di Matteo Rizzolli
In questi giorni ho letto con curiosità dei nuovi conservatori britannici di Cameron e della loro lenta, travagliata, ma spettacolare rimonta che probabilmente li porterà a breve ad archiviare l’era Blair. Alla base di questa rimonta c’è un’analisi profonda della società e delle risposte che la politica può dare alle domande che l’attraversano.
Vi rimando a questi due articoli (New York Times e Il Foglio) per i dettagli, ma -per farla breve- i new tories intendono archiviare il mito del benessere economico (ormai raggiunto almeno in UK) e lavorare sul benessere sociale con le complessità che questo comporta.
E la chiave di lettura che i new tories offrono della società è quella di piccole comunità fortemente auto-organizzate, solidali perché riconoscibili, dove la cooperazione funziona perché il free-riding è facilmente stigmatizzabile e punibile co nmeccanismi endogeni di controllo sociale. Da questa visione discende un numero impressionante di conclusioni che riguardano i temi più alti dell’organizzazione dello stato (anche nelle sue relazioni internazionali) così come l’organizzazione minuta della vita civile.
Una visione della società di questo tipo può piacere oppure no, ma è un fatto che i new tories arrivino a questa proposta studiando ed interpretando le più recenti conclusioni dell’economia sperimentale e della psicologia cognitiva. Ecco, vedendo questi new tories, riesco ad intravedere che cos’è la politica nella sua espressione più alta: essa comincia li dove giungono le conclusioni scientifiche e porta le analisi alle implicazioni di policy. Di più: tenta una sintesi di esse, che se volete è intrinsecamente ideologica, ma che come tale ha il grande merito di semplificare la comprensione della realtà ed offrire chiavi di lettura intelligibili per approcciare i problemi. Non è detto che questa sia la soluzione migliore, o che una chiave di lettura siffatta offra effettivamente soluzioni praticabili in tutti i campi, ma all’analisi degli eventuali fallimenti, con la prospettiva di migliorare se non sovvertire nuovamente il paradigma ci penserà a sua volta la scienza. Ma intanto si procede e ci si nutre di futuro.
Ecco, io vedo i new tories e penso a che cos’è la politica qui da noi. E come succede a molti, mi assale la depressione. Vorrei però circostanziare il motivo della depressione, giusto per non inciampare anche io nel dilagante “depressionismo” all’italiana. Il punto è che siamo tutti d’accordo che abbiamo archiviato il secolo delle ideologie. Ma con esse, a me sembra che in Italia abbiamo anche archiviato le idee. E se non abbiamo idee forti, chiavi di lettura della realtà come quella che stanno elaborando i new tories, non possiamo vedere lontano e tanto meno andare in alcun posto che non sia questo eterno e pauroso presente.
Certo, i tories possono permettersi il lusso di elaborare nuovi progetti perché almeno quelli vecchi (la crescita economica) sono stati portati a termine. A noi toccano ancora quei compitini che oltremanica hanno svolto 30 anni fa e che hanno raddrizzato la piega declinante dell’ex-impero di sua maestà. Però a me sembra indicativo che laddove mancano le idee forti, si finisca più o meno per dire tutti le stesse cose. La sicurezza: si d’accordo, law & order! Viva! Avanti il prossimo tema. La crescita economica. Dopotutto, it’s the economy, stupid! Next? La casta ed il suo abbattimento. L’accountability direbbero oltre manica.Anything else? Ah già: abbasso i fannulloni e lunga vita alla meritocrazia (god save meritocracy!) Siamo tutti stramaledettamente d’accordo su questi temi. Noi cittadini, e gli stessi partiti politici anche se rimane curioso constatare che nonostante tutto non si riescano ad attuare nemmeno riforme così condivise. Speriamo questi siano i cinque anni buoni per mettere le dovute pezze, per passare gli esami di riparazione, per riportarci in linea con chi queste cose le ha già messe in pratica da tempo. Volevamo essere noi a farlo, speriamo (e davvero non ci rimane che la speranza) che sia a questo punto Berlusconi to get the job done!.
Però francamente, queste non sono più idee forti. Le famose chiavi di lettura che permettono alla gente di interpretare il presente e generare aspettative per il proprio ed altrui futuro. Senza queste idee di futuro, vince la paura del presente. E non serve andare oltre per spiegare gli avvenimenti elettorali degli ultimi mesi.
Ma il PD dov’è in tutto questo? non si sa… Sembra intento a frugolare nei palinsesti RAI, dopo aver detto che la politica doveva restarne fuori e si dimena sul lacerante dubbio: alleanze si o alleanze no? Il governo ombra è quello che é: un’ombra pallida del già ombroso governo della destra. Non voglio essere disfattista, ma insomma, quando ricominciamo a progettare il futuro guardando lontano? Anche a costo di perdere le elezioni per i prossimi anni e lasciare l’Italia alla destra. Come Blair l’invincibile, anche la parabola di Berlusconi ad un certo punto picchierà verso il basso. E nel tempo che ci separa da quel momento avremo semplicemente atteso sulle rive il cadavere del nemico passare? Saremo magari ricascati nei vecchi tatticismi di quelli che per non avere idee nuove (come noi) addirittura riesumano quelle di metà ottocento morte e sepolte dalla storia? Oppure saremo li, pronti con idee forti, visioni lunghe e convincenti capaci di spezzare le cabale elettorali che sembrano destinare (per ora) questo paese ad essere governato dalla destra?
Io ho una vaga intuizione di quali potrebbero essere le idee (nemmeno tanto) nuove alle quali possiamo attingere, ma su questo punto vorrei sentire la vostra opinione. Per me è un filo rosso che tiene insieme l’orizzonte delle capabilities di Amartya Sen, con l’ambizione d ridurre l’impronta ecologica di ciascuno a un livello che sia sostenibile ed equo, senza dimenticare le scoperte dell’economia comportamentale e sperimentale e della psicologia cognitiva a cui fanno riferimento anche i new tories ma che non necessariamente devono condurre alle loro stesse implicazioni iperlocaliste.
Sono pensieri ancora confusi, pezzi di un puzzle che necessitano di elaborazione per poter emergere come pensiero forte e sintetico. Abbiamo bisogno di molto lavoro per fare questo. E di intellettuali. Ma se si ripropongono Cacciari, Vattimo e Scalfari per fare emergere l’identità del new PD, la sfida è persa in partenza….iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Bel post, Matteo, pieno di spunti interessanti. La teoria di cui i neo-teories si stanno appropriando non e’ certo una invenzione loro o del loro ideologo Willets, a differenza di quanto gli articoli del New York Times o del Foglio sembrerebbero un po’ incautamente suggerire. Sono 20-30 anni che in economia e nelle scienze sociali si studia approfonditamente il ruolo del “capitale sociale”, e il libro del sociologo di Harvard Robert Putnam del 1993 “Making Democracy Work” e’ un capolavoro di analisi del ruolo delle comunita’ locali, dei social bonds locali etc. Curiosamente come noto Putnam fa dell’Italia comunale centrale e settentrionale l’esempio classico di “capitale sociale”…Il confine tra bonding social capital e egoismo locale e’ comunque labile e il mio sospetto e’ che sotto sotto da parte dei neo-tories ci sia il tentativo di creare il mito delle comunita’ omogenee locali che si strutturano e arroccano contro l’invasione della diversita’ (e.g., immigrati). La sfida del presente mi sembra invece costruire quello che Putnam chiama bridging social capital, cioe’ un tessuto sociale capace di legare persone eterogenee, il Veneto e il Rumeno, il Milanese e il Marocchino, e penso che qui entri il ruolo del Centro-Sinistra.
Sono d’accordo Raul. La forza dei new tories non sta di certo nell’aver scoperto queste cose. Del resto non è il loro mestiere. Ma il loro tentativo è quello di mettere insieme i pezzi del puzzle e trasformarli in pensieri semplici ed allo stesso tempo potenti che funzionano bene con gli elettori (che notoriamente non sono che in una piccolissima parte economisti sperimentali e psicologi cognitivisti).
Ed hai ragione tu che di questi findings loro ne fanno una lettura da destra, deboluccia se non pericolosa. C’è lo spazio per il centro sinistra soprattutto per un partito nuovo come il nostro che non è imbrigliato nei vecchi schemi del socialismo europeo. Il punto è che dobbiamo attrezzarci per fare questo… Credo che tra i mille ci sia gente più attrezzata per farlo (penso a tutti i cervelli in fuga che passano di qui, te compreso, che non nel gotha intellettuale attuale del PD…
bravo matteo,
prendo spunto per fare alcune 2 considerazioni:
1) già scritta qui:
http://forum-democratico.blogspot.com/2008/05/cos-la-generazione-cameron-ha-costruito.html
mi soffermo solo sul teorema di Willetts. E’ vero che la teoria dei giochi sugli equilibri evolutivamente stabili afferma che questi si possono formare per consenso (Hayek direbbe spontaneamente!) dei soggetti coinvolti e non per imposizione esogena.
E’ però vero che questi equilibri non sono necessariamente l’ottimo per la società.
E poi ci sono gli equilibri multipli… e gli switching costs.
2) Tra i concetti che potrebbero offrire nuova ninfa “ideologica” al PD vorrei inserire gli ordo-liberali.
ora dobbiamo farne policies “facili” da comprendere e da atturarsi.
Matteo, mi mandi un e-mail? Ti vorrei inserire nel nostro Think-Tank. Raoul
Quindi i new tories propongono una filosofia politica che parte da una definizione scientifica dei paradigmi sociali e storici e ne disegna l’ evoluzione in termini deduttivi e deterministici.
E’ interessante, ma mi sembrava di averla gia’ sentita, questa.
@raul. ti ho scritto una mail all’indirizzo di michigan
@scrooge. grande scrooge. perche no nfai un post e ci spieghi gli ordoliberali?
@gianni.mi sembra di cogliere dell’ironia nel tuo commento. come dire che la storia è vecchia e gli errori gia visti.
E’ vero, i tories partono da dei risultati scientifici (e non vorrei che il mio post passasse come una’apoogia dei tories, non me ne frega nulla…) ma bisogna riconoscere che le scienze sociali sono molto piu “scientifiche” di un secolo e mezzo fa. in altre parole, se marxismo e dintorni avevano grandi ipotesi (azzardatamente tramutate in teorie) di come funzionasse la società, oggi le scienze sociali (economia, scienze cognitive, psicologia etc) hanno una quantità impressionante di evidenza empirica in molti suoi tratti robusta alle innumerevoli falsificazioni che sono state tentate, di come si comporta l’uomo in certi (ed al variare dei) contesti sociali. Qualcuno (gli ideologi citati nei commenti sopra) tenta di costruire una teoria unificante su questa evidenza. I tories ne deducono delle implicazioni di policy. Raul, scrooge ed il sottoscritto pensiamo che sia giusto il procedimento, sbagliate le conclusioni…. in ogni caso i piacerebbe un PD capace di ragionare a questi livelli…
Matteo, non mi pare che sia cosi’. Il marxismo nasceva proprio con gli stessi presupposti: una analisi scientifica del meccanismo storico e sociale, che veniva proposto in un epoca successiva all’ affermarsi di cambiamenti strutturali (e non solo qualitativi) del pensiero scientifico, e nel quale si aveva talmente tanta fiducia che si pensava non fosse rimasto piu’ nulla da scoprire. Abbiamo visto il risultato.
Secondo, non sono affatto convinto che le scienze sociali forniscano un modello predittivo convincente del comportamento umano, se non per contesti limitati in scopo e nel tempo. In sostanza vanno bene al massimo per fare marketing (e anche li’ fino a un certo punto) non certo per fare storia.
Infine, esistono aspetti delle motivazioni e dei meccanismi sociali e storici dei quali non esiste ancora una analisi, non dico un modello: per averne un esempio si puo’ leggere il post qui accanto di Gabrielle sul significato dell’ etica e del sentimento religioso (che personalmente non mi appartiene, ma che cerco di comprendere) nell’ agire politico.