La mobilità sostenibile in Italia e in Europa

di Marco Lamperti

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L’Expo 2015 si terrà a Milano, città alquanto
impreparata ad affrontare tematiche di ordine ambientale: basti solo
pensare al traffico automobilistico che sommerge la città ogni
giorno della settimana. Il problema legato alla mobilità,
però, non è solo italiano, ma ha assunto un ruolo di primo
piano in tutte le principali città europee, dove ormai da tempo si
stanno sperimentando varie soluzioni per coniugare assieme
comodità, eco sostenibilità e sicurezza.

La situazione odierna merita attenzione visti gli ultimi dati raccolti:
secondo il rapporto Ecosistema Europa, nel 2007 il 45% delle 32
città europee esaminate hanno avuto almeno una centralina che ha
registrato valori medi di concentrazione di particolato fine (il famoso
PM10) superiori a quello limite (40μg/m3). Se
nelle metropoli francesi e inglesi, però, i suddetti limiti vengono
superati solo nelle zone ad alta incidenza di traffico, in Italia (Milano
e Roma in particolare) il fenomeno avviene persino nelle zone più
periferiche.
Proprio per questi motivi in molti Paesi Comunitari si sono presi seri
provvedimenti per la disincentivazione dell’uso dell’auto, a
favore del mezzo pubblico (dai più inquinanti autobus alle
più ecologiche metropolitane) e della bicicletta.

In Italia la "soluzione bicicletta" è stata vista,
fino a poco tempo fa, con molta ilarità ed ironia dalle
amministrazioni pubbliche, mentre negli altri paesi europei la si
sperimentava ampiamente, favorendo la diffusione e l’uso di questo
mezzo altamente sostenibile.
I risultati sono stati eccezionali nei paesi scandinavi:
l’immissione degli inquinanti in atmosfera è diminuita
drasticamente, con il conseguente stupore dei paesi mediterranei (Spagna,
Italia, Portogallo e Grecia).

Negli ultimi tempi il problema sul come incentivare l’uso
della bicicletta
ha trovato risposta in due parole: Bike
Sharing
. È una pratica che nasce nel 1993 a Cambridge ed
è ora largamente diffusa nel Nord Europa. Questo strumento di
mobilità sostenibile consiste nella messa a disposizione dei
cittadini di una serie di biciclette di proprietà comunale,
dislocate in diversi punti di parcheggio, che i cittadini (previa
sottoscrizione di apposito abbonamento) possono utilizzare durante il
giorno con il vincolo di consegnarle alla fine dell’utilizzo presso uno
dei vari punti di raccolta oppure attraverso dei furgoni incaricati di
localizzare i mezzi attraverso un sistema GPS.
Ottimo metodo per risolvere i problemi della congestione stradale e
dell’inquinamento. Peccato, però, che il Bike Sharing in
Italia abbia fatto solo delle timide apparizioni e alcune grandi
città come Milano, Roma, Torino e Parma abbiano cominciato a
prendere seriamente questo progetto solo negli ultimissimi anni.

Il Bike Sharing rimane comunque solo un pezzo del puzzle delle
soluzioni al "problema inquinamento"; esso va inserito,
infatti, in un contesto molto più ampio e in un progetto che
preveda diverse opere d’incentivazione ben interconnesse. Mettere a
disposizione dei milanesi 6.000 biciclette può rivelarsi, infatti,
inutile se la città non si dota anche di parcheggi custoditi e di
una rete decente di piste ciclabili. Temerari sono coloro che tentano di
percorrere le vie principali di Milano in bicicletta, totalmente
sprovviste di percorsi sicuri. Illusi coloro che, legando il proprio mezzo
ad un palo, pensano di ritrovarlo un’ora dopo.

Insomma il Bike Sharing è una soluzione da mettere in pratica
subito, affiancandoci, però, anche una seria politica viabilistica.
Consultando, infatti, i dati ci balza subito all’occhio che nei
Paesi in cui la bicicletta viene più utilizzata sono, non a caso,
quelli in cui le amministrazioni pubbliche hanno provveduto alla messa a
punto di rivoluzionari piani per la mobilità sostenibile. Sembra
un’ovvietà, ma non lo è, se pensiamo che in Italia,
ancora oggi, si vuole incentivare l’uso di questo mezzo alternativo
senza provvedere alla creazione di percorsi adatti.
Esempi concreti sono  Turku (Finlandia) o Aarhus (Danimarca):
città con meno di 300mila abitanti, dove un cittadino su cinque
percorre abitualmente il tragitto casa-lavoro in bicicletta, perché
ha a disposizione ben 300 km di piste. Copenaghen, con i suoi 300 km di
tracciati dedicati ai ciclisti, vanta una percentuale del 29% di cittadini
che utilizza il mezzo a due ruote per recarsi sul proprio luogo di lavoro.
Helsinki possiede una rete di 1500 km di piste ciclabili, Hannover circa
770 e Stoccolma 740; metropoli in cui il traffico ciclabile giornaliero
per il tragitto casa-lavoro è attorno al 20%.
Se confrontiamo queste cifre quel con quelle italiane, comprendiamo molto
bene perché al mattino preferiamo farci un’ora di auto per
percorrere 10 km.
Milano, la città italiana più vicina agli standard
comunitari, può "vantare" non più di 60 km di
percorsi ciclabili; Roma non arriva ai 50 e a Napoli non si riesce a
trovare nemmeno un metro di carreggiata che possa essere definita
"ciclabile". La situazione si fa più confortante se ci
si sposta in città come Torino o Genova oppure in alcuni piccoli
paesi del Veneto e della Lombardia, ma generalmente rimane
drammatica.
I risultati sono che, se in Danimarca, Olanda e Germania il numero di
biciclette eguaglia circa quello degli abitanti, in Italia ne abbiamo
circa 4 ogni 10 abitanti: a dir poco sconfortante.

Mentre noi continuiamo a pascerci in questo limbo in cui si dichiara
che la bicicletta risolverebbe molti problemi legati alla viabilità
e all’inquinamento atmosferico, ma non si fa nulla perché gli
italiani l’utilizzino, in molte città europee si vuole fare
di più: Thomas Krag, consulente sulla mobilità per la
Città di Copenhagen, ha dichiarato che, negli anni a venire,
intende aumentare la percentuale di spostamenti casa-lavoro in bicicletta
fino all’incredibile percentuale del 40%. Altro esempio è
Parigi, che, quando nel 2005 si giocava ancora con Londra la
possibilità di ospitare i Giochi Olimpici del 2012, il Sindaco mise
in cantiere 312 km di piste ciclabili, 190 di corridoi protetti per
autobus e un servizio di battelli di linea lungo la Senna.

A Berlino, Parigi, Stoccolma, inoltre, è facile imbattersi in
parcheggi per biciclette custoditi finanziati dal limitrofo parcheggio per
auto a pagamento.

È incredibile pensare che in un Paese come il nostro, in cui la
temperatura non va sotto i 10°C da marzo a novembre, la bicicletta sia
meno utilizzata che in Lapponia, dove in estate abbiamo temperature
massime di 15°C e minime di 2°C.
Il fattore è dunque del tutto di tipo culturale e politico: in
Europa si sono raggiunti obiettivi impensabili per il nostro Paese, eppure
si vuole fare ancora di più; in Italia, invece, si procede con la
solita lentezza, che non ci aiuta certo a diminuire il distacco tra noi e
Bruxelles.
Un esempio? A breve in Commissione Territorio della Regione Lombardia
arriverà il progetto di legge sulla ciclabilità, progetto
che aspetta da mesi (assieme ai firmatari del centrosinistra) di essere
trattato.
La sua messa in opera, tra audizioni, riunioni di Commissione e Consiglio,
non avverrà certo presto e i risultati di questa Legge sulla
Ciclabilità (sempre che la Maggioranza di Centrodestra non decida
di affossarla) si vedranno solo tra qualche anno.

Insomma c’è qualcosa che non va nel sistema italico:
volere, a quanto pare, non è potere.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

19 Commenti

  1. La cosa poi incredibile è che le biciclette condivise a Cambridge non ci sono più (se le rubavano) mentre a Parigi funzionano benissimo, un esempio più rapportabile a roma o milano che le solite città nordiche.

  2. Sergio

    Ero a Berlino, lo scorso mese di marzo, in occasione dello sciopero “unbefristet” (a tempo illimitato) dei mezzi pubblici (tranne la S-Bahn).
    Mi ha colpito il diffuso ricorso alla bicicletta per raggiungere il posto di lavoro. La Berliner Zeitung, in un commento, affermava che era probabile, a fine sciopero, una crisi economica delle società di trasporto pubblico (peraltro efficientissime…), poichè i berlinesi avevano scoperto un uso nuovo del mezzo bici, e forse avrebbero continuato così…

  3. raoul

    Tra l’altro sarebbe una soluzione ottimale anche dato il caro benzina

  4. E io infatti per girare a parigi prendo sempre la bici quando è possibile (certo per arrivare a evry che sono più di 30km prendo il treno metropolitano, visto che non mi “dopo”)

    riccardo

  5. Saggiamente la citta’ di Milano non ha optato per il tema del traffico, ma del cibo.

    Le iniziative per ridurre il traffico in citta’ come quella proposta da Marco Lamperti sono interessanti e andrebbero sperimentate con maggiore convinzione. E non solo per ridurre l’inquinamento, ma anche la qualita’ della vita in generale. Tuttavia, non illudiamoci che sostituire qualche migliaio di auto con altrettante biciclette potrebbe ridurre il problema del PM10.

    La gran parte del PM10 sul suolo Italiano e’ prodotta dalle centrali elettriche a gas che sorgono sia dentro che fuori dalle citta’. In Italia esistono zone agricole poco trafficate dove il PM10 e’ piu’ alto che nelle citta’ piu’ popolate e trafficate. Perche?

    Perche’ in quelle zone esistono impianti di generazione elettrica a ciclo combinato che producono PM10 come risultato della combustione del gas metano proveniente dalla Russia e dal Nord Africa.

    In Francia questi impianti sono pochissimi perche’ la maggior parte dell’energia elettrica e’ prodotta attraverso le centrali nucleari. Le quali producono meno PM10 e meno gas serra, ma presentano altri problemi.

    Per maggiori informazioni: http://janejacobs.wordpress.com/2008/06/14/fonti-di-energia-confonti-europei/

  6. raoul

    si pero’ gli effetti di inquinamento da traffico a Milano sono molto sostanziali. ho uno studente che sta facendo degli studi sull’impatto economico e sulla salute delle sostanze inquinanti dovute esclusivamente a traffico a Milano e provincia e la letteratura medica raggiunge la conclusione che sono effetti tutt’altro che piccoli

  7. Raoul,

    sottolineo che approvo al mille per cento qualsiasi provvedimento contro il traffico nei centri urbani come quelli descritti da Marco Lamperti e lo approverei anche se le auto non emettessero alcun gas nocivo.

    Tuttavia, anche senza auto, il PM10 rimarrebbe nell’atmosfera in misure rilevanti perche’ e’ un prodotto di scarto delle centrali elettriche di cui disponiamo in Italia e di cui potremmo fare a meno solo se volessimo radicalmente cambiare i nostri stili di vita (ovvero stare al buio, senza PC, senza TV, senza cellulari, senza riscaldamento ecc.).

  8. Il problema sollevato da Aldo è la gigante dark side del mio post: ho voluto infatti trattare il problema dell’inquinamento cittadino solo nella sua connotazione legata alla mobilità urbana, perchè questo voleva essere l’oggetto principale.
    Parlare di inquinamento in generale avrebbe richiesto competenze che, purtroppo, non possiedo (questo non significa che sia un esperto di ciclabilità, ma solo che il tema si presta più facilmente ad una trattazione di questo tipo).

    Come dici tu (se mi permetti di darti del “tu”), Aldo, un minor uso del mezzo privato, purtroppo, non risolve la questione del PM10, però la rende meno problematica, oltre a causare una forte diminuzione del traffico delle nostre città e dei tempi di percorrenza dei nostri tragitti quotidiani.

    Ti ringrazio per aver commentato il mio post e per avermi dato uno spunto per il prossimo articoletto.

    Ciao ;-)

    ps
    Fra 4 giorni sarò a Parigi e testerò empiricamente la differenza con Milano…

  9. estella

    @marco,raoul: scusate se sono stata assente… domani finalmente consegno la tesi di dottorato…e spero di tornare con la testa sul pianeta terra (la mia tesi si occupa – ovviamente – di ambiente e fra l’altro c’è anche una riflessione sull’incidenza dell’aspetto culturale sulle tematiche ambientali, oltre al fattore tecnico-scientifico…).
    Io inizio a dubitare che in questo paese ci sia gente in grado di fare politiche (per la mobilità, energetiche, ecc..) e si va sempre avanti a emergenze e azioni “spot”… e quindi è difficile far fare alle amministrazioni dei ragionamenti complessivi di medio-lungo periodo (come quelli richiesti da una sana politica di mobilità sostenibile).
    Da me (ente locale) ho fatto i salti mortali per non perdere i finanziamenti di due piste ciclabili.. bloccate perché passavano in zona di riserva… (perchè se sei in zona di riserva integrale anche la realizzazione di una pista ciclabile è vietata…)..ma quanti (dipendenti comunali di vecchio stampo) sarebbero rimasti per due anni alle costole dei vari enti (ministero, regione, ecc…) a rompere i cosiddetti finché non si trovava una soluzione? (e io sono un co.co.co. … quindi nessun ruolo ovviamente.. ma loro non lo sapevano ;o).
    E quindi ritorno al discorso culturale… vi rendete conto del livello dei nostri enti locali? vi rendete conto che se non si riparte da lì, se lì non ci sono i tecnici migliori, le persone migliori (come accade in francia dove essere un dirigente della PA è molto più prestigioso che esserlo nel privato)… non riusciremo a gestire al meglio i nostri territori? scusate forse sono andata un po’ OT.. ma secondo me neanche tanto (guardacaso le cose funzionano meglio in svezia…)

  10. Gabriele Pennacchia

    Solo un breve intervento sulle considerazioni legate alle emissioni inquinanti in atmosfera di PM10, anche se sono un po’ arrugginito sull’argomento. Sono un po’ sorpreso da quanto scritto da Aldo in quanto non mi risulta che le centrali di produzione di energia elettrica: a) si costruiscano, in Italia, anche dentro le citta’ b) siano maggiormente responsabili, rispetto ai trasporti, delle emissioni di polveri inferiori a 10 micron c) se alimentate a metano (gas naturale) e a ciclo combinato producano grandi quantita’ di PM10, in ogni caso non piu’ delle vecchie centrali termoelettriche a carbone o a olio combustibile. Scusate la brevita’ dettata da ragioni di tempo. A disposizione per eventuali ulteriori discussioni e per aggiornarci insieme sugli ultimi dati ufficiali al riguardo. Per quanto riguarda il tema principale della discussione, credo che la riduzione del traffico su gomma sia incontestabilmente La Priorita’ delle amministrazioni locali (e non). Anche perche’, in Italia, le infrastrutture viarie sono spesso inadeguate.

  11. Gabriele Pennacchia

    Solo un breve intervento sulle considerazioni legate alle emissioni inquinanti in atmosfera di PM10, anche se sono un po’ arrugginito sull’argomento. Sono un po’ sorpreso da quanto scritto da Aldo in quanto non mi risulta che le centrali di produzione di energia elettrica: a) si costruiscano, in Italia, anche dentro le citta’ b) siano maggiormente responsabili, rispetto ai trasporti, delle emissioni di polveri inferiori a 10 micron c) se alimentate a metano (gas naturale) e a ciclo combinato producano grandi quantita’ di PM10, in ogni caso non piu’ delle vecchie centrali termoelettriche a carbone o a olio combustibile. Scusate la brevita’ dettata da ragioni di tempo. A disposizione per eventuali ulteriori discussioni e per aggiornarci insieme sugli ultimi dati ufficiali al riguardo. Per quanto riguarda il tema principale della discussione, credo che la riduzione del traffico su gomma sia incontestabilmente La Priorita’ delle amministrazioni locali (e non). Anche perche’, in Italia, le infrastrutture viarie sono spesso inadeguate.

  12. Concordo su tutto ma la prospettiva del post è molto “padana”.
    Molte città italiane non sono pianeggianti e non son facilmente percorribili, in bici, da persone poco allenate.
    Aggiungo poi che qui viene trascurato che forse in Italia il problema non è il freddo, è il caldo torrido. Non si può andare in ufficio e presentarsi con le ascelle pezzate.
    Non sono fattori da trascurare, soprattutto se si vuole cambiare una mentalità comodista dell’auto per ogni spostamento. Non basta il bike sharing, servono forse anche bici elettriche (per le salite) e docce negli uffici?

  13. Le scuse accampate da Davide per non usare la bicicletta sotto al Po’ sono piuttosto ridicole.

    1) Se e’ vero che al Sud c’e’ un caldo torrido per tre mesi all’anno, e’ anche vero che c’e’ anche un clima molto piu’ temperato per i rimanenti 9 mesi.

    2) Se si comprano biciclette con cambi adeguati, e’ facile percorrere anche tratti in salita e per ogni salita c’e’ anche una discesa.

    3) Se non si pedala a tutta birra, si puo’ arrvare in ufficio rinfrescati. Basta una bella doccia prima di uscire di casa.

    Naturalmente queste semplici regole non si potranno applicare ovunque e per tutti. Ma sono convinto che si possono applicare per migliaia di persone anche a Firenze, Roma, Napoli e Palermo. Dopotutto e’ cosi’ che si muovevano i nostri nonni non molto tempo fa.

    Per quanto riguarda le obiezioni di Gabriele Pennacchia consiglio la breve lettura di un comunicato del Prof. Armaroli del Consiglio Nazionale per le Ricerche (CNR):

    http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=1123

  14. Gabriele Pennacchia

    Evidentemente c’e’ stato un fraintendimento del mio intervento in quanto, leggendo il testo contenuto nel sito citato da Aldo, sembra che il sottoscritto abbia voluto affermare che le centrali a ciclo combinato a gas naturale non emettano inquinanti atmosferici. Niente di tutto questo e mi scuso per non essere stato chiaro. Per quanto riguarda lo studio citato da Aldo (anche se in effetti il link riportava ad un comunicato e non allo studio) invito tutti ad essere molto cauti nel trarre le conclusioni, come si puo’ evincere dall’analisi fatta sul sito del Comune di Ferrara di cui riporto il link (e nel quale e’ contenuto anche integralmente lo studio citato da Aldo)
    http://servizi.comune.fe.it/index.phtml?id=2186

    Questo e’ dovuto al fatto che questi studi, seppur di autorevoli istituti, e che comunque utilizzano dati di studi fatti in altre realta’ nazionali, sono commissionati o dai comitati contro la costruzione delle centrali o dai promotori della costruzione delle stesse e dunque, a volte, risultano essere poco obiettivi.

    Pero’ credo che a questo punto la discussione sia andata fuori tema e forse sia meglio continuare, se ritenuto utile, su un altro ambiente di discussione.

  15. Gabriele Pennacchia

    Evidentemente c’e’ stato un fraintendimento del mio intervento in quanto, leggendo il testo contenuto nel sito citato da Aldo, sembra che il sottoscritto abbia voluto affermare che le centrali a ciclo combinato a gas naturale non emettano inquinanti atmosferici. Niente di tutto questo e mi scuso per non essere stato chiaro. Per quanto riguarda lo studio citato da Aldo (anche se in effetti il link riportava ad un comunicato e non allo studio) invito tutti ad essere molto cauti nel trarre le conclusioni, come si puo’ evincere dall’analisi fatta sul sito del Comune di Ferrara di cui riporto il link (e nel quale e’ contenuto anche integralmente lo studio citato da Aldo)
    http://servizi.comune.fe.it/index.phtml?id=2186

    Questo e’ dovuto al fatto che questi studi, seppur di autorevoli istituti, e che comunque utilizzano dati di studi fatti in altre realta’ nazionali, sono commissionati o dai comitati contro la costruzione delle centrali o dai promotori della costruzione delle stesse e dunque, a volte, risultano essere poco obiettivi.

    Pero’ credo che a questo punto la discussione sia andata fuori tema e forse sia meglio continuare, se ritenuto utile, su un altro ambiente di discussione.

  16. Brevemente sulla eterna diatriba Davide/Aldo sull’usabilità della bici fuori dalla Padania. Essendo ciclista romano che va spesso al lavoro in bici (15km andata, idem ritorno), confermo che salvo città davvero montagnose (che so, Catanzaro o Perugia) la bici è un mezzo possibile, con esclusione del periodo troppo caldo. Soprattutto, per città grandi e percorsi lunghi, la soluzione ottimale è la combinazione di più mezzi. Il ché ad es. a Roma richiederebbe parcheggi di bike sharing alle fermate metro, e/o la possibilità di caricare la propria bici sulla metropolitana, almeno a certe ore.

    (Insomma, dopo il furto della mia precedente bici, ho ripreso a fare anche il percorso misto lasciando la bici al solito palo per prendere la metro, ma con una catenona da 3 kg in acciaio cementato, a prova di tronchesi. Se avessi un parcheggio di bike sharing, o uno custodito, sarei ben più felice.
    Ma figuriamoci se cose simili sono nelle priorità di Alemanno…)

  17. Brevemente sulla eterna diatriba Davide/Aldo sull’usabilità della bici fuori dalla Padania. Essendo ciclista romano che va spesso al lavoro in bici (15km andata, idem ritorno), confermo che salvo città davvero montagnose (che so, Catanzaro o Perugia) la bici è un mezzo possibile, con esclusione del periodo troppo caldo. Soprattutto, per città grandi e percorsi lunghi, la soluzione ottimale è la combinazione di più mezzi. Il ché ad es. a Roma richiederebbe parcheggi di bike sharing alle fermate metro, e/o la possibilità di caricare la propria bici sulla metropolitana, almeno a certe ore.

    (Insomma, dopo il furto della mia precedente bici, ho ripreso a fare anche il percorso misto lasciando la bici al solito palo per prendere la metro, ma con una catenona da 3 kg in acciaio cementato, a prova di tronchesi. Se avessi un parcheggio di bike sharing, o uno custodito, sarei ben più felice.
    Ma figuriamoci se cose simili sono nelle priorità di Alemanno…)

  18. davide andriolo

    Io portavo solo la mia esperienza, avendo vissuto in più città.
    A Torino usavo la bici continuamente e a Milano ora la uso un po’ meno solo perché son così vicino al lavoro da preferire i piedi.
    A Siena la usavo anche, ma con tutta l’incoscienza di un ventenne che ogni mattina si faceva 3km in salita, con una discreta pendenza, per arrivare al centro (dove tra l’altro veniva rimproverato dai vigili perché lì la bici non bisogna usarla) e si presentava di conseguenza a lezione con le ascelle di cui sopra.
    Per non parlare di Messina, città nella quale son nato, stretta fra il mare e i colli in cui fra salite e calore anche se ci si mette più tempo chi non vuol prender l’auto preferisce di gran lunga camminare. E anche i miei nonni, dai racconti, facevan così, la bici non è proprio nella nostra tradizione.

  19. Il modo per ridurre il traffico nelle citta’ e’ quello di far pagare chi crea il traffico.

    http://janejacobs.wordpress.com/2008/06/17/come-ridurre-il-traffico-in-citta/

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