Detassazione degli straordinari: una medicina inadatta per il Sud

di Elvira Santaniello

Uno dei punti di forza della campagna elettorale di Berlusconi è stato la detassazione degli straordinari, provvedimento che sta per essere varato nel prossimo Consiglio dei ministri di mercoledì 21 maggio a Napoli.

Tremonti e Sacconi hanno già delineato le linee del provvedimento e della sua copertura finanziaria: la detassazione di premi e straordinari verrà applicata in via sperimentale ai redditi maturati tra giugno e dicembre dell’anno in corso e dovrebbe, poi, diventare permanente con la Finanziaria per il 2009. Sì alla cedolare secca del 10% sulle ore lavorate in più e all’introduzione di una soglia di reddito al di sopra della quale il beneficio decade.


I tecnici dell’Economia e del Welfare sono al lavoro su una serie di simulazioni, considerando soglie di reddito tra 30mila e 40mila euro, simulazioni rese complesse dalla difficile stima della platea potenziale di lavoratori interessati, che potrebbe sfiorare i 20 milioni. Attualmente la tesi più accreditata è quella della soglia di 35mila euro. Si discute anche sull’eventuale introduzione nel provvedimento di sgravi fiscali sui premi di produttività. Sul problema delle coperture si sta lavorando su un aumento della tassazione per le banche, operando sulla base imponibile, operazione subordinata a un’intesa con gli istituti di credito. L’altro fronte per recuperare fondi è quello dei tagli di alcune misure non applicate della Finanziaria 2008.

Questo è, in linea di massima, il Tremonti & Sacconi pensiero.

Molti, però, sono i limiti di questo provvedimento, che, rispetto alle motivazioni che ne hanno ispirato l’istituzione (aumento dei salari dei lavoratori dipendenti, soprattutto meridionali; stimolo alla crescita della produttività) sembra non determinare sviluppi e miglioramenti eclatanti, tutt’altro.

L’editoriale di Luca Bianchi su Il Corriere del Mezzogiorno Economia di oggi ci chiarisce un po’ le idee in merito. Il provvedimento riguarda un bacino potenziale di circa 18 milioni di lavoratori, ma in realtà i beneficiari saranno molti meno. Secondo l’ultima indagine campionaria della Banca d’Italia, infatti, circa il 30% dei lavoratori dipendenti italiani svolgono straordinari. Ma si tratta in particolar modo delle fasce «più forti» della forza lavoro: lavoratori maschi, dipendenti di grandi imprese, in prevalenza del Nord. Il 36% è composto da uomini e il 25% da donne; il 42% lo troviamo nelle imprese con più di 500 addetti ed è appena il 16% nelle imprese con meno di 4 addetti; la quota è del 35% nel Centro-Nord e del 20% circa nel Mezzogiorno. In buona sostanza, quindi, questo tipo di misura tende a distribuirsi sull’occupazione dei dipendenti in maniera inversa rispetto al livello delle retribuzioni, ovvero chi mediamente guadagna di meno, tende anche a fare meno ore di straordinario, e quindi a non avere benefici.

Secondo l’Indagine sulle imprese industriali e dei servizi 2006 a cura della Banca d’Italia, inoltre, la quota di ore di straordinario sul totale delle ore lavorate al Sud è circa il 3,5% (4,5% nel Centro- Nord); dunque, in un anno, un lavoratore svolge in media circa 60 ore di straordinario, poco più di una ora a settimana. Questo vuol dire che il beneficio per un metalmeccanico del Sud che guadagna 1.300 euro al mese è in media di poco più di 100 euro lordi annui, ben lontani dai 428 euro valutato nei giorni scorsi da Il Sole 24 ore, per un lavoratore che svolge tutte le 250 ore massime previste dal contratto. E’ chiaro, quindi che il provvedimento non solo sembra inefficace nell’aumentare i salari, ma anzi contrasta con l’orientamento condiviso verso interventi in grado di favorire la crescita della produttività. Come dimostrato da analisi empiriche, infatti, le ore aggiuntive tendono a presentare una produttività oraria più bassa e soprattutto sono i momenti in cui aumentano significativamente le probabilità di incidenti sul lavoro.

Ci troviamo di fronte, quindi, ad un provvedimento che, praticamente, non tiene conto delle caratteristiche del mercato del lavoro italiano e in particolar modo meridionale, con il suo basso tasso di occupazione, appena il 46% (ovvero -20% a rispetto al livello medio europeo) e con appena il 30% di occupazione femminile e non può collocarsi nell’ambito di una politica volta all’ampliamento della base occupazionale e al sostegno dei redditi delle famiglie.

Non si tratta, infatti, di aumentare le ore lavorate bensì di incrementare, soprattutto al Sud, la produttività e gli occupati.

Pensare che la detassazione degli staordinari possa risolvere il problema del calo della produzione industriale italiana degli ultimi anni, conferma come l’attuale governo di centro – destra abbia un approccio economico antiquato, che basa la competitività del sistema industriale sull’abbattimento dei costi, ed, in particolare, sull’abbattimento del costo del lavoro. Con la globalizzazione e l’emergere di paesi come la Cina e l’India sui mercati nazionali ed internazionali, l’abbattimento del costo del lavoro non può e non deve più essere considerato come una leva competitiva adottabile ed efficace dal sistema industriale di un paese come l’Italia. Pensare che la detassazione degli straordinari possa aiutare le imprese italiane ad essere più competitive è pura propaganda elettorale. I problemi strutturali del sistema industriale italiano potranno essere risolti puntando unicamente sulla qualità del prodotto e sull’innovazione tecnologica, elementi in cui esiste un potenziale enorme in Italia. Questo potenziale, purtroppo, è stato solo marginalmente sostenuto dal passato governo Prodi (e soprattutto dalle riforme del Ministro Bersani).

Un’altra falsità, tipicamente elettorale, è quella che la detassazione degli straordinari sia il metodo migliore per aumentare il potere di acquisto delle retribuzioni. Il problema tutto italiano delle retribuzioni da lavoro dipendente si basa, infatti, su un mancato aumento salariale (di base e non straordinario) subito dal lavoratore dipendente negli ultimi 10 anni, e dagli aumenti dei prezzi di alcuni beni primari, successivi all’introduzione dell’euro.

In questa ottica, sarebbe stato sicuramente più adeguato proporre, come ha invece dichiarato Pietro Ichino, una detassazione selettiva a favore delle donne oppure un sistema salariale mobile verso l’alto (un salario minimo contrattuale rispettabile deve comunque essere garantito) che premi la qualità del lavoratore, le sue doti e le sue capacità tecniche o, ancora, riportare i salari da lavoro dipendente ad un livello accettabile attraverso una reale ed efficace contrattazione a livello nazionale.

E poi, non dimentichiamoci che i meridionali sono sempre stati un po’ furbetti, sempre maestri nel trovare un risvolto favorevole per ogni cosa: Tremonti e Berlusconi, vista la loro provenienza geografica, probabilmente non hanno pensato che il loro provvedimento sulla detassazione degli straordinari pone il fianco ad una semplicissima e quanto mai ovvia forma di evasione fiscale: ogni aumento retributivo potrà essere facilmente sottratto all’Irpef fingendo lo svolgimento di lavoro straordinario…facile no?

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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4 Commenti

  1. giustissimo, e non parliamo dei contratti atipici che il lavoro straordinario proprio non lo prevedono. la vera priorità dovrebbe essere quella. o no?

  2. Berlusconi nell’ultimo show pre-elettorale ha detto chiaramente che precariato e contratti atipici non sono un problema e che avrebbe pensato più ai pensionati e agli altri lavoratori.
    Numericamente non ha torti.
    Sul piano della visione politica per il futuro sta uccidendo un paese

  3. kevin

    LA DESTRA CI STA PORTANDO AI TEMPI DEL FASCISMO, PRIMA O POI CI RITORNEREMO.

    COME POSSIAMO FARCI GOVERNARE DA UN MAFIOSO VERGOGNAMOCI!!!

  4. Per rilanciare il Sud ci vuole ben altro che la detassazione degli straordinari. Non credo che il governo di Roma possa fare molto per rilanciare il Sud dal punto di vista dell’occupazione, dell’economia e della produttivita’. Non credo nemmeno che si possa puntare unicamente sulla qualita’ del prodotto e sull’innovazione tecnologica. In molti parti d’Italia i costi del lavoro sono troppo elevati in proporzione alla preparazione dei lavoratori e alla qualita’ del lavoro svolto. Come fa il governo a risolvere la questione dell’economia meridionale puntando sulla qualita’ del prodotto e sull’innovazione tecnologica?

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