italia ha le sue responsabilità e le sue arroganze. Si comporta spesso in modo simile ai fondamentalisti di tutti i colori e di tutti i paesi che appena hanno la maggioranza se ne servono per cercare di imporre il proprio punto di vista. E’ ovvio che alla Sinistra occidentale stia più simpatico un Dalai Lama che sui temi etici non è meno “reazionario” del Papa cattolico ma non si sogna neppure un momento di imporre il proprio punto di vista a chi non appartiene al proprio gruppo. Invece la Chiesa cattolica dà spesso l’impressione di “aspettarsi” che la propria posizione non solo sia (come è giusto) rispettata dalle leggi ma diventi legge dello Stato.
In sostanza: lasciamo che il Papa faccia il proprio lavoro e pensiamo piuttosto noi a fare bene il nostro lavoro. La Chiesa ha tutto il diritto di esprimere le proprie posizioni etiche e politiche. Che ci piacciano o noi, esse sono e rimangono l’opinione insindacabile della confessione religiosa maggioritaria del nostro paese e di quanti ne seguono l’insegnamento. Ma in Italia non vivono solo cattolici. Esistono altre posizioni ed altri schemi di riferimento morali. Lo Stato laico è la casa comune di tutti, dei cattolici e dei non cattolici (fossero essi solo una spauritissima minoranza). Lo Stato non ha il diritto di obbligare alcuno ad agire contro la propria coscienza. Così come non ha il diritto di imporre per legge il velo alle donne (anche se la maggioranza della popolazione divenisse musulmana), così non ha neppure il diritto di imporre a tutti i propri cittadini di conformarsi in tutto alla dottrina cattolica del momento. In casi controversi – dall’aborto, all’omosessualità, all’accanimento terapeutico – la posizione del Vaticano è rispettabilissima: non può divenire oggetto di insulti e dileggio, e ai cattolici che ad essa intendano liberamente uniformarsi, lo Stato deve garantire pieno ed incondizionato sostegno. Ma per tutti il principio del rispetto reciproco, della libertà di coscienza e della tutela delle minoranze deve imporsi come prioritario. Di queste cose la Sinistra deve occuparsi, non di quello che pensa o dovrebbe pensare il Papa.
Con le sue parole rispettose e al tempo stesso ferme, il padre di Elauna ci ha dato – all’indomani di una sciaguratissima manifestazione di intolleranza in piazza Navona – una lezione di grande equilibrio e saggezza, della quale dovremmo tutti fare tesoro.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Gabriele,
mi trovo d’accordo e in piena sintonia con quello che hai scritto fino alla terzultima riga. Ma non sono d’accordo con quello che hai scritto nella penultima riga. Non penso sia giusto fare di ogni erba un fascio e giudicare un intero movimento o una intera manifestazione solo perche’ qualche oratore ha sbagliato.
Ribadisco il commento lasciato ieri sul post di Marco. Commento che mi piacerebbe riproporre qui…
… ricordiamoci che molti degli oratori di piazza Navona e molte delle persone che erano in piazza Navona sono lontante dagli insulti quanto lo siamo tutti noi che frequentiamo queto blog.
Secondo me commettiamo un errore se cataloghiamo manifestazioni come quella di piazza Navona come manifestazioni di insulto. Ricordiamoci che molte delle persone che erano in piazza Navona erano le stesse persone che nel 2002 avevano partecipato alla stagione dei girotondi. E, ricordiamolo, i girotondi erano e sono un movimento di normalissimi cittadini, pacati e moderati, che hanno particolarmente a cuore il senso civico, la legalita’ e il rispetto della legge e delle istituzioni (nel 2002 ho partecipato a diverse di queste pacatissime e civilissime forme di reazione civile).
Cerchiamo di non commettere l’errore di vedere l’opposizione come o solo di proposta o solo di protesta. L’opposizione puo (e forse deve) essere entrambe le cose. Sicuramente senza proposte e alternative non si va da nessuna parte. Ma non capisco cosa ci sia di male se la necessaria proposta sia a volte accompagnata dalla protesta. La protesta e la manifestazione non sono forme di contrasto sterili. Sono invece spesso forme di constarto piuttosto chiare. Ad esempio, nel caso di piazza Navona, chi e’ sceso in piazza voleva semplicemente dire “io sono indignato da questa/queste proposte di legge e non voglio che siano approvate”. Io penso ad esempio che il lodo Alfano, all’interno del contesto nel quale e’ stato presentato, sia una autentica schifezza e stimo le persone che sono scese in piazza per dirlo. Cosi’ come stimo molto chi ha partecipato alla assemblea de iMille l’11-13 Luglio. E non vedo contraddizioni tra le due cose.
Andrea
Sono curioso di vedere se mi capitera’ mai di leggere qualcosa di Gabriele che non mi lasci ammutolito dall’ ammirazione.
Segnalo sullo stesso tema una bella riflessione di Adriano Sofri su Repubblica di ieri.
Un appunto, se l’opinione altrui merita sempre rispetto, sarebbe necessario rispondere con fermezza se quell’opinione e’ manchevole di rispetto per qualcuno o qualcosa, mentre il piu’ delle volte si risponde col silenzio, specilamente se e’ la Chiesa a parlare.
Un esempio, quest’ultima spesso usa espressioni offensive e discrimiatorie nei confronti degli omosessuali. Cio’ non vuol dire strettamente cadere nella volgarita’ o nel turpilquio, perche’ la Chiesa e’ ben attenta alla forma, ma se parla dei gay come di un categoria di persone disordinate, disturbate, sessualmente immature e via dicendo (giusto per fare qualche esempio ascoltato dai vari Bertone, Ruini ecc), io e il mio compagno ci sentiamo offesi e non rispettati.
Da elettore mi aspetteri una qualche parte politica (il PD???) che apertamente risponda a certe prese di posizione, sostenendo la laicita’ dello Stato ed il rispetto per tutti i cittadini italiani, smontando opinioni figlie della discriminazione, perche’ benche’ nessuno ha mai il coraggio di dirlo, la Chiesa ha un’opinione fortemente discriminatoria nei confronti dei gay.
Giustamente, la Chiesa puo’ discriminare chi vuole nello stato Vaticano, ma non puo’ permettersi o pretendere che cio’ succeda anche in Italia, e qui le colpe sono tutte di una politica che non ha fatto e non fa mai nulla per difendere la laicita’ dello Stato.
Purtroppo la Chiesa parla, mentre la politica, quella che dovrebbe opporsi, tace.
Il PD deve esporsi, dire quello che pensa, fare chiarezza, altrimenti non stupiamoci se molti elettori, come me, scelgono di non andare piu’ a votare.
Sono d’accordo con quanto scrive Gabriele Bocaccini ma….c’è un ma. Là dove in conclusione scrive:
“Ma in Italia non vivono solo cattolici. Esistono altre posizioni ed altri schemi di riferimento morali. Lo Stato laico è la casa comune di tutti, dei cattolici e dei non cattolici (fossero essi solo una spauritissima minoranza). Lo Stato non ha il diritto di obbligare alcuno ad agire contro la propria coscienza. Così come non ha il diritto di imporre per legge il velo alle donne (anche se la maggioranza della popolazione divenisse musulmana), così non ha neppure il diritto di imporre a tutti i propri cittadini di conformarsi in tutto alla dottrina cattolica del momento. In casi controversi – dall’aborto, all’omosessualità, all’accanimento terapeutico – la posizione del Vaticano è rispettabilissima: non può divenire oggetto di insulti e dileggio, e ai cattolici che ad essa intendano liberamente uniformarsi, lo Stato deve garantire pieno ed incondizionato sostegno. Ma per tutti il principio del rispetto reciproco, della libertà di coscienza e della tutela delle minoranze deve imporsi come prioritario.”
Non va questo ragionamento perchè nella realtà dei fatti agli omosseali è impedito di sposarsi e di addottare figli, come è impedito il riconoscimento delle copie di fatto, ecc. In altre parole se Gabriele voleva chiudere il proprio intervento riconoscendo che solo la laicità dello stato è la sola che garantisce diritti e civiltà doveva scrivere:
lo stato non può imporre comportamenmti contro la propria coscienza come non può impedire comportamenti nei casi che attengono la dimensione individuale: come quella di Eluana.