
La questione è un’altra. Ed è più tragica del dubbio di Amleto che era appunto un dubbio esistenzialista.
Premesso che la collocazione nel PSE sarebbe la "mia" personale naturale scelta, non sono per esempio d’accordo a fare un referendum o le primarie sull’adesione o meno. La maggioranza del PD ha un anima diessina, il risultato sarebbe scontato.
La questione non è l’adesione al PSE. Ma l’adesione ad UN programma, ad UNA visione. Faccio un esempio. Il Pd in questo momento è nell’ALDE (Liberali e democratici europei) che hanno per esempio, sulla questione omosessuale, una visione molto più avanzata e coraggiosa di quella che timidamente porta avanti il PD in Italia.
Cosa me ne importa se il PD aderisce al PSE in Europa e poi è un partito di centro ad ispirazione religiosa in Italia?
Purtroppo lo Statuto redatto dalla Costituente ha finito per essere vago, per essere liquido, perfettamente in linea con il senso di dispersione umana ben descritto da Zygmunt Bauman. Il PD, come hanno gridato dolorosamente Bersani e Cacciari e come ci aveva avvertito Illy, ha finito per essere deterritorializzato, ridotto ad un piccolo loft al centro di Roma, sbagliato nelle dimensioni, nel nome e nella collocazione (non a caso Berlusconi è andato dritto a Napoli a fare il primo consiglio dei Ministri: perchè ha il senso dei luoghi).
Il PD, in questo momento è, in poche parole, un partito che si adatta all’Uomo, non un partito che rappresenti un punto di riferimento, un solido, a cui l’Uomo possa aggrapparsi in questo momento di ansia collettiva, climatica, emotiva, sociale, economica e quindi, infine politica.
Il Pd deve trovare il modo di congelare questo suo essere liquido in una serie di valori, che possano coinvolgere il Paese, valori coraggiosi, ma anche distintivi, come i diritti civili, la questione dell’immigrazione, la politica energetica. Valori che appassionino i giovani, che creino speranza. IL sogno non deve essere una campagna di manifesti. Deve essere un DNA.
Ci sono questioni con le quali possiamo distinguerci sia da un certo radicalismo di opposizione sterile, ma anche e soprattutto da questo governo che è ancora più dell’ultima volta un governo di Marketing&Comunicazione (cosa che anche noi, comunque, dovremmo imparare a fare).
È questo che dobbiamo chiederci, prima ancora di aderire ad un gruppo parlamentare europeo. Poi possiamo anche inventarci la quarta via e guidare parte del socialismo europeo a superare certi scogli che certamente sono rimasti ideologici. Penso alla sconfitta della Royal, che non è riuscita ad intercettare un certo elettorato moderato, malgrado fosse più pronta di Veltroni a farlo, e malgrado non avrebbe mai rinunciato, come il PD ha fatto, a certi valori di "sinistra", forse per la storia stessa della Francia.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Il Pd sarebbe nell’ ALDE? Interessante. E da quando? Io sapevo che i parlamentari europei che si rifanno al PD sono tanto nel PSE (la maggioranza, in effetti) che nell’ ALDE.
Ma a parte la disinformazione e gli svarioni in inglese, io penso che sia difficile, oggi, riuscire a riproporre qualcosa di piu’ vecchio, integralista, novecentesco e provinciale di un partito identitario e valoriale. Significa proprio essere totalmente avulsi dal dibattito politico europeo e italiano degli ultimi venticinque anni.
Se e’ questo che si vuole fare conviene resuscitare il PCI con le immaginette di Berlinguer. Ci si puo’ fare dare una mano da Diliberto, che di mummie se ne intende.
L’adesione ad uno o all’altro gruppo parlamentare europeo del Pd era la questione che più mi lasciava perplesso durante la nascita del partito. Dentro di me pensavo: se non sono d’accordo neanche su questo dove sta l’unità del futuro partito? Poi l’attualità ha superato anche questi dubbi ma ora i nodi tornano al pettine.
Anni e anni fa mi ricordo un giornalista che seguiva i lavori del parlamento europeo rammaricarsi per il fatto che i deputati italiani fossero sparpagliati in diversi gruppi, mentre i socialisti inglesi, francesi tedeschi ma anche i cristiano democratici di questi paesi quando votavano compatti facevano valere la forza dei propri grandi numeri. Anche adesso che in Italia il quadro politico si è semplificato (sarà vero?) il secondo partito italiano siede in due gruppi parlamentari diversi a Strasburo… Solo noi italiani sappiamo guardare così poco lontano.
il problema della collocazione europea nasce dalla concomitanza di diverse questioni.
- I deputati eletti con la margherita stanno nell’ALDE, componente PDE, ma non si sa bene perchè e percome DL sia stata ammessa lì dentro. Infatti basta leggersi questa pagina:
http://www.alde.eu/index.php?id=glbt0
per capire come sia fuori posto.
Penso che per l’ALDE fosse un’occasione, quella di accogliere un partito del 12-14% in Italia, e che l’abbiano sfruttata. Probabilmente la componente più ulivista, quella de ‘I democratici’ avrebbe tutto il diritto di stare là, ma sappiamo tutti come sono trattati gli ulivisti puri nel PD.
- Gli ex-ds stanno nel PSE, ma anche qui permettetemi di dire che è una cosa non troppo corretta. Infatti i partiti post-PCI ne avevano di strada davanti prima di arrivare ad essere un partito socialista-riformista. Ma anche qua, per il PSE, avere tutti quei deputati (se non sbaglio il PDS nel 1996 fu il primo partito italiano) è stata una manna.
- Magari una casa comune dei riformisti in Europa. A me non interessa niente del socialismo. Tanto più che mi piacerebbe vedere ad un tavolo Zapatero, Blair, la Royal (e, perchè no, Bertrand Delanoë)insieme con le eminenze della SPD e vedere se riescono a stare 30 secondi senza litigare.
- Se si riuscisse ad affermare l’ala più progressista del PD credo che la sua collocazione naturale sarebbe proprio l’ALDE. Ma dubito che il PSE si lasci scappare la possibilità di avere un buon numero di deputati provenienti dal PD.
- Il PDE già esiste e sta nell’ALDE. Ne sono presidenti Rutelli e Bayrou. Perchè non cercare di coagulare le forze riformiste attorno a questa istituzione già esistente? (come dite? perchè Rutelli ormai non lo ascolta manco la moglie? e perchè Bayrou non è riuscito neanche a farsi eleggere sindaco di Pau?)
- Per me si arriverà ad una soluzione all’italiana. Qualche federazione, la scrittura di un documento condiviso, e una volta passate le elezioni chi si ricorda più niente.
Tra l’altro col 25% che otterremo avremo ben altri problemi da risolvere…
Condivido la tua analisi Cristiana, brava.
Una sola nota. Si, sono d’accordo, anche noi dobbiamo imparare a fare marketing e comunicazione ma lo dobbiamo fare senza rinunciare alla sostanza e al valore delle cose e delle persone. In altre parole, in nome del marketing e della comunicazione non dovremmo mai arrivare a proporre delle Carfagna (come ha fatto il PdL) o delle Madia (come ha fatto il PD). …. e ho fatto solo i primi due esempi che mi sono venuti in mente, la lista sarebbe lunga
Ciao
A.
Brava Cristiana, condivido le tue osservazioni
@Gianni
Un partito identitario e valoriale è vecchio? E secondo te cosa diavolo è la Lega? e il PDL?.
‘sta storia della fine delle ideologie, del pragmatismo a tutti i costi, mentre a destra TUTTI i partiti fanno, giustamente e con successo, ideologia a piene mani e PERCIO’ vincono le elezioni a raffica, mi ha proprio scocciato.
Sempre più realisti del re. Più liberisti della destra, più pragmatici della destra. E alla fine, la destra riesce a rubarci il mestiere facendo direttamente lei “anche” la sinistra – vedi il buon Tremonti in nuova versione no global….
ebbasta…