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Basterà il peer review a liberare i nostri ricercatori?

13.06.08 | 4 Comments

di Eleonora Bellini

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Consultando la rivista scientifica Nature per il mio lavoro, ho
trovato questa interessante lettera scritta dal Senatore PD Ignazio Marino
dal titolo: Acceptance of peer review will free Italy’s research
slaves
.

«L’Italia deve investire più in scienza e tecnologia, sono
d’accordo con l’articolo di I. Bertini, S. Garattini e R. Rappuoli
pubblicato su Nature, 452, 605 (2008) (segnalato, tra
l’altro dai Mille di Boston – n.d.r.). Essi lamentano la mancanza, in
Italia, di risorse economiche e di un’adeguata attenzione politica per i
temi della ricerca, tecnologia ed istruzione. Come ricercatore, clinico e
accademico, condivido le loro preoccupazioni. Ciò nonostante, come
ex presidente della commissione sanità del Senato Italiano, ho da
ridire sul fatto che essi ritengono che nessuno dei principali partiti
politici riconosca che la scienza, la tecnologia e l’istruzione siano
cruciali per il futuro dell’economia della nazione.

Le leggi finanziarie del 2007 e del 2008, emanate durante il precedente
governo di centro-sinistra, hanno stanziato 96 milioni di euro per
progetti presentati da ricercatori con meno di 40 anni. Questi sono stati
giudicati da un comitato internazionale che includeva dieci scienziati con
età inferiore ai 40 anni – cinque dei quali provenienti da
istituzioni estere – selezionati in base all’impact factor e
ai citation index scores. Questo costituisce, di per sé, un
approccio rivoluzionario per il sistema italiano di assegnazione di fondi
per la ricerca, ancora privo di regole.

Nonostante tali progressi, l’Italia resta ancora molto indietro per
quanto concerne gli investimenti nella ricerca, e questo richiede delle
riforme. Ma il cambiamento cruciale non riguarda semplicemente
l’incremento dei fondi da stanziare. Il nuovo governo dovrebbe
intraprendere una riformulazione dei criteri di assegnazione dei fondi e
cominciare ad applicare a tutti i livelli la valutazione e la selezione
mediante il sistema del peer review. Tale sistema favorirebbe la
meritocrazia e renderebbe i ricercatori liberi dalla schiavitù
virtuale sotto la quale sono stati trattenuti dai vecchi accademici.

Applicando le regole internazionali del peer review e della
valutazione delle richieste di finanziamento solo sulla base del merito,
guardando i curricula e gli obiettivi, confrontando le liste di
pubblicazioni e valutando i risultati, verranno fornite delle
opportunità per gli scienziati italiani e di conseguenza si
procederà verso la promozione della crescita intellettuale,
culturale ed economica della nazione.»

I. Marino, Nature,
453, 449 (2008)

Questo articolo è assolutamente condivisibile, ed io stessa sono
favorevole all’introduzione del peer review sia per l’assegnazione
dei finanziamenti, ma anche per il reclutamento del personale accademico.
Una domanda che, tuttavia, mi sono posta, e che lascio aperta alla
discussione è la seguente: introducendo il sistema peer
review
senza che prima venga effettuata una adeguata riforma
universitaria e dell’organizzazione della ricerca, non si rischierebbe di
continuare a favorire quegli enti e quei ricercatori già
privilegiati dal vecchio sistema?

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