D’accordo, uccidere il padre. ma per cosa?

di Corrado Truffi

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Ero nella sala delle Colonne della Camera dei Deputati, per l’incontro
indetto da Giovanna Melandri sul tema di un PD "controcorrente", assieme ad
una nutrita rappresentanza de iMille.

Dopo che
Francesco Costa
aveva brillantemente presentato
l’Assemblea de iMille di luglio,
spiegando il senso dello slogan "uccidere il padre",
qualcuno ha posto la domanda cruciale: uccidere il padre, far finalmente
questo famoso ricambio generazionale e di classe dirigente, d’accordo. Ma per
fare cosa? Per quali idee, per quale mondo?

È il nostro/vostro problema, cari Mille – smetterla di avere il problema
dello spazio vitale, della capacità di essere ascoltati, e avere il
problema di fare e pensare le cose da fare.

È il problema dei giovani o dei "nuovi" che si candidano a fare questo
PD, ma è anche il problema della attuale classe dirigente del PD nei
confronti del Paese.

Perché finché avremo una macchina/partito incagliata nella
liturgia del bilancino ex DS vs ex Margherita, o veltroniani vs dalemiani, o
qualunque combinazione correntizia si voglia immaginare, ci toccherà
continuare a guardarci l’ombelico, a preoccuparci del rispetto delle regole
interne, a spingere ossessivamente perché siano rispettate, a usare
tutte le energie in iniziative meritorie come
primarie sempre. Ma in questo
modo ci dimenticheremo perfino che la sostanza di ciò che dobbiamo
fare è dare una visione, una struttura forte di valori ed ideali di
sinistra a questo partito, è trascinare le persone a partecipare non
perché è bello ogni tanto poter dare un voto per eleggere un
candidato tramite le primarie, ma perché è bello riconoscersi
in un progetto di cambiamento di questo paese, o anche solo del proprio
quartiere.

Forse, ha ragione Salvatore Vassallo che, da presidente della commissione
Statuto – quindi da persona ovviamente ben conscia dell’importanza delle
regole interne – ci ricordava che dare troppa enfasi alle regole significa
allontanare il partito dal paese. Le regole essenziali ci sono, lo Statuto
è complessivamente ben fatto, Facciamolo rigidamente applicare, siamo
anche durissimi in proposito, ma spendiamo la maggior parte del nostro tempo
politico fuori. E questo, guarda un po’, è stato l’accorato appello
che ho sentito fare da un compagno che stimo molto al
mio circolo ieri sera,
dopo l’ennesima inevitabile e giustissima discussione ombelicale sugli
assetti interni…

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

13 Commenti

  1. Sergio

    Condivido in pieno. Occorrerebbe la capacità di sintetizzare in una paginetta idee-progetto (fattibili, non “sogni”) per migliorare il sistema paese ed invertire il trend, che siano comprensibili alla maggior parte dei cittadini, conquistandone “pancia,cuore e cervello”.
    Confesso che lo slogan “Uccidere il padre” non mi piace, evoca Freud… e poco, credo, ha a che fare con la politica.

  2. Condivido anch’io. Scrivevo in un altro blog che fra congressi, primarie, campagne elettorali, ancora primarie, ancora congressi, ancora campagne elettorali, costituenti e statuti (e non e’ ancora finita) e’ da tre anni che non ho tempo per fare politica.

    Bisogna alzare la testa. Guardare fuori. Coloro ai quali importa del Partito Democratico saranno poche migliaia di persone, sicuramente meno dei tifosi dell’ Albinoleffe, molti, molti meno degli appassionati di sci o di windsurf. E li conosciamo tutti: conosciamo loro, le loro famiglie e i loro bambini. Sappiamo che macchina guidano, che gelato preferiscono, che lavoro fanno. Ci siamo gia’ detti tutto.

    Quindi, invece di uccidere padri o fratelli, che si fa anche dello sporco, proviamo a cambiare il mondo. Non deve essere difficile, finora ci sono riusciti tutti quelli che ci hanno provato.

  3. Marco

    Niente di più semplice che tornare alla vera “politica” lasciando la “casta” a casa. Ecco, basterebbe solo questo!

  4. Se puo’ aiutare il dibattito, io avrei in mente un posto da dove partire per formulare idee nuove su come governare il paese. Un riassunto di queste semplici idee e’ disponibile su:

    http://janejacobs.wordpress.com/category/duecento-anni-di-teorie-economiche-da-buttare/

    mi spiace non poter partecipare alla riunione di Roma, ma vi faccio i miei migliori auguri.

  5. Questo è il nodo cruciale. Quando si richiede un ricambio generazionale si chiede prima di tutto un cambio dell’esistente, delle decisioni prese, delle strategie seguite. E quindi bisognerebbe partire da qui secondo me. Sia che si parli del PD che dell’Italia.

    Faccio degli esempi: in Italia si tutela l’appartenenza a gruppi invece che il merito dei singoli. Si favorisce la rendita invece dell’investimento. Dire sì al merito ed alla responsabilità vuol dire avere idee ben precise su mercato del lavoro, giustizia, ricerca, pubblico impiego, precarietà etc etc. E’ una scelta di campo dalla quale discende il resto in pura e semplice coerenza.
    Nel PD si è scelto di andare da soli. Se si è d’accordo si punta al referendum in chiave bipolare e si immagina un paese maggioritario con una ben chiara idea di politica. Altrimenti si punta sul ritorno alle coalizioni.

    Bisogna però avere coraggio, coraggio di lasciarsi alle spalle le protezioni dell’appartenenza ai gruppi/correnti e navigare necessariamente da soli all’inizio. Costruire consenso intorno alle proprie idee, unire le forze e quindi vincere. Perché sia chiaro: non esiste nessun ricambio generazionale dall’alto, o si ha la forza di prendere i voti delle primarie o delle elezioni o di un congresso oppure non si è pronti.

  6. Questo è il nodo cruciale. Quando si richiede un ricambio generazionale si chiede prima di tutto un cambio dell’esistente, delle decisioni prese, delle strategie seguite. E quindi bisognerebbe partire da qui secondo me. Sia che si parli del PD che dell’Italia.

    Faccio degli esempi: in Italia si tutela l’appartenenza a gruppi invece che il merito dei singoli. Si favorisce la rendita invece dell’investimento. Dire sì al merito ed alla responsabilità vuol dire avere idee ben precise su mercato del lavoro, giustizia, ricerca, pubblico impiego, precarietà etc etc. E’ una scelta di campo dalla quale discende il resto in pura e semplice coerenza.
    Nel PD si è scelto di andare da soli. Se si è d’accordo si punta al referendum in chiave bipolare e si immagina un paese maggioritario con una ben chiara idea di politica. Altrimenti si punta sul ritorno alle coalizioni.

    Bisogna però avere coraggio, coraggio di lasciarsi alle spalle le protezioni dell’appartenenza ai gruppi/correnti e navigare necessariamente da soli all’inizio. Costruire consenso intorno alle proprie idee, unire le forze e quindi vincere. Perché sia chiaro: non esiste nessun ricambio generazionale dall’alto, o si ha la forza di prendere i voti delle primarie o delle elezioni o di un congresso oppure non si è pronti.

  7. Stefano, io sono completamente d’accordo con te.

    Ma quello che mi sembra il limite della impostazione “generazionale” data a questa assemblea, e che rischia seriamente di diventare il limite di tutta l’ organizzazione, (e lo dico in termini costruttivi, proprio per provare a superarli questi limiti) e’ che non ci sono idee nuove e dirompenti. Ne’ per il partito ne’ per la societa’.

    Il “programma politico” a cui si ispira questa assemblea e’ sostanzialmente quello con il quale si e’ presentato in campagna elettorale Veltroni. Nel quale aspetti come il merito e la lotta alla “rendita sociale” erano esplicitati in termini anche piuttosto radicali.

    I metodi proposti per la gestione del partito sono sostanzialmente quelli usciti dalla commissione statuto. Primarie per la selezione dei candidati alle cariche istituzionali, elezione dei dirigenti a tutti i livelli. Certo, con una attenzione ed un livello di vigilanza piu’ alto (vedi la campagna primariesempre): ma, ancora, non si tratta di idee nuove attorno al quale consolidare un consenso nuovo, o diverso.

    Insomma, la sensazione e’ che il claim sia semplicemente “fatevi da parte che adesso tocca a noi”. Anzi, non subito, fra qualche anno: Veltroni va ancora bene, prima di ammazzarlo lo facciamo frollare ancora un po’.

    Mi sembra una impostazione molto debole. Ed e’ un peccato, perche’ ci sono risorse ed energie per pensare qualcosa di piu’ forte, e per fare quello che propone Stefano. Io capisco le esigenze di marketing, e sono proprio l’ ultimo che puo’ parlare male del marketing: dico solo che bisognerebbe stare attenti a non farsene dominare.

  8. enzo ligori

    Che ne è stato della battaglia per aumentare i salari?
    Berlusconi ha imposto di nuovo la sua agenda, i suoi problemi con la giustizia, e noi dietro, con Di Pietro specularmente ossessionato dagli stessi problemi di Berlusconi.
    E noi?
    Ammazzare il padre per spostare reddito verso chi ha maggiori bagagli di conoscenza e maggiori tempi di vita. Perché i giovani ricercatori avrebbero destinato alla ricerca e non all’abolizione dell’Ici i due miliardi.
    Perché il punto di vista dei giovani guarda alle prospettive e non alle provenienze.
    Ammazzare il padre perché il padre ormai ci capisce poco del mondo, e dopo averci recitato Dante e forse pure Virgilio non sa come accendere una lampadina.

    Manco da tempo da questo blog, perché vi vedevo avvitati su piccole questioni tecniche e non vedevo una proposta che valesse la pena di sostenere.

    Ammazzare il padre mi piace.

    Lo dico da padre: se si accetta un attimo di essere un po’ in ritardo sul mondo che avanza, e si accetta di essee superati nella corsa dai propri figli, non è male.
    Non potrò esserci a Roma, come l’anno scorso. Ma voglio dire a chi non vi conosce ancora che siete un gruppo meraviglioso dal quale ho imparato tanto e al quale affiderei volentieri il partito, il governo, il paese: con le quote di salvaguardia, però: almeno il 20% della nuova classe dirigente sia ultracinquantenne (ma v’immaginate l’80% sotto i 50 che pacchia?).

  9. riccardo da parigi

    enzo bentornato! ci mancavano i tuoi commenti.
    peccato non poterci rivedere a roma,

    ciao
    riccardo (da parigi)

  10. raoul

    ho letto solo ora il tuo post Corrado con cui concordo al 101%. purtroppo in italia per riuscire a dire delle cose bisogna conquistare prima il diritto di parola, altrimenti puoi dire pure le cose migliori del mondo ma non ti ascolta nessuno. in questo senso “uccidere il padre” che non ti da’ la parola ‘ e’ conditio sine qua non. ma nel frattempo bisogna aver elaborato cose da dire, altrimenti meglio lasciar la parola ai padri

  11. EL_NINO

    ciao,
    l’avete ucciso, poi, il padre?
    Vi siete accorti che nel frattempo il nonno vi sta staccando il pavimento da sotto i piedi e che si tromba allegramente la vostra collega d’università preferita?

    Sì?

    Allora, adesso che tutto è compiuto, possiamo cortesemente ricominciare ad occuparci di quello che sta succedendo nel paese ed alla nostra democrazia?

    …non vorrei mettervi fretta, ma si dà il caso che l’accelerazione del “golpe dolce” è piuttosto evidente ed io purtroppo ho ancora parecchio da lavorare e campare per pagare il mutuo della casa che erediterà mio figlio (mancano solo altri 27 anni, forza!).

    Fate con comodo. Quando siete pronti, per favore, comunicatecelo in un modo un pò originale: dite una cosa di sinistra.
    O almeno nel senso di una democrazia rappresentativa, egalitaria, redistributiva e a tutela dei diritti e delle libertà individuali e sociali (di tutti; sennò avrei scritto “Delle Libertà” di Uno).

    cheers

  12. EL_NINO

    ciao,
    l’avete ucciso, poi, il padre?
    Vi siete accorti che nel frattempo il nonno vi sta staccando il pavimento da sotto i piedi e che si tromba allegramente la vostra collega d’università preferita?

    Sì?

    Allora, adesso che tutto è compiuto, possiamo cortesemente ricominciare ad occuparci di quello che sta succedendo nel paese ed alla nostra democrazia?

    …non vorrei mettervi fretta, ma si dà il caso che l’accelerazione del “golpe dolce” è piuttosto evidente ed io purtroppo ho ancora parecchio da lavorare e campare per pagare il mutuo della casa che erediterà mio figlio (mancano solo altri 27 anni, forza!).

    Fate con comodo. Quando siete pronti, per favore, comunicatecelo in un modo un pò originale: dite una cosa di sinistra.
    O almeno nel senso di una democrazia rappresentativa, egalitaria, redistributiva e a tutela dei diritti e delle libertà individuali e sociali (di tutti; sennò avrei scritto “Delle Libertà” di Uno).

    cheers

  13. Antonio

    mi dichiaro sinceramente interessato alla vostra iniziative…dalle notizie che emergono da alcune indagini della magistratura mi sembra che bisognerebbe cominciare a distruggere il potere che è ancora in mano ai nonni, i settantenni e gli ottantenni di “Villa Arzilla” che detengono ancora il potere in Italia.
    In effetti i padri non hanno mai potuto emanciparsi, forse è per questo che il paese è andato avanti in maniera disordinata, con una classe politica perennemente in ritardo, mai che fosse stata azzeccata una previsione.
    E chi ha tentato per due volte di rimetterci in carreggiata ha dovuto pagare il tentativo con l’esilio politico.
    Più che di un mero ricambio generazionale occorrerebbe farla finita con le omertà, occorrerebbe capire quale sia stata nella realtà la storia d’Italia degli ultimi sessantanni.
    Aspettano verità le vittime della stagione stragista, aspettano verità le vittime di mafia, aspettano verità i piccoli risparmiatori falliti, aspettano verità i lavoratori precari, aspettano verità e giustizia i familiari delle morti “bianche”….
    volevo solo suggerire che senza una verità storica e senza la fine del potere da parte della banda di Palazzo Giustiniani non si riuscirà a cambiare questo paese il cui potere se lo rimbalzano o lo amministrano assieme Cossiga e Andreotti….
    Ci stanno trasformando lo Stato, vorrebbero svendere anche le risorse naturali ed i beni pubblici, le nostre generazioni (sono un ventiquattrenne) vengono ridotte al silenzio, costrette da contratti precari che non danno diritto di protestare.
    Come si può dare entusiasmo e voglia di spendersi politicamente ad una generazione che non può neppure discutere per avere un contratto equo? come si può credere nella politica che non riesce neppure a cogliere il dramma che esiste dietro la precarizzazione dell’esistenza? Ci si rende conto che si rendono difficili le vite degli ultimi? ci si rende conto che qualcuno vorrebbe solo un lavoro onesto per contribuire alla crescita morale di questo paese,avere una compagna e dei figli da crescere? ci si rende conto che in Italia non c’è accesso alle professioni?
    potrei continuare ma spero di farlo un giorno di persona con voi!

    solo un suggerimento semmai qualcuno dovesse leggere: spegnete la tv e accendete la testa

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